E-S-T-A-T-E

E’ arrivata l’Estate. 
Ha bussato alla porta, piano piano, e ha detto: hey, è ora di sollevare la testa, guardare il sole e mettere i piedi a bagno. Staccare le albicocche dai rami carichi, affondarci i denti, sentire la polpa morbida come una marmellata. Restare in spiaggia fino a quando il sole è basso, bassissimo, e i gabbiano vengono a beccare le briciole lasciate dalle merende dei bambini. Accendere un barbecue in giardino anche solo per due costolette, sentire il caldo della brace che pizzica le braccia, rinfrescarsi con il the ghiacciato, quello con le foglioline di menta dentro. Passeggiare dopo cena alla ricerca del fresco. 
E’ il momento della leggerezza, dei pensieri che svolazzano come farfalle, è una stagione per vivere come selvaggi, smettere di asciugare i capelli, abbandonare il trucco e portare in giro la faccia con cui ci si è svegliati (bel coraggio da parte mia, eh!). 
Scordare, per quanto possibile pensieri e preoccupazioni. Rimandati a settembre. 
Si può mettere in pausa tutto quello che ci disturba, ci fa soffrire, ci toglie il sonno la notte?
Io vorrei provarci. Me l’ha suggerito l’Estate.
Ha detto di badare di più alle conchiglie e meno ai problemi. Di andare a saltare le onde e con esse passare sopra anche alle scocciature. Di sorridere di più e rimuginare di meno. Di tenermi stretti i ricordi ma senza lasciare che mi turbino. L’ha detto proprio lei. 
Ieri, mentre eravamo al mare. E saltavamo le onde e facevamo polpette di sabbia. 

Un coccodrillo… per un cane

Qualche settimana fa

Hey tu, vecchio guerriero,

te lo ricordi di quando acchiappavi i topi?
E di quando hai “rubato” un micetto appena nato alla gatta che aveva partorito nella legnaia? Lo tenevi tra le labbra, senza stringere… chissà che volevi farne.
E di quando studiavo per l’Università e tu ti sdraiavi in cima allo schienale della poltrona, facendomi da sciarpa, e così passava la giornata, insieme?
E di quando mi seguivi ovunque, perfino in bagno, fissandomi adorante? Te lo ricordi?
E ti ricordi di quando mi hai masticato le matite colorate, e il giorno dopo hai fatto la cacca arcobaleno?
E dei bagni al mare, te ne ricordi? Di quando io mi mettevo la maschera solo per guardare le tue zampe corte, dentro l’acqua, che pedalavano velocissime ed esilaranti? E dei tuffi insieme, dagli scogli di Torre delle Stelle? Son certa che non ti sei dimenticato.
E della pinza, ti ricordi? Non puoi non ricordarti della pinza che facevi coi denti, vecchia tenaglia! Un giorno mi spiegherai perchè ti piaceva tanto masticare le persone…
Ma di quando hai cercato di saltare dentro la culla della nana grande, perchè aveva una settimana di vita e faceva un verso simile ad un miagolio, te ne ricordi? Ho un capello bianco per quello, sai!
E di quando abbiamo preso Lolita, e tu la inseguivi per tutta la casa terrorizzandola, non ti sarai mica dimenticato?! L’avresti detto che sareste diventati inseparabili e avreste dormito insieme, acciambellati in un groviglio di zampe e code e orecchie, fino all’ultimo giorno?
Lo so che non te ne sei dimenticato… vecchio guerriero scorbutico. Perchè quando lei è andata via per sempre, tu hai continuato ad aspettarla. Ogni giorno. Fino a che non hai deciso di raggiungerla.
Stavi pensando a lei ieri, mentre il liquido bianco scorreva nella cannula e i tuoi muscoli, finalmente, si rilassavano dopo una settimana di spasmi?
E mi hai visto mentre ti guardavo negli occhi e ti ringraziavo per questi 12 anni insieme? Hai sentito la mia mano che ti accarezzava, mentre il tuo cuore batteva sempre più piano, fino a quando il veterinario ti ha salutato con un “ciao, campione”? 
Perchè io c’ero. Ieri, e in tutti gli altri momenti.

Grazie, amico scorbutico.

Tutti insieme, inizi del 2009

Viva la mia famiglia

Sabato 2 giugno la classe della nana grande ha organizzato una gita-festa di fine anno per tutti i bambini e i loro genitori. Siamo stati ospitati nel parco di proprietà della famiglia di un compagnetto, dove i bambini hanno potuto scorrazzare liberamente in un ettaro e mezzo di macchia mediterranea curatissima e attrezzata con giochi, fontane, gazebo… un paradiso a misura di bambino.
Durante la giornata, battezzata dalla maestra “Viva la mia famiglia” ogni nucleo familiare si è esibito in un piccolo spettacolo che coinvolgesse grandi e piccini: una mamma ha ballato la Zumba con il suo bambino, un’altra famiglia ha mostrato le prese e le cadute dello judo, ci sono stati spettacoli di magia e barzellette… ed è stato bellissimo! Il merito va indubbiamente alla maestra che ha avuto la voglia e l’energia di organizzare questo evento che ha aiutato a cementare i rapporti tra genitori e figli e tra i genitori dei diversi bambini, e la mia gratitudine verso di lei non sarà mai abbastanza, non solo per quella singola giornata ma per tutto ciò che sta facendo nel suo lavoro quotidiano: evviva maestra Manu! 
Ecco un momento della giornata:
da questa prospettiva il mondo è tutta un’altra cosa!

La nostra famiglia ha pensato di comporre una poesia semiseria, da recitare tutti insieme, che spiegasse agli altri come siamo: disordinati, distratti, disorganizzati, ma profondamente allegri e scanzonati! E nella poesia, che abbiamo dovuto anche tagliare per non tediare il pubblico con un testo troppo lungo, non poteva mancare la nostra amatissima Mela che, placida e tollerante come solo lei sa essere, ci osserva perplessa di fronte a tanta agitazione. 
Legenda – ogni colore corrisponde alla parte di un diverso membro della famiglia: arancio=papà; azzurro=mamma; viola=nana grande; fuxia=nana piccola
I matti di via ****atti
Nella casa in via ****atti
ne succedono da matti:
quel gruppetto è sì campione,
ma nel fare confusione!
Con
i tacchi rumorosi
sveglio
i bimbi sonnacchiosi:
son
le 7 di mattina,
svegliati,
mia bambolina!
Me
lo fai un bel lattuccio,
che
mi manca tanto il ciuccio?
Dove
ho messo il cellulare?
Non
lo posso più trovare.
Sarà
lì, sopra i fornelli,
proprio
insieme ai pennarelli!
Son
le otto meno venti:
*******,
lava i denti!
Colazione
già finita,
la
polenta oggi è *******!
Su,
coraggio, il tempo vola,
si
fa tardi per la scuola!
Si
presentano alla porta:
la
camicia tutta storta,
due
calzini scompagnati,
i
capelli spettinati…
Ho
scordato la merenda!
Sarà
bene che la prenda!!
L’hai
pagata tu la retta?
L’ho
scordata, che disdetta!
Ma
che bella figurina,
chi
la sente ora la Gina?
E
la borsa? Lo zainetto?
Li
ho lasciati sotto il letto!
Che
dirà maestra Eliana
quando
suona la campana?
Ecco
Mela, principessa,
che
ci guarda assai perplessa;
con
le zampe accavallate
e
le orecchie pettinate
si
domanda preoccupata:
che
famiglia mi ha adottata?