A trip to Southern England

Io sarei un po’ stufa, ogni volta che vado in Inghilterra, di sentirmi dire: ah, che bella Londra, beata te!
Chiariamo un punto, tanto banale quanto necessario: “Inghilterra” non è solo Londra.
Io, per esempio, non sono per niente fan della capitale: troppo caotica per i miei gusti, pure troppo melting pot. Di sicuro non la mia destinazione d’elezione.
Come in ogni viaggio nella perfida Albione, la mia destinazione è il sud: Sussex e zone limitrofe, con occasionali sconfinamenti nella deliziosa Cornovaglia, che merita una visita già solo per i cornish fudge. Una goduria a base di panna solidificata, da tagliare a quadrettoni e mangiare a morsi appiccicandosi dita e faccia. Senza rimorsi, nemmeno per l’istantaneo incremento del colesterolo.
Lo so, alla mia morte abiterò il girone dei golosi, ma ne sarà valsa la pena.
Dunque, dicevamo: Southern England. La solita tiritera sulle mie estati giovanili ve la risparmio; ormai la conoscete a memoria. Il bello di tornare in quei luoghi da adulta è mostrarli alle nanette e riviverli attraverso i loro occhi. Scoprire che quel trenino che ti aveva entusiasmato a sette anni va ad una velocità che il nonnetto col deambulatore lo supera senza sforzo. Una noia mortale, per le settenni di oggi.
 Meglio farsi una foto tre le pecore

O che il Sea Life Center è molto più bello di come te lo ricordavi. Forse perché l’hanno ristrutturato interamente due anni fa?



nella bolla all’interno di una delle vasche

le razze

Non vi darò dunque consigli di viaggio, elenchi di cose interessanti da vedere se vi capiterà di visitare il Sussex: questa mia vacanza è stata infatti una specie di pellegrinaggio laico, e tutte le tappe che per me hanno avuto importanza potrebbero risultare insignificanti o noiose per voi.
Che cosa ho cercato in questo viaggio?

Cieli fuggiti da un quadro di Constable, come nel migliore dei luoghi comuni

Un punto qualunque, lungo una strada qualunque, nell’intervallo tra due rovesci di pioggia

Angoli di giardini curatissimi che invitano alla calma


Il cortile posteriore del nostro bed&breakfast

Colazioni lente ad alto tasso di trigliceridi… ho un debole per il burro salato: si può usare per lavare i denti al posto del dentifricio?


Scorci insoliti di Brighton, una città – questa sì – che amo

The Brighton Wheel
L’ispirazione per il décor di Hove Haven nelle case e nei mercatini
Una collezione di piatti bianchi e blu simile alla mia: rigorosamente spaiati!
Antiche dimore nobiliari, da esplorare fantasticando su coloro che vi hanno abitato secoli fa
Audley End

E una visita fugace al 28 di Benett Drive, per sedere su quel muretto il tempo sufficiente per un sospiro e due lacrime, al vedere quant’è diventato triste quel giardino curato come un figlio…

Alla fine, il campanello non l’ho suonato, così i miei ricordi resteranno intatti.
Perché a volte è meglio non sottoporli alla prova della realtà.

Twenty Eight Benett Drive

Ma tu, di cosa scrivi? Mi hanno chiesto una volta.
Ci ho pensato un po’ su. Poi ho risposto: di sentimenti.
Ah, storie d’amore?
No, no, di sentimenti. A tutto tondo. Perché, a pensarci bene, questo non è (solo) un mummy blog. Né un blog di decorazione. Né di cucina, racconti, letteratura o viaggi. E’ un po’ tutte queste cose e nessuna in particolare.
Sono i sentimenti ciò che mi fa sorgere il bisogno di scrivere. I dubbi e le riflessioni che il quotidiano mi ispira; le emozioni che sorgono quando guardo al futuro o al passato.
Così, ad esempio, mi emoziono pensando ai luoghi del cuore. Ognuno di noi ne ha, veri o anche virtuali. Il mio ha un indirizzo: 28 Benett Drive. Un cottage dalla porta turchese, un ampio bow-window che lascia intravvedere una stanza da letto tutta color lavanda.
Nel vialetto d’ingresso una macchina sportiva – sempre rossa – attende di essere utilizzata. Parcheggiare e scendere senza far rumore era un rito che si consumava, estate dopo estate, mentre l’ultima luce della sera incendiava il cielo. In silenzio, noi bambini facevamo il giro della casa passando per il cancelletto di legno di cui si serviva solo il milk-man la mattina. Si passava per uno stretto corridoio all’aperto tappezzato di ortensie fino a trovarsi sul retro della casa e ogni volta la vista toglieva il fiato: l’enorme giardino digradava verso una staccionata di legno, oltre la quale si aprivano l’orto e il frutteto. Passavamo poi accanto al roseto e sempre, come in qualsiasi rito che si rispetti, io sussurravo a mio fratello: ti ricordi quel giorno che sei caduto dal terrazzo in mezzo alle rose e non si riusciva a tirarti fuori?

