10 agosto: la notte di zio Ian

Era il tempo in cui la Sardegna era devastata dalla guerra. La portaerei del Mediterraneo, la definivano; un nome altisonante che indicare quella posizione al centro del Mare Nostrum, strategica per il conflitto, che si era convertita per l’isola in una campana a morto. Cagliari si era svuotata, martoriata dalle bombe, e chi poteva si era rifugiato nei più sicuri paesi dell’interno, o anche oltremare. Poi erano sbarcati gli Inglesi, gli Alleati, e la gente si domandava confusa di chi fossero alleati. Non erano forse quelli che, fino al giorno prima, erano i nostri peggiori nemici? Non erano forse loro ad avere sganciato le bombe? Perché adesso venivano a portare provviste alla popolazione stremata, a spostare macerie, a ricostruire strade?
Tra loro vi era un giovane ufficiale, Ian Cartwright Lucas: 1 mt e 95 di magrezza bruciata dal sole, i capelli castani resi biondi dalla permanenza nel deserto africano, due limpidi occhi azzurri che raccontavano le fatiche della guerra e l’orgoglio di aver volato con la RAF, rendendo grande il suo Paese. Aveva con sé un piccolo album fotografico con le stampe 5×5 cm, e ogni tanto lo toglieva dal taschino e lo sfogliava. – This died in the war – diceva puntando il dito verso un giovane dall’ampio sorriso, ritratto accanto ad uno Spitfire. – this one too- aggiungeva poi indicandone un altro, e un altro ancora. Era l’album di coloro che erano stati suoi compagni di viaggio in quella guerra, e di quel gruppo lui era l’unico superstite. Per questo, nell’ultimo bombardamento, il suo animo gentile aveva pianto per tutti coloro che cadevano sotto le bombe.

 

Ian non capiva l’italiano, così come i suoi commilitoni; per questo, il gruppo di ufficiali inglesi di stanza a Cagliari aveva richiesto il supporto di un interprete per destreggiarsi nei rapporti con la popolazione. Gli avevano mandato una ragazza di vent’anni, Bruna di nome e di fatto, piccola e formosa, due occhi birichini assetati di vita. Per Ian era stato un colpo di fulmine: la voleva. Quando la furia della guerra cessò e gli animi si furono calmati, Ian ripartì per Brighton e poi tornò in Sardegna con un prezioso anello di famiglia, con un diamante così grande da coprire tutta la falange della piccola mano di lei. Ian e Bruna si sposarono nel santuario di N.S. di Bonaria il 30 marzo del 1946, e poi partirono per la loro vita insieme, in Inghilterra. Nella loro casa si conobbero  i miei genitori trent’anni dopo, nella loro casa abbiamo passato le estati della nostra infanzia, intessute di meravigliosi ricordi. Nella loro casa ho portato mio marito ancora un’ultima volta, con le lacrime agli occhi, prima che venisse venduta. In tutta la sua lunga vita, l’ufficiale della Royal Air Force Ian Cartwright Lucas, che da civile faceva l’avvocato nella city, è stato per me un esempio di integrità morale, passione per la vita e amore coniugale. Per molti e molti anni infatti assistette la moglie malata, senza mai lamentarsi e con il sorriso sulle labbra, innamorato come il primo giorno, e poi se ne andò lui per primo, dopo aver predisposto tutto affinché lei non restasse sola. Era la sera del mio venticinquesimo compleanno. Aveva chiamato a casa per farmi gli auguri e io, purtroppo, ero uscita a cena per festeggiare: sarebbe stata l’ultima occasione per sentire la sua voce affettuosa.  Non ho mai smesso di rammaricarmi di averla persa. Ian era nato il 10 agosto, un giorno perfetto per una persona speciale come lui; per questo per me questa data  è diventata la notte di zio Ian, e ogni 10 agosto alzo gli occhi alla volta stellata per cercare la stella cadente più bella: è il suo saluto per me.

3 pensieri riguardo “10 agosto: la notte di zio Ian”

  1. Ciao Tiziana, grazie mille per le tue belle parole, passerò senz'altro da te ma essendo anche io una blogger dilettante dubito che potrò darti utili consigli! un abbraccio, buona domenica

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