Non si vive… di solo blog

I giorni di cui parlavo nello scorso post sono finiti. Forse per sempre, forse solo per adesso.
Si torna a vivere, respirare, guardarsi attorno. 
Ho preso una lunga boccata d’ossigeno e per qualche settimana sono stata in apnea, rivedendo le mie priorità. Ma le parentesi, per loro natura, possono solo essere brevi, quindi… eccomi qui.
Con nuovi progetti, energie in recupero, idee e spunti di riflessione da buttare in questo calderone che è il blog. Per darvi un assaggio della mia vita.
Un grazie di cuore alle amiche reali e virtuali che in queste settimane hanno sopportato il mio assenteismo, la stanchezza imperante e la frettolosità nella gestione dei rapporti. Un grazie a coloro che si sono offerti di darmi una mano con le nanette per lasciarmi qualche ora di più per lo studio. Un grazie a mio marito che ha tollerato con filosofia i dubbi giuridici della mezzanotte e mezza ed è riuscito a farmi ridere in ogni momento. Un grazie alla gatta, che ha passato sdraiata sul mio petto, a far le fusa, diverse serate: quale migliore compagnia nelle lunghe sessioni di studio??
E magari sarebbe anche ora di cambiare la grafica al blog…
Ci sono quei giorni…
in cui le cose da fare sembrano espandersi come un gas, occupando tutto lo spazio disponibile. La routine permea i pori della pelle, assorbe le energie, acuisce le reazioni. Ti senti una bestia da soma, legata al basto e col paraocchi: non vedi a destra nè a sinistra, e mestamente tiri la carretta, sperando che il fondo della strada si presenti presto sotto gli zoccoli. E quando poi si presenta un imprevisto, e qualcuno aggiunge un masso sul tuo carro, invece di fermarti a tirare il fiato ti limiti ad abbassare le spalle e tirare con più impegno.
Perchè alla fine della strada ci devi proprio arrivare.
Salvo, poi, domandarti per quale motivo avessi iniziato a tirare. Ti sforzi di ricordare, ma non riesci. E ti accorgi, invece, che a destra e a sinistra ci sarebbe un incantevole paesaggio, se solo avessi la possibilità di contemplarlo. Ma sei così impegnata a sopportare il peso, a cercare di non scivolare, a portare a termine i tuoi compiti, che l’idea che attorno a te ci sia dell’altro quasi ti infastidisce. Così non godi di nulla, non ascolti gli uccellini che ti accompagnano col loro canto, non senti il profumo dei fiori. Sei troppo concentrata sul peso che ti opprime.
Ecco, questa immagine rappresenta bene la mia vita delle ultime settimane, le prime del nuovo anno.
Mi servirebbe un boccaglio per riuscire a respirare…

Il mio 2011: un anno in pillole

Il mio 2011: un anno denso, nel quale ho camminato a fatica come in una melma.
Non ricordo di aver avuto un anno più difficile, più buio. Ma più illuminante allo stesso tempo.
Perchè in quest’anno ho sfrondato, tagliando i rami secchi nella mia vita, e alleggerendo armadi e dispense. Perchè con lucidità, e non senza dolore, ho definito meglio quali sono le mie priorità, quali le cose alle quali non voglio rinunciare, scoprendo che molte che ritenevo necessarie non lo sono affatto.
Ho scoperto nuove persone, e concludo l’anno con due preziose amiche in più: Lisa e Clara, con le quali la sintonia è stata immediata.
Ho perso la mia adorata cagnetta e il bisnonno delle mie bambine, e per entrambi è stato uno strappo, un dolore.
Ho accolto in casa una tartarughina e una micetta, per la gioia delle mie nanette e della nostra.
Ho fatto il primo viaggio sola con mio marito lasciando entrambe le bambine a casa. E pensando a loro tutto il tempo, naturalmente.
Ho visto la mia amica di più vecchia data – ci conosciamo dall’asilo – andare sposa a mio cugino, bella e delicata come solo lei sa essere.
Ho affrontato due mesi di malattia e una lunga riabilitazione, che ancora non è finita.
Ho assistito mia mamma nella sua malattia e riabilitazione, e anche lei ancora sta lottando per stare bene.
Ho rafforzato ogni giorno di più l’amore che mi lega a mio marito, scoprendo che le difficoltà sono capaci di unire due persone come poche altre cose.
Ho vissuto intensamente, di questo sono sicura.
Dal 2012 mi aspetto solo che mi porti serenità, per affrontare ogni impegno con un sorriso.
E, magari, che sia l’anno del mio primo libro… ma non vorrei volare troppo in alto!