2002: the last time we were there (and the garden was starting to fall apart)

E così ridacchiando facevamo scorrere la grande vetrata che ammetteva in salotto e ci buttavamo tra le braccia degli zii, sapendo che per loro quello era il momento più atteso dell’anno. Per questo ogni estate ci concedevano di credere che la sorpresa fosse perfettamente riuscita e che loro non si aspettassero di veder sbucare dal giardino due bambini abbronzati appena sbarcati dall’hovercraft.
I migliori momenti della mia fanciullezza hanno avuto quella casa per teatro. Come quella mattina in cui, sveglia da prestissimo in una casa ancora addormentata, avevo scorto attraverso la grande vetrata del salotto una volpe aggirarsi per il giardino. Trattenendo il fiato l’avevo osservata a lungo mentre lei, ignara della mia presenza, proseguiva nella sua esplorazione del prato. Poi qualcosa l’aveva indotta ad alzare il muso e i nostri sguardi si erano incrociati. Mi aveva guardato con occhi umani e c’eravamo riconosciute, la volpe ed io. Per un istante fummo amiche. Poi il selvatico riprese il sopravvento, e lei scomparve nella fitta vegetazione.

a wiev of the garden in all its glory

Quel cottage è il mio luogo del cuore e lo sarà sempre, anche ora che non è più “mio”. Dopo la morte degli zii è stato venduto ad una famiglia con figli, e sapere che ci sarebbero stati altri bambini ad amare quelle stanze, a correre in quel giardino, a raccogliere fragole giganti dalle piantine, ha lenito soltanto un po’ il dolore del distacco.
Se ci sono mai tornata? Tutte le volte che son tornata in Inghilterra dal 2002, quando la casa è stata venduta. Una decina. Percorro ogni volta Benett drive col cuore a mille, poi mi fermo davanti alla casa e mi siedo sul muretto. E lì, finalmente, posso piangere. Per una stagione della vita finita, per le persone che non ci sono più. Perché adesso la porta non è più turchese, ma di un banale bianco. Ed io sono chiusa fuori.

Domani sarò di nuovo lì, sul quel muretto, davanti alla porta bianca. E chissà, forse stavolta avrò il coraggio di suonare il campanello.

different wiev of the garden

Everyone has a special place. Mine has got an address: 28 Benett Drive. A cottage with a bright blue door, a large bow window overlooking the road and a lavender coloured bedroom behind the sheer white curtains. In the drive leading to the garage a sports car – always a red one – was just waiting for the engine to be started.
Parking our car and getting off silently was part of a ritual we performed every single summer, when we arrived at the house while the sun was going down in the last purple light. Still in total silence, we used to reach te back of the house trough a narrow passage oveflowing with spectacular Hydrangeas.
There, the wiev was breathtaking: the huge garden rolling down towards a wooden fence, beyond which a gorgeous kitchen garden went as far as the eye could go.
We passed by the rose garden, and every single time I would say to my brother – because rituals must be performed in every detail – “do you remember that time you fell into the roses and we couldn’t get you out?”
Giggling, we then reached the big sliding door and made our way into the living room, straight into the arms of uncle and aunt. We knew that was the most coveted moment of the year for them, so awaited for, that every time they would let us think our surprise had been so well planned that they didn’t expect us intruding from the garden.
All the perfect moments of my childhood have taken place there. Like the morning I met the fox. Early bird as I am today, I was wandering through the sleeping house and ended my journey in front of the glass sliding doors leading to the garden. And there she was (I’m sure it was a “she”), exploring the ground. I stared at her holding my breath, and suddenly she turned her head and looked at me. She recognized me. We were friends for a second. Then her inner wildness prevailed and she disappeared in the woods.
That cottage is my special place and will always be. Even if it’s no longer “mine”. When my uncle and aunt passed away the house was sold to a family with kids, and although the idea of its large rooms and well kept garden beloved by other children was somehow of comfort, I cannot avoid mourning the loss. 
Have I ever returned back there? Yes. Ten times in ten years, more or less.
Every single time I go to England, I feel the need to walk slowly along Benett Drive. Silently as in my childhood. When I reach nr. 28, I sit on the front brick fence, staring at the house. Then, I can finally weep. For a life’s season gone forever. For my beloved ones I no longer can hug. For the door of the house, because it’s not painted in bright blue now. It’s just a plain boring white. And I am at the wrong side of that door. Forever.
Tomorrow I’ll be there again, on the brick fence. In front of the white door. And maybe, this time, I’ll find the courage to ring the doorbell

Maggio, il mese delle rose

E’ arrivato maggio. Con il suo sole tiepido e il mio piccolo giardino traboccante di rose.

La rossa Tradition 95 che fa capolino in mezzo alla gloria dorata di Golden Gate

La candida Monna Lisa che attende di dischiudersi

Golden Celebration e i suoi morbidi rami carichi di fiori profumatissimi

La superba Wall Street con la sua tonalità albicocca sfumata di giallo e i suoi lunghi steli perfetti per il taglio

Maggio con il n. 3 di Casa&Décor, interamente dedicato al fiore più amato di tutti i tempi.
E naturalmente c’è anche il mio articolo, con un tutorial tutto dedicato alle rose – stavolta però di stoffa – per far felici mamme e figlie!

L’avete già acquistato in edicola? Se non lo avete ancora fatto vi consiglio di rimediare subito, troverete una rivista che di numero in numero si fa più ricca e colorata, piena di idee e spunti interessanti!