Evernote. Ovvero, il paradiso dei control freak

Avete mai sentito parlare di Evernote?
Io l’ho scoperto da poco, ed è la mia nuova ossessione. Perfetto per chi, come me, detesta dimenticare le cose, e vorrebbe trasformare la sua testa e la sua dimora in un immenso archivio, dove poter ritrovare tutto all’occorrenza. Su Evernote è possibile creare delle singole note in cui scrivere ciò che si vuole, da una lista della spesa ad una relazione, gruppi di note riunite in un taccuino (come più capitoli di un romanzo), ma anche archiviare biglietti da visita, pagine web che abbiamo trovato interessanti e non vogliamo cadano nel dimenticatoio, e così via. Possiamo poi attribuire a ciò che archiviamo uno o più tag, in modo da poter fare successivamente una ricerca. Evernote è capace di fare la ricerca pure su un documento scritto a mano (ad es. un elenco di nomi) e ritrovare ciò che ci serve! Possiamo poi decidere di tenere tutti i nostri materiali privati, oppure condividerli.

Basta scaricare Evernote sul pc di maggior utilizzo, creare un account, e iniziare a scrivere! Il programma sarà poi accessibile da qualsiasi pc o telefonino connesso ad internet, semplicemente loggandosi dal web; in questo modo potremo ritrovare in qualunque luogo o momento le cose che ci servono. Se, ad esempio, stiamo preparando una relazione, potremo lavorarci dallo studio, cliccare sul tasto relativo alla sincronizzazione del nostro account, e ritrovare sul pc di casa la relazione con tutte le ultime modifiche.
Io lo trovo fantastico, ve lo consiglio caldamente! Finalmente ho smesso di auto-mandarmi liste di cose da fare, pezzi di racconti, bozze di lettere, attraverso la posta elettronica!!

Cinemamme: intervista ad Angela Bigi

Quando eravate tumulate vive in casa con un nanetto piangente, vi è mai capitato di avere un tremendo desiderio di uscire, magari di andare al cinema, e di non sapere come sistemare il fagottino?
Le Cinemamme hanno trovato il modo di risolvere questo problema: si va al cinema con il bebè, in un ambiente comodo, pensato per mamme con bimbi piccoli, dove il volume è un po’ più basso di quello che normalmente troviamo al cinema, è possibile allattare durante la proiezione e perfino cambiare il pannolino al nano sul fasciatoio appositamente predisposto! Non solo, al termine della visione del film è previsto un incontro-dibattito con una psicologa, che di volta in volta riguarderà i temi più caldi per le mamme. 
Questa iniziativa era già stata inaugurata in altri paesi europei ed extraeuropei, riscuotendo un grande successo; è stata portata a Roma nel 2011, e sbarca oggi nella città di Padova.

