Pinkification, serie tv e Ariana Grande

Le Winx ero riuscita a saltarle a piè pari: la mia prima figlia era ancora troppo piccola per chiedere che programmi vedere, e io scorrevo troppo veloce col telecomando. Così ci eravamo risparmiate quelle quattro vestite da sciacquette (cinque? sei? quante erano?), ognuna col suo principe fisicato e dalle camicie un po’ troppo slim fit. Ho pagato dazio solo con uno zainetto dell’asilo raffigurante le suddette fatine, rottosi con mia grande soddisfazione dopo poco tempo e accantonato senza rimpianti.

Poi l’uragano Violetta, giunto presso di noi in età ormai scolare: altri tempi, altre dinamiche. Voglia di sentirsi parte del gruppo, quel gruppo che la mattina si trovava nel cortile della scuola a commentare gli amori di Violetta e Leòn, Violetta e Tomàs, i dispetti di Ludmilla e così via. Violetta ha portato a casa nostra il primo vero braccio di ferro in fatto di tv. Lei chiedeva, protestava, io nicchiavo e proibivo. Ché a fare la censura sono molto brava, mi viene proprio naturale. Se poi per caso c’è da fare una lista di programmi all’indice, son già con le mani sulla tastiera. Molto meno naturale, invece, mi viene essere morbida, comprensiva e accogliente. Così Violetta in tv è stato un NO assoluto e senza condizioni. Non sopporto queste telenovelas per bambine, in cui il centro sono gli amori che cambiano, le rivalità tra ragazze per essere la più popolare, l’attenzione estrema all’estetica. E poi, nella nuova stagione, l’avete vista Violetta con quegli improbabili capelli biondi? Che orrore! Ma chi è il suo parrucchiere?

Poi su qualcosa però ho dovuto cedere, e ne è venuto fuori un triste compromesso all’italiana: no alle puntate, sì alle canzoni da vedere insieme – e cantare – su youtube. Ni, invece, a tutto quell’orrido merchandising fatto di trucchi per bambine, profumi puzzolenti e irritanti, borsette e scarpine sbrilluccicanti. Che, per fortuna, a mia figlia grande non sono mai piaciuti troppo.
Recentemente anche Violetta è tramontata, e io ho cantato vittoria. Mammadilettante-modelli femminili sgraditi: uno a zero.
Poi sono arrivate Sam & Cat, le conoscete? No?

Come le posso descrivere, se non come due squilibrate? La disonesta Sam, che si rifiuta di andare a scuola e gira in moto, e la dolce Cat, dai capelli rossi che più rosso non si può, così ingenua da essere… tonta. Ho cercato subito di trovare dei difetti a questa serie, che è stupida e a volte un po’ scorretta, ma la verità è che mi fa ridere moltissimo e che, per una volta, non si parla di amori e tradimenti, ma di amicizia tra persone molto diverse tra loro e dei modi in cui le differenze possono convivere nel quotidiano. Cat, la rossa amante dei dolci, proprietaria di una bicicletta tutta rosa, è impersonata da Ariana Grande, colei che nel cuore delle nane ha preso a pieno titolo il posto di Violetta. Una che, ho scoperto poi, sembra che sappia cantare davvero. Dicono che sia la nuova Mariah Carey, che per una cantante penso sia un paragone lusinghiero. Poi a me non piace ma vabbè, io ascolto il metal… magari non faccio testo.

Dunque, se ancora non sapete chi è, occhio ad Ariana, perché da un giorno all’altro vostra figlia potrebbe strappare dalle pareti della cameretta tutti i poster di Tini per attaccare con lo scotch – ma rigorosamente di carta, che altrimenti stacchi gli intonaci! – quelli di Cat/Ariana. E anziché cantare Nel mio mondo in italiano o in uno spagnolo maccheronico, la sentirete cimentarsi in Break Free, in un inglese ben più maccheronico.
Davanti alla serie Sam & Cat, lo ammetto, sono stata costretta a deporre le armi ed allargare le maglie della censura. Perché non sarà certo un programma educativo, ad elevato contenuto morale, ma se non altro non incita le mie figlie ad investire tutte le loro energie nell’essere carine e all’ultima moda, fare le smorfiose coi compagni e voler primeggiare a scapito delle altre.

E voi, conoscete questa serie tv? cosa ne pensate? E dell’attrice che interpreta Cat, ovvero Ariana, che ve ne pare?

