Sull’autonomia nel gioco

Ora che le nane stanno crescendo, il mio impegno per insegnare loro ad essere autonome nelle faccende del quotidiano inizia a dare i suoi frutti. Rispetto a quel post del 2012 ci sono stati tantissimi progressi, e non soltanto per l’ovvia constatazione che le bambine hanno due anni in più! E’ bello saperle capaci di prepararsi la colazione, di caricare la lavastoviglie, di far da sé tante piccole cose che non sono solo un aiuto alla gestione domestica ma anche motivo di un’accresciuta autostima per loro.
Su una cosa, però, non ho saputo lavorare bene in questi anni: farle essere autonome nel gioco.
Preoccupata di non lasciarle a lungo davanti alla tv, convinta dell’importanza di offrire loro cose interessanti da fare, ho trascorso infiniti pomeriggi a cucinareritagliare, creare con loro. O anche banalmente a portarle al parco e a leggere insieme.
Mi sono dimenticata, forse, che a volte un po’ di noia è fondamentale per i nostri figli. Si guardano intorno, si guardano l’un l’altro, imparano a conoscere se stessi. Sviluppano la fantasia e scoprono come bastare a se stessi, che è una delle risorse di cui avremo maggior bisogno nella vita: il nostro benessere non può dipendere sempre da qualcuno che si prenda cura di noi.
Durante queste vacanze mi sono resa conto di non aver insegnato alle mie figlie ad intrattenersi da sé quando siamo a casa. Ogni giorno era un continuo: e adesso cosa facciamo?
Ammetto che io sono la prima ad aver voglia di fare cose nuove e diverse. Io sono quella che si diverte a dipingere con le dita e a tagliare i biscotti a forma di renna. Se andiamo ad arrampicarci al parco non mi tiro certo indietro.
Questa forma di iperattività però ha un risvolto negativo: dà assuefazione. E così le mie figlie si aspettano ogni giorno che io organizzi qualcosa per loro, fuori o dentro casa.
Solo che a volte non si può fare. Come quella mattina che ho dovuto affrontare una pila di biancheria da stirare che stava per toccare il soffitto. E loro nel frattempo ciondolavano per casa annoiate, aspettando da me suggerimenti su come impiegare il tempo.
Colpa mia. Ho creato un mostro…anzi due.
E’ stato in quel momento che mi sono resa conto della necessità di insegnare alle nane un po’ di autonomia nel trascorrere il tempo a casa, forti anche del fatto che sono due sorelle vicine per età e che quindi possono giocare insieme. Ho iniziato a dire loro che non potevo iniziare un gioco con loro perché dovevo ad esempio preparare la cena. E no, non potevano aiutarmi a cucinare. Dovevano trovarsi altro da fare. Loro mi guardavano allibite. Le ho mandate in camera e dopo pochi minuti le ho sentite litigare tra loro. Poi hanno trovato un accordo e iniziato a giocare. Ogni tanto mi chiamavano perché le raggiungessi e ho dovuto lottare contro i sensi di colpa e dire no.
Con il passare dei giorni le cose stanno migliorando e stiamo costruendo insieme nuovi equilibri, nei quali la simbiosi in cui siamo state fino ad oggi si va un allentando in favore di un po’ di autonomia in più, per me e per loro. Così quando facciamo qualcosa di bello insieme, come i biscottini di ieri, siamo più felici di questo tempo in condivisione.

5 pensieri riguardo “Sull’autonomia nel gioco”

  1. Io ho cominciato a farlo sopratutto da quando ci siamo trasferiti a marzo, e l'ho fatot per autodifesa, perché il piccolo ha dovuto lasciare l'asilo e tornare a casa per sei mesi e con i due tra i piedi tutto il giorno AVEVO BISOGNO di lunghi momenti d'aria!Devo dire che il tuo post sulla necessità di comportarsi così ha decisamente mitigato i miei sensi di colpa.

  2. mi sono trovata nella stessa situazione, e in verità non ne sono completamente uscita ma facciamo passi avanti. qualche mese fa ho iniziato a rendermi conto che i miei figli e soprattutto il grande di 5 anni passava il tempo a lagnarsi e ciondolare se non giocavo con lui. anche il piccolo di 3 mi cercava ( e mi cerca) ma per lui mi sembra più accettabile. mi preoccupava invece l'atteggiamento quasi apatico di matteo, che sembrava non trovare niente di interessante da fare se non c'ero io a proporre o condividere, nonostante (ahimè) una stanza zeppa di giochi… ho iniziato a preoccuparmi! come te ho pensato che forse avevo esagerato nel volerli stimolare, nel voler partecipare, nel volergli far sperimentare cose divertenti che avevo fatto io da piccola o che mi erano venute in mente, che non avevo lasciato loro il tempo di pensare, ammoiarsi e trovare da sè qualcosa che li interessasse. a quel punto ho iniziato a sottrarmi, anche per me stessa in verità, per poter avere anche qualche manciata di minuti per svuotare la mente. all'inizio è stata dura, ma adesso, complice anche il fatto che il fratello cresce ed è sempre più capace di giocare con lui, le cose vanno meglio. riesco anche a passare un pomeriggio a fare servizietti per conto mio intervallati da piccoli giochi con loro. credo che per loro sia una conquista.

  3. @Silvia, hai ragione, è un istinto di sopravvivenza che ci porta a mettere qualche paletto, altrimenti si diventa matte! E alla fine ne si trae tutti giovamento@Serena, credo sia un percorso lungo e un po' accidentato, ma mi sono convinta della sua bontà e intendo portarlo avanti!@verdeacqua grazie, vado a leggerti, l'argomento è interessante e merita di essere approfondito!

  4. Come ti capisco….Ho avuto da poco il mioterzo bel maschietto e il grande (4 anni) ha spessissimo bisogno di me o di qualcuno per giocare!!!! Mi spiace non trovi il modo di "cavarsela" da solo…Appena gli rispondo "No non posso" prova a fare qualcosa ma poi finisce inesorabilmente davanti alla tv…..Spero di riuscire ad aiutarlo a bastare a se stesso….e aspetto con ansia che il fratello minore (il secondo) che ora ha solo 18 mesi…sia abbastanza grande da giocare con lui!!!Baci

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