Capodanno

Autunno è un set di matite perfettamente allineate, tutte di uguale lunghezza ma ancora per poco, prima che i rossi e i gialli e gli azzurri diventino irrimediabilmente più corti ogni ora che passa, tra piccole mani che disegnano grandi scenari. E’ odore di quaderni e libri nuovi di zecca, di nuovi sport da provare, di buoni propositi su come saremo, su quello che faremo. Su chi vorremo essere in questo nuovo anno che si avvicina.
Per questo, per me l’inizio dell’autunno è come capodanno.
Lo dico ogni settembre e l’ho fatto anche un anno fa, quando ho creato questo blog. Perchè è alla fine di settembre, quando il tempo inizia impercettibilmente a cambiare, dandoci parziale tregua dall’afa, quando si respira un’aria di nuovo, di infinite e illimitate possibilità, che in me irrompe la voglia di fare progetti e inizio a compilare liste. E inevitabilmente, queste liste diventano sempre più lunghe, arricchite da mille idee, alcune delle quali bislacche e irrealizzabili, che sembrano prodursi nella mia mente per generazione spontanea.

Ecco, allora, i miei progetti per questo capodanno autunnale.

  • sistemare due nuove mensole della cucina dipingendole e utilizzandole per i barattoli in cui ripongo farine, cereali, zucchero etc;
  • preparare in largo anticipo le nuove decorazioni natalizie, i biglietti, e le carte, per non dover correre all’ultimo istante;
  • riorganizzare completamente la dispensa di cucina;
  • razionalizzare gli spazi contenitore in camera delle nane;
  • fare nuove tende e nuovo copriletto per la mia camera da letto;
  • trovare e restaurare una vecchia dispensa per la sala da pranzo (speriamo che mio marito non legga questa lista!);
  • vendere la mia preziosa scrivania antica e trovare un tavolino più piccolo e adatto ai nostri spazi;
  • riprendere a lavorare a maglia con l’aiuto di qualche amica compiacente che mi aiuti a ricordare come si fa;
  • provare una nuova ricetta ogni settimana;
  • riprendere le lezioni di Pilates, indispensabile per il benessere della mia schiena;
  • uscire da sola con mio marito almeno una sera al mese;
  • trovare più tempo per vedere le amiche, almeno una volta a settimana;
  • sperare, in tutto questo, che mi regga il sistema nervoso.

Dite che esagero? Questa è una minima parte delle cose che vorrei fare…e che ho già iniziato a fare.
Come un giocoliere tenterò di tenere in aria quante più clavette possibile, disegnando per me, per noi, un autunno caldo e produttivo. Questo autunno è un foglio bianco davanti a me, che aspetta solo di essere riempito di sogni.

Di mammità e scorrere del tempo

Ieri la nana grande ha perso il dente n.6. Quando sono andata a prenderla a scuola mi è corsa incontro scoprendo la gengiva come un cane che ringhia, affinchè vedessi la nuova finestrella già dall’ingresso del cortile della scuola. Stringerla forte a me, assaporando la sua felicità per questo nuovo “traguardo”, e guardare il suo aspetto che cambia di giorno in giorno, mi ha suscitato un mare di emozioni.
Il tempo gioca brutti scherzi: un giorno scorre veloce, un altro non passa mai.
Quando guardo le mie figlie, ultimamente mi sembra che il tempo stia volando troppo in fretta, che stiano diventando troppo, troppo grandi, tutto in una volta.
La nana grande che cambia i denti e vuole una festa di compleanno Heavy Metal (ma che sia tutta nera e fuxia, con teschi e fulmini e cuori con le ali!), e oggi va a giocare dalla sua amica che ha 12 anni e mi ha lasciato il suo numero di cellulare per contattarle.
La nana piccola e i suoi discorsi “maturi”. Il suo voler stare al passo, la sua memoria per le parole in inglese, il suo conclamato senso del ritmo.

