Educare alla libertà

Maria Montessori : una donna dolce e gentile dal pugno di ferro. Una ragazza madre ai primi del ‘900, una laureata in medicina, un’acuta osservatrice delle dinamiche dell’infanzia. Era queste e molte altre cose.
Per me, è la donna che ha saputo mettere per iscritto le risposte a molte delle mie domande di mamma dilettante, alle prese con scelte educative talvolta più grandi di me.
Se anche voi vi sentite spesso insoddisfatte dei modelli educativi correnti, se talvolta ciò che le nostre scuole insegnano vi lascia, nella migliore delle ipotesi, un leggero senso di fastidio, “Educare alla libertà” di Maria Montessori è un libro che non può mancare nella vostra biblioteca. Ho trovato ispirazione e conforto in ogni singola pagina e, anche se è scritto in un italiano da inizio secolo, l’ho letteralmente divorato.
Maria Montessori afferma che il bambino è un essere di profonda intelligenza e sensibilità, che l’adulto tende ad ingabbiare, relegandolo al ruolo di piccolo pupazzo bisognoso di cure, che necessita di protezione dallo scontro con la realtà. Anche la scuola mortifica la spontaneità del bambino, imponendo la disciplina dall’esterno,  come limitazione e repressione dei movimenti spontanei. Questo non può che generare frustrazione, perché il bambino vive l’immobilità e il silenzio come una sorta di tortura, non essendo stato messo a parte del perchè sia necessario star fermi e silenziosi. 
Ma se immaginate che nelle classi montessoriane ci sia il caos più completo, sbagliate di grosso: i bambini educati al metodo Montessori sono bambini molto più consapevoli dei propri movimenti, attenti, aggraziati, perché auto responsabilizzati a gestirsi. Sono quindi bambini tendenzialmente più maturi e sensibili, capaci di un livello di silenzio decisamente superiore, direi assoluto. 

