Riflessioni random sul senso della vita e la felicità

Che cos’è la felicità?
Immaginate questo scenario: la campagna inglese, quel Sussex dolcissimo dove basse colline si rincorrono sotto un cielo così azzurro da togliere il fiato. Un sentiero si inerpica lungo il fianco della collina, stretto tra due pareti di rovi: basta allungare una mano per cogliere, prestando attenzione alle spine, more succulente che macchiano le dita. Le cicale, la vera musica dell’estate, accompagnano con un sottofondo il clic clac ritmico degli zoccoli di due cavalli, che lentamente risalgono il sentiero verso la cima del colle. Su di una piccola giumenta flessuosa di nome Bamboo monta una ragazzina di tredici anni, pazza per i cavalli.
E’ come un crescendo. Il sentiero si apre all’apice della collina, rivelando uno spazio sterminato nel quale lo sguardo non incontra ostacoli, né segni lasciati dall’uomo. Tra la ragazzina e la sua accompagnatrice basta un’occhiata per capirsi, e poi stringere i talloni sul fianco del cavallo e affondare sulla sella è come un istinto, e Bamboo prende un galoppo aggraziato e leggero, che calpesta appena l’erba ingiallita dal sole. Galoppare in campo aperto, senza recinti che chiudono la traiettoria, è una sensazione inebriante. E’ libertà pura, è un sentimento ancestrale che non ha eguali nella nostra vita imbrigliata e irregimentata. E’ felicità.
In questa pazza corsa in mezzo ai campi, sotto il cielo d’agosto, un ostacolo si intravede lontano: un cancelletto di legno, sbilenco e pendente sui cardini, senza alcuna staccionata intorno. Solo altri rovi di more che crescono nella direzione suggerita dalla natura. E di nuovo è sufficiente uno sguardo tra le due amazzoni per decidere che aggirarlo sarebbe troppo semplice, che non si può interrompere quella galoppata primordiale, e allora è un attimo volare sopra un metro di cancello con un urlo da tribù africana, e proseguire la corsa coi cavalli che schiumano.
E in quel momento, mentre salto il cancello nel mezzo del niente in sella a Bamboo, è come uscire dal mio corpo per vedere cristallizzata la felicità in un singolo istante: il mio cuore scoppia di gioia e tutto sembra essere al posto giusto, al momento giusto.

Il mio angolo preferito in giardino

Così raccontavo 5-6 anni fa sul mio primo blog, My Log book. E quella era la mia risposta alla domanda “che cos’è la felicità”? Attimi, istanti di ebbrezza, laddove il resto è pausa e collegamento e preparazione al prossimo attimo di perfezione.
Oggi non la penso più così. L’incanto dei tredici anni, la sensazione di avere davanti un mondo in cui tutto è possibile sono svaniti, certo, ma non è solo questo.
Ho conosciuto la perfetta bellezza delle piccole cose perchè, come dicono gli inglesi (eh, lo so che son fissata, perdonatemi questa debolezza!), God is in details. 
Il divino sta nei dettagli.
La felicità resta sempre fatta di attimi, istanti in cui tutto è al posto giusto e nel momento giusto. Ma la sensazione è diventata di pace quieta, di armistizio, finalmente, con me stessa.
Come ieri notte, mentre la nana grande leggeva l’ultimo capitolo di Pattini d’argento a voce alta, e io ascoltavo, con la nana piccola accoccolata sul petto. Ascoltavo la passione che metteva in quella lettura, l’intonazione partecipe e affatto cantilenante, le diverse voci per i diversi personaggi, e pensavo che se sono riuscita a trasmetterle quell’amore per la lettura, così palese e totalizzante, almeno una cosa buona, una, devo averla fatta nella vita. E anche in quel momento è stato come uscire dal mio corpo e vedere dall’alto un prezioso istante di vita familiare, fermato per sempre in un’istantanea che appunterò sul mio cuore.
Questa per me è la felicità.

9 pensieri riguardo “Riflessioni random sul senso della vita e la felicità”

  1. Gio? mi piace quello che scrivi. la felicità sono attimi e poi sai quando cè ne accorggiamo? quando non c'è più. dico sempre ai miei figli"……quando c'era vostro nonno ero felice e non lo sapevo" non perdiamoci di vista anzi nel web. baci tiziana la cucina di pitichella

  2. @ALP: grazie, e se ci conosciamo fuori dal web, palesati!@Tiziana: è vero, e forse la chiave della felicità risiede proprio nell'imparare a riconoscere questi momenti, mentre stanno accadendo, e fermarli nel proprio cuore diventando consapevoli

  3. Ciao carissima Giovanna,leggere queste tue parole mi ha portato a riflettere e mi sono commossa parecchio! Spesso, purtroppo, non sappiamo riconoscere la vera felicità; bisogna allenarsi a farlo e trasmettere ciò che davvero è prezioso ai nostri figli!Un abbraccioMichela

  4. @grazie Michela, che piacere che tu sia venuta a trovarmi qui! hai ragione, a volte siamo insensibili alla felicità e non ci rendiamo conto di averla proprio a portata di mano, basta solo guardarla negli occhi. sarà che alcuni giorni fa è mancata una ragazza che conoscevo a causa di un brutto male, lasciando una bambina piccola, ma questo mi ha portato a riflettere su quante fortune mi sono capitate in sorte e io spesso mi ostino ad ignorare

  5. Gio grazie mi hai regalato brividi, mi hai portata su quel cavallo nel ricordo di una felicità acerba e mi hai accoccolata nel tepore della felicità che ti regala l'essere mamma. Bellissimo questo post!!

  6. è vero che la felicità cambia a seconda dei momenti della vita, da giovani abbiamo bisogno di emozioni forti per sentirci felici, perchè la felicità è conoscerci al di fuori dell'ordinario. quando cresciamo e ci conosciamo un pò di più, e ci apprezziamo un pò di più, i dettagli che stanno dentro a quell'ordinario sappiamo che sono loro a fare la differenza.deve essere stato essere stato proprio un bel momento quello con le tue figlie, leggere insieme è già bello, ma quando legge un figlio e tu lo ascolti credo che si possa percepire un pò di quello che gli abbiamo donato! un abbraccio

  7. Chissà Serena, forse la maturità ci regala maggiore concretezza, e la capacità di non dare per scontate tutte le cose che invece diamo da ragazzi, desiderando sempre il di più

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