Le paure dei bambini. Superare i propri limiti e confrontarsi con se stessi

Ore 18 di un afoso pomeriggio cagliaritano; cielo coperto, nane scalmanate. Il mare è off limits e si opta per un parco attrezzato dove è possibile effettuare dei percorsi didattico sensoriali, nella speranza di incanalare le straripanti energie delle suddette nane in qualcosa di costruttivo. La grande, sette anni, si cimenta subito nel labirinto e nei percorsi sospesi che, ad un paio di metri da terra, impongono di camminare su basi mobili di vario tipo, dai tronchetti al filo d’acciaio. Naturalmente dotati di imbragatura e caschetto protettivo, ma l’emozione di essere sospesi e di rischiare ogni momento di perdere l’equilibrio è ineliminabile. La titolare del parco mi racconta che anche molti adulti affrontano il percorso sospeso con paura, pur sapendo, razionalmente, che se gli scivolerà un piede resteranno mollemente appesi come salami in cantina. Mi dice anche che molti adulti vivono con ansia i momenti in cui i propri figli sono lì in alto, anche se sono equipaggiati come rocciatori in miniatura e che tirano vistosi sospiri di sollievo quando il percorso giunge al termine. A volte l’ansia è tale che il percorso viene interrotto a metà perchè qualche bambino si spaventa tanto da essere incapace di andare avanti o indietro, e allora si sgancia il moschettone che assicura il rocciatore al cavo di sicurezza, e via giù, attraverso la lunga scala opportunamente lasciata di fianco al percorso (ecco a cosa serviva!). A toccare la terraferma e a baciarla. Le mie nane sono sempre state parecchio spericolate, e infatti la settenne supera il primo giro del percorso senza nessun problema, attenta alle istruzioni della coach e divertita per i diversi tipi di difficoltà che deve affrontare. Si lascia perfino cadere per vedere com’è rimanere appesi. Seguono il giro n. 2 e n. 3, perchè ci ha preso gusto. 
Le dolenti note iniziano con la nana n. 2, quattro anni di bassezza. Un metro tondo tondo. Troppo poco per arrivare bene ai cavi d’acciaio di sostegno, quelli che nei tratti più difficili del percorso passano sopra la tua testa e ti consentono di non perdere l’equilibrio. Se li afferri saldamente. Ma lei non arriva nemmeno a sfiorarli. Quindi ha paura, e inizia a piangere. Vuole scendere, ma la coach mi dice che fisicamente ce la può fare, se si regge all’imbragatura agganciata ai cavi, anzichè protendere le mani verso l’alto. Altrimenti può sempre aprire il moschettone e farla volare tra le mie braccia, al sicuro. In un secondo mi passano per la testa diversi pensieri: perchè insistere se ha paura? Gli altri genitori guardano e qualcuno mormora un “poverina”.
E’ il papà della bambina che aveva paura di attraversare il labirinto, e allora semplicemente hanno desistito. Andranno via senza che la bambina abbia affrontato nè quello nè il percorso sospeso. E subito dopo un altro pensiero prende il sopravvento: io non voglio che mia figlia rinunci, che di fronte ad una paura faccia marcia indietro. Oggi è per una scemenza, domani ricalcherà queste orme nelle cose importanti davvero. Voglio che si renda conto che le sue possibilità sono illimitate, che con la determinazione può raggiungere tutti i risultati che vuole. Ma non voglio essere nemmeno una di quelle madri che gli inglesi chiamano “pushy”, perché letteralmente spingono i figli sempre oltre, sottoponendoli fin da piccoli alle ansie da prestazione.
Vorrei solo che fosse lei per prima a credere in se stessa. 
Ascolta – le dico – se vuoi scendere possiamo farti scendere anche subito, non è un obbligo completare il percorso e non dobbiamo dimostrare a nessuno quanto siamo bravi, non ce ne importa niente. Ma tu PUOI farlo, tu sei bravissima, e forte e coraggiosa, e se provi almeno ad andare avanti un pezzetto, vedrai che sei in grado di farlo. E quando te ne accorgerai, vorrai farlo tutto.
Passano 30 secondi, qualche genitore commenta in sottofondo, non sento le parole ma già lo so che mi hanno etichettata come la madre snaturata che forza sua figlia a fare cose di cui ha paura per il suo orgoglio personale. Pazienza.
Ed ecco che la mia nanetta, un metro esatto di orgoglio, si erge in tutta la sua bassezza e sceglie di affrontare, e vincere, le sue paure. 
Il percorso sospeso viene concluso con rabbiosa determinazione, con un’espressione concentrata che mi tocca profondamente il cuore: percepisco la sua lotta interiore, e sono con lei.
Lei che finisce con un sorriso da un orecchio all’altro, che si sente forte e coraggiosa, proprio come le ho detto io. Ha vinto, contro se stessa e le sue paure, ha spostato l’asticella dei propri limiti un pochino più in alto.
Non so se ho fatto bene o male ad incoraggiarla a superarsi, ma ho pensato che io non voglio essere una mamma che frena, che suggerisce al proprio figlio quali sono i suoi limiti. Quando il papà dell’altra bambina, guardando il percorso sospeso le ha detto “no, questo è per bambini grandi, tu non puoi farlo”, ho pensato che fosse profondamente sbagliato il modo in cui lui stava scegliendo per lei il punto oltre il quale lei non poteva andare. Io vorrei che nell’ambito di ciò che è sicuro per loro (come lo era quella situazione, anche per i nani di mt 1 di statura) fossero loro stessi a mettersi alla prova e scoprire quali sono i propri limiti. Spesso tendiamo a sottovalutare le risorse dei nostri figli, con l’intento di proteggerli dal farsi male o anche semplicemente dalle delusioni, e impediamo loro di confrontarsi con le proprie emozioni, di masticarle e digerirle. Di crescere. E’ bello vedere invece che, con un po’ di spazio a loro disposizione per scegliere, sono capaci di sorprenderci e mostrarci quanto sono bravi. E forti, e coraggiosi.   