Un altro aspetto del metodo Montessori che mi conquista è quello che riguarda l’educazione all’indipendenza e la condivisione familiare e scolastica delle faccende del quotidiano. Ho sempre applicato queste due regolette nella mia ignoranza di mamma, sentendomi spesso riprendere in questi termini: “quando mai fai lavorare le nanette, poverine!”, oppure “ma sei matta? Aiutala poverina, lo vedi che non ci riesce?”, frase che è valsa a commentare le situazioni più disparate, dal lavarsi i denti al rimettere a posto i giocattoli.
Io ho sempre pensato che i nostri bambini siano trattati come preziosi gioielli, spesso figli unici e magari attesi a lungo, e che questo ci porti a tenerli in una sorta di bambagia che li rende impreparati ad affrontare il mondo, costantemente dipendenti da noi. Sarà questa la matrice dei cosiddetti bamboccioni?
Negli altri paesi europei ho visto invece un approccio diverso, orientato a rendere autonomi i bambini fin da piccoli, e far sperimentare loro i fatti della vita. L’apprendimento attraverso l’esperienza diretta lascia indubbiamente una traccia indelebile, e rende acquisita con maggiore sicurezza la nuova competenza. 
Maria Montessori esorta gli educatori ad insegnare ai  bambini a far da soli, a lasciare loro il tempo di elaborare autonomamente una soluzione ai piccoli problemi che si trovano ad affrontare (ad esempio raggiungere il giocattolo desiderato che è posto su una mensola troppo in alto), senza intervenire con l’intento di aiutare il bambino (porgendogli il giocattolo o prendendolo in braccio in modo che ci arrivi). Tempo pochi istanti e il bambino scoprirà da sé che salendo su una sedia potrà diventare abbastanza alto da prendere il giocattolo, e alla soddisfazione di aver preso quanto desiderato si aggiungerà l’orgoglio di aver risolto da sé un problema. 
Perché vogliamo privare costantemente i nostri figli di questa sensazione così gratificante? Credo sia profondamente giusto ed educativo dar loro questa chance, anche per insegnargli a gestire la frustrazione e superare i momenti di sconforto attivando il cervello per trovare una soluzione.
Il metodo montessoriano è corredato da una serie di speciali materiali educativi, il cui uso richiederebbe una adeguata preparazione, come avviene per ogni insegnante, però anche nel nostro quotidiano, in casa, possiamo essere montessoriani, applicando questi motivi d’ispirazione alla nostra vita con i nani. 
Nelle Case dei bambini, ad esempio, un compito importante nel corso della giornata dei bambini era quello di preparare la tavola, servire il pranzo, e rigovernare conservando poi le stoviglie utilizzate. I piatti erano rigorosamente in ceramica ed i bicchieri in vetro anzichè in materiale infrangibile, di modo che i bambini apprendessero a maneggiarli con la dovuta cura. Questi diversi compiti erano suddivisi tra i bambini in ragione dell’età, mentre noi spesso risparmiamo queste attività ai nostri figli, per una mancanza di fiducia nelle loro capacità, che in ultima analisi abbiamo creato proprio noi. 
Ben venga invece che un  bambino di due anni porti il pane in tavola, uno di cinque metta i piatti e uno di sei versi la minestra ai compagnetti. Io in casa mi faccio aiutare dalle nanette in alcune semplici faccende domestiche, non perchè, come spesso mi viene detto, sono una nazista, ma perché spero che, crescendo, abbiano un alto livello di autonomia. Insieme carichiamo la lavatrice, distinguendo i colori dei capi, svuotiamo la lavastoviglie, apparecchiamo la tavola. Da sole, sotto supervisione, le nanette hanno appreso alcuni compiti, che scherzosamente chiamiamo “procedure”: arrivati a casa, togliere le scarpe e riporle nella scarpiera (ad altezza bambino), prima della cena riordinare la stanza, prima di andare a letto svestirsi e lavarsi, mettendo gli abiti sporchi nella cesta, dopo la merenda passare l’aspirabriciole sul pavimento, e così via. Sono piccole cose, alla portata anche di bambini di pochi anni, che danno un senso di responsabilità e di autonomia. E aiutano, cosa che non guasta, anche ad apprezzare di più tutto il lavoro che la mamma fa in casa, dandolo un po’ meno per scontato.
Queste e altre mille idee, corroborate dalla riflessione scientifica, le trovate nell’opera della Montessori, la prima e fondamentale per avvicinarsi al pensiero di questa grande educatrice, troppo sottovalutata in Italia.
Se proprio non avete tempo di affrontare questa lettura, vi consiglio almeno un giro nel blog La casa nella prateria, della bravissima Claudia Porta, educatrice montessoriana e mamma appassionata del metodo.

8 pensieri riguardo “Educare alla libertà”

  1. Cara Gio', ti conosco bene e so che applichi con costanza e consapevolezza le "regolette" sopraelencate. Quante volte ci siamo trovate a discutere della frequente sensazione di beata impopolarita' data proprio dall'essere diverse dalla massa? Non vorrei suonare offensiva, ma il livello di accudimento riservato ad alcuni bambini rasenta la maniacalita' e quelle che per molti genitori sono delle modalita' di approccio al proprio figlio sane e normali, per me sono abominevoli. I miei figli collaborano in casa in tutto cio' che, a mio avviso, puo' definirsi di loro competenza: dal riordinare una camera al riassettare il loro letto la mattina, dal passarmi i vestiti da stendere e sistemare le mollette al riporre gli abiti e la biancheria sporca nell'apposita cesta. Certo, il loro lavoro non rispondera' mai ai canoni di perfezione di un adulto, ma per me e' importante che capiscano cosa significhi aiutare la mamma e il papa', un fratellino piccolo, un amico in difficolta'.L'indipendenza e' alla base del sapere vivere bene in societa'.Brava ciccia. Bellissimo post.

  2. Grazie cara! è un post che nasce proprio dalla sensazione di essere un pesce fuor d'acqua e dall'aver trovato finalmente qualcuno – che non è proprio una persona qualunque – che la pensi come me!

  3. Ciao Gio, come sai ti leggo sempre con piacere…devo dire che il metodo montessoriano che descrivi lo conoscevo e ne ho sempre apprezzato i modi e i metodi…devo dire che io nel mio piccolo ho sempre pensato che i bambini si sono bambini ma devono rendersi indipendenti ,devono responsabilizzarsi anche perche' purtroppo visto cio' che e' accaduto a mia mamma lasciandomi sola penso che sia meglio per loro che sappiano prendersi cura di loro…nel loro piccolo…amo farli ritirare le loro cose, amo farmi aiutare per il tavolo, amo che siano indipendenti il piu' possibile…perche' devono poter sapere che se noi non ci siamo possono farcela con le loro forze…saro' una nazista anche io ma e' cosi'….

