Blogstorming: la nuova questione femminile

No, ma un tema più leggerino le supermamme di genitoricrescono non potevano pensarselo? Perchè qui, ragazze, a voler affrontare l’argomento non basta un post, ci vorrebbe come minimo una rubrica fissa…
Di cosa vogliamo parlare? Di istruzione, di figure femminili di riferimento, di nuovi modelli di ruolo, di mamme che lavorano, di famiglie moderne? Di tutto questo, e anche di più, visto che il mio elenco non è esaustivo. Per questo motivo questo mese chiedo, alle amiche che mi seguono, talvolta senza commentare, di partecipare alla discussione offrendo al web il proprio punto di vista. Per crescere insieme. Magari litigare, ma magari scoprire pure aspetti inattesi di questo universo sfaccettato che siamo noi donne, oggi più che nel passato.
Provo a dire la mia sull’argomento, toccando solo il tema che sento per me più spinoso, e che sta un po’ alla base della nascita di questo blog: la conciliazione dei tempi della vita familiare con quelli del lavoro, e di conseguenza la figura della donna/mamma nel 2012. 
Sapete già che faccio un lavoro a tempo pieno per necessità, e che se potessi sceglierei di trascorerre molto più tempo con la mia famiglia. Credo che questo sia un primo punto della questione femminile attuale: spesso non abbiamo scelta. Un solo stipendio non basta per mantenere una famiglia, e spesso nemmeno uno stipendio e mezzo, che consentirebbe alla donna di scegliere un part time.
Ah, bei tempi quelli del mio part time! Quando la vita era ad un giusto ritmo ed ero capace di trovare tempo per tutto. Quando non mi dimenticavo di pagare la danza, il giubbotto non restava abbandonato in asilo, il pranzo non veniva avviato da quella santa donna che mi aiuta nelle faccende domestiche, e i pomeriggi erano scanditi da incontri con le amiche e i loro bimbi, abituati a crescere letteralmente insieme. 
Non sono Wonder Woman, e sebbene abituata a fare più cose contemporaneamente – magari tutte male, ma questa è un’altra storia – se 36-40 ore della mia settimana sono trascorse in ufficio, nelle altre il numero delle cose da incastrare cresce a dismisura. Inevitabile attuare alcune strategie: tagliare le cose meno indispensabili o urgenti, sbrigarne alcune più rapidamente e superficialmente, trovare scappatoie e scorciatoie per uscire indenne da quotidiano.
Ecco, non solo spesso non possiamo concederci il lusso di una scelta, altrettanto spesso mille mani diverse ci tirano per la giacca, ricordandoci che oggi, la donna: 
  • non può abdicare al suo ruolo di madre, perchè è radicato nel dna – e quindi mal viste tate, babysitter, pure le nonne… i figli te li devi guardare tu!
  • deve essere un minimo in carriera, perchè oggi le donne hanno la possibilità di studiare, di conquistare autonomia di pensiero prima ancora che economica, ed è un tesoro che donne prima di noi hanno ottenuto in tempi in cui la moglie giurava, davanti all’altare, obbedienza al marito, dopo essere stata sotto quella del padre fino al giorno delle nozze
  • deve conservare le amicizie, perchè prendersi cura delle proprie relazioni sociali offre una fondamentale rete di protezione nei momenti difficili che la vita ci mette davanti. D’altro canto, Sex & the city ci ricorda ad ogni fotogramma quanto l’amicizia femminile sia preziosa e potente. Vi risparmio comunque i miei commenti su questa serie…
  • deve prendersi cura di se stessa perchè la forma fisica, l’estetica e la salute sono diventate quasi dei doveri. Che tu sia casalinga o manager, vieni giudicata anche dalla manicure. 
  • deve essere ancora compagna per suo marito perchè, oggi come ieri, il marito te lo devi saper tenere. E non insorgano le femministe, pensando ad una geisha che si annulla per compiacere il proprio compagno: non è forse vero che le amicizie vanno curate, che ai rapporti con i nostri genitori dobbiamo dedicare cura e attenzione, così come sul lavoro mettiamo cura nei rapporti con colleghi, superiori, utenti e fornitori? Perchè il nostro compagno di vita non dovrebbe essere destinatario di questo medesimo impegno? La condivisione della quotidianità non credo significhi smettere di corteggiarsi, di sorprendersi a vicenda, di tenersi sulla corda. Di sapersi parlare nel modo giusto. Faticosissimo, in quei giorni in cui ti senti un essere scarmigliato coi nervi a fior di pelle.
Potrei continuare per delle mezzore a raccontarvi di tutte le cose che la società si aspetta da me, da noi. Ma sono certa che anche voi potreste fare altrettanto. A me, certe volte, viene voglia di urlare: ma che cavolo volete? La mia giornata è di 24 ore. Io sono una sola.
Non sono una persona pigra, e anzi riesco ad infarcire il mio tempo di cose da fare, ma oltre un certo limite non mi posso spingere, ne va della salute. Fisica e mentale. Eppure, non riesco a liberarmi della sensazione che qualcuno si aspetti qualcosa da me, che qualcun altro mi giudichi per le mille cose in cui, inevitabilmente, sono manchevole. Non so se questo accada anche agli uomini, i quali mi appaiono spesso spauriti in un mondo che li vuole mammi, pronti a cambiare pannolini maleodoranti nel cuore della notte, ma anche veri uomini che aggiustano il lavello, spaventano i ladri che tentano di entrare in casa, e la mattina escono per andare in ufficio in giacca e cravatta. E portano a casa un congruo stipendio. Non siamo forse anche noi a chiedere ai nostri uomini tutto questo? Visto che noi non siamo più relegate in casa al ruolo di nutrici, ma collaboriamo attivamente al menage familiare, giustamente pretendiamo di suddividere anche i carichi di lavoro domestici, salvo poi riservarci di incavolarci quando il nostro lui non aspira bene sotto il divano e lascia gli aloni sullo specchio del bagno.
Mi pare quindi che la questione femminile sia più in generale una questione sociale, che tocca le donne in maniera particolare ma che non dà scampo nemmeno agli uomini i quali, insieme a noi, hanno perso quei modelli inqeuivocabili di riferimento sui quali si sono costruite le famiglie dei nostri nonni e in parte anche quelle dei nostri genitori. E lo dice una che ha avuto la nonna laureata, che lavorava, non una nonna casalinga e moglie succube di un marito che in casa era come un califfo.
Siamo sicuramente in un momento storico in cui i ruoli uomo-donna si stanno ridefinendo, e le divisioni sessiste sono giustamente molto più sfumate. Ma certe volte mi viene da pensare che si stava meglio quando si stava peggio, quando non c’era molta scelta e uomini e donne sapevano esattamente che cosa ci si aspettasse da loro. Oggi le donne devono fare uno sforzo enorme per dimostrare di essere all’altezza degli uomini, ma devono essere anche capaci di rimanere donne. Così finiscono per essere spesso discriminate, magari pure da altre donne, sul posto di lavoro, o non possono arrivare ad alti livelli in una carriera perchè la maternità è un corredo troppo ingombrante.
Sì, c’è una nuova questione femminile, ma è solo una evoluzione della precedente, culminata nel femminismo e nelle giuste rivendicazioni delle donne. Credo che al momento attuale spetti a noi nel piccolo, nel quotidiano, chiarire in primo luogo a noi stesse che cosa vogliamo essere e fare, ricordandoci che non ci sarà possibile ricoprire tutti i ruoli che la società sembra esigere da noi fino a quando lo stesso stato sociale non ci metterà in condizioni di avere figli e lavorare serenamente, conciliando tutti gli aspetti del nostro essere.
Per questo non sentiamoci in colpa quando non ce la facciamo, non pretendiamo troppo da noi, non facciamoci giudicare dagli altri troppo facilmente… lo dico a voi per dirlo a me stessa.
Con questo post partecipo al blogstorming di Genitoricrescono.

