Quote of the week: Week One.

Devo confessarlo: mi piacciono molto le frasi inspirational. Quelle scritte con un font carino, su uno sfondo che ti fa venire voglia di stamparle e appenderle in casa. Per poi guardarle e sentirti ricaricata.

Tipo “Vai e fai di oggi il giorno perfetto”: che, se te lo dice tua mamma per telefono, le chiudi la conversazione in faccia – come si permette di darti consigli?! – ma se te lo ritrovi in cucina come un simpatico quadretto, corredato di piume o frecce, che fanno tanto Boho style, allora sì che la tua giornata avrà una svolta!

Ho una cartella Pinterest che trabocca di Quotes. Anzi, più cartelle. Così ho pensato di proporvene una a settimana, insieme alle riflessioni che mi ispira.

Però siccome non sono una persona coerente, questa settimana in realtà ve ne propongo due. Perchè la prima la trovo inspirational al rovescio, cioè vorrei che non venisse MAI, mai, mai considerata fonte di ispirazione da una ragazza.

“Sii la ragazza che la sua ex fidanzata odierà, sua madre adorerà, e lui non dimenticherà mai”.

Ecco, signore e signori della giuria, un tipico esempio di quanto, ancora, nel 2017 ci sia da lavorare per spingere le nostre figlie, la luce dei nostri occhi, sulla strada dell’autostima e dell’autosufficienza emotiva.

Ma glielo vogliamo dire, a queste ragazze, che si devono guardare allo specchio e si devono volere bene? Da sole, senza bisogno che il loro valore stia nell’essere indimenticabili per un pirla qualunque e un ex-suocera, e oggetto di gelosia retroattiva da parte della ex? Che valore aggiunto può portare nella vita di una ragazza con la testa sulle spalle tutto ciò? Zero.

Non so, a me viene tristezza a pensare che una ragazza possa guardare questa quote e sentirsi gasata. Porsi questi come obiettivi, e da madre di quella ragazza penserei di avere un po’ fallito, di averle detto che vale in base al riflesso che di lei restituisce un’altra persona. E non per la persona che è, con le sue mille sfaccettature.

Ecco perchè mi piace molto di più, e trovo vera, quest’altra quote:

“La donna che non ha bisogno dell’approvazione di nessuno è l’individuo più temuto del pianeta”.

Perchè è libera. La puoi accettare o meno, ma non modellare. E’ questo che vorrei insegnare alle mie figlie: a trovare in se stesse il proprio senso, senza necessità di approvazione esterna. Questa forma di libertà femminile fa ancora molta, molta paura, e non solo agli uomini, anche alle donne! Alle donne nei confronti delle altre donne (così si inizia a denigrare e insultare le donne libere che scelgono per se stesse) e talvolta nei confronti di se stesse: meglio “affidarsi” ad altri per conoscere e comprendere chi si è e quanto si vale.

Ecco, vorrei riuscire ad insegnare alle mie figlie che possono scegliere di essere chi vogliono, senza bisogno del sigillo di nessuno. Il che non vuol dire sbattersene del prossimo, eh. Anzi. Vuol dire avere verso il prossimo lo stesso profondo rispetto che si ha per se stesse, ma non permettere a nessuno di ingabbiarci e farci prigioniere.

Che cosa ne pensate?

La nostra nuova vita senza televisione. Quasi

Sì, avete capito bene. Quasi senza televisione.
Era da un po’ che volevamo farlo, e ad agosto abbiamo dato un taglio (dopo un’indigestione per finire tutte le serie che avevamo in sospeso!). All’abbonamento a Sky e ai suoi bellissimi programmi, serie tv e documentari, selezionati e guardati on demand. Programmi di sport di altissimo livello e notiziari e approfondimenti ottimi e ben fatti. Il digitale terrestre non l’abbiamo mai avuto e dunque, venuta meno Sky, sono spariti anche i canali della tv generalista, che peraltro ammetto che non guardavamo mai. Per tacere della tv locale, questa sconosciuta.
E dunque il televisore giace spento in salotto, come l’orrendo soprammobile che è. Fosse per me, in quella nicchia della libreria appenderei piuttosto un bel quadro!

