A che età è giusto mandare i bambini a scuola?

A che età è giusto mandare i bambini a scuola? Questa domanda penso di essermela ripetuta, nell’ultimo anno, almeno mille volte. Perchè le mia nane sono sempre state abbastanza precoci, e avendo una mamma che lavora hanno conosciuto l’asilo ben prima dell’anno di età. Perchè io sono entrata a scuola a cinque anni, come mio marito, mio fratello, i miei cognati, e perfino mio padre e mia nonna. Quindi, l’idea di un bambino che entri a scuola senza aver compiuto i sei anni regolamentari non mi è mai sembrata troppo strana. Io non ho avuto particolari traumi derivanti dall’essere la più piccola della classe, anzi me ne sono sempre fatta un vezzo.
L’unico piccolo dettaglio è che le mie fanciulle nacquero rispettivamente in novembre e dicembre. Beh, perfetto, direte voi: le mandi a cinque anni, e dopo poco ne compiono sei!
Eh no, non è proprio così, perchè le fanciulle in questione, che di carattere ne hanno parecchio, il quinto anno di asilo proprio non se lo volevano fare. E io a dir loro che sarebbero state le più grandi della classe, che avrebbero spiegato le cose ai compagnetti più piccoli, che la scuola è anche compiti e costanza, non solo quaderni profumati di nuovo. A gran voce, prima la nana n. 1 nel 2010, poi la n.2 quest’anno, hanno chiesto di essere mandate a scuola a quasi cinque anni.

Non ricordo altre decisioni, nella mia breve vita di mamma, così tormentate per me. Io sono quella che prima di prendere una qualsiasi decisione riguardante le sue figlie si compra due-tre libri sul tema, possibilmente con approcci opposti, consulta un forum di mamme su internet e fa un’inchiesta presso tutto il parentado, ricordate? Quindi immaginate il mio stato d’animo davanti ad una scelta di questo tipo… mancava solo che scrivessi a Papa Francesco per conoscere la sua opinione in merito (chissà, magari mi avrebbe risposto!). E sì, nel caso ve lo stiate chiedendo, l’opinione dello psichiatra infantile è una voce che ho depennato dalla lista. Cèlo. Ha dato l’ok, anche se un angolino remoto del mio io sperava che insorgesse contro questa balzana idea.
In questa ricerca di un principio guida in base al quale orientare la scelta ho ricevuto anche un sacco di opinioni non richieste, ai miei occhi prive di fondamento. Ovvero: il prossimo che mi dice “ma poveriiiiina, le togli un anno di giocoooo!” con vocetta querula che esprime profonda disapprovazione, come se fossi una mamma-mostro, lo picchio. Giuro, non credo di potermi esimere dal dargli una sberla. Un’altra forma di disapprovazione si è manifestata con le varie domande che, con parafrasi diverse, chiedevano tutte la stessa cosa: “credete di avere in casa un piccolo genio? cosa dovete dimostrare a chi?”.
Ma insomma, dico io, stiamo parlando di iniziare un percorso scolastico, o di andare a sminare i campi?
Che poi, a voler rovesciare l’impostazione, non stiamo rubando loro un anno di gioco, semmai regalando loro un anno, dopo la maturità, per farsi il giro del mondo e decidere con calma se e dove iscriversi all’università. Per dirne una.
Certo, la scuola comporta maggiore responsabilizzazione dei bambini, lo sviluppo di una certa dose di auto-organizzazione, la capacità di mantenere la concentrazione per un tempo più lungo di quello normalmente richiesto dalle attività proposte alla scuola materna. E’ ovvio che il passaggio alla scuola elementare sia un grande salto, e se mal gestito può lasciare dei piccoli traumi capaci di compromettere tutta la carriera scolastica di un bambino. Ho la convinzione che se uno parte male è destinato a continuare peggio, e io vorrei evitare alle mie figlie questa tortura, perché ho avuto la fortuna di una scuola elementare meravigliosa, che mi ha segnato positivamente fino alla conclusione, nel 2007, del mio dottorato di ricerca. E’ grazie alla mia maestra, o forse per colpa sua, che sono diventata una sgobbona!

Quindi il problema che mi sono posta è stato più che altro relativo alla maturità delle mie figlie: sarebbero state pronte ad affrontare questo piccolo grandissimo giro di boa? Ad aiutarmi nella scelta ci sono stati i colloqui con le maestre della materna e quelli con le future maestre delle elementari, che hanno avuto l’opportunità di conoscere e monitorare dall’esterno per qualche tempo le bambine prima di dare il nulla osta all’iscrizione. E siccome tutte queste prove hanno dato esito positivo è stato allora che ho capito che il criterio cui informare la scelta non poteva che essere quello del puro e semplice benessere psicofisico delle mie figlie, e che qualsiasi scelta fatta in base a questo sarebbe andata bene. Senza voler dimostrare niente a nessuno, nemmeno a noi stessi. Perché di geni in famiglia non abbiamo bisogno, abbiamo bisogno invece di bambine serene, che entrino a scuola con il sorriso.

Ed ecco perchè, a settembre 2013, mi trovo con una figlia di sette anni in quarta elementare e una di quattro e mezzo in prima, che ho dovuto girare tutta la città per trovarle un grembiule blu che non le facesse l’effetto palandrana!
Che il Signore me la mandi buona!!