A mio avviso si tratta di un grande esempio di civiltà e attenzione verso le neo mamme, che sono spesso mal viste nei luoghi pubblici: ristoranti, negozi, uffici… di andare al cinema poi, non se ne parla!
Grazie a quel meraviglioso strumento che è il web ho avuto modo di conoscere l’iniziativa Cinemamme, e di intervistare Angela Bigi, la responsabile del progetto per la città di Padova. Angela è anche una delle colonne portanti dell’Associazione di volontariato Città delle Mamme, che si occupa di rendere le nostre città migliori per le mamme e i loro piccoli. Vi consiglio caldamente un giro sui siti web delle Cinemamme e della Città delle Mamme, e vi lascio con l’intervista ad Angela Bigi.
 D: Ciao Angela, mi racconti come siete venute a conoscenza dell’iniziativa, già adottata in altri paesi europei ed extraeuropei?
R: E’ stato un passaparola. A Roma ci sono persone di diversa nazionalità e quindi le informazioni circolano facilmente.
 D: Com’è stata trasportata l’idea delle Cinemamme da Roma a Padova? Sei stata tu ad aver pensato di riproporre il progetto nella tua città?
R: Ogni anno a ottobre ci troviamo a casa di un amico architetto a Padova per “la scardinata” – una giornata intera dedicata alla cucina di sardine ai ferri in giardino (per la gioia dei vicini) – in questa occasione arrivano amici da tutta Italia, anche da Roma. Tre anni fa chiacchieravo con Adriana che mi raccontava dell’esperienza che stava facendo lei insieme ad altre neo mamme romane: un modo per svagarsi e stare insieme all’insegna di una passione comune, il cinema. E così ho pensato: “è un’idea bellissima! Semplice e perfetta allo stesso tempo. Perché non la organizziamo anche noi a Padova?” E da lì  è cominciata l’avventura nel Nord Est.
D:  Quali sono le differenze, nella realizzazione del progetto, tra quello che avete fatto nella prima città e nella seconda? In un centro più piccolo avete trovato più difficoltà o, di contro, maggiore entusiasmo verso l’iniziativa?
R: Nessuna differenza, abbiamo “importato” il format Cinemamme. Credo che le esperienze possano essere comparate perché a Roma il cinema Aquila è un luogo di riferimento per una determinata zona,  un quartiere della capitale. E’ difficile che un unico cinema diventi il catino di affluenza di una grande città come Roma. Il Porto Astra a Padova, è un cinema grande, un multisala, molto frequentato e con una spiccata personalità. Non un multiplex. Nessuna difficoltà, molto interesse e coinvolgimento.
D: Com’è nata l’idea di abbinare la proiezione cinematografica al momento, un po’ più impegnato, del dibattito con psicologi e psicomotricisti? Nell’esperienza di Roma, avete notato se questa seconda parte della proposta ha riscosso lo stesso successo della visione del film, oppure avete riscontrato una maggior ritrosia ad approcciare un professionista dell’infanzia per avere conforto e consulenza?
R: Cinemamme è una manifestazione in linea con le direttive dell’OMS sul supporto alla genitorialità e alla famiglia.  E’ stato automatico quindi pensare di abbinare alla visione di un film, quindi al momento della  socializzazione e del divertimento, un modulo di confronto e dibattito per aiutare le donne in questo particolare periodo della loro vita, per dare consigli, o semplicemente un supporto, per ridare serenità alle neo-mamme. Una serenità che poi portano a casa, in famiglia.
D: Come si sono poste le istituzioni di fronte al progetto? Hanno concesso il solito patrocinio gratuito, oppure si sono fatte parte attiva nella realizzazione del progetto?
R: A Padova il Comune ci ha concesso fin dall’inizio il Patrocinio. Questo però permette di abbattere le spese di affissione, pubblicità e anche stampa dei depliant.  Non abbiamo il coraggio di chiedere soldi in questi anni di crisi, in cui si taglia soprattutto nella cultura e nel sociale. Ci rivolgiamo ai privati per aiutarci a finanziare il progetto e devo dire che ogni anno troviamo aziende disponibili a coprire le spese. Agis Triveneto ci dà un grandissimo supporto nella comunicazione dell’evento attraverso lo Studio Pierrepi di Padova e ci aiuterà ad esportarlo in altre “sale amiche” in Veneto e Trentino Alto Adige. Il Cinema Porto Astra offre spazi e servizi. Quest’anno l’Azienda Ospedaliera, concedendo il patrocinio, ci permette di distribuire i volantini all’interno della clinica ostetrica e nei corsi pre parto.
D: Chi sono i partner dell’iniziativa che segnalate nel sito web?
R: Remedia è una bella società che fa web. Oltre ad essere il nostro “storico” sponsor tecnico (da tre anni segue il sito cinemamme.net) quest’anno ha deciso anche di contribuire alle spese organizzative con il pay off “crediamo nel futuro”. Il Mulino a Vento è un nido accreditato dalla Regione Veneto che ci mette a disposizione la consulenza della psicologa Alessia Pitrelli, coordiantrice degli incontri post proiezione. Uscita Libera è un’associazione che ci supporta attraverso la sua rete. ToteAdv è l’agenzia che imposta la grafica …. Cinemamme ha una solida rete di amici che credono in questa iniziativa e anno dopo anno la seguono, la promuovono, e la fanno crescere.
D:  Che impressioni avete raccolto dalle mamme che hanno partecipato? E quali profili di donna sono stati quelli che hanno accolto più favorevolmente l’iniziativa?
R: E’ la soddisfazione maggiore. Riceviamo richieste di organizzare le proiezioni almeno 2 volte l’anno. Le mamme escono felici con un gran sorriso in volto. I bambini sono buoni, non piangono mai! I profili che noi tracciamo attraverso FB sono quelli di donne tra i 25 e i 32 anni,  con istruzione medio alta, lavoratrici in maternità, con la voglia di uscire e di stare insieme alle amiche o ad altre donne alle prese con un bimbo piccolo. Per condividere gioie e dubbi.
D: Per le mamme che fossero interessate ad esportare l’idea nella propria città, quali sono i passi che consigliate di compiere per sensibilizzare gestori e istituzioni?
R: Innanzitutto consiglio di scrivere a Città delle Mamme così avranno tutte le “istruzioni per l’uso”. E poi di chiedere alle istituzioni un appoggio con grande convinzione ed entusiasmo. Ricordandosi che siete voi a fare un piacere a loro portando nella vostra città questa iniziativa!
D:   Come si può essere parte attiva di Città delle mamme non essendo cittadine romane?
R: Portando nella propria zona le iniziative che ritenete più utili e più belle. Adesso Città delle Mamme di Roma sta pensando di aprire delle “filiali” in varie città d’Italia proprio grazie alla partecipazione attiva di altre mamme e socie.
Come concludere? con un grazie ad Angela Bigi per la disponibilità a farsi intervistare da Mammadilettante, e con la speranza che l’associazione Città delle Mamme trovi presto sede in tutta Italia!

