Il bambino in famiglia

Sono una mamma insicura, a volte. Cerco intorno a me dei modelli, dei riferimenti, e quasi mai sono soddisfatta di ciò che trovo. Ci dev’essere qualcosa di più, di diverso. Che mi dica se sto facendo bene, e mi indichi cosa potrei fare meglio.
Sento il bisogno di affrontare la mammità con un preciso progetto educativo, senza andare ad impronta sull’onda del momento, del sentimento, dell’urgenza. Inutile dire quanto ciò si scontri con la quotidianità: tipo quando sei di corsa e la nana ti piazza un capriccio che levati, e tu vorresti gestirlo nel migliore dei modi, trasformandolo in occasione di crescita per entrambe, affinchè ne tragga giovamento in eterno il vostro rapporto madre-figlia, e l’impulso delle 8,10 – ingresso a scuola ore 8,15 – è invece quello di trascinarla urlante per un braccio sbraitando: hai stufatooooo! 
Ecco, diciamo che mi accontenterei di una sana via di mezzo, consapevole che la perfezione non è di questo mondo. 
Un vero balsamo per il mio animo tormentato dai mille dubbi della mammità è stato, come già Educare alla libertà, il bellissimo Il bambino in famiglia di Maria Montessori, che raccoglie i testi di una serie di conferenze da lei tenute negli anni ’20, a mio avviso attualissime. 
In questo libro splendido la Montessori ci guida, con la ferma dolcezza che la contraddistingue, verso un nuovo modo di vedere il bambino fin dai primi istanti di vita: un essere capace di comunicare, che chiede solo di essere compreso. Maria Montessori ci porta a cambiare gli occhiali con cui guardiamo ai nostri figli, per indossare, una volta per tutte, gli stessi attraverso cui loro guardano il mondo. Solo così saremo in grado di comprenderli appieno ad amarli senza riserve, di un amore rispettoso e saggio.
Il punto d’arrivo del suo metodo educativo è la creazione di una Scuola dei genitori, nella quale i bambini possano crescere seguendo le proprie inclinazioni, autoeducandosi sotto la supervisione di una mamma-maestra capace di assecondarne i bisogni senza prevaricazione. Quante volte, infatti, siamo pronti ad imporre ai nostri figli dei comportamenti perchè li riteniamo il loro bene? Quante volte ne tarpiamo la creatività sotto una pretesa convinzione di ordine e metodo? Tante, troppe volte. E io per prima ho peccato, perchè per carattere sono una persona rigida. Ma se pensate che la scuola dei genitori sia un luogo caotico dove regna il chiasso e nulla può essere appreso, dove la maestra è relegata al ruolo di custode del gregge, che deve solo impedire che le sue pecorelle si facciano male, leggendo questo libro avrete delle grandi sorprese.
Che aspettate ad aggiungerlo alla vostra libreria?

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