Bambini in auto. Sicurezza e cattive abitudini

Ora di punta, alla maxi rotatoria vicina al mio ufficio. Un Suv mi passa davanti e noto un papà alla guida e una bambina di quattro-cinque anni in piedi nella parte posteriore dell’abitacolo. Lui inchioda a causa di un’auto che taglia la strada, e la bambina si proietta pericolosamente in avanti, nello spazio tra i sedili. Prontamente il padre allunga un braccio e para la caduta verso la leva del cambio.
Quel gesto del braccio che si protende verso destra, come una cintura di sicurezza umana, lo faceva sempre anche mia mamma. Insistevo per sedere ogni volta davanti nella sua Mini rossa, e cambiare le marce al posto suo. Già a sei anni le automobili mi affascinavano e non vedevo l’ora di imparare a guidare. Degna figlia di mio padre…ma non ditegli di quella volta che ho fatto una gara Villasimius – Cagliari, nelle curve della litoranea: potrebbe preoccuparsi in differita, visto che la patente l’avevo presa solo un paio di mesi prima. Però la gara l’ho vinta, che schiaffo morale all’amico che mi aveva sfidata!!
Comunque, negli anni ’80 di indossare la cintura non se ne parlava. Anzi, forse la Mini neppure le aveva, e dunque mentre mia mamma guidava e io cambiavo le marce, ogni tanto lei scattava col braccio destro ad impedirmi di lasciare i denti da latte sul cruscotto alla prima frenata.
Quando viaggiavamo in giro per l’Europa però mio padre ci obbligava ad indossare le cinture di sicurezza dei sedili posteriori, anche in quei Paesi in cui non era previsto per legge. Attento alla sicurezza sì, ma in Germania, dove i limiti non c’erano, correva come un dannato. Capito da chi ho preso?
Vent’anni più tardi, quando sono diventata mamma a mia volta, la situazione in tema di sicurezza in auto era cambiata enormemente. Limiti di velocità molto più stringenti ed uguali in tutti i Paesi UE, nonchè cinture di sicurezza obbligatorie per tutti, in città e in autostrada.
Per i bambini, seggiolini di diverse tipologie, a partire dalla nascita fino al raggiungimento dei 36 kg di peso e 150 cm di altezza. A pensarci bene, mia mamma lo dovrebbe usare ancora!!!
Insomma, la consapevolezza dei rischi che si corrono in auto è decisamente cresciuta, e ancor di più riguardo a quelli cui sottoponiamo i nostri figli. Io, ad esempio, da quando trasporto un prezioso carico umano non corro più. E seggiolino fin dal primo giorno: chi condivide con me il ricordo del primo maldestro tentativo di aggancio della malefica navicella dentro l’auto, all’uscita dall’ospedale? Navicella è davvero il nome giusto, perché per capire come bloccarla con ganci e cinture mi sarebbe occorsa una laurea in ingegneria aerospaziale. E no, alla seconda figlia non avevo fatto esperienza, ho avuto di nuovo gli stessi problemi. Rimandata a settembre.
Però io mi domando perché, anche adesso che la legge ci obbliga e le case produttrici ci mettono a disposizione seggiolini di ogni foggia e colore, continuiamo a vedere bambini in piedi dentro l’abitacolo, bambini sulle ginocchia della nonna, magari seduti nel sedile anteriore, bambini con la testa fuori dal finestrino per prendere fresco. Bambini che, se hanno più di tre anni, nove volte su dieci non viaggiano né sul seggiolino né sull’alzatina destinata ai bambini più grandi? E dunque, naturalmente, non indossano neppure la cintura.

Alert: questo non è il modo corretto di viaggiare in auto!!! Don’t try this at home!

Sarò troppo estrema, ma i genitori che permettono queste cose mi fanno veramente saltare i nervi. Li senti dire: “tanto devo fare solo da scuola a casa!”, oppure “ma è grande e non ne vuole sapere”, o ancora “vuole stare in braccio alla nonna per le coccole”.
Non per essere menagrama ma basta, veramente, un attimo. La frenata troppo brusca per evitare il nonnetto che attraversa senza guardare; il ragazzo che smanetta sul cellulare e ti tampona al semaforo. Per tacere di incidenti davvero gravi, nei quali il mancato utilizzo del seggiolino e/o della cintura possono essere fatali. Anche a 50mt da casa.
Pensateci la prossima volta che vostro figlio, come la mia maggiore, dice qualcosa tipo: sono grande, e se mi fai stare sull’alzatina tutti i miei compagni mi prenderanno in giro!
Pazienza amore, rispondo io. Si parte solo quando siete entrambe sul vostro seggiolino, e le cinture sono state allacciate. Niente gesti atletici col braccio destro, a parare bambini volanti e mettere alla prova la prontezza di riflessi.

