Insegnare ai bambini il valore dei soldi

Qualche giorno fa una maestra delle nane mi ha raccontato che nelle tasche di diverse felpe e grembiulini dimenticati a scuola erano stati ritrovati dei soldi. Pensavo di trattasse di qualche monetina, invece con mio grande stupore si parlava di banconote da 20 e da 50 €. Sono rimasta sconcertata, lo ammetto, e come al solito mi sono chiesta: sono io strana o sono esagerati gli altri genitori?

Raramente le mie figlie hanno soldi a disposizione, e quando ne do loro è sempre per un fine specifico e un importo estremamente limitato. Ad esempio, occasionalmente concedo loro di acquistare la merenda dal bar vicino a scuola, quindi le munisco di un paio di euro. Non mi viene in mente a cosa potrebbero servire 20 € in mano ad un bambino di meno di dieci anni, durante una mattinata a scuola. Anzi, davanti agli occhi mi si formano subito le immagini di bulletti in erba che taccheggiano i compagni, pretendendo una quotidiana tangente. Paura.
Dunque, come mai nelle tasche dei bambini delle scuole elementare ci sono cifre utili per una spesa al supermercato? Illuminatemi voi se potete.
Senza voler dare dei giudizi (magari quei soldi erano stati dati ai bambini per un validissimo motivo, e poi sono rimasti nella felpa perduta e mai reclamata) mi chiedo a che età sia giusto iniziare ad insegnare ai figli il valore dei soldi. E mi viene da rispondere: presto. E’ un concetto difficile perché si collega alla misurazione delle quantità, e quantità molto grandi (quanto costa comprare una casa?) risultano anche astratte agli occhi dei bambini. Ricordo che quando avevo circa 6 anni mio padre ebbe un bruttissimo incidente d’auto, dal quale uscì miracolosamente illeso. Non altrettanto la sua auto, portata via da una gru e rottamata senza passare dal via. Perché vi racconto questo? Perché io, nella mia ingenuità seienne, ruppi il salvadanaio, infilai tutte le monete in una busta da lettere, e con molto orgoglio gliela consegnai accompagnata da un bigliettino che diceva più o meno così: “con questi soldi potrai ricomprarti la macchina”. Non avevo ben chiara la grandezza della cifra che sarebbe servita davvero…
Queste cifre però sono un’eccezione; invece nelle spese di tutti i giorni possiamo tentare di spiegare ai nostri figli il valore dei soldi. Detesto sentir dire alle nane: – se lo rompi/perdi pazienza, tanto lo ricompriamo – Non c’è sempre Mastercard! 
Il punto per me più importante è stato insegnare loro che il denaro consegue al lavoro. Ho raccontato loro il ciclo del denaro un po’ come fosse la catena alimentare: per vivere abbiamo bisogno di tante cose, che si comprano con i soldi. I soldi si guadagnano lavorando, per questo tutti lavoriamo (discorso a parte per le mamme a tempo pieno, che lavorano a casa e consentono dei risparmi che di fatto sono pari ad un guadagno!) e ognuno di noi deve fare la propria parte in famiglia e nella società. I soldi che utilizziamo per comprare le cose che ci servono vanno nelle tasche di qualcun altro, per esempio il venditore, che li userà a sua volta per comprare ciò che gli occorre per vivere. 
Un altro aspetto importante è che i soldi non sono infiniti. Per questo, prima vengono le cose indispensabili, e poi il superfluo. Banalmente: se andiamo al supermercato e spendiamo tutto in caramelle, non ci resteranno soldi per la pasta e il latte. 
Il fatto che il denaro sia limitato comporta anche che dobbiamo fare delle scelte su come usarlo. Tratto dalla nostra vita familiare: se quest’anno vuoi fare il corso di disegno, dovrai fare a meno di quello di teatro. E viceversa. Scegli tu quale preferisci. 
Sono favorevole a che i bambini abbiano delle piccole cifre e che le gestiscano in autonomia. Anche se ai nostri occhi le sperperano in idiozie, a patto che siano veramente cifre irrisorie e che le abbiamo messe da parte da sé, monetina dopo monetina. Mi ha sconvolta sentire da alcune amiche della nana grande che la fatina dei dentini aveva lasciato sotto il cuscino 60€! 
Difficilmente regalo soldi alle bambine; a volte tuttavia lo faccio come premio per il loro lavoro. Ma non per qualsiasi lavoro. Le nane hanno i loro piccoli compiti domestici, come rifarsi il letto e tenere in ordine la stanza, e non le premio se semplicemente svolgono il loro dovere. In fondo, a me nessuno dà un premio se preparo il pranzo…
Ma ci sono delle volte in cui loro fanno di più, fanno meglio, fanno spontaneamente senza che debba chiedere la stessa cosa mille volte. Ad esempio stamattina la nana piccola mi ha aiutata a svuotare la lavastoviglie e a preparare la colazione. Inoltre ha rifatto il mio letto (meglio di come l’avrei fatto io) senza che nemmeno glielo chiedessi. Come premiare tanta buona volontà? Con un abbraccio commosso e una monetina. Ha deciso che vuole un lettore Mp3 per ascoltare la musica di quella nota boyband di cui la sorella maggiore è appassionata, e piano piano raggiungerà la decina di euro che le occorre. Entrare in un negozio di elettronica e comprarglielo sarebbe stato più semplice, in fondo non è una grande cifra, ma sono certa che poter dire a se stessa e al mondo che l’ha comprato con i SUOI soldini la farà sentire molto più gratificata. E si godrà il suo premio molto di più, essendoselo guadagnato con il suo lavoro e avendo dovuto aspettare qualche tempo per averlo. Se poi invece, abbagliata dalla moneta fra le sue mani, deciderà di spenderla in edicola per un pupazzetto, pazienza. Vorrà dire che il suo obbiettivo si allontanerà un po’ nel tempo. Anche questo è un insegnamento utile: mettere da parte il denaro con un obbiettivo preciso e saper attendere.
Come vi comportate voi riguardo ai soldi con i vostri figli?