9 pensieri riguardo “Blogstorming: la nuova questione femminile”

  1. Ah, cara Gio'…Ci sarebbe da dire moltissimo. Ma mi limito a dire che io propendo per un ruolo femminile vecchio stampo. Mi fa stare bene, mi fa sentire bene e non frustrata. So esattamente cio' che voglio, sono felice delle poche ore di lavoro che posso permettermi di svolgere a settimana. Probabilmente ad alimentare in me questo desiderio poco popolare di donna "antica" e questa volonta' di perseguire una vita casalinga e familiare ad ogni costo, e' stata l'ombra di una madre femminista fino al midollo che, con atteggiamenti talvolta riprovevoli e inopportuni, ha sempre predicato l'emancipazione fino alle estreme conseguenze, diventando sovente giudice severo nei riguardi delle mie decisioni.O forse, semplicemente, sono convinta che noi donne siamo adatte, per cuore e costituzione, ad una vita piu' domestica che carrieristica. Sono altresi' convinta pero' che spinta dalla necessita' e dalle contingenze, dovrei piegarmi ad una esistenza molto diversa, e senza dubbio alcuno, piu' sacrificata rispetto a quella attuale. E purtroppo questo e' il tasto dolente della nostra societa', che tu tanto bene hai descritto.Quanto e' vero cio' che dici Ciccia: prima i ruoli erano ben definiti e io aggiungo che la vita degli uomini e delle donne era scandita da ritmi molto piu' naturali e salutari. Del resto siamo anche animali e, se non sbaglio gli animali sanno sempre cio' che devono fare…

  2. Purtroppo siamo mamme italiane….Io mi appoggio moltissimo ai nonni anche perché proprio i nonni hanno deciso che dall'asilo si esce all'una!Qualche uscita con le amiche o a cena in coppia me le concedo ma, per esempio, ZERO tempo x me…. Al mio compleanno mi hanno regalato dei buoni x massaggi…. Sono ancora li….. Mi riprometto di fare un po' di sport…. E sono sempre sedentaria….Il lavoro…. Pufff

  3. Dicevo… Il lavoro…. Discriminata…. Demansionata… In causa!In pieno accordo con Fabia…. X fortuna posso permettermi di tornare a lavoro 2gg a settimana prendendo gg di maternità ad hoc…. Anche se è un lavoro NON gratificante non lo mollo perché sono la sovrana dei pigri, ho bisogno di DOVER uscire di casa, ed ho pure bisogno di contatti con persone adulte!Chissà come ci sentiremo quando i cuccioli cresceranno e non ci vorranno più troppo intorno…. Magari sarà la volta buona x riniziare a muoversi, uscire, ricamare, cucire, leggere…..