Mi rendo conto che è una decisione un po’ controcorrente, che suscita curiosità e stupore; spesso mi vengono poste delle domande sulle motivazioni che ci hanno spinto a farlo, e ho pensato di condividere qui con voi i quesiti più frequenti e le nostre risposte.

Perchè l’avete fatto?
Perchè eravamo stanchi dell’automatismo “dopocena=guardiamo qualcosa in tv” e volevamo dare spazio ad altre attività;
Perchè volevamo che anche le ragazze rivolgessero l’attenzione di più alla lettura, al disegno, ad attività creative e senza schermi, visto che già dispongono di telefono e tablet. Non ultimo, perchè per questioni di salute volevamo anticipare l’orario dell’andata a letto, che a causa della tv stava diventando sempre più tardo. 

Come vi trovate?
Benissimo, per ora. Io in realtà non sono mai stata “dipendente” dalla tv e nelle serate in cui mio marito non era in casa raramente la guardavo, preferendo di gran lunga leggere o scrivere. Quindi non è stato un grande cambiamento per me. Le ragazze hanno accesso ad Amazon Prime Video che ha alcune belle serie e film per ragazzi, e possono guardare qualcosa di selezionato; la qualità di quei programmi è mediamente molto alta e finora non hanno avuto motivo di lamentarsene, e nemmeno noi.
Capitolo partite/eventi sportivi: mio marito li segue un po’ per radio, e un po’ rinuncia. Prima ne guardava veramente tanti, dal campionato estone di pallacorda (scherzo) al torneo mondiale di freccette (purtroppo non scherzo), passando per le maggiori partite dei campionati italiani ed europei, NBA, ciclismo… insomma, forse lui è quello che ha avuto l’impatto maggiore da questa scelta, ma ne è stato anche il promotore, e per il momento incassa bene. Quando inizierà a sparire di casa in orari strani mi preoccuperò non che abbia una relazione ma che sia a casa di qualcuno a guardare una partita, preda di una crisi d’astinenza da tv!

Quanto durerà questo digiuno televisivo?
Non ci siamo posti limiti. Al momento stiamo bene così. Io non sento minimamente la mancanza della tv, le bambine un po’ di più ma non tanto da chiederci di ripristinarla, per cui attenderemo. Può darsi che rinnoviamo il nostro ultradecennale abbonamento Sky, che ne facciamo uno a Netflix… vedremo.

E voi, come vi ponete di fronte alla televisione?
Vi sentite dipendenti dallo schermo oppure ne guardate pochissima?

Se avete altre curiosità su questa nostra scelta un po’ controcorrente chiedete pure!

P.S.

Di televisione mi sono occupata, nel 2014, per il maggiore quotidiano della Sardegna, L’Unione Sarda. Se vi va di rileggere i miei articoli sull’argomento cliccate qui.

Crescere figli indipendenti

C’è un po’ quest’idea, nella mia famiglia, sussurrata ma talvolta pronunciata anche a voce alta, che noi le figlie “non le guardiamo”.
Nel senso che non stiamo tanto loro addosso, nè verificando costantemente dove siano e cosa stiano facendo, nè facendo al loro posto, e questo viene spesso preso per una sorta di lassismo genitoriale, per cui la convinzione generalizzata è che sia una specie di miracolo se quelle due creature che la sorte ci ha affidato sono ancora tutte intere e godono di ottima salute. Ne ho già parlato qui, sul blog, e qui, diverso tempo fa.
In realtà, si tratta di una scelta educativa ben precisa, che mira a renderle delle personcine indipendenti. Siamo convinti, infatti, che l’indipendenza si costruisca giorno per giorno partendo dalla più tenera età, incasellando piccole cose che sono compatibili con l’età e il livello di sviluppo del bambino.

È una scelta educativa che non è più comoda e facile, come molti pensano, ma anzi comporta impegno e dedizione da parte nostra, tanto quanto l’approccio italico più tradizionale della mamma chioccia, che provvede a tutto ciò che riguarda i suoi figli e non permette loro di far nulla.