Piccoli amori: come Mirko e Satomi

Chi è cresciuto negli anni ’80, con le puntate di Kiss me Licia in sottofondo, sa cosa voglio dire. 
Pare che la nana grande sia Miss Popular nella sua scuola, e che in particolare due baldi giovani si contendano le sue attenzioni. Del primo vi ho già raccontato qui e qui. La mia simpatia per lui, e anche per la sua mamma, dolcissima e affettuosa, non ha vacillato in questi mesi. Ma il piccolo canadese rischia adesso di perdere il suo posto nel cuore di mia figlia, soppiantato da AL: brunetto appassionato di basket, occhiali dalla montatura rossa, incredibile vivacità. Così incredibile che mai mi sarei aspettata potesse produrre un capolavoro del bricolage come quello che ho scoperto nella tasca del grembiule della nana: una lettera d’amore, completa di proposta di matrimonio, cosparsa di glitter, scritte d’argento, cuoricini in rilievo e così via. E’ così bella che l’ho fatta immediatamente sparire con l’intento di conservarla e ritirarla fuori tra 20 anni. 
Per prenderla in giro, ovviamente.

BJ però, per San Valentino, ha rilanciato con un vasetto fiorito e alcuni pacchetti di figurine. 
Chi la spunterà alla fine, in questo crescendo amoroso?
Ah, bei tempi quelli del corteggiamento! ricordo che alle elementari un compagno era solito passarmi dei bigliettini nei quali scriveva romanticherie del tipo: “vuoi essere la mia fidanzata? barra la casella.”
Seguivano due quadratini affiancati dal canonico Si e No, che io avrei dovuto segnare.
Oppure “quando ti guardo muoio dalla tua bellezza” – l’italiano questo sconosciuto – che ti facevano voglia di rispondere: e schiatta, ‘gnorante!!
Ricordo ancora i primi fiori ricevuti: rose rosse da un bambino, guardacaso non italiano, che frequentava la mia scuola (io in seconda e lui in quinta… i corsi e ricorsi storici!!), i primi cioccolatini, e perfino un peluche che ha soggiornato a lungo nella mia libreria. 
Adesso rivedo tutto ciò in mia figlia e mi fa grande tenerezza, oltre a suscitarmi questa riflessione: non è bellissimo essere donne, di qualunque età, e farsi corteggiare? Poveri maschietti, costretti fin dalla più tenera età a farsi avanti e ad incassare rifiuti!

