Laviamoci i denti

Ore 20,45: le nane si preparano per andare a letto.
Inizia il quotidiano braccio di ferro per convincerle a lavare i denti. Ormai hanno messo a punto i trucchi più biechi per farmi credere di averlo fatto: mangiare una goccia di dentifricio per profumare l’alito, far scorrere l’acqua del rubinetto per farmi sentire, dalla cucina, il rumore delle abluzioni; bagnare lo spazzolino, in caso di controlli tattili da parte mia. Un’organizzazione complessa e macchinosa; molto più macchinosa, a mio avviso, del vero lavarsi i denti, che sarebbe un’operazione semplice e veloce, a volerla compiere. Appunto…
Consigliata dalla mia amica Elisa, la mom più geek che conosca, sempre in prima fila per tutte le novità tecnologiche utili a semplificarci la vita, ho scaricato sul mio cellulare un’app che si chiama Nurdle time.
Questa app, sponsorizzata da una nota marca di dentifrici di cui non faremo il nome, promette di convincere i nostri figli a lavare i denti per i due minuti necessari a garantire che siano davvero puliti. La grafica è accattivante ed è possibile creare un profilo per ogni bambino (no Elisa, non lo dico a tutti che anche tu e tuo marito vi siete registrati, tranquilla!), cui corrisponde un personaggio: ogni volta che si entra nel profilo una simpatica voce ti annuncia che devi portare a termine la tua “missione denti puliti”, dopodiché parte un’allegra canzoncina.

Ed è qui che iniziano i dolori.
Perché la suddetta canzoncina fa veramente ridere, il ritmo è accattivante e le rime esilaranti. Il risultato è che le mie nane ballano per tutto il bagno, ridendo come matte e sbrodolando ovunque dentifricio, per due lunghissimi minuti!!!
L’idea sarebbe quindi ottima, anche perché la canzone spiega come spazzolare i denti nel modo corretto, invita a cambiare lato oppure a passare dall’arcata inferiore a quella superiore, ma non c’è verso: quelle due sghignazzano e sculettano e il risultato della pulizia dei denti viene raggiunto solo in minima parte (no Elisa, non lo dico a tutti che anche tu e tuo marito ballate come due indemoniati, tranquilla!).
Allo scadere dei due minuti si ritira il premio, 20 punti stella che si possono utilizzare per acquistare magliette, scarpe, corone da principessa e cappelli da pirata per vestire il proprio personaggio.
Se avete meno di 10 anni sicuramente questa app può essere un espediente simpatico per stimolarvi a lavarvi i denti per più di venti secondi e imparare la maniera giusta per farlo. Ammesso che riusciate a rimanere seri.
Se avete più di 30 anni… beh, allora siete come la mia amica Elisa e vi divertirete moltissimo!

Il primo giorno di scuola

Un post sul primo giorno di scuola? Che originalità!
Beh, non dimentichiamoci che questo è principalmente un mommyblog, quindi i figli e le loro piccole grandi vicende ne sono il centro, dunque beccatevi il post sul primo giorno di scuola!!

Il primo giorno di scuola inizia la sera prima. C’è tutto un rito, per il ritorno sui banchi, che si compie anno dopo anno con le mie nane.
Si riprende in mano la lista dei materiali, che ad ogni classe si fa più lunga, si prepara lo zaino con una cura che non ci sarà più per tutto il resto dell’anno. Perché poi, dal giorno 2, a casa mia c’è il lancio quaderni, l’oblio dei libri, la perdita delle penne. Ad esempio, quanti temperamatite vi occorrono per arrivare fino a giugno? A me una ventina. Moltiplicato per due figlie. Sospetto che da qualche parte esista un enorme deposito di temperamatite perduti da loro, alto come una montagna.
Comunque, almeno per una volta, la borsa viene fatta con tutti i crismi. I quadernoni non hanno ancora orecchie, l’astuccio è miracolosamente completo. Nessun avanzo di merendina mummificata occhieggia dalla tasca interna. Ehm forse questo non dovrei confessarlo…
Scegliamo anche i vestiti e li lasciamo nel loro bagno, sulla sediolina dipinta. E’ tutto ben piegato, pulito e in ordine, e le corse avanti e indietro alla ricerca di due calzini uguali sembrano un ricordo lontano. Siamo piene di buoni propositi, ma già capaci di ironizzare tra noi su quanto impiegheremo a metterli da parte. Si accettano scommesse.
E quando gli zaini sono nell’ingresso e i vestiti per il gran giorno pronti, solo allora si può andare a letto. Così io ho il campo libero per preparare la “colazione speciale del primo giorno di scuola”: una pila di pancakes che mangeremo annaffiati di sciroppo d’acero oppure di crema gianduja, nella personale versione golosa di Hove Haven.