Che cosa comporta, dunque, il cercare di renderle indipendenti?

pic by https://www.flickr.com/photos/ukke_photo don’t copy or use without permission

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La Cresima. Aiuto, come la vesto?

Quanto è difficile vestire una quasi dodicenne per la Cresima? È roba da farsi venire le bolle ai piedi. A furia di girare per la città alla strenua ricerca dell’abitino giusto.

Non troppo infantile, perché la quasi dodicenne, anticipataria a scuola, è in terza media e non vuole più, giustamente, il vestitino alla marinaretta che fa fare gli occhi a cuore alla mamma: lei veste, per tutti i giorni, quel comodo look fatto di jeans strappati, giubbino in ecopelle e simpatiche t-shirt con unicorni e slogan inspirational attinti a piene mani da Pinterest.

Non troppo da grande però. Perché, appunto, ha quasi 12 anni. Ci sarà tempo per vestirsi “da ragazza”.

E poi, mamma è all’antica e non si dimentica che la Cresima è un Sacramento e si svolge in Chiesa, e quindi sia per l’età che per l’occasione niente tacchi, niente spacchi, niente scollature né tessuti lucidi, paillettes, linee avvolgenti che segnano le forme (forme? quali forme? vabbè, sorvoliamo), spalle scoperte… insomma, l’abito della Cresima deve essere quello che gli inglesi, con la loro mirabile capacità di sintesi, definiscono “modest”.

Lo scorso autunno siamo incappati nel gruppo delle ragazze, tutte un po’ più grandi della mia cresimanda, che lasciavano la Chiesa dopo la cerimonia: molte di loro sinceramente mi sono sembrate vestite in modo poco adeguato all’occasione – lo so, parlo come una vecchia signora bacchettona – con abitini sottoveste e coprispalle che avrei trovato più adatti a feste notturne di piena estate, oppure con vestiti eccessivamente elaborati in stile “piccola sposa” che sopra gli otto anni d’età e fuori dal ruolo di damigella della sposa trovo francamente ridicoli.

Mettendo insieme tutte queste indicazioni, e cercando di accontentare ovviamente il gusto di Anita, ci siamo messe alla ricerca del vestito giusto, e non è stato per niente facile, anche perché qui a Cagliari ci sono ancora gli ultimi residui dei saldi, in cui abbondano i bianchi, i pizzi e i rosa, e le collezioni autunnali stentano a prendere il loro posto sugli scaffali. Fa caldo, così come rischia di esserci caldo il 22 ottobre, un altro elemento da tenere in considerazione nella scelta dell’abito.

Dopo aver girato a lungo alla fine abbiamo optato per questo di Brums

 

È in cotone pesante con una lavorazione a occhio di pernice che dà un effetto a pois sul nero e blu, e ha le manichine in maglia a righe, un dettaglio più sportivo che in Chiesa verrà coperto dal golfino.

In tema di golfini e coprispalle le proposte del negozio non ci convincevano, non c’era qualcosa di perfettamente abbinato, così abbiamo dovuto girare ancora e ancora, prima di trovare quello giusto. Alla fine, inaspettatamente, lo abbiamo scovato da Original Marines, un negozio che solitamente non mi fa impazzire, specie per le bambine un po’ più grandi, perchè non amo le stampe molto grandi e con i personaggi, che sono tipiche di questa marca, se non sui bimbi davvero piccoli. Quindi mai mi sarei aspettata di trovare proprio lì il classicissimo scaldacuore di lanetta in maglia rasata, con il bordino a smerlo, nel perfetto color granata che ci serviva. Un applauso per Original Marines che si guadagna una stellina nella mia personale classifica dei negozi per bambini.

Completeremo l’abbigliamento con queste stringate di vernice blu di Zara: Anita non è una ragazzina da ballerine, e abbiamo preferito delle scarpe con un look più deciso, che poi avrebbe riutilizzato con piacere. In generale sono molto contraria all’acquisto di capi che vengono usati solo per un giorno e una singola occasione (io sono riuscita a riutilizzare perfino l’abito da sposa!), e questo abitino poco impegnativo, insieme ai suoi accessori, sono sicura che li rimetteremo spesso.

