Vivere con lentezza. Facciamo un gioco?

Stamattina leggevo l’ultimo post del mio blog preferito, Enjoying the small things, e mi ha colpito una riflessione dell’autrice, la bravissima Kelle: a prescindere da quanto siamo effettivamente pieni di cose da fare, ci piace da morire dire che siamo “superimpegnati”: quante volte rispondiamo così a chi ci chiede come stiamo? A me, a dire il vero, capita spesso. Negli ultimi 2 anni, complice il cambio di lavoro che ha più che raddoppiato le mie ore di assenza da casa, spessissimo. Ma ammetto che anche prima, nonostante un part-time di 15 ore, mi capitava di frequente di dire quanto fossi piena di cose da fare. Busy. Con una hectic schedule, ovvero una giornata fitta fitta di impegni uno dopo l’altro.
Idem per le mie amiche – non me ne vogliano quelle che mi leggono – ma riprendendo in mano gli ultimi scambi di messaggi mi sono resa conto che la frase che a vicenda ci siamo dette di più è: “sono incasinata“. Con i bimbi, la casa, il lavoro, il cercare di ritagliarsi del tempo per sè e per la coppia. Il coltivare un hobby perchè siamo tutte un po’ creative. Il non abbruttirsi ripiegandosi sulla routine, il che ci spinge ad inzeppare le nostre giornate di settemila cose da fare, cosicchè viviamo come in una lavatrice. Che gira alla massima velocità e ci restituisce un’immagine mossa e sfuocata delle nostre giornate.
Questa è una vera e propria aberrazione: l’uomo non è fatto per questi ritmi. Guardate la natura selvaggia: qual è l’animale che si ammazza di lavoro? Nessuno, tutte le creature alternano giusti periodi di attività intensa ad altri di riposo, nei quali accumulare energie per le giornate a venire. 
E’ che la nostra società è bastarda, e premia chi si bulla di avere così tante cose da fare da essere costretto a sacrificare preziose ore di sonno per cancellare tutte le voci della lista. E’ che è più in alto, nella scala della considerazione sociale, chi si fa venire l’infarto per il superlavoro. Ma anche per il divertimento, perchè il motto è Work hard, play hard.
Ecco, io mi ribello a questo. Fermiamoci! Voglio vivere con lentezza, e faccio questo proposito per le giornate a venire: che siano meno piene di cose, e che quelle che verranno ammesse siano davvero importanti. Poche ma buone. Per assaporarle una ad una e dar loro il giusto valore, di cui spesso ci dimentichiamo. 
Un esempio, banale e illuminante, è la sacralità del ritrovarci tutti e 4, quando mio marito sta lavorando in casa, davanti ad una tazza di the fumante intorno alle 17. Che non sia un the al volo, con dei biscotti confezionati, ma una merenda su un tavolo ben apparecchiato e condita da chiacchiere e coccole. Per sentire che quello è un momento tutto nostro e irrinunciabile, da assaporare dalla prima all’ultima briciola. 
Vi invito a raccogliere la sfida della lentezza, e a pensare ad un’azione, anche piccola, che porterete avanti nelle prossime settimane per riappropriarvi del lento vivere: postatemi nei commenti i vostri suggerimenti.

E se ancora non conoscete lo Slow Movement, che si lega ovviamente al più noto Slow Food, vi consiglio caldamente di leggere un libro che io ho adorato: E vinse la tartaruga, di Carl Honorè, un libro che è l’elogio del vivere lentamente, e ci fa capire come ormai siamo tutti vittime della malattia del tempo, che ci spinge a fare, fare, fare, senza fermarci un secondo a riflettere su CHI siamo.

8 pensieri riguardo “Vivere con lentezza. Facciamo un gioco?”

  1. Io sono una che non corre,perchè è stata una bambina travolta dalle corse degli adulti.Sono una che ha smesso di fare liste perchè non vuole arrivare a fine giornata con la frustrante consapevolezza di aver fatto nemmeno la metà delle cose prefissate.Frustrazione che ha un sacco di effetti collaterali.Per non so quanto tempo mi sono macerata nel senso di colpa di essere una procrastinatrice…ma alla fine mi sono resa conto che le cose rimandate non erano mai poi cosi' importanti e in fin dei conti potevano aspettare.Ho solo appuntato nella mia mente le cose prioritarie (per me e la mia famiglia)e mi limito a fare quelle,sperando che per le altre rimangano tempo ed energie inaspettate.E vi assicuro che riuscirci è difficilissimo.Tutto fuori di me è troppo veloce,tutti corrono,tutti dicono di dover fare 100.000 cose…la voglia di schiacciare un po' di piu' sull'acceleratore è sempre in agguato.C'è sempre qualcuno che ti istiga a fare di piu'.Invece mi sono imposta di viaggiare sulla prima corsia dell'autostrada per far spazio a chi deve scappare di fretta chissà dove.E spero per loro che la destinazione valga davvero tutta quella foga.Ma spesso,sempre metaforicamente parlando,mi capita di superare qualcuno che correva troppo e che si è dovuto fermare in corsia di emergenza per avaria del motore.Se costoro sapessero che andare piano è faticoso almeno quanto correre…forse ci prenderebbero gusto,sarebbe una nuova sfida:vince chi a fine giornata ha meno voci spuntate sull'agenda!