Cintura, occhiali da sole, fedele amica sulla spalla: pronti per nuove avventure

Bambini, tecnologia, insonnia

A casa ho una trombetta giocattolo. Emette solo tre note, tutte quelle che mi sono necessarie per suonare, alla sera, il silenzio alle nane.
Da bambina abitavo in prossimità di una caserma dell’esercito, e il suono del silenzio accompagnava ogni mia andata a letto. Mia mamma ci raccontava dei militari che spegnevano la luce nei cameroni e zittivano ogni suono, sperando forse che noi facessimo altrettanto. Quasi sempre invano, almeno fino a che io e mio fratello abbiamo condiviso la stessa stanza.
Quasi trent’anni dopo mi sono ritrovata a suonare ad orecchio quelle tre note per le nane, invitandole al silenzio che conduce al sonno. Finisce sempre in caciara, ma io ci provo.
C’è anche la variante in cui chiamo il volo in partenza per non so dove, con voce impostata da assistente di volo, salutandole mentre si inerpicano sulla scala del soppalco come se salissero sull’aereo. Certo, non si è mai vista un’hostess che abbraccia e sbaciucchia i passeggeri, ma sono dettagli.
Comunque tutta questa premessa, prolissa come mio solito, era per dirvi che io le nane le mando a letto presto. Entro le 21,00 non ci devono essere bambine in giro per casa, e quando sono sola con loro possibilmente le 20,30. Sono infatti convinta che i bambini, spesso, dormano meno di quanto dovrebbero e acquisiscano in tenerà età abitudini da adulti, dannose per la loro salute.
Il risultato è bambini insonni la sera, nervosi e ciondolanti durante il giorno. Con le conseguenze che si possono immaginare sul rendimento scolastico e la serenità. Anche quella dei genitori!
L’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss), ad esempio, ha segnalato da tempo che lo stare davanti ad uno schermo prima di andare a dormire, sia esso tv, telefonino o computer, produce eccitazione, compromettendo un buon sonno. Tutti i dispositivi elettronici andrebbero quindi spenti prima di cena, per evitare quello che io chiamo “effetto caffè”, una sorta di eccitazione da schermi che colpisce anche gli adulti ma che nei bambini è particolarmente evidente. E’ facile cadere nell’equivoco che guardare un cartone possa favorire il successivo riposo, o peggio, che buttarsi sul divano a guardare la tv o a messaggiare con gli amichetti sia il modo più facile per scivolare nel sonno. Si tratta di una scorciatoia che conduce ad un vicolo cieco: televisione, table e telefono aggiungono ulteriori stimoli ai già tantissimi che i nostri figli ricevono nel corso della giornata. In questo modo non si riesce a mettere la mente in stand by e rilassarsi per dormire bene.

Non sono sicura che l’Osservatorio approverebbe questa modalità di prendere sonno…frequente nella nostra famiglia!

La routine ideale prima di andare a dormire, suggerita anche dall’Osservatorio, prevede quindi che si spengano tutti i dispositivi elettronici almeno un’ora prima di andare a dormire. Io ad esempio consento alle nane di guardare la tv o usare il telefono solo fino a quando ci sediamo a tavola; una volta cenato non si torna più davanti allo schermo.
Anche il pasto serale ha un riflesso importante sul sonno dei bambini: è importante infatti cenare presto, non troppo a ridosso dell’orario fissato per coricarsi, e con cibi leggeri. Anche noi adulti siamo destinati a dormire male se andiamo a letto subito dopo una cena pesante!

Lo so, certe volte è difficilissimo attenersi a queste regole, perché magari siamo stanchi dopo una lunga giornata fuori casa, e avremmo solo voglia di accoccolarci con i nostri figli sul divano, davanti ad un film, sgranocchiando qualcosa ad alto contenuto di trigliceridi, per consolarci.

Voi come vi comportate all’ora di andare a letto? Avete un rituale o degli accorgimenti utili per creare un’atmosfera calma e rilassante che predisponga i bambini al riposo?