 

Che ne dite, vi piacciono le nostre scelte?

Del delirio degli accompagnamenti e delle contromisure

Non so voi, ma io a settembre vengo presa dall’angoscia degli accompagnamenti.

Col passare del tempo mi sono resa conto che quello che mi pesa non è la scuola della ragazze, no. Non sono nemmeno i compiti: le lunghe ore spese a ciondolare tra gli Assiri e il funzionamento del frigorifero – che poi ti confondi e finisci per credere che Assurbanipal avesse inventato il Freon 12 – non mi pesano più di tanto. E nemmeno i due lavori tra i quali mi barcameno alla meglio, sacrificando le ore di sonno. Uno è il lavoro “alimentare”, quello che serve a portare la pagnotta a casa, l’altro quello che mi piace, dunque ben vengano entrambi, e pazienza se si dorme poco.

Sono gli accompagnamenti. I maledetti accompagnamenti.

E prendi, porta a scuola, riprendi, porta a danza, a scout, a ginnastica, al compleanno, al catechismo, al corso di uncinetto acrobatico e a quello di meditazione subacquea… naturalmente le due fanciulle hanno cura, perfidamente, di avere impegni diversi in punti opposti della città ma in orari coincidenti… non so se tutto ciò suona familiare a qualcuno di voi: a fine giornata mi pare di aver passato un sacco di tempo con le mie figlie, indubbiamente, ma in auto, in mezzo al traffico, con la costante sensazione di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Non è certo una sensazione gratificante e non penso che sia “tempo di qualità”, come dicono gli esperti di relazioni genitori-figli.

Ho esternato a mio marito la mia angoscia da accompagnamenti e lui ha suggerito una contromisura: un paio d’ore alla settimana in cui ciascuno di noi fa qualcosa di speciale con una delle figlie, con calma e senza fretta, possibilmente senza telefono e mezzi di trasporto.

Ieri abbiamo provato ad iniziare questa sorta di one-to-one, e mentre padre e figlia maggiore sono usciti per una biciclettata di 14km (peraltro funestata dalla pioggia), io e Carolina ci siamo dedicate a cominciare la realizzazione – non ridete! – di una casetta per le fate da mettere in giardino. Se mi seguite su Instagram avrete visto un’anteprima del nostro capolavoro, e quando sarà terminato gli dedicherò un apposito post per mostrarvi tutti i passaggi del procedimento. Abbiamo lavorato con calma, ascoltando musica e chiacchierando, e sono stati dei momenti veramente preziosi. Organizziamo spesso delle belle cose da fare tutti insieme, specie durante il finesettimana; quasi mai invece stiamo con una sola delle figlie, e mi sono resa conto di quanto invece sia importante lasciare spazio individualmente a ciascuna di esse, lasciar uscire la loro voce e i loro pensieri più intimi, che magari in presenza di altri membri della famiglia verrebbero un po’ travolti dal caos che si genera sempre quando siamo tutti insieme.

Solo una sbirciatina alla casetta in progress!

Spero proprio che riusciremo a portare avanti questa buona abitudine!

Ricomincia la scuola!

Anche per noi è arrivato il primo giorno di scuola! Quest’anno le ragazze frequentano la terza media e la quinta elementare, e pensare che entrambe concluderanno un ciclo di studi mi ricorda quanto voli il tempo!

pronte per andare!

Sarà sicuramente un anno molto impegnativo, specie per Anita: lo sport, gli scout, la Cresima, prove Invalsi ed esame finale. Poi a seguire verranno il saggio di danza e l’esame per entrare nella sezione Cambridge del Liceo Classico della nostra città, dove due materie vengono fatte in inglese da insegnanti di lingua madre. E’ un esame difficile, per il quale occorrerà prepararsi bene fin dall’inizio dell’anno. E noi ci siamo, siamo pronte per affrontare tutto ciò.