Ieri erano due fagottini bisognosi di cure, due creature indifese da tenere tra le braccia, oggi sembrano gridare: Hey, siamo pronte per andare per il mondo!
Il tempo sta correndo come un treno, e  i lunghissimi giorni dei primi anni di vita, quando le ore parevano non passare mai tra una poppata e l’ennesimo cambio di panno, sono un ricordo sopraffatto dal vortice della crescita, dai libri di scuola con il numero 3 sopra, dalle scarpe che non stanno più, dai pigiama party dai cugini.
Dal sempre maggior raziocinio e senso critico. Ma chi gliel’ha insegnato??
E’ solo quando piangono per la riga del calzino storta, per una bambola che non si trova,  che riesco a vederle ancora, e sempre, come due bambine. Piccole.
E’ quando si accoccolano su di me alla sera, litigandosi il posto migliore (le ginocchia pare non siano molto comode, il petto invece sì), che so che hanno ancora bisogno di me.
Perchè per partire alla scoperta del mondo bisogna sapere che c’è un porto al quale poter tornare in qualunque momento, quando il viaggio si fa faticoso e le ombre della sera mettono paura.

Missione Compiti

Ricomincia la scuola, e come ogni anno ricomincia l’annosa questione compiti.
Alzi la mano chi non ha desiderato, almeno una volta, che i compiti a casa non esistessero. Adesso chi non ha perso la pazienza con il piccolo studente, almeno una volta. Chi non ha avuto la tentazione di dire: dai, lascia perdere, sono già le 19… ti scrivo una giustificazione. Almeno una volta.
Esasperato da un pomeriggio trascorso a ripetere: non distrarti, non interrompere l’esercizio, guarda che qui hai scritto male… e tutto il rosario di preghiere che le pazienti mamme snocciolano ai figli every bloody afternoon!
Tempo fa ho ricevuto in regalo questo libro, Missione compiti, di Gianluca Daffi, acutamente sottotitolato “Manuale di sopravvivenza per genitori”.
Leggendolo ho scoperto che nell’approccio ai compiti della nana grande facevo alcuni errori, e correggendoli ho trovato subito un grande beneficio.

Dall’organizzazione fisica dello spazio in cui si svolgono i compiti (ad es. il tavolo di cucina…mezzo sparecchiato), a quella operativa (come si legge il testo di un esercizio e come si comprende qual è il suo scopo?), ai consigli su come superare le più comuni difficoltà di apprendimento, tutti dispensati in chiave pratica, con un occhio a qualche “trucco del mestiere” per convincere i nostri figli a fare i compiti con autonomia e senza disperarsi.
Un libro utile, che ha come unica pecca di essere scritto in uno stile un po’ pesante che non aiuta la lettura notturna ma che, sfrondato dalle citazioni dotte, aiuta davvero i genitori ad orientarsi nelle ore del dopo scuola.

E voi, come vi rapportate ai compiti dei vostri figli? Come sempre, trucchi e consigli sono bene accetti!

Routine per il rientro a scuola

La prossima settimana le nanette riprenderanno la scuola, e in questi giorni stiamo elaborando quella che sarà la nuova routine del mattino. Obbiettivo: smussare il più possibile gli spigoli contro cui inesorabilmente sbattiamo ogni mattina.
Visto che, come ormai tutti ben sanno, siamo una famiglia cronicamente disorganizzata, in ritardo, che si ricorda di cose fondamentali all’ultimo secondo, il rispetto della routine del mattino è fondamentale per evitare di arrivare a scuola sempre in ritardo, con la metà dei materiali necessari, le scarpe scompagnate e così via.
Abbiamo capito che la routine del mattino, per essere efficace, inizia… la sera prima.
Sì perchè ci sono alcune operazioni che, se non le facciamo la notte, prima di andare a letto… mamma mia! La mattina dopo diventano quasi insormontabili.
Ad esempio, preparare i vestiti in anticipo. Risultato: un risparmio di tempo che va dai 30 secondi ai 10 minuti, a seconda della lunghezza della polemica che accompagna la scelta. Io cerco di assecondare il più possibile le inclinazioni naniche ma a volte… proprio non si può. Sandali in inverno, collant di cotone a giugno, abbinamenti improbabili tra righe rosa e quadri arancio…la contrattazione sull’abbigliamento scolastico, a dispetto del grembiule che tutto copre, può essere davvero infinita. Meglio, allora, affrontarla quando non si è di fretta. Banale, quasi scontato, ma le poche volte che l’ho scordato è stata una tragedia.
Lo dico a voi quindi per dirlo a me stessa.
E la preparazione in anticipo dello zainetto, dove la vogliamo mettere? Perchè misteriosamente, quando la mattina sei di fretta ed hai i minuti contati, i quaderni sembrano inesorabilmente andare a nascondersi sotto il letto, dietro ai divani, le gomme da cancellare sono state usate come giocattolo dal gatto, e chissà dove sono finite rotolando. Tutto vero…tenete conto che la pagella della nana grande, da conservare come cimelio, è stata inesorabilmente rosicchiata in un angolo! La magistratura ha avviato un’indagine per scoprire se il colpevole sia il cane o il gatto. Io propendo per il gatto, ma si sa che si è innocenti fino a prova contraria…
Il primo step della mattina sarà purtroppo quello di portare la sveglia indietro. Sono un tipo mattiniero, ma confesso che puntarla prima delle 7 cozza contro una mia barriera mentale. Hey, stiamo parlando delle 6, accidenti!
Il sacrificio però viene ripagato dal fatto di essere pronta per prima, e poter svegliare le fanciulle con largo anticipo sull’orario in cui dobbiamo uscire di casa (ore 8). Ho constatato infatti che lasciarle dormire più a lungo per poi doverle sollecitare in continuazione a prepararsi più velocemente è controproducente, e porta solo al nervoso generale. Meglio alzarsi prima e far le cose con calma.

