Always look for the helpers (cit.)

Io e le nane, tenute per mano, stiamo per attraversare la strada, rigorosamente sulle strisce, in una via molto trafficata. Le macchine ci sfrecciano vicine e nessuno sembra intenzionato a lasciarci passare, così restiamo per qualche istante bordo strada, attendendo che l’attraversamento si faccia sicuro. La nana grande, campionessa fin dalla più tenera età di domande imbarazzanti, di punto in bianco mi dice: Mamma, ma se adesso passa una macchina e ti investe, io e nana piccola cosa dobbiamo fare?
Pur non essendo generalmente scaramantica mi parte subito uno scongiuro: l’immagine delle mie figlie che mi guardano spiaccicata sull’asfalto mi è perfino più intollerabile dell’idea in sé di venire investita da un auto pirata.
Il secondo pensiero che mi affiora alla mente è una frase di Fred Rogers, un personaggio eclettico che è stato ministro presbiteriano, conduttore televisivo, autore per bambini: Always look for the helpers, che in italiano suona sempre: cerca chi ti possa aiutare.
Nella vita succedono, o possono succedere, un sacco di cose brutte, e noi non sempre siamo in grado di proteggere i nostri figli. E allora, è inutile dire loro che viviamo in un mondo fatato dove niente li può toccare, perché così li rendiamo totalmente impreparati ad affrontare gli imprevisti che prima o poi si presenteranno. Di contro però non possiamo neanche terrorizzarli con l’idea che il mondo sia un covo di pericoli dai quali guardarsi, perché la paura può paralizzare e impedire di crescere ed aprirsi a tutte le cose belle che la vita ci riserva.
E allora? allora prepariamoli, se qualcosa di brutto (anche non così brutto come un incidente mortale!) dovesse accadere, a guardarsi intorno e saper chiedere aiuto. Always look for the helpers. Per una persona malvagia dalla quale tenersi alla larga, ce ne sono mille disposte ad aiutare un altro in difficoltà. Questo è quello che ho spiegato alle nane. Se mamma è lì, spiaccicata sull’asfalto, per prima cosa prendete il cellulare e fate il numero di papà, primo in rubrica, o dei nonni. Sto insegnando loro anche i numeri di polizia e emergenza soccorso. Se questo non è possibile, chiedete aiuto a chi passa: una mamma con bambini, una coppia, un gruppo di signore. Per ultimi nella mia classifica di affidabilità, uomini soli e gruppi di adolescenti. Chiedete aiuto, date i numeri di telefono dei familiari, e non fatevi condurre da nessuna parte.
Vorrei che il mio fosse un messaggio positivo, che lasciasse alle mie figlie l’idea che, anche nei momenti difficili, non si è soli, e che perfetti estranei possono essere capaci di gesti di meravigliosa gentilezza e abnegazione verso il prossimo.
E voi, avete spiegato ai vostri figli qualche “procedura d’emergenza”? Come avreste risposto alla domanda di mia figlia?

6 pensieri riguardo “Always look for the helpers (cit.)”

  1. Credo che una domanda del genere mi avrebbe lasciato spiazzata li per li ma hai ragione tu, occorre dare un messaggio positivo anche per situazioni d'emergenza. Una mia amica ha insegnato al figlio i propri numeri di telefono e quelli dei nonni, non appena l'età lo consente lo farò anch''io

  2. eh! i bambini sanno essere diretti come nessuno! anche io ultimamente sto pensando a questo problema e matteo ha un'età (4 e mezzo) in cui qualcosa può iniziare a capire senza spaventarsi. da tempo quando camminiamo per strada chiedo loro di guidarmi (a casa, a scuola, ad un negozio che frequentiamo) in modo che comincino a orientarsi, matteo sa il suo cognome e gli ho insegnato il nostro indirizzo. poi da un pò di tempo quando camminiamo in zone senza macchine, ha preso a correre avanti da solo e questo mi spaventava perchè se c'è gente posso perderlo di vista. dopo avergli detto più volte di non farlo, che era pericoloso, e non aver ottenuto effetti ho deciso di spiegargli il motivo della mia apprensione ovvero che possono esserci persone non buone che si prendono i bambini e li portano da un'altra parte. non volevo spaventarlo, ma ho pensato che potesse capire senza spaventarsi e così mi pare sia stato.mi sembra una buona idea la tua di indicare alle tue figlie a che tipologie di persone rivolgersi per chiedere aiuto. io questo ancora non lo faccio perchè penso sia presto, ma quando sarà il momento adotterò l'idea.

  3. il nano è ancora un po' piccolo ma credo che avrei risposto come te perchè anche a me piacerebbe far passare lo stesso messaggio. In un caso ci è capitato di aiutare una persona in difficoltà con suo figlio e il nano, all'epoca piccolissimo, ancora ricorda che ci siamo fermati e abbiamo "aiutato" (ne ho parlato sul blog..)Spero che serva da esempio per il futuro, a doppio senso.Che tristezza, però, questa maleducazione di fronte alle strisce pedonali!

  4. ottima risposta direi. Anch'io stò preparando l'ometto più grande anche lui campione di domande "aliene", così chiamo le sue domande che spuntano all'improvviso. Le più svariate in qualsiasi momento. Il piccolino è ancora troppo nano e comunque a naso lo vedo meno responsabile del fratello …. vedremo.

  5. per fortuna mio figlio ha solo un mese e sei giorni… ho ancora tempo a prepararmi per una risposta ad una domanda imbarazzante… ad ogni modo penso che la tua risposta sia veramente molto educativa

  6. @Piky: la mia nana piccola, quasi 5, ha imparato il mio numero e l'indirizzo di casa, per ora non credo possa fare di più ma è già qualcosa… mai si dovesse perdere!@Serena: anche io con loro faccio il gioco: adesso dimmi tu se per andare da nonna dobbiamo girare a destra o a sinistra… così iniziano a memorizzare i percorsi più usuali@Mamma Avvocato: hai dato un bellissimo esempio di empatia e umanità! e cmq d'ora in poi seguirò il tuo bel blog, grazie per essere passata di qui!@Alex: sai che la nana piccola è più prudente della grande nell'attraversare la strada? certe cose son proprio questione di carattere!@bussola: piacere di conoscerti, e auguri per il piccolo principe!Grazie per il tuo giudizio, spero che vorrai continuare a seguirmi

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