Casa&Décor and me

E’ che qualche volta i sogni si avverano. L’avevo detto, io, che questo 2014 sarebbe stato un anno bello bellissimo. Pieno di cambiamenti. Posso dire che fino a questo momento è stato davvero così, e nei prossimi mesi prevedo altre belle cose in arrivo. Ma non divaghiamo.

Cose belle e grandi nascono da piccoli gesti. Succede che su facebook la tua amica – Fra, ti posso definire così? – Francesca Meazza ti segnala una rivista nuova nuova, di quelle che a te piacciono da morire. E tu corri a comprarla. E ti piace così tanto quello che leggi che mandi un messaggio per complimentarti e inizi un dialogo con la deliziosa Manuela Longo, la responsabile della redazione, e finisce che poi sei lì che scrivi e costringi quel santo di tuo fratello a farti le foto per l’articolo. 
BAM! Praticamente dal niente. Qualche volta succede, e stavolta è successo a me e io non potrei esserne più felice.
Ecco la copertina del n. 2 di Casa&Décor, mese di aprile, sul quale trovate la mia rubrica, la prima di una serie che spero sarà lunghissima. Il mio auspicio è di poter crescere insieme a questa bella pubblicazione, ed alle persone che se ne occupano e che hanno saputo renderla così accattivante
e se volete dare un’occhiata alla mia rubrica… eccola qui, a pagina 96 (sì, ci sono anche le nanette!)
E’ proprio vero che Good things come to those who wait

Diversi tipi di amore

Mi hanno detto che siccome ho due femmine c’è qualcosa che mi sfuggirà sempre, perché un maschio è invece tutt’altra cosa. Come se le femmine fossero un qualcosa di uniforme, indistinto, uguale a se stesso. Come se ogni individuo non contasse, insomma, che per se stesso. Io, infatti, ho due figlie che non potrebbero essere più diverse, e forse per questo proprio non capisco come si possa fare di ogni erba un fascio. Paragonandole agli animali di casa, la grande ha il carattere del gatto, mentre la piccolina somiglia al cane. Anita ti guarda di sbieco, il mento verso l’alto, gli occhi socchiusi. Tace quando le parli e spesso se le fai una domanda personale non risponde o tira fuori un monosillabo.
Lei non ama le coccole e se la abbraccio senza preavviso si lamenta: mi fai caldo! Ma poi, quando lo decide lei, viene ad accoccolarsi sulle tue gambe. E’ orgogliosa e non ammetterebbe mai di essere ferita, così quando c’è qualche problema farla parlare è difficilissimo: sceglie lei il come, quando, e quanto. Trovare la chiave per aprire il suo cuore richiede molta pazienza e la volontà di andare oltre gli aculei del suo carattere chiuso.

foto di http://www.flickr.com/photos/ukke_photo

Carolina è un cucciolo festoso: canta mentre fa i compiti, cinguetta tutto il giorno, ripete cento volte “ti voglio bene” e parla, parla, parla. Pure nel sonno. Se qualcosa la rattrista o la preoccupa, la tira subito fuori. Se la sgrido lei ci pensa su poi viene e mi dice: sai, ci ho pensato, hai ragione e mi sono comportata male. Se la mattina sto uscendo per andare in ufficio mi insegue sulla soglia per un ultimo abbraccio.
Nella loro diversità, le mie bambine hanno bisogno di essere amate in modo diverso. Alla nana n.2 non gliene importa niente che la stringa fra le braccia (a meno che non sia lei a chiedermelo): lei vuole “fare cose insieme”. Lei vuole tempo. Lei vuole che andiamo a fare merenda insieme in quella nuova caffetteria, io e lei. Vuole passare un’ora ad infilare con me perline su un filo e creare braccialetti. E vuole essere lei a scegliere cosa fare. Acconsentire è il modo per farla sentire amata.
La nana n.2 ha bisogno invece del contatto fisico. Baci, abbracci e parole dolci non sono mai abbastanza. Potremmo passare un pomeriggio accoccolate sul divano a scambiarci carezze, senza fare nient’altro, e quello per lei sarebbe il modo migliore per impiegare il tempo.
Più passa il tempo più mi rendo conto di questa differenza fondamentale tra le mie figlie, e quando mi è capitato di mostrare ad una di esse il mio amore con il linguaggio che funziona con l’altra ho commesso degli errori incredibili. Non puoi pensare di trattare il gatto come tratti il cane, e viceversa. E se qualcuno si scandalizza per il paragone… è perché non ha cane e gatto in casa!

E i vostri figli, di cosa hanno bisogno per sentirsi amati?