  4. Io credo che sul desiderio di voler fare tutto delle donne di oggi ci stiano marciando su un po' tutti,mariti compresi.Le istituzioni,che cosi' possono permettersi di procrastinare provvedimenti importanti che consentirebbero alle mamme italiane di tirare un po' il fiato.Datori di lavoro che mirano ad ottenere di piu' giocando sul senso di colpa.Onestamente penso che senza la libertà di potersi scegliere una data condizione non si possa parlare di progressi.I papà non si sono adeguati,genericamente parlando.Chi puo' permetterselo e sente di volerlo fare,secondo me fa bene a sottrarsi a questo che io vedo come un gioco al massacro sulla pelle delle donne.Ho amiche che rimandano all'infinito gravidanze che poi inevitabilmente,vista l'età,tardano ad arrivare…Io credo che idealmente ogni cosa debba avvenire a suo tempo.Ognuno cerchi di focalizzare a che punto del suo percorso si trova e li' si concentri.Io ho messo da parte tanti sogni lavrativi…ma le mie figlie sono piccole adesso;per coltivare quella parte di me avro' forse occasione piu' avanti e senno' pazienza.Le mie cucciole hanno bisogno di me,soprattutto,adesso.Ma devo ricordarlo a me stessa ogni giorno,perchè è un attimo farsi ingoiare nel vortice dei falsi doveri.Bisogna un po' imparare dai maschietti,senza perdere il nostro essere donne.

  5. @ Gemma: quante volte abbiamo affrontato l'argomento? tieniti stretto il tuo part time, la tua gestione familiare, i cui risultati parlando da soli e la dicono lunga sulla bontà dell'organizzazione: bambini sereni e una coppia felice sono la cartina di tornasole che ogni giorno ti deve confermare quanto la tua scelta sia giusta. sai bene che, se potessi, sceglierei di lavorare per hobby e di fare la mamma per lavoro.Perchè come dice Frà, i cuccioli sono tali adesso, ed è qui e ora che hanno bisogno di me. Evviva i nonni, come dice Floppea (e grazie per la tua visita!!), quando ci sono… io purtroppo sulle due nonne posso contare poco e niente. Potessi appoggiarmi maggiormente a loro forse digerirei meglio la mia situazione. Infine, per tornare ad una cosa che dice Frà, sono d'accordo sul fatto che la società ci marci sui nostri sensi di colpa, sul bisogno che abbiamo di dimostrare che valiamo quanto gli uomini, e questo in parte è anche colpa nostra. potremmo tenerci le nostre peculiarietà e sbattercene del confronto, invece non ne siamo capaci. Ciò di cui dovremmo sforzarci di esser capaci è, invece, la chiarezza: io posso fare questo e quest'altro. La terza cosa no, e non me lo si chieda. Prima i mariti, poi le istituzioni, si adeguerebbero.O no?

  6. Ci ho messo quasi due settimane a scrivere il mio intervento per il blogstorming questo mese, e avevo quasi paura a leggere gli altri interventi. Invece almeno qui (è il primo che leggo) mi trovo d'accordo. Tocchi molti punti interessanti: dalla comprensione per gli uomini che sono anche loro in crisi, alla discriminazione proprio tra donne, la competitività, e soprattutto i sensi di colpa.Una donna che lavora per la sua famiglia non dovrebbe sentirsi assolutamente in colpa. Se fai del tuo meglio non hai niente da rinfacciarti… mi chiedo se questo sentirsi sempre colpevoli sia un sentimento tutto femminile.

  7. Cara Mammabook, a parte il piacere di scoprire il tuo blog, del quale sono diventata subito sostenitrice, mi piace l'idea che condivida almeno in parte i miei pensieri, i dubbi, le insicurezze. Perchè l'unione fa la forza, e le donne, della sorellanza hanno sempre fatto il loro punto di forza, superando indenni le sfide della vita. Un abbraccio

  8. Scopro solo oggi il tuo blog, dopo avere pubblicato il mio primo intervento per il blogstorming.Condivido appieno quello che hai scritto: la società oggi esige troppo dalle donne…l'importante è che noi donne non ci uniformiamo a questo pensiero. Ho scelto e lotto per mantenere il mio part time, per avere più tempo per me stessa e per la mia famiglia…per pensare con la mia testa, senza essere vittima dei condizionamenti…a volte ci riesco ..a volte no…pazienza…Maghelladicasa

  9. cara Ste, grazie per la tua visita! hai proprio ragione, dobbiamo essre noi, forti, a scegliere a cosa dire sì e a cosa sottrarci. Solo così sapremo essere noi stesse e non un'imitazione, la riuscita, del mondo maschile

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