Rose rosse e ciambellone

Come da tradizione, la sera prima ho spignattato per preparare una bella colazione, la “colazione speciale del primo giorno di scuola”. Un ciambellone marmorizzato al cioccolato e dei soffici pancakes hanno fatto la loro comparsa sulla nostra tavola. Tavola che ho allestito sui toni del rosso e beige, apparecchiando con cura. E’ stato stancante perchè avevo finito in ufficio alle 20.30, e mi sarebbe piaciuto andare a letto presto… ma l’ho fatto davvero con il cuore.

Per la cronaca: verso le 22 sono uscita in giardino, già in camicia da notte, e mi sono incuneata nell’angolo più buio, dove le ultime rose rosse rampicanti si nascondevano, per tagliarne un paio da mettere in un vasetto sulla tavola. Ho immaginato la faccia di chi mi avrà visto dalla strada, in quelle condizioni!

posto tavola con tovaglia stropicciata

Sempre nel rispetto della tradizione familiare, ho preparato per ciascuna un bigliettino, che quest’anno ho decorato con disegni e frasi d’ispirazione fatti (maldestramente ma con amore) da me. Il senso di queste letterine è di augurare loro un sereno anno scolastico, ricordandogli che i genitori ci sono e ci saranno sempre: nelle difficoltà e nei momenti belli, quando saranno stanche e di cattivo umore e quando vorranno parlare di fidanzamenti e amicizie.

lettura dei bigliettini

“You are capable of amazing things”, recitava il bigliettino di Carolina.

“Unicorns are awesome. You are awesome. Therefore you are a unicorn” era invece il testo su quello per Anita. E dietro, le nostre parole d’amore per loro.

Sono così fiera delle bambine che sono e delle ragazze che stanno diventando, e sono sicura che insieme vivremo un anno scolastico pieno di soddisfazioni!

Libri letti (e riletti) quest’estate. 1

Da lettrice forte quale sono, ho pensato di raccontarvi alcuni dei libri che ho letto quest’estate. E siccome sono appunto tantini… ecco una prima parte. I tre volumi che seguono sono in realtà una rilettura: da quando ho scoperto questo autore, quando avevo una decina d’anni, non manco mai di rimettere mano ai suoi libri. Perchè i racconti di James Herriot, veterinario dello Yorkshire (Inghilterra settentrionale) a partire dagli anni ’30, sono adatti anche ad un ragazzino, scritti come sono con una delicatezza, senso dell’umorismo e liricità che non conosce limiti minimi d’età.

Herriot, pur avendo iniziato a scrivere dopo i 50 anni, ha una produzione abbastanza vasta, tutta incentrata attorno allo stesso tema: la sua attività di veterinario. Tuttavia trovo che i migliori siano quelli di cui vi parlo oggi, che incidentalmente sono anche i primi pubblicati.

I suoi racconti non sono mai noiosi, anche quando descrive la faticosa manovra per ruotare il piede di un vitello che proprio non vuole saperne di nascere, o quando indugia sulla tubercolosi delle vacche, sulle ferite dei cani o la castrazione dei gatti. Herriot ci strappa più di una risata quando racconta del suo rapporto con il bislacco socio Sigfried, aristocratico playboy dalla memoria corta e il suo pazzo fratello Tristan, studente tanto svogliato quanto geniale, animato da una genuina passione per gli scherzi pesanti. Ci fa sorridere quando rievoca il goffo corteggiamento ad Helen, la bellezza della contea, che inaspettatamente sceglie di sposare proprio lui, squattrinato maldestro veterinario giunto nello Yorkshire dopo una laurea in Scozia.

In Creature grandi e piccole, Herriot rievoca i primi tempi della professione, l’incontro con i rudi coltivatori dello Yorkshire, dotati di un grande cuore, i piccoli successi nella professione e le cantonate dovute all’inesperienza. E ci porta attraverso il primo incontro con Helen, fino al matrimonio, culminato in un viaggio di nozze nella contea, a somministrare test tubercolinici alle pecore per conto del tenutissimo Ministero. Esilarante l’episodio dell’invito alla cena danzante e la descrizione dell’antiquato abito da ballo indossato da James per l’occasione.

