Otto anni e una birth story

Otto anni fa, alle 10,00 ero in ospedale, attaccata alla macchinetta per il tracciato. Le contrazioni mi facevano morire ma io avevo giurato a me stessa che avrei mantenuto un certo aplomb (chissà perchè poi…), quindi tentavo disperatamente di far buon viso a cattivo gioco. Chiedo perdono a mio marito al quale ho stritolato una mano per non urlare.
Dopo un po’ passa un’ostetrica e mi dice, osservando la lunga striscia di carta che pendeva dalla macchina: – signora, qui non si muove niente, altri dieci minuti e la stacchiamo e se ne torna a casa. Poi ritorna quando è davvero in travaglio! – Mi guarda con la condiscendenza con cui si guardano le primipare: inesperte e ansiose, e so già che ha etichettato pure me. Ma io non ci sto: la afferro per una manica e le sibilo: – io di qui non mi muovo! Chiami il primario!! – con quella voce che riservo solo alle “occasioni speciali” e che mi fa sembrare un personaggio di Quentin Tarantino. Infatti l’ostetrica fugge a gambe levate e torna poco dopo con il primario. Lui sposta l’aggeggio che rileva le contrazioni lungo la mia pancia e, magicamente, le contrazioni iniziano a comparire sul tracciato. E sono belle toste, potenti, ravvicinate. Mi sento trionfante e terrorizzata al tempo stesso: finalmente nessuno parla più di mandarmi a casa, nessuno ironizza sul mio essere al primo parto, e tutti mi si danno da fare attorno. Sta succedendo davvero. Oscillo tra l’idea di andarmene sul serio a casa, e far finta di niente (come se fosse possibile) e l’eccitazione perché tra poco conoscerò la mia piccola.
E poi in un attimo tutta la situazione subisce un’accelerata incredibile, e io mi ritrovo catapultata dalla quiete relativa della stanza travaglio, alla frenetica ma organizzata sala parto. Nel frattempo ho anche perso di vista mio marito, ma in compenso è arrivato mio padre e sta scherzando coi colleghi ginecologi, cosa che mi fa sentire subito rassicurata. Ma avrei anche voglia di dargli un pugno: non c’è niente da ridere!! Quando tutto sarà finito, lui giurerà che io l’ho praticamente costretto ad entrare, mentre lui non ne aveva la minima intenzione. Sarà vero? A me è parso che sbucasse dal nulla.
Di quell’ultima fase non ricordo granché, perché è stata così rapida, grazie a Dio, e così concitata, che l’adrenalina mi faceva perfino fischiare le orecchie. So solo che ad un certo punto l’ostetrica, con cui avevo cessato le ostilità, mi poggia sul petto un esserino tutto sporco e urlante, che mi pare enorme e minuscolo al tempo stesso, con i capelli nerissimi e le labbra super carnose. Erano le 14,14.
Allungo un dito verso di lei, timidamente, e l’ostetrica mi dice: – tocchi, tocchi pure signora, è tutta roba sua! – e io scoppio a ridere, e improvvisamente è ricomparso mio marito, buffissimo in camice e cuffietta, e invece mio padre è scomparso e mi viene il dubbio di essermelo immaginato.
– Ciao – le dico – piacere di conoscerti, io sono la tua mamma –
E questo è stato il primo incontro con la nana grande, che oggi compie otto anni. La prima a chiamarmi Mamma, la mia cavia dell’essere madre. Poveretta! Con lei tutto è stato nuovo, tutto è stato una prima volta, nel bene e nel male. Nelle cose meravigliose e nei mille errori che ho fatto e continuerò a fare. Lei è il mio apripista e la mia guida, è lei che mi prende per mano e mi porta per il mondo.
Auguri amore mio.

12 pensieri riguardo “Otto anni e una birth story”

  1. Hai ragione, il primo bambino è proprio una cavia! Però per quante pià cose mi ha fatto stupire… non che mia figlia non sia bravissima e non mi emozioni, ma con il piccolo tante cose non sapevo di dovermele aspettare. Auguri!

  2. auguri alla tua piccola-grande cavia. Che bel parto!, ti invidio: io avevo il grande fascino-terrore del parto naturale, ma mi è stato stroncato quasi senza rendermi conto da un taglio cesareo, per poi non tornare più indietro, perché per la seconda gravidanza(gemellare) non sene parlava nemmeno di parto naturale. un abbraccio, Adriana.

  3. @verdeacqua: grazie cara!@Silvia: è come essere agli albori del mondo, si vede tutto con occhi diversi la prima volta, anche se ciò non toglie che anche se i figli fossero 10, ci sarebbero sempre cose nuove e diverse da imparare da loro@Adriana: ho avuto due brutte gravidanze, ad alto tasso di complicazioni e malessere, quindi due parti veloci e semplici li considero una specie di risarcimento per i 9 mesi precedenti :-))

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