Sei anni, con Elsa

Stavolta ce la posso fare. Stavolta riesco a risparmiarvi il post di compleanno strappalacrime in cui mi lamento del tempo che passa, dei figli che ti sfuggono tra le mani e ti diventano adulti in un lampo. Stavolta non lo dico che tra poco la mia “nana piccola” non potrò più chiamarla così, mentre vorrei poterlo fare per sempre. E non dico neppure che lei è la “mini-me”. Non solo per l’aspetto mostruosamente simile al mio (AAA cercasi geni paterni… dove si sono nascosti?). Non solo per il carattere che richiama il mio in modo impressionante, cosicché basta un mezzo sguardo per capirci, senza bisogno di parole. E non dirò nemmeno quanto sono orgogliosa e intenerita dalla sua sensibilità fuori dal comune, e quanto mi preoccupa il sapere che questa dote le porterà nella vita qualche sofferenza in più.
No, stavolta giuro che tutte queste cose non le dico!
Stavolta faccio solo un post sulla sua festicciola di compleanno. Ecco.
Una festa piccola piccola in cui ha voluto pochissime amiche con sé, per giocare insieme alle principesse del ghiaccio. Pardon, regine. Perché le seienni oggi sono tutte pazze per Elsa, la protagonista di Frozen, e la mia non fa eccezione.
Nelle settimane precedenti quindi ho provveduto a realizzare un costume da Elsa per lei e per due delle sue amichette, mettendo a frutto le mie scarse doti di sarta (e infatti i vestiti hanno richiesto numerose modifiche e revisioni!). Se qualcuna fosse interessata ad un tutorial, nonostante le mie pubbliche affermazioni di incompetenza, sono disponibile a mostrarvi come NON si realizza un bel costume da Elsa.
Ecco, comunque, il risultato finale del mio lavoro.

la prima prova dell’abito completo

prove di trucco e parrucco

Nei giorni precedenti la festa ho fatto trovare alla mia piccola principessa una lettera della sua beniamina, che le faceva gli auguri e le rivelava alcuni segreti della felicità: non arrendersi mai davanti alle difficoltà ma affrontarle con coraggio e un pizzico di autoironia, e saper esprimere le proprie emozioni senza tenerle dentro, poiché reprimerle può essere molto dannoso. Lo so, quest’ultimo consiglio dovrei seguirlo io per prima…

lettura dei consigli di Elsa

 Sempre in tema di sorprese, mi sono di nascosto cucita un costume da Elsa della mia misura, e il giorno della festicciola sono sparita per un po’, ricomparendo a trasformazione avvenuta: la faccia allibita di mia figlia ha ampiamente ricompensato le ore di cucito notturno!

pensavo di andare in ufficio vestita così, che ne dite?

Mamma, ma tu sei matta!

Anche la tavola è stata preparata seguendo il tema di Frozen: cristalli di ghiaccio e alberi innevati, declinati in azzurro, bianco e argento.

Alzatina con Cupcakes di diversi gusti, guarniti da cake toppers a tema.
Una molletta – fiocco di neve sul bicchiere porta posate riprende ancora il motivo della festa
Festone di cristalli di ghiaccio, nastri d’argento e paper pom pom 

Anche il cibo è stato “frozenizzato”: così semplici biscotti al burro (la ricetta l’ho postata qui), ricoperti di pasta di zucchero e decorazioni, si sono trasformati nella foresta incantata di Arendelle e in una tempesta di neve

Per concludere sulla parte decorativa, vi lascio l’immagine della ghirlanda che ho creato per la festeggiata:

i fiocchi di neve sulla tenda sono adesivi rimovibili

E siccome ci piace strafare, per la mia amica Elisa – santa donna che si presta alle mie pazzie! – ho cucito un vestito last minute da Anna, che lei ha poi decorato sul corpetto usando i colori acrilici: il risultato complessivo è stato eccellente!

well done Elisa!
potevamo forse astenerci da un selfie?
peccato sia un po’ sfuocato, ma nella bolgia della festa era il massimo che potevamo ottenere!

