Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Qualche settimana or sono la nana grande ultimava i compiti e io le facevo compagnia sfogliando un settimanale che mia madre aveva dimenticato a casa. Pagine di gossip più o meno travestito da notizia scorrevano sotto i miei occhi, mentre in sottofondo mia figlia, in uno dei suoi attacchi di pocavogliadistudiare, si lamentava: troppo difficili questi compiti, troppi, troppo lunghi… una nenia che andava avanti mentre io pazientemente facevo il contrappunto, spiegando che la scuola è il lavoro dei bambini. Come veniva ripetuto anche a me 30 anni fa, nei miei pomeriggi di pocavogliadistudiare. Lei mi risponde che preferirebbe lavorare davvero piuttosto che arrabattarsi sui quaderni, e mentre dice ciò, sulla rivista tra le mie mani, in mezzo ai servizi dedicati all’ultima fiamma dell’ultima wannabe velina, compare un pezzo sul lavoro minorile.
Mandato dal cielo forse, per spiegare ad una bambina europea di otto anni che cosa significa davvero, in certe parti del mondo, il lavoro dei bambini. Foto di bambine che impastano mattoni di fango, maschi e femmine impegnati nelle miniere, ovviamente senza alcun tipo di protezione. Ecco i bambini che cuciono i palloni e le famose scarpe da tennis e quelli che assemblano componenti elettronici per dodici ore al giorno: tra i più fortunati, forse, di questo tristissimo catalogo di umanità. Ci sono anche, infine, le foto delle baby prostitute sulle quali confesso che ho tentato di cavarmela con spiegazioni piuttosto vaghe e una fitta allo stomaco davanti a quei visetti deturpati dal trucco.
La reazione è istantanea: mia figlia si rimette al lavoro e termina i suoi compiti senza ulteriori lamenti, molto colpita nel constatare che essere bambini non è un fatto scontato, almeno in certe parti del mondo. Proprio per questo la ricorrenza del 20 novembre, giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, conserva ancora tutto il suo significato (in ricordo di quel giorno del 1989 in cui venne firmata la Convenzione per i diritti dei bambini) e merita di essere ricordata.
Nel 2013 vi sono ancora luoghi in cui l’infanzia non è riconosciuta come una fase peculiare e delicatissima dell’esistenza e pertanto non viene tutelata; paesi in cui il bambino è riguardato come fonte di reddito e sostentamento alla famiglia, pertanto il suo sviluppo come persona passa in secondo piano. Luoghi lontani, certo; eppure ci sono episodi di negazione del diritto all’infanzia anche nella nostra società c.d. evoluta, in cui i bambini sono amati, vezzeggiati, trattati come oggetti preziosi e spesso lungamente attesi.
Ai nostri figli neghiamo il diritto di essere bambini quando per il solo fatto che sono bambini li trattiamo con disprezzo, minimizziamo i loro piccoli dolori, li umiliamo (c.d. trauma dell’adultismo), oppure viceversa li trattiamo con una condiscendenza che offende la loro intelligenza e la loro personalità. O tutte e due le cose a seconda del momento e della situazione. Ci dimentichiamo, a volte, che i bambini sono piccole persone complesse e sensibili, che meritano rispetto in quanto tali. Neghiamo i loro diritti quando siamo incapaci di ascoltarli, quando riversiamo su di loro, più o meno consapevolmente, il nostro stress e i nostri problemi. Quando li trattiamo come confidenti dei genitori e li costringiamo ad essere adulti prima del tempo, responsabilizzandoli oltre il dovuto.
Neghiamo il loro diritto ad essere bambini anche quando lasciamo che si adeguino a mode e modi dei ragazzi più grandi di loro, senza intervenire per cercare di proporre loro attività, interessi, e modi di vivere equilibrati per la loro età, compromettendone in questo modo un sereno sviluppo.
La mia vuole essere un’estremizzazione del discorso, per richiamare l’attenzione di tutti e indurre una riflessione: anche nella nostra civilissima Italia, e forse perfino in casa nostra, a volte i diritti dell’infanzia vengono negati, o quantomeno piegati ed interpretati ad uso e consumo degli adulti.
Già il solo fatto che i nostri figli siano stressati e conducano una vita frenetica, simile a quella degli adulti, infarcita di attività extracurriculari scelte per riempire i pomeriggi mentre i genitori sono impegnati con il lavoro, che dormano la notte un numero di ore insufficiente, non è un forzare i nostri figli ad un modus vivendi che è inadeguato per la loro età?
Certo, il più delle volte si tratta di scelte obbligate, imposte da una società che, a dispetto di quanto le pubblicità vogliono farci credere, non è per niente incentrata sul valore del bambino e della famiglia. Ma se ci fermassimo un attimo, se per un momento cercassimo di tirar fuori la testa dall’acqua e smettessimo di nuotare in questa corrente che ci avvolge e ci porta via, se per un istante guardassimo il paesaggio sulle rive del fiume, forse capiremmo che possiamo fare davvero tanto per i nostri figli ed il loro diritto di essere bambini. A cominciare da oggi, dalle piccole cose.

5 pensieri riguardo “Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”

  1. Cara Giovanna,condivido ogni singola parola qui scritta; penso anch'io che i bambini siano le persone che maggiormente vanno tutelate, nelle piccole e nelle grandi cose!Sempre bello e utile leggere le tue riflessioni!un abbraccioMichela

  2. Cara Gio,Che bello questo post!. Sono pienamente d'accordo. Anch'io ho scritto ieri un post sui diritti dei bambini, ma non ho avuto modo di esprimere le mie perplessità su quanto noi stessi molte volte non siamo in grado di rispettarli. In effetti è proprio così, i bambini hanno diritto ad essere bambini, a fare le proprie cose con i loro tempi dilattati, a giocare, ad esprimersi ed essere ascoltati. Grazie!

  3. Bel pezzo, e tra l'altro mi ha colpito il fatto che tu abbia menzionato il sonno. Seguendo l'orario tedesco, i miei bambini mangiano e vanno a dormire presto. Ogni volta che ne parlo con una mamma italiana quella resta colpita, ma io ripeto che i piccoli dormono tutta la notte, e spesso anche il pomeriggio.Non mi era mai venuto in mente che anche concedergli una quantità di sonno proporzionale alla loro età, sia tutelare un loro diritto. Lo trovo molto giusto.

  4. @Michela: grazie cara!spero che anche tu avrai presto voglia e tempo per riprendere il tuo blog. Ricambio il tuo abbraccio@Adriana: a me fa un po' arrabbiare constatare che nel quotidiano spesso non riusciamo a rispettare questi tempi, costretti come siamo dalle corse per il lavoro; vorrei veramente riuscire a modificare la nostra vita familiare in questa direzione: meno cose ma più significative@Silvia: io sul tema del sonno sono particolarmente sensibile (e penso che ci farò tutto un post), ma leggo sempre più spesso articoli che sottolineano come in Italia i bambini dormano un numero di ore insufficiente per il loro benessere, con ripercussioni anche sull'apprendimento scolastico!@Donna della Domenica: grazie cara, sono felice che lo abbia apprezzato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *