Di nuovo sulla Pinkification: c’è ancora tanto da lavorare!

La nana
grande, quasi ottenne, mi descrive le dinamiche maschi-femmine che si sviluppano nel cortile della scuola, un luogo dove bambini e bambine sono come due universi
che non comunicano quasi per niente, lontani anni luce nei passatempi. Mi racconta che un gruppetto di maschi si è avvicinato attaccando briga, sostenendo che i ragazzi sono più intelligenti, più idonei a capire le materie
di carattere tecnico, capaci quindi di costruire le case e andare bene in matematica. Aggiunge che le bambine per
difendersi hanno risposto che però le femmine sono più brave a fare gli
abbinamenti dell’abbigliamento, a decorare gli oggetti, a tenere in ordine la casa (questa
non l’ha certo presa da me, visto che io sono un disastro!). Agghiacciante.
Chi mi
conosce nella vita reale sa che io non ho mai abbracciato posizioni di tipo
femminista: uomo e donna sono per me profondamente diversi e la nostra società
non dovrebbe tendere a renderci tutti uguali, ma a valorizzare queste
diversità. Il processo che è scaturito dal movimento femminista invece è andato
quasi solo nella direzione di rendere le donne più simili agli uomini,
schiacciandone le peculiarità che la contraddistinguono e la rendono speciale. Così
adesso ci ritroviamo a dover far collimare la figura tradizionale della donna
con quella di una guerriera che non ha niente di meno dei suoi concorrenti di
sesso maschile. Uno su tutti, l’esempio della nota showgirl orgogliosamente al lavoro quattro giorni dopo il parto, “perché la gravidanza non è una malattia”. Siamo tirate per la giacca da mille mani che ci vogliono mille persone
diverse. Una società che fosse veramente giusta dovrebbe renderci tutti liberi
di essere noi stessi come individui, di scegliere come costruirci il giusto mix di lavoro, casa, famiglia, passioni, un mix che
rispecchi la nostra scala di priorità, ed è per questo che il pensiero espresso
da mia figlia mi ha lasciata di sasso. Siamo davvero ancora molto lontani da
questo modello di società giusta, se le bambine di oggi non mettono nemmeno in
discussione il fatto che i compagni di sesso maschile siano più intelligenti.
Ed è tanto più grave se si pensa che nei risultati scolastici le femmine
tipicamente eccellono rispetto ai maschi, a partire dalla scuola elementare per
arrivare all’università. 
L’accudimento dei propri cari e della propria dimora può
essere un privilegio se lo si vive come una scelta consapevole, e molte donne
oggi rinunciano ad esso in tutto o in parte in favore di un’attività
lavorativa fuori casa. Che ciò avvenga per scelta o per necessità economica è un altro aspetto del discorso, che ora non voglio approfondire. Occuparsi della casa e della prole però non può più essere un
mero ripiego perché si accetta di non essere abbastanza
intelligenti da poter fare altro, alla pari con gli uomini. Né la frivolezza,
che in modiche quantità è sacrosanta (alzi la mano chi di noi non si è
attardata davanti ad una schiera di smalti, in profumeria, per scegliere la perfetta sfumatura di rosso), può costituire il centro di una personalità.
E perciò, quando
ho sentito mia figlia raccontare di quel battibecco con la massima naturalezza, anche un po’ orgogliosa di una risposta che secondo lei era stata sagace, ammetto che per un attimo mi sono sentita fallita. Io che ho dipinto la camera delle mie bambine di rosso e beige perché non mi piace il rosa, io che appendo le mensole
in casa mentre mio marito amorevolmente fa il sugo.
Io che
credevo di aver già parlato abbastanza, e mostrato anche di più con l’esempio.
Evidentemente invece c’è ancora molto da lavorare, da spiegare, da convincere,
e c’è da cominciare subito, noi mamme di femmine. Ma le mamme di maschietti non
si ritengano fuori da questo processo, perché ci saranno donne che crederanno
di essere meno intelligenti degli uomini, e dunque inferiori, fino a che ci saranno uomini che
glielo diranno ripetutamente.
Così, ancora
una volta, ho spiegato a mia figlia che nella vita potrà essere tutto quello
che vuole: astronauta e maestra, scienziata e commessa, giudice e pallavolista.
E se sarà bella ed elegante, con gli accessori perfettamente abbinati tra loro,
tanto meglio, ma quello non sarà per niente l’aspetto più importante. E se
vorrà stare a casa a crescere i suoi figli, se mai ne avrà, benissimo. Se
vorrà curare la sua casa in ogni dettaglio andrà bene; ma se, invece, di avere
il copridivano coordinato alle tendine non gliene fregherà niente, e preferirà
un consiglio d’amministrazione, sarà perfetto lo stesso. Purché ciò che faccia sia frutto delle sue scelte, e non di paure incrociate miste al bisogno di
soddisfare aspettative altrui.

Chissà se l’ho convinta. 

8 pensieri riguardo “Di nuovo sulla Pinkification: c’è ancora tanto da lavorare!”

  1. Esatto, da lavorare tutti ce n'è tanto. Ho intenzione di far scrivere su questo tema i miei alunni di seconda liceo, sono curiosa di vedere che vien fuori. Proprio dal piccolo esempio di tua figlia: voglio vedere cosa riescono a raccontarmi, dal loro punto di vista. E a sostenere, dai loro 15 anni.Penso che il fatto che tua figlia te l'abbia riferito sia spia anche latente del suo cogliere l'assurdità di tale litigio, e l'errore profondo che l'ha generato. L'ha colpita, in qualche modo. In realtà hai sbagliato ben poco… i maschi, più delle femmine, sono da educare, me ne sto rendendo conto. Le femmine ci arrivano facilmente e spontaneamente a capire l'inghippo, se si salvano dal velinismo, e si iscriveranno a medicina, ingegneria, fisica senza colpo ferire. I maschi sono il problema, anche i miei: le cose che dice Piero sulle "femmine", pur avendo in casa un modello di mamma tutt'altro che di serie B rispetto al papà, sono sconcertanti. Però anche solo il fatto che io lavoro di meno (per meno ore), che guadagno di meno (chi paga il conto dell'albergo quando viaggiamo? Chi la pizza? Non certo io che rastrello 800 euro e son sempre in rosso). Il fatto che cedo il volante nel we, che guido una macchina più piccola, che son meno "forte" quando spostiamo pesi… ecco, queste cose nella mente di un maschietto di 4 anni fanno la differenza, si imprimono fortemente e, nell'età delle semplificazioni (che per alcuni va ben oltre i quattro anni), ti relegano al ruolo di "debole", meno potente, meno impegnata in società, meno pagata, meno richiesta professionalmente. Ahi: il punto è che statisticamente è la verità, SIAMO meno pagate, meno occupate, meno "forti", meno rappresentate, meno… sarà che i bambini sono così intelligenti da leggere i dati del reale più immediatamente di noi e – in assenza di spiegazioni storiche e sociologiche – dedurre che le donne, in realtà, contano ben poco? Noi genitori possiamo, dobbiamo convincerli con le parole, con l'esempio, con l'impegno quotidiano, ma a volte, pure le maestre…

  2. E se invece volesse fare un giorno come la famosa showgirl?Fare proprio come fanno gli uomini,tornare a lavorare pochi giorni dopo la nascita di un figlio?Senza imposizioni da parte di nessuno…tanto meno senza imposizioni da parte di un ente previdenziale che se tutela anche obbliga (dai tre ai quattro mesi di maternita' obbligatoria,che per alcune sono peggio dei domiciliari).Ma se non c'e' un ente previdenziale a salvarti la faccia, obbligandoti a stare a casa, allora dovrai giustificarti,difenderti dall'accusa di essere una guerriera se vorrai tornare al tuo lavoro che ti da' magari piu' soddisfazioni della maternità.Perche' non e' una malattia,ma nemmeno una condanna…e se una sa gia' che nella sua vita c'e' posto per tutto non si capisce perche' per tot mesi deve far finta del contrario se non lo ritiene il meglio per se'.E dovrai iniziare proprio da quella mamma che dice alle figlie che possono fare tutto quello che vogliono loro e e non quello che dicono i luoghi comuni.