Libri per bambini: La luna addormentata nel bosco

Conoscete i libri di Nicoletta Costa?
Sento un coro di sììììììì in sottofondo…

Modestamente, la luna si chiama come me. Ma, a differenza della sottoscritta, ha un sonno davvero pesante! 
L’uccellino Ugo, il suo segretario, tenta in tutti i modi di svegliarla perchè è giunta l’ora di lavorare, e ad un certo punto, dandole una spintina, la fa scivolare giù dal suo letto sulla nuvola. Giovanna la luna cade nel bosco, in mezzo agli alberi, e resta però addormentata. Trovare una soluzione per svegliarla sarà uno sforzo collettivo degli animaletti del bosco, giudati dal saggio signor Gufo e da Pino il folletto (anzi, come dice la nana piccola, Pinno).
Perchè vi consiglio questo libro? Non solo perchè è una storia tenera e divertente, una fiaba come quelle di una volta, con conigli suonatori di violino e folletti colti e intelligenti. E nemmeno tanto perchè le illustrazioni sono davvero accattivanti e coloratissime.  E’ che è una storia di collaborazione, di amicizia, di attenzione per chi ha bisogno d’aiuto. Una storia che ci mostra come il darsi la mano, e il darsi una mano, possano portare a superare i problemi, risolvere le situazioni critiche e ritrovarsi poi più in armonia di prima. Perfino con il lupo cattivo!
Una piccola lezione che arriva ai nostri figli senza troppi sforzi didattici, mentre si legge insieme un testo piacevole e ricco di dialoghi.

