Cinque anni, sotto Natale

Me lo ricordo bene, quel Natale del 2008. Io col mio vestito in maglia, taglia XL, e le battute sull’aver mangiato troppo panettone. Io che scarto calzine, carillon, cuffiette; perché tu c’eri, ormai eri parte della famiglia. Solo due mattine dopo, infatti, entravo in ospedale per conoscerti. Ansia ed entusiasmo mi si attorcigliavano dentro ed io, lo ammetto, ero un tantino irritabile. Quel tanto che basta per dire al futuro papà, una volta parcheggiata l’auto, che non avevo nessuna intenzione di scendere. Proprio non me la sentivo di affrontare la lunga trafila del travaglio, la paura della sala parto, e davanti al suo ribadire l’ovvio, e cioè che una volta iniziate le doglie non si torna più indietro, io non volevo comunque saperne. Ci mancava poco che passassi al posto di guida e me ne tornassi a casa. Facendo finta di non sentire quelle contrazioni a tre minuti l’una dall’altra.

dicembre 2008: pronta per conoscere Carolina

Fortuna che qualcosa mi ha fatto cambiare idea, perché quattro ore dopo ti tenevo tra le braccia, piccola e rosea e urlante, e piangevo e ridevo come già per tua sorella. Perché vedere tua figlia per la prima volta è una scarica di adrenalina che non si può descrivere, è un momento così meraviglioso da dare assuefazione, una droga pensata dalla natura. Vorresti riviverlo altre mille volte, per sentire ancora e ancora che sei parte di quel miracolo capace di dare per sempre un significato superiore alla tua vita. E’ l’attimo in cui il cerchio si chiude e tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto, il momento dell’ebbrezza e della pace dei sensi, indissolubilmente intrecciate.
Tutto con te è stato diverso, ogni mio gesto sicuro e non inquinato dai dubbi e dai timori che ho avuto nel maneggiare tua sorella. Ma quegli stessi gesti sono stati anche attraversati da un velo di malinconia, in una inconscia consapevolezza che, molto probabilmente, li stavo compiendo per l’ultima volta.  Ho cercato di imprimerli per bene nella mia memoria, di assaporarne ogni istante: l’ultimo cordone ombelicale da far cicatrizzare, le ultime coliche, le ultime notti insonni. Perfino quelle mi sono goduta, tenendoti sul mio petto per lunghe ore serene, mentre il resto della casa dormiva e io e te imparavamo a conoscerci e riconoscerci.
Sei stata una bambina più facile, lo ammetto. O forse sono stata più brava io, chissà. Una bambina allegra, sorridente, con uno spiccato senso dell’umorismo. Ed è meglio che mi fermi, prima di cadere in una celebrazione roboante di tutte le tue doti, accecata dall’amore materno.
Tu, così sensibile, mi mostri ogni giorno il tuo cuore grande e il tuo desiderio di mediare e vedere tutti contenti. Ho molto da imparare da te.
In queste vacanze di Natale, ormai trascorse, hai compiuto cinque anni: cinque anni di tenerezza e coccole, di nanne avviluppate come una cosa sola, della tua irrefrenabile voglia di scoprire, conoscere, provare. Ti amo cucciolo mio.

Questo era un post dovuto. Il 27 dicembre abbiamo festeggiato il compleanno della piccola di casa, ormai non tanto piccola.

9 pensieri riguardo “Cinque anni, sotto Natale”

  1. Avevo già visto questa foto bellissima su Instagram, mi piace un sacco…"Tutto con te è stato diverso, ogni mio gesto sicuro e non inquinato dai dubbi e dai timori che ho avuto nel maneggiare tua sorella. Ma quegli stessi gesti sono stati anche attraversati da un velo di malinconia, in una inconscia consapevolezza che, molto probabilmente, li stavo compiendo per l'ultima volta." …è detto benissimo, e non non saprei cosa aggiungere.

  2. @Serena: è vero, ogni storia è diversa eppure in fondo sono tutte uguali, unite dal filo rosso delle emozioni legate al dare la vita@Paolina: grazie a te per essere passata@Silvia: ci penso spesso al fatto che alcune cose, nella nostra vita, sono definitive e irreversibili. Per questo tento di assaporarne ogni istante e imprimerlo a fondo nella memoria

  3. Lo ammetto…ho pianto…forse saranno gliormoni della gravidanza…ma le lacrime scivolano giù dal mio viso….e mi rendono partecipe di sentimenti già provati e che riproverò ancora una volta….(anche se, lo ammetto, a questo punto spero seriamente sia l'ultima!!!)….Un abbraccioLilly

  4. @Mamma Avvocato: grazie cara! un abbraccio a te e al tuo principino riccioluto@Lilly: io penso che l'emozione di mettere al mondo un figlio e vederlo crescere sotto i tuoi occhi, anzi, essere fautore di questa crescita, sia come una droga predisposta dalla natura. Dà assuefazione. Poi chiaro che subentrino anche considerazioni di carattere razionale sul numero di figli ragionevole per ciascuna famiglia… ma resta un qualcosa di miracoloso

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