Colazione: altro tasto dolente. Se la nana piccola beve serenamente il suo latte, la nana grande al risveglio digiunerebbe volentieri, per poi morire di fame intorno alle 9. Abbiamo discusso su come risolvere il problema, concordando una serie di menù diversi da alternare al mattino, in modo che l’effetto novità contribuisca a risvegliare l’appetito. Cereali, yogurt da bere, toast dolci o salati, frutta e pane saranno gli amici che accorreranno in nostro aiuto.
Usciti dal tunnel del sonno e del digiuno, lavarsi e acchiappare i vestiti pronti sarà un attimo, e in men che non si dica saremo fuori della porta. O almeno lo spero.
E voi che routine avete la mattina? Avete qualche trucco salva-vita da consigliarmi?

Concretezza

Qualche giorno fa sono stata bacchettata da un lettore, in posta privata, per aver negletto il mio piccolo spazio virtuale.
Ho forse esaurito gli argomenti? Ho forse smesso di realizzare piccoli grandi progetti da mostrarvi? Di mettere in gioco la mia mammità e farmi le quotidiane sei-settemila domande? Niente affatto!
E’ solo che in questo momento sento il bisogno di meno vita virtuale e più vita reale.
Di concretezza. Di concentrarmi sulle priorità che la vita mi sta mettendo davanti.
Di prenderle in mano e farne quello che voglio io, o almeno provarci, a mettere insieme i pezzi di questo puzzle che no, proprio non vuole saperne di uscire con la stessa figura che c’è sulla scatola.
Non ho smesso di leggere quei blog e quei siti che per me sono fonte di ispirazione e di incoraggiamento nei momenti più difficili. E sono incapace di smettere di scrivere: è la mia droga. La mia salvezza quando penso di essere sull’orlo di un burrone.
Ma in questi mesi estivi che ora volgono al termine ho avuto bisogno di incanalare tutte le mie energie sul quotidiano, lavorando come una formichina per realizzare il quadro che ho in mente, e che a volte mi fa disperare. 
Perchè non posso che ammettere che queste estati, una dopo l’altra, non sono esattamente quelle che vorrei offrire alle nanette. E le nane… ah, le nane! Loro lo sanno che io la penso così. Che detesto queste estati disorganizzate e sbilenche, fatte di risvegli troppo mattinieri per essere estivi, di aria condizionata, di piscine di gomma. Di ripieghi.
Estati ingiuste e amare che ti mettono davanti a quello che sei ed hai e ti fanno arrabbiare. 
Arrabbiare così tanto da abbatterti, per poi farti maturare la consapevolezza che non sarà sempre così. Non potrà esserlo. Le cose cambieranno e dovranno cambiare.
Sarà un autunno arrabbiato, costruttivamente arrabbiato.
Forse in questo frattempo latiterò un po’ in questa pagina virtuale, ma sappiate che sarò al lavoro.