  3. chissà perchè, ma non penso che tua figlia realmente pensi di essere meno intelligente di un maschio, cioè non penso che la risposta data al gruppetto di bimbi significasse una resa. anzi io l'ho interpretata come un "noi siamo brave ANCHE in queste altre cose". io ho un figlio di quasi 5 anni e nel tempo, conoscendo i suoi amici e amiche, mi sono resa conto che maschi e femmine hanno un modo di comunicare molto diverso, soprattutto nell'aspetto della competitività. la frase dei bimbi era una provocazione competitiva, tipica dei maschi, ma le bambine sono in genere, almeno secondo la mia esperienza, meno competitive e quindi rispondono a tono ma senza applicarsi troppo sul negare quell'affermanzione. cosa che invece un maschio avrebbe fatto con una frase tipo "non è vero, anch'io!" (chiaramente se la provocazione non avesse riguardato il genere sessuale, ma per esempio chi gioca meglio a calcio). da quello che vedo le femminucce mi sembrano meno insicure delle loro abilità, poco interessate a rimarcare una loro capacità a dispetto di qualcun'altro. …ed in effetti è una cosa davvero poco rilevante! questo è quello che mi sembra di vedere, io non penso che le bambine ritengano profondamente di non poter fare l'ingegnere o il fisico, è solo che adesso alla loro età (io parlo di 5enni ma penso che il discorso sia estendibile fino ai 12/13 anni) hanno bisogno ancora di riconoscersi in stereotipi comuni, quelli della massa che le circonda,ma che ancora non le opprime in questa definizione. lo vedo come un gioco, e anche un modo per sentirsi omologata, cosa che a questa età non la vedo affatto una cosa pericolosa ma anzi fisiologico… certo, poi si può parlare a lungo del fatto che lo stereotipo di massa sia ancora questo, ma finchè ci sarà questa televisione (e non conta se non gliene facciamo vedere tanta, certe cose passano comunque) questo sarà il mondo. ma secondo me non devi avere alcun dubbio sul fatto che le tue figlie sceglieranno secondo il loro sentimento, se è in questa libertà che vivono.credo che i bambini, maschi e femmine, da quando cominciano a uscire fuori dalla famiglia e a stare un pò più nel mondo, semplicemente cercano di conoscere le regole e gli schemi di quel mondo. e come a casa sanno di essere accettate e di potersi esprimere senza pensiero, fuori cercano la stessa accettazione. saranno affezionate al rosa come fatto automatico, per sentire "familiarità" attorno a loro ma, se a casa c'è il giusto clima di libertà, si sentiranno anche di poter giocare al piccolo chimico, senza dubbi. ed è questa la cosa veramente importante secondo me. tra l'altro forse sarebbe anche pesante per un bambino, che sta adesso formando la sua identità, gestire il conflitto del sentirsi diverso, sta ancora verificando com'è essere uguale a se stesso!comunque, dalla parte dei maschi, che conosco meglio avendone due, ti voglio raccontare un episodio con il mio quasi 5enne. ci trovavamo in un negozio di abbigliamento per bambini/e dove c'è una zona interamente dedicata ai maschietti e accanto quella dedicata esclusivamente alle femminucce. eravamo arrivati al confine ma lui continuava ad avanzare, al che io gli dico "adesso torniamo indietro perchè questo è il reparto per le bimbe" e lui mi fa "e che fa? può essere che c'è qualcosa che mi piace!". questo forse molti papà lo vedrebbero come un fatto problematico! io invece credo che sia l'espressione del fatto che nella sua testa realmente la differenza, la separazione tra maschi e femmine (che pure vede, nel modo di giocare soprattutto) non sia tale da mortificare un parte di sè.ho scritto un mega commento, è che lo spunto mi sembra molto interessante!ah, ma chi era quella che è tornata a lavoro 4 giorni dopo il parto??

  4. @ Eli: proprio vero, la società ci valuta "meno" dei nostri colleghi maschi, sotto tutti gli aspetti, eppure spesso ci chiede di più, come appunto il conciliare l'essere madri con il voler avere una vita professionale gratificante al di fuori delle mura domestiche… abbiamo ancora tanto da conquistare, magari prendendo esempio dai paesi del nordeuropa, dove sotto questo aspetto c'è molta più civiltà.@anonimo:Grazie per il tuo commento. Per quando riguarda la "famosa showgirl", la Hunziker, di cui si è tanto parlato negli ultimi giorni, come ho scritto più sotto nel post, ognuno dovrebbe essere in grado di trovare il mix famiglia/lavoro/passioni che lo fa stare meglio con se stesso, dunque se per lei questo è il giusto equilibrio, ben venga. Io sinceramente a quattro giorni dal parto avevo a mala pena voglia di lavarmi i denti, ma forse lei ha risorse maggiori delle mie. Quando ho letto l'articolo che la riguardava ho pensato due cose: che non può comunque essere un esempio per tutte le donne, perchè è indubbiamente in una posizione privilegiata, assitita in ogni modo, e con un lavoro che le porta via, per sua stessa ammissione, poche ore al giorno, e che forse forse tutta questa fretta di tornare a presentare è anche paura di venire sostituita da colleghe più giovani e senza famiglia cui pensare. E quindi, ancora una volta, pressioni sociali e condizionamenti. E infine mi viene anche da aggiungere che gravidanza, parto e puerperio non riguardano solo la donna interessata, ma anche la sua creatura, e che bisogna sempre ricordarsi che l'equilibrio della madre deve coordinarsi al meglio con quello del bambino, del quale non bisogna dimenticarsi. @Serena: mi hai rasserenata, sai? Voglio pensare che possa esserci anche questo, nel discorso di mia figlia, che proprio non l'abbia vissuto come un problema!Un abbraccio a tutti/e per ora

  5. E hai fatto bene, perchè non se ne parla mia abbastanza!Da mamma di maschietto, per ora piccolissimo, giuro che cercherò di fare la mia parte!!p.s. anche in casa nostra i ruoli sono abbastanza intercambiabili, anche se ognuno mantiene il suo approccio.

  6. @Mamma Avvocato: sull'educazione dei maschietti ci conto! Penso che sia bello, cmq, che si mantenga un approccio per così dire femminile o maschile alle questioni, come ho scritto nel post non penso assolutamente che uomini e donne siano uguali e credo che la complementarietà sia una risorsa importantissima in una famiglia.@Silvia: ti aspetto!! un abbraccio e ben tornata

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