Ed ecco il momento delle candeline. Lo so, la torta mi è venuta bruttissima, oltre che le doti da sarta devo migliorare quelle da cake designer. Avendo preparato tutto la mattina della festa ho avuto 10 minuti da dedicare alla decorazione della torta, e non ho saputo fare di meglio!

Dulcis in fundo, vi svelo qual è stato il regalo di compleanno della mamma: gli orecchini!
Desiderava da molto farsi bucare le orecchie, così la mattina del suo compleanno l’ho portata, senza preavvisarla. Mi piace fare sorprese! E adoro riceverle.

motivata ma anche terrorizzata!
i nuovi brillantini… celesti, per essere adatti al vestito da Elsa!

Auguri, cucciolo mio

Stralci di Natale

Ci siamo. Mettiamo su il sorriso d’ordinanza perché le ore sono contate.
Tra 24 ore starò finendo di preparare per la cena di famiglia, cercando come al solito di apparecchiare mentre mescolo la besciamella, mando un messaggio d’auguri ad un’amica, riattacco un bottone alla camicia del marito, compongo frutta e foglie per il centrotavola. In contemporanea e coi modesti risultati che potete immaginare. Ho una strana idea del multitasking, che applico in maniera molto personale.
Dunque, sapendo già che domani non riuscirò a connettermi, provvedo adesso a farvi i miei auguri di un sereno Natale in compagnia dei vostri cari, e vi lascio con la poesia di Umberto Saba e con qualche stralcio fotografico del nostro:

A Gesù Bambino
La notte è scesa, 
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato che tutte le creature
sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fà che il Tuo dono 
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda nel Tuo nome
Christmas tree, 2014 edition

la nostra cometa del presepe, di rame e a sbalzo

la mia pallina dell’albero personalizzata

borsine di tela per libri o spesa, fatte dalla nana piccola con la sua compagna per tutti i maestri. Qui quella per la teacher

i nostri Christmas cookies, pronti per la cottura
Merry Christmas

Zombie, urla e ragnatele

Le mie figlie adorano mostri, zombie e storie un po’ spaventose, e quando si avvicina Halloween sono sempre in fermento per i travestimenti paurosi. Quest’anno ad esempio la nana grande si è vestita da ballerina zombie, un soggetto di sua invenzione

La nana n. 2 invece ha optato per un travestimento da Mercoledì Addams, usando il costume che avevo realizzato per la sorella in occasione della festa dei suoi sei anni che era stata proprio una festa del terrore. Quell’anno io mi ero vestita da Morticia, con grande sorpresa degli altri adulti presenti e mio sommo divertimento.

Trovo che le feste del terrore abbiano un vero effetto liberatorio per i bambini, e al di là del divertimento che deriva dal travestirsi siano uno strumento utilissimo per affrontare le loro paure ed esorcizzarle, magari ridicolizzandole. Attenzione! non intendo ridicolizzare i bambini o sminuirne le paure, che dal loro punto di vista sono davvero reali e spaventose, quanto piuttosto far emergere il lato comico di ciò che li intimorisce, riportandolo ad una dimensione per loro più gestibile. Ricordate ad esempio Ferdinando, il mostro della polvere? Ne avevo parlato qui.
E’ proprio questo lo spirito che ho trovato nel libro Zombie, Urla e Ragnatele, che alle mie figlie è piaciuto moltissimo.  Qualche settimana fa sono stata contatta da Francesca, una delle fondatrici di Timbuktu, un piccola azienda che crea prodotti digitali d’eccellenza che, in collaborazione con la De Agostini, ha creato una collana di libri per bambini dal nome significativo: Missione paura.
Una mini collana volta proprio ad affrontare le più comuni paure dei nostri figli attraverso attività divertenti e creative, da fare magari insieme a mamma e papà.
Ho accettato con gioia di fare una recensione di Zombie, Urla e Ragnatele perché credo fortemente nel potere taumaturgico dei libri; dopo aver ricevuto il volume a casa sono stata ancora più contenta della scelta, conquistata dalla grafica accattivante e dai contenuti.
 