  4. Vale, quanto hai ragione! rendendoli indipendenti in realtà li proteggiamo molto di più dallo scontro con la durezza della vita piuttosto che tenendoli in una inutile bambagia…

  5. Ciao sono arrivata grazie a claudia de la casa nella prateria. Anche io sono una mamma con aspirazioni montessoriane. Anche io penso che i figli si devono rendere autonomi perché sono perfettamente in grado di eseguire piccoli compiti quotidiani che li fanno sentire grandi, e fanno crescere il rispetto per gli altri e soprattutto per la famiglia, e poi non li rendono viziati e perdigiorno, ne vedo tanti ragazzi e ragazze che devon essere servite in tutto e non alzano un dito in casa neanche se la mamma sta male. Non voglio che i miei figli diventino dei giovani che non fanno niente che poi per noia combinano guai anche gravi. Per questo ho iniziato a seguire il metodo montessori per fare di loro degli adulti responsabili e i frutti li vedo già: i miei figli 6 anni e 21 mesi sanno muoversi composti sono autonomi ovviamente in base alle loro età, e rispettano le persone che gli stanno attorno. Alcuni pensano che io sia una mamma hitler e invece e il contrario sperimentano le loro scoperte da soli, lascio che si sporcano e che sporcano in giro ma poi mi aiutano a pulire. he io sono una mamma con aspirazioni montessoriane. Anche io penso che i figli si devono rendere autonomi perché sono perfettamente in grado di eseguire piccoli compiti quotidiani che li fanno sentire grandi, e fanno crescere il rispetto per gli altri e soprattutto per la famiglia, e poi non li rendono viziati e perdigiorno, ne vedo tanti ragazzi e ragazze che devon essere servite in tutto e non alzano un dito in casa neanche se la mamma sta male. Non voglio che i miei figli diventino dei giovani che non fanno niente che poi per noia combinano guai anche gravi. Per questo ho iniziato a seguire il metodo montessori per fare di loro degli adulti responsabili e i frutti li vedo già: i miei figli 6 anni e 21 mesi sanno muoversi composti sono autonomi ovviamente in base alle loro età, e rispettano le persone che gli stanno attorno. Alcuni pensano che io sia una mamma hitler e invece e il contrario sperimentano le loro scoperte da soli, lascio che si sporcano e che sporcano in giro ma poi mi aiutano a pulire.

  6. Cara Anonima, la tua visita mi fa molto piacere: è bello trovare qualcuno che ha i tuoi stessi pensieri, che condivide i tuoi progetti educativi, che quasi si fa un vezzo, come capita a me, di essere definita una nazista. Anzi, sai cosa mi capita? che proprio perchè su alcune cose non transigo assolutamente, mentre per altre lascio grande libertà alle mie nanette, e la possibilità di sperimentare in prima persona, vengo definita una nazista hippy!torna ancora a trovarmi, un abbraccio montessoriano!

  7. Cara gio' sono enzy l'anonima di prima,certo che verrò a trovarti ancora. Sul fatto che ti giudicano una nazista hippy mi ha fatto veramente sorridere pensa a me dicono quasi lo stesso alcuni mi giudicano svitata. Ma a me basta guardare i miei figli per sentirmi orgogliosa di loro e di me. Secondo me loro che ci giudicano sotto sotto sono un pò invidiosi perché hanno dei figli indisciplinati che le fanno impazzire bè che dire 1- 0 per noi. Un abbraccio montessoriano anche a te

  8. Enzy, che bello darti un nome! allora, hippy nazista pure tu eh? prendiamolo come un complimento, e specchiamoci negli occhi di coloro che guardano i nostri figli e li vedono "diversi" in positivo. Sentir dire che le mie bambine sono vivaci ma mature, affettuose e premurose, è per me il regalo più grande, e l'incoraggiamento a continuare su questa strada!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *