Che rabbia!

Che cos’è la rabbia?
Credo che sia uno dei sentimenti più forti in assoluto, e indubbiamente uno dei motori del mondo. Duole dirlo ma, a pensarci bene, molte decisioni storiche appaiono prese sull’onda della rabbia. 
Quando pensiamo al concetto di “rabbia” credo sia inevitabile visualizzare persone che urlano, rosse in volto, e magari lanciano oggetti… insomma, un po’ fuori controllo. Quella però, a mio giudizio, è la forma della rabbia non gestita in maniera adeguata. Esiste anche una rabbia “buona”, che credo abbia una importantissima funzione liberatoria: la rabbia è infatti una preziosa valvola di sfogo. Sappiamo tutti che quando una valvola è sotto eccessiva pressione non farla sfiatare può essere molto pericoloso. Siamo come delle caldaie, e ogni tanto la nostra valvola subisce una pressione troppo forte; ecco che, attraverso la rabbia, abbiamo l’opportunità di ripristinare un equilibrio, sentendoci sicuramente più leggeri e sereni. 
Non ho le competenze di uno psicoterapeuta, ma mi pare che il punto fondamentale sia capire quali sono i modi giusti per gestire la rabbia. E se questa è un’operazione difficile, lo diventa ancora di più quando abbiamo dei figli e dobbiamo cercare di costituire un esempio per loro, aiutandoli anche a gestire la loro personale rabbia.
Per quanto riguarda noi genitori, io personalmente ammetto di avere un problema. Ho un eccessivo auto-controllo, che forse deriva da un’educazione abbastanza rigida, nella quale dare in escandescenze non era un’opzione Questo autocontrollo è tanto esasperato che al lavoro mi hanno ribattezzata “l’imperturbabile”. Essere imperturbabili però non è molto salutare, perchè si tende ad accumulare la pressione, e quindi la rabbia, incontrando seria difficoltà a lasciarla uscire fuori.
Negli ultimi tempi ho imparato un metodo che applico quando proprio sento il bisogno di esplodere, ma allo stesso tempo non voglio traumatizzare la mia famigliola: avviso mio marito, con un tono di voce che lui evidentemente coglie al volo, e mi eclisso nella nostra camera. Cinque-dieci minuti, durante i quali posso piangere e magari strepitare (a volume contenuto), fino a sentirmi meglio. Sfiatata la valvola sono più in grado di affrontare la mia rabbia con le parole, spiegare cos’è che mi fa arrabbiare, e trovare soluzioni costruttive. Devo ammettere che dopo mi sento molto meglio, come se davvero avessi espulso dal mio corpo delle dannose tossine.
Per quanto riguarda la gestione della rabbia dei figli, tempo fa ho letto un paio di libri che ho trovato illuminanti: Raising happy brothers and sisters e Intelligenza emotiva per un figlio, che mi hanno insegnato a guardare ai sentimenti delle nanette, specie quelli negativi, in modo diverso.
Un concetto cardine che si ritrova in entrambe le opere è quello che viene ben espresso dalla frase inglese “Aknowledge the feelings”, che si potrebbe tradurre con un “riconoscete i sentimenti”. In che senso “riconoscere”? Nel senso di non sminuire ma accogliere tutte quelle che sono le manifestazioni emotive dei nostri figli, anche se le disapproviamo, anche se le riteniamo sciocche, come spesso capita per certe paure che ci sembrano infondate.
Queste due opere ci insegnano metodi concreti per aiutare i nostri figli a tirare fuori la loro rabbia in modo costruttivo e gestirla adeguatamente, e sono quindi strumenti educativi preziosi.
Vi faccio un esempio tratto dal mio quotidiano recente. Ore 21, di ritorno dalla festa di compleanno della nana grande, passiamo in rassegna i regali ricevuti. La nanna piccola, gelosa per le attenzioni ricevute dalla sorella, acchiappa tutti i giocattoli cercando di tenerli per sè, protestando per non aver ricevuto niente. Sale la tensione tra le due sorelline, finchè la piccola, maneggiando una matita con una graziosa applicazione di legno in cima, non spezza l’animaletto. La nana grande si imbestialisce e spinge via la piccola, che inizia a piangere. La mia reazione istintiva sarebbe stata quella di sgridare la nana grande (e a seguire anche la piccola!), ma invece mi sono trattenuta e le ho detto: devi essere molto arrabbiata per aver spinto tua sorella! Cos’è che ti ha dato più fastidio?
Immediatamente questo l’ha fatta sentire meglio, perchè ha capito che stavo “riconoscendo” i suoi sentimenti, anzichè stroncarli vietandole di sentirsi arrabbiata. Ha spiegato come si sentiva e che aveva spinto la sorella perchè esasperata dal suo comportamento. Solo a quel punto le ho detto che nessun comportamento fastidioso della sorellina poteva giustificare l’uso della violenza, seppure in senso lato. Lei è stata d’accordo con me, le ha chiesto scusa, cosa che la piccola ha fatto immediatamente per imitazione, si sono abbracciate ed è finita a tarallucci e vino. Anzi, latte.
Mentre questa rabbia è una sorta di fuoco di paglia, che sorge in un attimo e altrettanto velocemente sparisce, ci sono altre situazioni meno semplici, nelle quali mi rendo conto che la carica di rabbia accumulata è decisamente maggiore. In questi casi applico alle nanette la regola che uso per me: le invito ad andare nella loro cameretta, o anche nel loro bagno, dove chiudono la porta, si sfogano come ritengono (in genere strillando un pochino, anche se in una occasione ho colto la nana grande che prendeva la rincorsa ed eseguiva dei salti) e riflettono. Passata la tempesta parliamo dell’accaduto, ovviamente in maniera commisurata all’età. Non mi aspetto che la nana piccola mi sappia esprimere appieno quello che ha dentro, ma credo che se inizio oggi a buttare le basi, in futuro imparerà a farlo con naturalezza.
Altre volte, infine, quando la rabbia è sopita e vissuta in maniera inconsapevole, facciamo dei giochi di ruolo con le bambole. La bambola assume il ruolo della figlia e la nana impersona la mamma; io in genere faccio la zia o una maestra. Con questo gioco riesco a far tirar loro fuori i motivi di rabbia che hanno verso di me (es. un paio di giorni di super lavoro che mi hanno tenuta lontana da casa più del solito). E’ un metodo efficace perchè, facendo parlare le bambole anzichè parlare loro in prima persona, si sentono meno imbarazzate nel tirare fuori i propri sentimenti.
Voi come vi comportate in queste situazioni? Come gestite la rabbia, e come vi ponete nei confronti dei vostri figli riguardo a questo sentimento?
Con questo post partecipo al blogstorming del mese di Genitoricrescono. 