Questo post partecipa al Blogstorming di ottobre su Genitoricrescono

3 pensieri riguardo “Insegnare ai bambini il valore dei soldi”

  1. trovo davvero vergognoso che ci siano bambini con 50 euro buttati nella tasca di una felpa. Certo questo non insegna il valore dei soldi..I nostri figli tendenzialmente hanno troppo e con troppa facilità.Anche mio figlio giorni fa ha rotto un gioco nuovo e non ne era minimamente dispiaciuto. Gli ho detto che mi dispiaceva che se ne fregasse così e lui mi ha risposto "e vabbè, basta comprarne un'altro!" L'avrei sbranato vivo! Io credo che a loro manchi il esiderare. Hanno sempre tutto subito, "ai miei tempi" non era così, i regali erano 2 volte all'anno, natale (anzi, Santa Lucia) e compleanno, stop. ora ogni minuto si compra qualcosa. Mi sto dando una regolata anch'io, perchè credo che il valore del "desiderare" e dei soldi sia fondamentale da trasmettere!

  2. @ Tiziana: grazie a te, anche per me è un piacere leggere il tuo bel blog@ Morna: concordo con te, non è solo il fatto dei 50€ in tasca, quanto quello che questi bambini sono poi gli stessi che hanno il cellulare, l'ipad e l'ipod a 9 anni, che parlano solo della marca delle scarpe…Questi fenomeni c'erano anche 30 anni fa quand'eravamo bambine noi, ma erano molto più limitati perchè anche quelli che avevano molto, avevano comunque meno di quelli che oggi hanno in quantità considerate "normali". Hanno tutto, magari doppio, e non apprezzano più nulla. Sulla questione regali mi trovo in sintonia con te, se ti va rileggiti questi vecchi post… http://gio-mammadilettante.blogspot.it/2011/12/regali-di-natale-e-addiction.html

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