Severa e intransigente

Severa e intransigente: così mi hanno definita due persone diverse che hanno letto i miei corsivi degli ultimi tempi su L’Unione Sarda. Che io sia un genitore di quelli che gli psicologi definiscono normativi è indubbiamente vero. A temperare le regole, che poi spesso non sono che procedure da seguire (ad es. quando si entra a casa: scarpe e giacca a posto, cambiarsi d’abito, lavare le mani) c’è però una buona dose di affetto e allegria, insieme a tanta autonomia di scelta e di movimento e un generale rispetto delle inclinazioni naturali delle mie figlie. Senza perdere mai di vista però un aspetto fondamentale della relazione con i figli, e cioè che adulti e bambini non sono sullo stesso piano. E non solo perché noi siamo molto più alti di loro, ma perché sta nell’ordine delle cose previsto dalla natura che siamo noi a portarli per mano attraverso il mondo. Siamo noi a dover insegnare loro il bene e il male, il bello e il brutto, fino a quando non saranno in grado di discernere da soli, col tempo. Dai nostri figli non accetteremmo, ad esempio, consigli sul nostro lavoro, perché non hanno esperienza in merito, ma possiamo darne loro riguardo all’organizzazione del lavoro scolastico. Quindi, io mi domando, per quale motivo dovremmo invece accettare che le nostre figlie ci dicessero come dobbiamo vestirci? Forse che una bambina di 8-10 anni può comprendere quale stile sia più appropriato per una trentenne? Può capire le diverse occasioni d’uso? Io credo di no.
Certo se mi figlia mi dice “metti quel vestito rosa che mi piace tanto!” se è possibile io cerco di accontentarla. Ma se pretendesse di farmi vestire tutta lustrini e tulle…
Dunque, perchè vi racconto tutto questo? perchè da poco ho visto in tv un tremendo reality per bambine nel quale le figlie devono rifare il look alla mamma. E ovviamente lo fanno secondo il loro gusto. Ho provato pena per quelle mamme in minigonna, con completi leopardati…
Lo conoscete? Io l’ho trovato agghiacciante. Non riesco a trovare a questo programma un lato positivo. Ne parlo nell’articolo che è uscito ieri sul giornale, e che vi riporto qui.

Gestione del tempo: chi ci rema contro?

La corsa contro il tempo è indubbiamente una costante delle famiglie moderne, e la mia giornata non fa certo eccezione: ogni sera affronto con mio marito una sorta di brainstorming familiare, nel quale tentiamo di far combaciare gli impegni di tutti i membri della famiglia, ma anche di ricavare del tempo per stare insieme come coppia e con le nane.
Se talvolta la settimana si presenta come realmente infarcita di cose da fare è anche vero che noi siamo bravissimi a perdere tempo. Perdiamo tempo davanti ai social network (giusto una sbirciatina a facbook/instagram/pinterest/quello che vi pare … e questa sono io), perdiamo tempo davanti alla tv (controllo un attimo i gol… e questa è per mio marito, capace di restare col braccio proteso verso lo schermo, nel gesto dello spegnimento, anche per venti minuti consecutivi), rimandando invece cose importanti che in quei minuti potremmo sbrigare con successo ed eliminare dalla nostra interminabile to do list.
Una perdita di minuti preziosi che ci fanno dire, alla fine della giornata, che proprio non abbiamo avuto tempo per fare quella cosa che, invece, avremmo dovuto assolutamente fare. E se avessimo evitato di perdere tempo davanti al pc o alla tv? Le cose sarebbero state diverse, non raccontiamoci fandonie!
Questa si chiama procrastinazione, e se volete approfondire l’argomento vi consiglio di leggere questo blog che, in modo divertente, ci insegna a non buttare il nostro tempo ma a farlo fruttare.
Ricordo che quando preparavo le prove concorsuali avevo adottato l’accorgimento di non controllare nè posta elettronica nè social network, perchè mi ero resa conto di distrarmi in continuazione da ciò che stavo disperatamente tentando di memorizzare. E il sistema funzionò.
Per i nostri figli vale lo stesso discorso: spesso si immobilizzano come ipnotizzati davanti a televisione, computer o cellulare, e perdono un sacco di tempo. Noi tendiamo a sottovalutare questo piccolo capitale di tempo perchè si tratta di pochi minuti per volta, ma se invece ci prestassimo più attenzione ci renderemmo conto che i nostri figli potrebbero ritrovarsi magari un’ora in più a disposizione ogni giorno, da dedicare a cose veramente importanti e interessanti.
Vi invito a leggere quanto ho scritto ieri su L’Unione Sarda a questo proposito.