5 pensieri riguardo “Le paure dei bambini. Superare i propri limiti e confrontarsi con se stessi”

  1. E io sono d'accordo con te. E' pieno di bambini (e non per insistere, soprattutto bambine, vero?) pene di paure indotte, limiti eterofissati, cose "adatte" e cose "inadatte" che riguardano quasi sempre la sfera fisica, corporea, che invece va allegramente assecondata. Ma le paure, tutte, hanno quel meccanismo lì, di attrazione repulsione, desiderio di superamento e naturale ricerca di oltrepassare il limite, perchè fatti non fummo a esser come bruti… Un genitore deve aiutare il proprio figlio a farcela, non a rinunciare. Mi è capitato di non riuscire a aiutare P. a superare una sua paura (simile, doveva e voleva fare una piccola parete rocciosa, con imbragature e appoggi sicuri, e altri bambini come lui) e il suo sconforto e la sua espressione delusa – con se stesso, nonostante tutte le nostre assicurazioni che non doveva dimostrare nulla a nessuno – per non essere riuscito a farlo non le dimentico, al pari della faccia di soddisfazione e felicità pura di quando ha fatto con convinzione altre temute e bellissime avventure. Per non parlare di quando, addiruttura, si inventano per il proprio figlio paure che non ha: animali, sconosciuti, salti troppo alti, tuffi, il buio, per cui si lasciano lucette accese per illuminare fantasmi propri e indicarli lì, proprio dove i bambini non li vedono.

  2. La gente e' sempre pronta a giudicare e commentare, stai certa che l'avrebbero fatto anche se le avessi consigliato di smettere "ecco vedi, una madre snaturata che non sprona la figlia", così avrebbero detto, perché criticare gli altri, ci fa sentire migliori. Tu hai fatto ciò che sentivi giusto per lei, nessuno meglio di te la conosce e se le hai detto di andare avanti e' perché sapevi che poteva farlo e che forse voleva farlo, ma aspettava qualcuno che in quel senso la rassicurasse. Hai vinto tu e ha vinto lei.

  3. Hai fatto bene a lasciar scegliere lei. Chissà perché la gente ci giudica sempre male se lasciamo i bambini liberi di provare giochi un po' più da grandi… sinceramente, ho imparato ad infischiarmene, credo che alla lunga imparare ad avere il coraggio di provare sia una grandissima risorsa.

  4. @Eli, mi piace molto questa condivisione di opinioni nonostante io abbia figlie femmine e tu maschietti… è vero, la questione riguarda soprattutto le bambine quando si tratta di attività di tipo fisico, ed è un fatto molto triste. Ripensando alla mia infanzia trascorsa in cortile in mezzo ad una banda di monelli, ricordo che mi arrampicavo sugli alberi, giocavo a pallone, andavo in bici e sui pattini esattamente come i maschi del gruppo!@Mammapiky e @Silvia: è vero, c'è sempre chi ha da ridire qualcosa, anche se a volte è davvero difficile astenersi dal rispondere per le rime! io ho agito secondo coscienza, e il sorriso di mia figlia mi ha detto che ho agito bene, quella sera, al rientro dal parco, era galvanizzata! @Andrea: pensavo più ai pirana… 😛

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