Blogstorming: la nuova questione femminile

No, ma un tema più leggerino le supermamme di genitoricrescono non potevano pensarselo? Perchè qui, ragazze, a voler affrontare l’argomento non basta un post, ci vorrebbe come minimo una rubrica fissa…
Di cosa vogliamo parlare? Di istruzione, di figure femminili di riferimento, di nuovi modelli di ruolo, di mamme che lavorano, di famiglie moderne? Di tutto questo, e anche di più, visto che il mio elenco non è esaustivo. Per questo motivo questo mese chiedo, alle amiche che mi seguono, talvolta senza commentare, di partecipare alla discussione offrendo al web il proprio punto di vista. Per crescere insieme. Magari litigare, ma magari scoprire pure aspetti inattesi di questo universo sfaccettato che siamo noi donne, oggi più che nel passato.
Provo a dire la mia sull’argomento, toccando solo il tema che sento per me più spinoso, e che sta un po’ alla base della nascita di questo blog: la conciliazione dei tempi della vita familiare con quelli del lavoro, e di conseguenza la figura della donna/mamma nel 2012. 
Sapete già che faccio un lavoro a tempo pieno per necessità, e che se potessi sceglierei di trascorerre molto più tempo con la mia famiglia. Credo che questo sia un primo punto della questione femminile attuale: spesso non abbiamo scelta. Un solo stipendio non basta per mantenere una famiglia, e spesso nemmeno uno stipendio e mezzo, che consentirebbe alla donna di scegliere un part time.
Ah, bei tempi quelli del mio part time! Quando la vita era ad un giusto ritmo ed ero capace di trovare tempo per tutto. Quando non mi dimenticavo di pagare la danza, il giubbotto non restava abbandonato in asilo, il pranzo non veniva avviato da quella santa donna che mi aiuta nelle faccende domestiche, e i pomeriggi erano scanditi da incontri con le amiche e i loro bimbi, abituati a crescere letteralmente insieme. 
Non sono Wonder Woman, e sebbene abituata a fare più cose contemporaneamente – magari tutte male, ma questa è un’altra storia – se 36-40 ore della mia settimana sono trascorse in ufficio, nelle altre il numero delle cose da incastrare cresce a dismisura. Inevitabile attuare alcune strategie: tagliare le cose meno indispensabili o urgenti, sbrigarne alcune più rapidamente e superficialmente, trovare scappatoie e scorciatoie per uscire indenne da quotidiano.
Ecco, non solo spesso non possiamo concederci il lusso di una scelta, altrettanto spesso mille mani diverse ci tirano per la giacca, ricordandoci che oggi, la donna: 
  • non può abdicare al suo ruolo di madre, perchè è radicato nel dna – e quindi mal viste tate, babysitter, pure le nonne… i figli te li devi guardare tu!
  • deve essere un minimo in carriera, perchè oggi le donne hanno la possibilità di studiare, di conquistare autonomia di pensiero prima ancora che economica, ed è un tesoro che donne prima di noi hanno ottenuto in tempi in cui la moglie giurava, davanti all’altare, obbedienza al marito, dopo essere stata sotto quella del padre fino al giorno delle nozze
  • deve conservare le amicizie, perchè prendersi cura delle proprie relazioni sociali offre una fondamentale rete di protezione nei momenti difficili che la vita ci mette davanti. D’altro canto, Sex & the city ci ricorda ad ogni fotogramma quanto l’amicizia femminile sia preziosa e potente. Vi risparmio comunque i miei commenti su questa serie…
  • deve prendersi cura di se stessa perchè la forma fisica, l’estetica e la salute sono diventate quasi dei doveri. Che tu sia casalinga o manager, vieni giudicata anche dalla manicure. 
  • deve essere ancora compagna per suo marito perchè, oggi come ieri, il marito te lo devi saper tenere. E non insorgano le femministe, pensando ad una geisha che si annulla per compiacere il proprio compagno: non è forse vero che le amicizie vanno curate, che ai rapporti con i nostri genitori dobbiamo dedicare cura e attenzione, così come sul lavoro mettiamo cura nei rapporti con colleghi, superiori, utenti e fornitori? Perchè il nostro compagno di vita non dovrebbe essere destinatario di questo medesimo impegno? La condivisione della quotidianità non credo significhi smettere di corteggiarsi, di sorprendersi a vicenda, di tenersi sulla corda. Di sapersi parlare nel modo giusto. Faticosissimo, in quei giorni in cui ti senti un essere scarmigliato coi nervi a fior di pelle.
Potrei continuare per delle mezzore a raccontarvi di tutte le cose che la società si aspetta da me, da noi. Ma sono certa che anche voi potreste fare altrettanto. A me, certe volte, viene voglia di urlare: ma che cavolo volete? La mia giornata è di 24 ore. Io sono una sola.
Non sono una persona pigra, e anzi riesco ad infarcire il mio tempo di cose da fare, ma oltre un certo limite non mi posso spingere, ne va della salute. Fisica e mentale. Eppure, non riesco a liberarmi della sensazione che qualcuno si aspetti qualcosa da me, che qualcun altro mi giudichi per le mille cose in cui, inevitabilmente, sono manchevole. Non so se questo accada anche agli uomini, i quali mi appaiono spesso spauriti in un mondo che li vuole mammi, pronti a cambiare pannolini maleodoranti nel cuore della notte, ma anche veri uomini che aggiustano il lavello, spaventano i ladri che tentano di entrare in casa, e la mattina escono per andare in ufficio in giacca e cravatta. E portano a casa un congruo stipendio. Non siamo forse anche noi a chiedere ai nostri uomini tutto questo? Visto che noi non siamo più relegate in casa al ruolo di nutrici, ma collaboriamo attivamente al menage familiare, giustamente pretendiamo di suddividere anche i carichi di lavoro domestici, salvo poi riservarci di incavolarci quando il nostro lui non aspira bene sotto il divano e lascia gli aloni sullo specchio del bagno.
Mi pare quindi che la questione femminile sia più in generale una questione sociale, che tocca le donne in maniera particolare ma che non dà scampo nemmeno agli uomini i quali, insieme a noi, hanno perso quei modelli inqeuivocabili di riferimento sui quali si sono costruite le famiglie dei nostri nonni e in parte anche quelle dei nostri genitori. E lo dice una che ha avuto la nonna laureata, che lavorava, non una nonna casalinga e moglie succube di un marito che in casa era come un califfo.
Siamo sicuramente in un momento storico in cui i ruoli uomo-donna si stanno ridefinendo, e le divisioni sessiste sono giustamente molto più sfumate. Ma certe volte mi viene da pensare che si stava meglio quando si stava peggio, quando non c’era molta scelta e uomini e donne sapevano esattamente che cosa ci si aspettasse da loro. Oggi le donne devono fare uno sforzo enorme per dimostrare di essere all’altezza degli uomini, ma devono essere anche capaci di rimanere donne. Così finiscono per essere spesso discriminate, magari pure da altre donne, sul posto di lavoro, o non possono arrivare ad alti livelli in una carriera perchè la maternità è un corredo troppo ingombrante.
Sì, c’è una nuova questione femminile, ma è solo una evoluzione della precedente, culminata nel femminismo e nelle giuste rivendicazioni delle donne. Credo che al momento attuale spetti a noi nel piccolo, nel quotidiano, chiarire in primo luogo a noi stesse che cosa vogliamo essere e fare, ricordandoci che non ci sarà possibile ricoprire tutti i ruoli che la società sembra esigere da noi fino a quando lo stesso stato sociale non ci metterà in condizioni di avere figli e lavorare serenamente, conciliando tutti gli aspetti del nostro essere.
Per questo non sentiamoci in colpa quando non ce la facciamo, non pretendiamo troppo da noi, non facciamoci giudicare dagli altri troppo facilmente… lo dico a voi per dirlo a me stessa.
Con questo post partecipo al blogstorming di Genitoricrescono.