In Beato fra le bestie James Herriot è uno sposo novello, che impara ad apprezzare le gioie del matrimonio: ritornare a casa a notte fonda, dopo essere stato sdraiato sul pavimento di una vaccheria frustata dal vento a far partorire una riottosa bovina, e accoccolarsi accanto alla moglie addormentata, riscaldandosi al calore di lei.

L’Europa è però spazzata da ben altri venti, quelli della guerra: quando il secondo conflitto mondiale infuria, James e il suo socio Sigfried si arruolano volontari nella RAF: in Cose sagge e meravigliose Herriot torna indietro con la memoria ai più esilaranti o commoventi episodi della sua professione di veterinario, mentre si sottopone al durissimo addestramento, a tratti tragicomico, per diventare un pilota e volare sui Tiger Moth.

Se, come me, amate gli animali e le atmosfere della campagna inglese vi incantano, non potete lasciarvi sfuggire queste piccole perle di letteratura.

La nostra estate

Da marzo… all’estate. E va be’, si fa quel che si può. Come ogni anno  in questo periodo faccio il proposito di essere più costante, e poi non lo mantengo mai. Vediamo se stavolta, invece, riuscirò nel mio intento.

Per cominciare vi racconto che cosa abbiamo fatto quest’estate, prima di rituffarmi nelle incombenze dell’autunno: il 13 settembre le ragazze (non le chiamo più nane… la grande è più alta di mia mamma ormai, e la genitrice potrebbe seriamente offendersi se la paragonassi ad un nanetto!) ricominciano la scuola!

L’anno scolastico si è concluso con ottimi risultati per entrambe, in un crescendo di impegni, tra la scuola e lo sport (saggi di danza e ginnastica artistica), che ci  ha portati alla fine di giugno abbastanza stremati.

All’inizio dell’estate le ragazze hanno frequentato il centro estivo collegato alla loro scuola, che ha sede al mare. Lì ha lavorato per tutta l’estate anche mio marito, come responsabile delle attività sportive, per cui la mattina loro partivano, abbronzati e dotati di costume da bagno, per la spiaggia, mentre io mi avviavo mestamente in ufficio. Dopo 3 mesi di duro lavoro ho conquistato una fantastica abbronzatura da videoterminalista!

dicono che in spiaggia mancava un divano…

A giugno, però, io ho compiuto un passo avanti nelle mie avventure equestri, acquisendo una cavalla in affido. Si tratta di un tipo di gestione in cui si condividono le spese di pensione, veterinario etc con il proprietario di un cavallo, ottenendo in cambio la possibilità di montarlo in esclusiva. Diciamo che è un passetto in avanti verso il sogno di avere un cavallo mio. La scelta è caduta sulla bella Paperina, un sella italiano di nove anni. Con lei sto crescendo molto come amazzone, e mi illudo di credere che anche lei, insieme a me, stia crescendo un pochino, consolidando quanto aveva già appreso in precedenza.

È una cavalla straordinaria, dolcissima e disponibile.

Lucida lucida, dopo una bella doccia!

A luglio, le ragazze sono partite per due settimane in colonia a Marilleva, insieme anche ad una terza amica. Mentre Anita aveva già fatto alcune esperienze senza genitori e altri parenti stretti, per Carolina si trattava della prima prova fuori casa, ed è stato un successo: il fatto che mi abbia chiamato circa 3 volte in 15 giorni credo denoti che non ero in cima ai suoi pensieri!

Pronte per partire, agli imbarchi in aeroporto

Sono state entrambe entusiaste dell’esperienza, e penso che la ripeteremo ogni anno.

Rientrate dalla colonia, si sono divise per una decina di giorni, perchè Anita è partita per il campo scout nella zona di Capo Comino, mentre Carolina si è goduta un po’ di giorni da figlia unica, cosa che non le capita praticamente mai!