E siccome sono una Mamma sentimentale, sotto il piattino della colazione si nasconde un segreto: una letterina d’augurio per un Buon Anno Scolastico. Per ricordare loro che ci sarò sempre quando avranno bisogno di me.

Ed eccoci pronte per la foto di rito davanti all’ingresso di casa

E anche con la mamma, che non se ne può fare a meno. La scelta del vestito “color grembiule” è puramente casuale…
Buon inizio a tutti voi!

Sull’autonomia nel gioco

Ora che le nane stanno crescendo, il mio impegno per insegnare loro ad essere autonome nelle faccende del quotidiano inizia a dare i suoi frutti. Rispetto a quel post del 2012 ci sono stati tantissimi progressi, e non soltanto per l’ovvia constatazione che le bambine hanno due anni in più! E’ bello saperle capaci di prepararsi la colazione, di caricare la lavastoviglie, di far da sé tante piccole cose che non sono solo un aiuto alla gestione domestica ma anche motivo di un’accresciuta autostima per loro.
Su una cosa, però, non ho saputo lavorare bene in questi anni: farle essere autonome nel gioco.
Preoccupata di non lasciarle a lungo davanti alla tv, convinta dell’importanza di offrire loro cose interessanti da fare, ho trascorso infiniti pomeriggi a cucinareritagliare, creare con loro. O anche banalmente a portarle al parco e a leggere insieme.
Mi sono dimenticata, forse, che a volte un po’ di noia è fondamentale per i nostri figli. Si guardano intorno, si guardano l’un l’altro, imparano a conoscere se stessi. Sviluppano la fantasia e scoprono come bastare a se stessi, che è una delle risorse di cui avremo maggior bisogno nella vita: il nostro benessere non può dipendere sempre da qualcuno che si prenda cura di noi.
Durante queste vacanze mi sono resa conto di non aver insegnato alle mie figlie ad intrattenersi da sé quando siamo a casa. Ogni giorno era un continuo: e adesso cosa facciamo?
Ammetto che io sono la prima ad aver voglia di fare cose nuove e diverse. Io sono quella che si diverte a dipingere con le dita e a tagliare i biscotti a forma di renna. Se andiamo ad arrampicarci al parco non mi tiro certo indietro.
Questa forma di iperattività però ha un risvolto negativo: dà assuefazione. E così le mie figlie si aspettano ogni giorno che io organizzi qualcosa per loro, fuori o dentro casa.
Solo che a volte non si può fare. Come quella mattina che ho dovuto affrontare una pila di biancheria da stirare che stava per toccare il soffitto. E loro nel frattempo ciondolavano per casa annoiate, aspettando da me suggerimenti su come impiegare il tempo.
Colpa mia. Ho creato un mostro…anzi due.
E’ stato in quel momento che mi sono resa conto della necessità di insegnare alle nane un po’ di autonomia nel trascorrere il tempo a casa, forti anche del fatto che sono due sorelle vicine per età e che quindi possono giocare insieme. Ho iniziato a dire loro che non potevo iniziare un gioco con loro perché dovevo ad esempio preparare la cena. E no, non potevano aiutarmi a cucinare. Dovevano trovarsi altro da fare. Loro mi guardavano allibite. Le ho mandate in camera e dopo pochi minuti le ho sentite litigare tra loro. Poi hanno trovato un accordo e iniziato a giocare. Ogni tanto mi chiamavano perché le raggiungessi e ho dovuto lottare contro i sensi di colpa e dire no.
Con il passare dei giorni le cose stanno migliorando e stiamo costruendo insieme nuovi equilibri, nei quali la simbiosi in cui siamo state fino ad oggi si va un allentando in favore di un po’ di autonomia in più, per me e per loro. Così quando facciamo qualcosa di bello insieme, come i biscottini di ieri, siamo più felici di questo tempo in condivisione.