  2. Io sono una che non corre,perchè è stata una bambina travolta dalle corse degli adulti.Sono una che ha smesso di fare liste perchè non vuole arrivare a fine giornata con la frustrante consapevolezza di aver fatto nemmeno la metà delle cose prefissate.Frustrazione che ha un sacco di effetti collaterali.Per non so quanto tempo mi sono macerata nel senso di colpa di essere una procrastinatrice…ma alla fine mi sono resa conto che le cose rimandate non erano mai poi cosi' importanti e in fin dei conti potevano aspettare.Ho solo appuntato nella mia mente le cose prioritarie (per me e la mia famiglia)e mi limito a fare quelle,sperando che per le altre rimangano tempo ed energie inaspettate.E vi assicuro che riuscirci è difficilissimo.Tutto fuori di me è troppo veloce,tutti corrono,tutti dicono di dover fare 100.000 cose…la voglia di schiacciare un po' di piu' sull'acceleratore è sempre in agguato.C'è sempre qualcuno che ti istiga a fare di piu'.Invece mi sono imposta di viaggiare sulla prima corsia dell'autostrada per far spazio a chi deve scappare di fretta chissà dove.E spero per loro che la destinazione valga davvero tutta quella foga.Ma spesso,sempre metaforicamente parlando,mi capita di superare qualcuno che correva troppo e che si è dovuto fermare in corsia di emergenza per avaria del motore.Se costoro sapessero che andare piano è faticoso almeno quanto correre…forse ci prenderebbero gusto,sarebbe una nuova sfida:vince chi a fine giornata ha meno voci spuntate sull'agenda!

  3. Ciccia ha mai letto il libro di Milan Kundera? E' un romanzo che fa continui riferimenti alla necessità di assaporare con calma l’esistenza, cosa che tanti di noi hanno pressoche' disimparato.Non sai quante volte rifletto sul ritmo assurdamente frenetico che hanno assunto le nostre vite. E me ne preoccupo. Non solo noi, ma anche i nostri figli. Molti tendono ad esempio a imporre alla prole un numero inaccettabile di attivita', fisiche e intellettive, equitazione da sola non basta, deve essere supportata anche dal nuoto come minimo. E l'inglese? No, da solo non va mica bene! deve essere affiancato per forza dallo studio di uno strumento musicale. Ma lasciamoli in pace poveracci, che ne avranno di tempo per suddividere faticosamente la giornata e cercare di farla quadrare.Devi ritenerti fortunata, tesoro, se riesci a riunire la famiglia almeno una volta al giorno. Noi, causa lavoro di mio marito, che lo tiene lontano da casa dalle 8 alle 20.30 e spesso lo porta fuori citta', possiamo permettercelo solo il fine settimana, che infatti e' per noi il momento piu' atteso, al punto che lo stiamo consacrando quasi esclusivamente alla famiglia. Alla nostra pero'. E allora anche noi cinque ci dilettiamo di giochi sul tappeto, di pane fatto in casa e di racconti sotto le coperte…Un bacio grande.

  4. @ Frà: è molto vero quello che dici, spesso abbiamo una certa impostazione proprio dall'infanzia. A casa mia ad esempio vale la regola che è più figo chi fa di più, quindi io sono stata cresciuta con l'idea che oberato è bello, e solo da adulta sto imparando, lentamente e con difficoltà, ad uscire da questa trappola. Sono una che fa liste per tutto e che prova godimento nel depennare una voce, una che si alza prima degli altri la domenica per poter fare più cose, una che ha i sensi di colpa per quelle che è costretta a lasciare indietro. Per fortuna mi rendo conto che sono storture e ci sto lavorando su.@ gemma: il problema della vita troppo impegnata dei bambini è quantomai attuale… li si riempie di cose da fare anche perchè non si ha il tempo di seguirli, così mentre noi siamo al lavoro o al corso di aggiornamento o dalla parrucchiera, loro sono a tennis o ad inglese. E' un'impostazione molto USA, dove le attività extrascolastiche hanno un un notevole peso extracurricolare. Io credo, invece, che i bambini abbiano bisogno di aver tempo anche per annoiarsi, per essere stimolati nell'uso della fantasia e nel raggiungimento dell'autonomia: devono imparare anche a bastare a se stessi e trovare modi per divertirsi senza attività organizzate!

  5. Ah, la lista! e il sottile piacere di depennare, voce per voce…quante volte, in questi ultimi mesi. E che sforzo, da alcune settimane, di chiudere bottega in anticipo!!! Fosse per me, complice il mio lavoro totalmente in autogestione, potrei lavorare ininterrottamente. Per fortuna esistono ancora il buonsenso e i genitori che, dall'esterno, ti vedono trottolare e conducono con dolcezza a più miti e calmi ritmi di vita. Con i loro consigli ma anche con l'esempio: hanno sempre lavorato ma mai, e ribadisco mai, li ho visti stressati. Anche io voglio essere come loro, per questo è iniziato da un po' un duro allenamento contro me stessa e il mio stakanovismo implacabile. Penso che stia già dando buoni frutti: un'atmosfera più tranquilla e gioiosa in casa, magari contagiosa verso il marito plurioberato anche lui. infatti, ecco la sua idea di ieri sera: visti i continui impegni professionali e sportivi domenicali, e visto anche che la bimba grande va ancora all'asilo, oggi da mercoledì diventa domenica e si va in gita!!!

  6. @ Clara: che bella idea ha avuto Dade, bravo! Mi pare che in Francia il mercoledì i bambini non vadano a scuola e sia proprio dedicato a gite, attività sportive e tutto ciò che è "exatrscolastico", cosicchè anche molti genitori hanno il mercoledì libero: non è molto più umano???

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *