Ho scoperto

Ho scoperto:
che la casa addobbata per Natale mi piace un sacco,
ma va bene anche se non tutti gli addobbi sono stati fatti con le mie manine sante;
che fare dei perfetti biscotti a forma di renna di Babbo Natale mi riempie di orgoglio,
ma mi piace di più quando li tagliano le nane, tutti storti.
Ho scoperto:
che si può arrivare al 12 dicembre senza aver comprato tutti i regali da almeno un mese,
e non è la fine del mondo.
Ho scoperto:
che se si aggiungono due invitati alla cena della Vigilia, e stiamo stretti nel tavolo,
però mangiamo più allegri;
che se le tagliatelle non le faccio io ma il sig. Giovanni Rana va bene uguale;
che il mio albero di Natale è bellissimo,
anche quando la gatta me lo smonta pezzo per pezzo.
Ho scoperto che non riesco a fare tutto.
Ho scoperto anche che alcune cose mi vengon bene, e altre meno.
Che a volte sono stanca,
altre sono nervosa.
Altre ancora, invece, semplicemente non mi va.
E non ho intenzione di mettermi in competizione con nessuno per fare vedere che la mia casa è più bella, più cozy, il mio menù natalizio più perfetto e i regali tutti intelligenti, azzeccati ed ecologici, se poi per fare tutto così bene devo innervosirmi con le mie nanette perchè esagero nel riempire la mia giornata. Preferisco sedermi a fare una partita a memory e lasciare una pila di calzini da appaiare.
Ho scoperto che sono moooolto imperfetta, e che va benissimo così.

Questo post lo dedico a tutte le amiche, reali e virtuali, che sentono il Natale come una prova severissima della loro bravura come mamme e padrone di casa, e finiscono per sentirsi inadeguate perchè non riescono a fare tutto ciò che vorrebbero.
Mollate pacchi e fiocchetti, fate una lista di priorità e ricordatevi di mettere, in cima alla lista, lo stare insieme in serenità: non c’è niente di più importante per rendere il vostro Natale speciale.

Relax, and enjoy imperfection

Hotel Transylvania e riflessioni serie

Ieri io e la nana grande siamo andate al cinema a vedere Hotel Transylvania. Le avevo promesso da tempo di fare qualcosa insieme solo io e lei, per assaporare la compagnia reciproca senza dovermi dividere tra le esigenze di una treenne e quelle, ormai ben diverse, di una settenne. 
Eh sì, perchè adesso le bambine, pardon, le ragazzine di sette anni sono adolescenti. Ah, non lo sapevate? Beh, adesso lo sapete: questa fase ha un nome, coniato da fior di psicologi ed educatori, che è “prima adolescenza”. E, come la seconda, è difficile, difficilissima per chi sta dalla parte del genitore.
Perchè le settenni vogliono l’autonomia ma non sanno farsi le treccine, si truccano gli occhi di azzurro metallizzato per andare ad una pizzata di missionari domenicani (no, non scherzo, mi è successo due giorni fa!) e si lamentano quando le spedisci di corsa a lavarsi la faccia, corrono a chiudersi in camera e sbattono la porta quando dici loro di riordinare la camera ma poi vogliono il bacio della buonanotte, portano la maglietta coi teschi glitterati e dicono di essere fidanzate col papà.
La mia settenne mi fa impazzire a volte, è testarda e si fa ripetere le cose mille volte prima di farle, ammesso che alla millesima le faccia. Mi dice che odia le regole della nostra casa e vorrebbe dei genitori diversi, ma poi le vengono i sensi di colpa e mi scrive le lettere d’amore. 
ph. courtesy http://www.flickr.com/photos/ukke_photo
La verità è che sta affacciandosi al mondo, e questo mi terrorizza. Vorrei poterla proteggere da ogni bruttura, farle sentire sempre che ci sono, che risolverò ogni problema e che la farò essere al sicuro e felice, ma so bene che così tarperei le sue ali. Perchè è giusto che qualche volta inizi a mettermi all’angolo, è giusto che esprima la sua personalità a 360 gradi e conquisti, giorno dopo giorno, la sua autonomia, ma farsi da parte per un genitore è doloroso, perchè si teme che un figlio possa farsi male.
Ecco, io ieri mi sono rivista nel povero Conte Dracula, terrorizzato all’idea che gli umani possano fare del male alla sua giovane figlia Mavis, neo centodiciottenne che vorrebbe partire alla scoperta del mondo. E pur di proteggerla cerca di tenerla accanto a sè in ogni momento, prospettandole mille pericoli se si mischierà con i non-mostri. 

Con il Conte ho sofferto, ho temuto e ho riso, mentre la nana grande mi teneva la mano perchè alcune scene “facevano paura” e si identificava con Mavis, condividendone l’ansia di autonomia.
Bene, da domani chiamatemi pure Drac!