Pronta per andare… super carica

Anche il campo scout è stata una bella esperienza, ma su questo non avevamo dubbi perchè Anita è entrata negli scout ormai tre anni fa, ed è intenzionata a proseguire. La sua squadriglia, i Fenicotteri, quest’anno ha anche vinto il campo, accumulando il maggior numero di punti nei giochi proposti e nella diverse prove che si devono affrontare, dalla pulizia del proprio angolo alla cucina, passando per una notte da soli, separati dal resto del gruppo, con una minimale attrezzatura a disposizione.

pronti per l’ammaina bandiera alla fine del campo

Agosto è stato un mese difficile, a causa anche di seri problemi di salute di un membro della famiglia, che piano piano si stanno risolvendo. A Ferragosto sono finalmente iniziate le mie ferie, che ho passato tra il maneggio e il mare. Insieme a me ha iniziato a montare anche Carolina, che si è innamorata di una pony del maneggio, Venere.

doccetta dopo il lavoro…

Dopo due settimane, evidentemente annoiata, ho pensato di rovinare i giorni di libertà con un incidente equestre, non grave ma che mi ha lasciata con una mobilità ridotta che ancora non è tornata a posto…

Non mi sono però fatta spaventare dai dolori, e ho voluto che la nostra tradizionale vacanza a Carloforte non venisse cancellata.

Pronti in traghetto, anche con Lucrezia, nostra ospite

Quei pochi giorni su quella che io chiamo “l’isoletta felice” sono per me la vera vacanza, quella in cui mi rilasso appieno e rinunciarci sarebbe stato molto triste. Anche le ragazze la aspettano con ansia.

In quei giorni abbiamo fatto mare, mare e ancora mare.

Anita medita se tuffarsi

L’ho detto che siamo andati molto al mare?

il mio angolo di paradiso, Cala Fico
Punta nera
Guidi

Come sempre, Mela è venuta con noi.

La sera uscivamo in piazza per un aperitivo o un gelato, e ho avuto la fortuna di poter passare due giorni con la mia carissima amica Eli, che ha passato sull’isoletta il weekend.

aperitivi ad alto tasso di stupidera

Siamo tornati a Cagliari la domenica, con il tempo che virava al brutto e tanti ricordi nuovi di zecca da custodire gelosamente.

Pronti per riprendere con la routine autunnale, ma decisi ad attaccarci fino all’ultimo agli scampoli di questa lunga estate.

 

Intervallo. Bosa

Il mese scorso ho avuto la possbilità di trascorrere un paio di giorni nell’incatevole Bosa, cittadina della Planargia adagiata sulle sponde del fiume Temo, unico esempio di fiume navigabile in Sardegna.Il tempo era brutto e freddo, ma i colori delle case sfidavano il grigiore del cielo in un affastellarsi di azzurri e gialli, interrotti di tanto in tanto da tonalità più audaci, come lilla o arancio.

Mi ha ricordato un po’ certe stupende cittadine della Liguria, come ad esempio Camogli.

Bosa si arrampica su un colle che trova il suo culmine nel castello medievale di Serravalle, di proprietà dei Malaspina che a lungo ressero il territorio.

Un letto chiacchierato

“Mamma, ti devo parlare, stasera andiamo nel letto delle confidenze?” Mi ha detto la nana grande stamattina.

Mi sono bloccata con una scarpa sì e una no, in quel momento di grande caos mattutino che precede l’uscita per andare a scuola e in ufficio. “È una cosa grave? Me ne vuoi parlare ora?” ho risposto io, correndo da una parte all’altra della casa.

“No, preferisco aspettare stasera, nel letto delle confidenze”.

Anita, ritratta dallo zio Alberto Uccheddu. Don’t use or copy this photo without permission

Tutto è nato un giorno in cui una delle due aveva combinato una monelleria di quelle grosse. Così grossa da aver paura di rivelarla ai genitori, ma allo stesso tempo tanto grossa da avere proprio bisogno di scaricarsi la coscienza. E così oscillava tra la voglia di parlare e il timore di venire sgridata o, peggio, di perdere fiducia e addirittura amore da parte mia. Cosa impossibile, quest’ultima, ma vallo a spiegare a una seienne…

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