E voi, siete bravi nella gestione del tempo, oppure siete dei procrastinatori?

DIY: Custodia per tablet o laptop

Oggi vi mostro cos’ho realizzato per il mio tablet + tastiera, stanca di riporlo nella sua custodia ufficiale, da cui sgusciava fuori di continuo con mia grande stizza.
Ho cercato un po’ di idee su Pinterest e i blog americani di cucito, e per un tutorial dettagliato vi rimando a questo che, sebbene in inglese, è corredato di un video comprensibilissimo grazie alle immagini. Io ho apportato poche modifiche che vi segnalerò.
Per prima cosa ho posizionato il tablet, agganciato alla tastiera per valutarne lo spessore massimo, sulla stoffa prescelta, che è molto simile a quella del tutorial originale. Nel mio caso, trattasi di residuo del tessuto usato da mia madre per confezionare un paralume!

Come potete notare la stoffa è doppia perché ho deciso di fare interno ed esterno dello stesso tessuto, e di sostituire lo strato interno di flanella previsto nel tutorial con un po’ di imbottitura per cuscini avanzata dal costume di carnevale da Sirenetta della nana piccola.

Ho poi richiuso ulteriormente la stoffa sul tablet, prendendo le misure del bordo superiore e laterale prima di tagliare. Tenete conto però che quando inserirete l’imbottitura creerete uno spessore ulteriore, per cui abbondate ai bordi laterali.

Qui la prova con l’imbottitura posizionata sulla stoffa.

Cucite dritto contro dritto prima su un lato, poi rimisurate per sicurezza e segnate con gli spilli dove deve andare la seconda cucitura laterale. E’ importante che la custodia del tablet sia stretta abbastanza da non farci ballare dentro il vostro preziosissimo strumento; tuttavia se cucirete troppo stretti non potrete inserirlo nella tasca, quindi meglio misurare due volte e cucire una sola, che sia quella giusta! Cucite dunque il secondo lato (il terzo lato da cucire manca perchè la stoffa è un’unica lunga striscia ripiegata, ma se usate due stoffe diverse avrete da cucire anche il fondo), lasciando libero quello che diventerà il bordo della chiusura superiore, che deve sporgere da sopra la tasca che avete creato di almeno 10 cm.

Rivoltate il tessuto al dritto, inserite l’imbottitura e cucite l’ultimo lato ripiegando verso l’interno i bordini del tessuto della pattina, tenendo la cucitura il più possibile vicino al bordo, in modo che la rifinitura risulti gradevole. Io ho scelto di fare il bordo leggermente a punta verso il centro anziché dritto, cosìcchè la mia custodia somiglia vagamente ad una busta per lettera.

Cucite un grosso bottone sulla punta della pattina e uno sulla tasca e fissate un cordoncino elastico al primo.

Inserito il vostro tablet nel suo morbido sacco a pelo e portatelo ovunque senza timore degli urti!
C’è una sola controindicazione: vostro marito, in viaggio per lavoro, si rifiuterà categoricamente di portarsi dietro il tablet con la nuova custodia…

Il lato buono della tv

Parlar male della televisione è fin troppo facile. E’ vero che il mezzo ci fornisce costanti spunti di critica, per cui non si fa certo fatica a trovare argomenti di discussione; ma la tv non è tutta spazzatura, e demonizzarla a trecentosessanta gradi sarebbe un errore. Nel rapporto con i figli poi, come ho già avuto modo di sperimentare sulla mia pelle (ne parlo qui), la proibizione estrema sortisce il solo effetto di rendere la cosa proibita irrimediabilmente appetibile. Dunque, la via di mezzo tra il tutto e il niente sembrerebbe la soluzione più equilibrata, anche con il piccolo schermo.
Negli ultimi giorni L’Unione Sarda mi ha ospitata ancora per parlare di nuovo di bambini e tv, e con un po’ di ritardo voglio condividere con voi le mie riflessioni.
Nel primo articolo, del 27 febbraio, parlo della tv come perfetto tappabuchi. Mezz’ora di tv ben dosata e supervisionata è talvolta indispensabile per fare qualcosa che, con le nane sguinzagliate per casa, impiegherei il triplo del tempo a portare a termine, o forse non concluderei affatto.

Il secondo corsivo invece, del 2 marzo, mette a nudo la passione per il cinema che ho condiviso con mio marito fin dagli inizi del nostro stare insieme. Un buon film, goduto in silenzio e senza interruzioni, è la conclusione perfetta di una lunga giornata, ed uno dei riti preferiti dalla nostra coppia.

Anche la tanto bistrattata televisione è capace di svelare dei lati positivi! Che ne pensate?