Quest’estate

Quest’estate ho fatto un sacco di cose. Mi prende così, che non so stare ferma e ho bisogno di tenere le mani e il cervello in movimento. Avevo, come mio solito, una lunga lista di cose che avrei voluto fare con le nane, e depennarle quasi tutte è stata una grandissima soddisfazione. Per la prima volta non mi sono sentita assalita dai sensi di colpa nei loro confronti; per la prima volta all’inizio di settembre non ho fatto il confronto con le estati della mia infanzia, ricordandole molto più felici delle loro. E’ già un inizio.
Ed ecco quindi un breve resoconto fotografico delle passate vacanze.
Mare, mare e ancora mare. Non solo perché viviamo in Sardegna, e sarebbe strano non approfittarne, ma anche perché lo considero un prezioso investimento in salute per i mesi invernali.

Mare anche per poche ore, nella spiaggia cittadina che non è poi così male.

Mare con il gommone degli amici e tanti tuffi nella meravigliosa Cala Sinzias, con l’acqua più verde vista negli ultimi tempi. 

Mare al tramonto, perchè a noi piace stare sempre fino all’ultimo minuto di sole.

Mare anche quando è nuvoloso e la giornata cupa, perché finché non piove in spiaggia si può stare. Vabbè, noi ci andiamo pure con la pioggia, ma questa è un’altra storia.
Mare di nuovo con la barca, ma questa volta a Cala Gonone, per nuotare dentro le grotte con maschera, pinne e mutino (che freddo che faceva!), illuminando i fondali con le torce.

 Un’esperienza emozionante dalla quale le nane sono uscite orgogliose di sé e del proprio coraggio. E io fiera delle mie piccole nuotatrici impavide
Mare nella meravigliosa Isola di san Pietro, dove sogno sempre di tornare
(Cala Fico)

I fondali a Guidi

Snorkeling alla Punta

Oltre al mare un’andata al parco acquatico, un rito che si ripete ormai ogni estate.

E qualche passeggiata a cavallo, un rito invece nuovo che proseguiremo durante l’autunno
Qui nelle campagne intorno a Geremeas

Qui all’interno del Parco di Molentargius, preziosa oasi naturale nel cuore della città, in cui è possibile ammirare anche i fenicotteri rosa

E Mammadilettante si è regalata anche un’escursione in sella, senza bimbe e dunque più complessa, come non accadeva da tempo immemore: meraviglioso!!
Su che cosa significhi per me una galoppata in libertà leggete qui
Senza dimenticare però le andate al parco, sempre quello di Molentargius, per correre sui prati e arrampicarsi nel Parco delle Emozioni, struttura di cui ho parlato tempo fa qui 

Fenicotteri in volo sopra le nostre teste

In mezzo a queste attività outdoor diverse cene con gli amici, qualche lavoro creativo che attendeva da troppo di venire concluso, buone letture e tanta musica, da ascoltare e da cantare.
A chi mi chiede come sia andata l’estate rispondo quindi: bene, a modo suo. Fisicamente impegnativa (lo posso dire che sono distrutta? Ho bisogno di ferie per riprendermi dalle ferie!).
Tosta. Ma noi lo siamo anche di più 

Ritorni

Ho messo via.
Ho messo via un sacco di parole che avrei voluto dire, e bene ho fatto a tacerle.
Molte che avrei voluto sentire e ho aspettato invano.
Quelle che ancora ci spero.
Ho messo via certi pensieri tormentosi, sostituendoli a forza con altri più lievi.
Ce li ho poggiati sopra così li coprono, e lontano dagli occhi lontano dal cuore.
Anche se poi lo so che non funziona mai.
Ho imparato mio malgrado la pazienza, io che paziente non lo sono mai stata.
L’ho fatto ripiegando su se stesse le mie domande, fino a farle diventare molto, molto piccole. Così piccole da non riuscire a leggerle. Quando non ci sono le domande non si aspettano le risposte.
Ché l’attesa fa male.
Ho preso le domande, i pensieri, le parole e le attese e ho chiuso tutto in un cofanetto di legno. Ho girato la chiave due, tre volte, poi ho gettato il cofanetto in mare, in quell’acqua incantevole in cui sguazzavo fino a due giorni fa.
Sul fondo del mare i pensieri, le parole e le attese fanno meno rumore.
Sono tornata, in questo primo settembre. Non sono la stessa persona che iniziava a scrivere questo blog il primo settembre di tre anni fa, ma sono qui. E’ già un inizio.