Attese

Io non sono fatta per le attese.
Per fare un passo alla volta, quello sì. Per tutte quelle attività in cui non puoi forzare i tempi, pure. Perchè se il ragù, quello vero che si scrive ragout, lo fai in meno di 4 ore, non è proprio lo stesso. E quando fai un lavoro manuale devi dare il tempo alle vernici di asciugare, alle colle di far presa. Alle idee di sedimentare e produrre il risultato giusto. Per questo anche quando scrivo, se provo a farlo seriamente, ritorno cento volte sulla stessa frase. Sposto una virgola, cambio un sinonimo. Aspetto di rileggere, per vedere se dopo qualche ora le mie parole hanno un suono diverso. Sperando che prima o poi non mi sembrino così mediocri come sempre – ma quella è un’altra storia.
Ma le attese, quelle no, non sono fatte per me. Quelle mi snervano. Le detesto.
Le file: per carità. Contare i minuti secondi decimi centesimi. Continuare a fissare lo schermo sperando di far scorrere i numeri velocemente con la forza della mente.
I tempi morti: orrore. Quelli che, nell’attesa, non puoi impiegare in nessun modo. L’unico conforto che ho saputo trovare è la lettura, che fedele mi accompagna ovunque. E allora aspetto, senza poter in alcun modo diluirla, quest’attesa. E’ tempo sprecato. Mentre scorre, non produce niente di utile. Eppure il suo scorrere è necessario perchè, finalmente, arrivi il tuo turno. E’ una delle contraddizioni della vita. Che spesso si diverte alle nostre spalle.
Io sto vivendo un tempo morto, adesso. Aspetto.
Aspetto che la malattia migliori. Che mi arrivi quella email. Che il progetto che ho per le mani finalmente si concretizzi. Che la strada prenda una svolta, quella che voglio io.
Ma nel frattempo, devo aspettare. E non fa per me. L’attesa appiattisce le idee, abbatte i pensieri, che rimbalzano per la mente senza riuscire mai a formarsi appieno. Scuote gli animi e li sfibra; esalta i difetti.
Cambia la prospettiva delle cose in un gioco di specchi crudele.  
L’uomo è fatto per azione e riposo; che cos’è dunque l’attesa? Nè l’una nè l’altro, è un qualcosa che è contro la nostra natura.
Insomma, per dirla con gli inglesi: waiting sucks!

5 pensieri riguardo “Attese”

  1. Ciao Cara Giò,questa tua riflessione sull'attesa mi fa preoccupare perchè ho letto la parola malattia.Spero che non sia nulla di grave e ti auguro di ricevere la mail di cui parli al più presto.Io la penso un po' diversamente sull'attesa dunque mi piaceva scriverlo per offrire un altro modo di vedere questo aspetto della vita. Credo che in fondo lo riconosca anche tu, ma l'impazienza che stai vivendo ora ti fa pendere verso altre opinioni.aspettare è odioso certe volte.Però io credo che anche questo momento sia importante nella vita.Ultimamente si corre e si passa da un'azione a un'altra senza un tempo per elaborare quanto ci accade e per farlo sedimentare in noi.Anche i bimbi, vedo i miei nipoti, passano da un'attività a un'altra e appena hanno un minuto di pausa si annoiano, si innervosiscono e non sanno che fare.Credo che l'attesa sia un buon pretesto per stare con noi stessi senza fare nessun altra cosa che quello. Stare con le nostre emozioni, anche le paure e le preoccupazioni relative a quella mail. Queste sensazioni ci danno la misura dell'importanza di certe cose e ci fanno capire quanto ci teniamo. A volte serve anche a prepararci a un cambiamento grande, come per esempio l'attesa di un figlio.Si dice che anche nell'arte l'attesa sia importante.Mentre un film o uno spettacolo teatrale ci impongono già un tempo per essere guardati e giudicati, un'opera d'arte come un quadro o una scultura possono essere guardati per ore o per un secondo. O si può passare dritti senza neanche soffermarci. Scoprire qualcosa in più di quell'opera sta tutto nell'attesa.E questo tempo che stai passando con te stessa sono sicura che ti darà moltissime cose e sarà importante almeno quanto il momento in cui arriverà ciò che attendi, ma forse anche di più perchè più intensa sarà l'attesa più forte sarà il momento di arrivo.Un bacione! Franci Sax

  2. Già, anch'io mi sono preoccupata a leggere "malattia", bisogna che ci spieghi!Quanto all'attesa, la noia non è necessariamente qualcosa di negativo. Anzi, servono dei momenti di "vuoto" per riuscire a creare… vorrei dirlo con parole migliori, ma sono troppo stanca ^^

  3. cara Fra, e cara Mammabook (alla quale un grazie particolare per aver trovato un momento per passare qui da me, in questi giorni che immagino frenetici!), vi sollevo subito dalla preoccupazione relativa alla malattia: ho un problema alla schiena che ogni tanto si risveglia costringendomi a lunghi momenti di quasi immobilità. Niente di grave ma tanto dolore, noia e frustrazione per la mancanza di autonomia.Mi piace molto la tua riflessione sul senso dell'attesa Fra, è la spia del tuo carattere e del tuo modo di porti davanti alle cose. Io per natura sono impaziente, ma col tempo ho imparato a rispettare i tempi laddove vi sono tempi da rispettare. A non leggere i libri a precipizio per assaporarli meglio. A fare il ragù in 4 ore anzichè in 40 minuti. Ci sono certe attese però che non riesco proprio a digerire, quelle che mi sembrano fini a se stesse, alle quali non riesco ad attribuire un'utilità. Probabilmente ce l'hanno e io non riesco a vederla. Probabilmente sono occasioni, per me, per stare sola con me stessa, le mie emozioni e le mie paure, e guardarle in faccia.Un abbraccio ad entrambe e… grazie

  4. @ Mamma che paura: eh già, ho visto sul tuo blog… ma la tua attesa, almeno, è di quelle che portano frutto, e che frutto!Grazie per essere passata, e torna a trovarmi!

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