App per il parental control del cellulare dei bambini

Avevo intitolato questo post “Bambini e cellulare”, poi mi sono resa conto che più che un post avrei dovuto inaugurare una rubrica sull’argomento. Ci sarebbe così tanto su cui ragionare insieme!
Saltiamo quindi il perché, il come e il quando abbiamo deciso di dotare la mia figlia maggiore, quinta elementare, di un telefono cellulare da me dismesso.
Veniamo invece ad alcuni episodi spiacevoli che si sono verificati nell’ambito scolastico: messaggi minacciosi, fotografie fatte circolare attraverso whatsapp ad insaputa del soggetto ritratto, un uso improprio di social di condivisione immagini, una navigazione su siti internet assolutamente inadatti a bambini di 10 anni.
Mia figlia mi aveva accennato a questa situazione di sregolatezza, poi confermata dalla maestra.
Preoccupati delle possibili conseguenze, e desiderosi di proteggere nostra figlia, abbiamo fatto una ricerca sulle app utili per il parental control del telefono dei bambini.
Le app disponibili sono di diverso tipo e sono differenti in base anche all’età dei bambini che maneggeranno il telefono.
Noi abbiamo scelto di installare Playpad Kids launcher, un’applicazione che crea sul telefonino un secondo desktop specifico per il bambino, su cui risultano disponibili esclusivamente le funzioni che il genitore abilita. Ad esempio, nel desktop di mia figlia sono presenti messaggi e chiamate, un paio di giochi da noi autorizzati, la sua musica, la calcolatrice, l’orologio, alcune impostazioni innocue come il cambio di suoneria. Non è possibile accedere ad internet o ai social network di qualunque tipo, scaricare o inviare fotografie, filmati, musica e giochi, e nemmeno usare la fotocamera, perché se abiliti questa non puoi impedire la circolazione delle foto. E io non voglio che questo succeda.

Quest’applicazione consente anche di mettere un timer alle diverse attività disponibili: ad esempio il genitore può stabilire che il tempo complessivamente dedicato ai giochi sia di 30 minuti al giorno. Raggiunto quel limite, il gioco si bloccherà e il telefono proporrà al bambino di dedicarsi a qualcos’altro. Per il momento noi non abbiamo aggiunto questa possibilità, perché già da subito abbiamo limitato molto il tempo nel quale il telefonino può essere utilizzato (10 min. al risveglio, a patto che non rallenti il prepararsi per la scuola; 15 min. prima di pranzo, 15 dopo i compiti e un altro slot prima di cena, in alternativa alla tv).
Se il bambino tenta di uscire dal desktop “sicuro”, per accedere alle funzioni che non sono state abilitate dai genitori, compare una maschera di blocco che chiede di inserire un pin. Pin che ovviamente è in possesso dei genitori e non del bambino!
Oltre a Playpad Kids abbiamo installato sul mio telefonino un’applicazione complementare a questa: Playpad Remote Control, un’app che collega il tuo telefono a quello di tuo figlio attraverso il tuo account gmail, e che ti permette quindi di gestire in remoto le impostazioni del suo telefono.
Oltre a ciò, il Remote Control consente di tracciare in ogni momento dove si trovi il telefonino del figlio; questa è una funzione che a noi non serve ancora, dal momento che la nana grande può usare il suo telefono solo in casa, ma potrebbe essere utile durante l’adolescenza, quando conquisterà maggiore autonomia negli spostamenti.

Esistono poi alcune applicazioni per chi naviga in internet, che hanno la funzione di filtrare i siti web a cui bambini e adolescenti possono accedere. Per il momento queste non ci servono perché abbiamo scelto di inibire la navigazione tout court, non solo dal telefono ma anche da pc e tablet, ma certamente ci saranno utili in futuro. In pratica queste applicazioni bloccano determinate categorie di siti, oppure anche i siti che non appartengono a categorie considerate pericolose, ma con contenuti comunque sgraditi ai genitori. Infine, un’ulteriore tipologia di applicazioni non blocca la navigazione o il log in a siti pericolosi, ma segnala al genitore con un sms che il figlio ha fatto accesso a quel determinato sito.  Sono applicazioni che rispondono ad una filosofia in parte diversa rispetto alle precedenti, perchè lasciano al figlio la possibilità di navigare liberamente nel web, responsabilizzandolo nella scelta dei siti da frequentare; tuttavia avvisando il genitore gli consentono di cogliere l’occasione per discutere su quali siano i siti e i contenuti adatti in base all’età. Per questo ritengo che tale ultimo tipo di applicazioni siano adatte a ragazzi più grandi, verso i quali la fiducia dei genitori può essere più ampia.
In un’età come quella di mia figlia è invece prioritario proteggere il bambino da esperienze potenzialmente pericolose e traumatizzanti.

Spero che i miei suggerimenti possano esservi utili, e aspetto di sentire i vostri.Voi come vi regolate per l’uso del telefonino dei vostri figli?