Che paura, il posto fisso!

So che dopo questo post rischierò il linciaggio, ma sento di voler condividere con voi i pensieri che in questo momento mi turbinano per la testa.
Sto per entrare nel mondo degli assunti-a-tempo-indeterminato, quelli per i quali il nostro attuale premier ha detto: che noia! Dunque, a breve mi definiranno come una noiosa madre lavoratrice con posto fisso.
Se me l’avessero detto 10 anni fa non ci avrei creduto. Vi invito a leggere quanto scrivevo, proprio nel 2002, a pag. 7 di Sardinews, mensile con il quale iniziai all’epoca una collaborazione protrattasi per alcuni anni. Per riprendere ciò che scrivevo in quell’anno da Dublino, 23enne fresca di laurea con una valigia piena di sogni, un amore nuovo di zecca e una sensazione di onnipotenza riguardo al futuro, la parola posto mi fa venire i brividi
Che cosa è successo, allora, in questi 10 anni, che mi ha fatto cambiare idea? Niente; le mie idee non sono cambiate. Ho lavorato alacremente per realizzare i miei sogni, in primis quello di costruire da giovane una famiglia tutta mia, allargata a quegli animali domestici che per le mie bambine sono preziosi compagni di crescita. Sotto questo aspetto quindi mi posso ritenere una persona realizzata ad estremamente fortunata. Ma diciamo che tutto ha un prezzo. E per costruirsi una casa, una famiglia, è necessaria una sicurezza economica alle spalle, che per ora non sono riuscita a costruirmi facendo ciò che davvero mi piace: scrivere.

photo by Ukke

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Ci sto lavorando, ma nelle more di questa conquista mai avrei rinunciato ai miei due gioielli, alla condivisione della quotidianità con mio marito, ai quadrupedi che mi zampettano per casa. E tutto questo purtroppo non è gratis.
Diciamo quindi che sono scesa a patti con la vita; forse 10 anni in più mi hanno anche regalato una prospettiva diversa sulle cose, non so se più matura o più cinica, senza dubbio più realistica. Perchè credo che mantenere i piedi per terra sia un dovere verso le mie figlie, così come lo è quello di continuare a sognare, di credere nelle proprie speranze ed essere convinti che abbiamo il potere, giorno dopo giorno, di costruirci la vita che vogliamo.
Io a tutto questo credo fermamente ma nel frattempo, purtroppo, devo passare per le forche caudine del posto fisso. Pubblico, per di più.
E adesso, linciatemi pure.