6 anni

Prima della rovinosa caduta degli incisivi…

A te, che per la prima volta mi hai fatto associare la parola Mamma al mio nome.
Che mi hai insegnato che le notti in bianco non sono solo per andare in discoteca.
Che mi hai mostrato com’è ballare con un neonato col reflusso.
Che sei stata campionessa di nanna veloce: 5 minuti ogni mezzora.
Che ancora mi ricordo di quel giorno che hai lanciato il piatto di pastina sul pavimento. Meno male che la “squadra pulizie a 4 zampe” è intervenuta subito.
Che hai mandato a quel paese ogni tabella di crescita perchè dal primo giorno rifiuti di stare in uno schema.
Che ti sei arrampicata in cima alla piattaia per rubare le caramelle. E a me sono venuti i capelli bianchi.
Come quella volta che ti sei rovesciata il comodino addosso.
Che sei una sfida, ogni mattina.
Che fai finta di non volere le coccole.
Che hai gli occhi più neri del pianeta.
Che sei un fascio di muscoli e, a detta della tua maestra di danza, sei “molto dotata di piede”.
Che parti col vestito da fatina ma poi vuoi quello da rockstar.
Che ti mancano 3 incisivi su 4 e non so come fai a mangiare.
Che per i tuoi 6 anni mi hai chiesto un libro su Leonardo da Vinci.
A te, che sei molto di più di quello che avrei mai potuto sognare.
Auguri, amore mio.