Il protagonista del libro è Oscar, un bambino abilissimo nell’organizzare feste terrificanti, che spiega ai piccoli lettori come mettere in piedi un evento spaventoso di sicuro successo. Attraverso consigli divertentissimi, che spaziano dalla preparazione degli inviti – rigorosamente spruzzati di sangue – a come allestire un buffet a prova di zombie affamato- mitici i tramezzini a forma di bara – Oscar guida i bambini attraverso le loro piccole grandi paure, esorcizzandole per mezzo della comicità.
Il libro ha anche una versione interattiva, gratuita per chi possiede l’edizione cartacea: scaricando infatti l’app free iStorie è possibile continuare a giocare con Oscar e i suoi amici grazie alla realtà aumentata.
Davvero una bella idea per un regalo di Natale!

Ma Babbo Natale esiste?

Ma Babbo Natale esiste? Prima o poi la domanda arriva. E subito parte l’arrampicata sugli specchi.
Genitori che balbettano frasi incoerenti, all’affannosa ricerca di una risposta sensata, sudando freddo davanti alle domande incalzanti dei figli.
Perché noi vorremmo che al vecchio rossovestito loro ci credessero il più a lungo possibile. Non si dice forse che il Natale è dei bambini? Loro ne sanno cogliere tutta la magia e l’incanto, e con il loro entusiasmo sanno trascinare anche gli adulti più riottosi e impermeabili. Tipo me ultimamente. Mi sono praticamente trasformata nel Grinch, e se potessi salterei a piè pari l’ultima parte dell’anno. Ma siccome non si può, e siccome il Natale è dei bambini, via con alberi presepi decorazioni e biscotti, fino a toglier loro la voglia per i prossimi dodici mesi. Ma ad un certo punto, ad un’età che può essere molto variabile, la domanda arriva. La nana grande ad esempio ci ha creduto fino all’anno scorso, 8 anni compiuti. Questo sarà il suo primo Natale in cui sarà consapevole che i doni sotto l’albero li lasciano mamma e papà. Il dubbio che fosse così però lo aveva da tempo. Crescendo aveva iniziato a chiedermi come fosse possibile che Babbo Natale facesse il giro del mondo in una sola notte; come poteva caricare sulla slitta i doni per tutti, ma proprio tutti, i bambini del mondo. E poi, non era strano che conoscesse i desideri di tutti alla perfezione? Non ultima, si poneva la spinosa questione della sua collaborazione commerciale con Gesù Bambino, sulla quale le mie risposte erano state quanto mai vaghe. Insomma, i doni li portava il Bambinello oppure il vecchio panzone?

La mia risposta è stata sempre la stessa: Tu ci credi? Se tu ci credi, allora esiste. Babbo Natale smette di esistere quando tu smetti di credere in lui, e allora non si torna più indietro.
Un pezzetto di infanzia che se ne va per sempre. Per questo alla nana n.2, che in questi giorni pone le sue domande, io rispondo ancora e sempre così. Ci arriverà da sola, così come ci è arrivata la sorella, alla quale è stato fatto divieto di rivelare il segreto. E’ vero che spesso sono compagni più grandi a spiattellare la verità, con quel pizzico di crudeltà che i bambini sanno avere gli uni con gli altri. Ma quando è accaduto alla mia figlia maggiore lei me lo ha raccontato concludendo: si sbaglia, Babbo Natale esiste eccome!
Credere in lui è un vero e proprio atto di fede, e a me piace che sia così. In fondo voglio un po’ crederci pure io, che questo benevolo signore si prenda la briga di esaudire i miei desideri. Per questo ieri ho scritto la mia letterina e l’ho messa insieme a quelle delle bambine tra i rami e le lucine dell’albero, sperando che un folletto passi a ritirarla mentre sono distratta. Niente oggetti per me, ché davvero non mi manca nulla, ma cose immateriali che non hanno prezzo e che forse solo per magia posso sperare di ricevere.

P.S. Ho disattivato per un po’ il mio account di facebook, per una serie di motivi che non sto a spiegarvi, ma conto di tornare. E, come vedete, sono sempre qui e sugli altri social.

A Londra con mia figlia

Ad Hove Haven accade che la nana n.2 tenda a vampirizzarmi, assorbendo una buona quota del mio tempo e delle mie energie. E’ sempre stata molto più dipendente da me rispetto alla sorella maggiore, che sin da piccolissima è stata una piccola guerriera indomita. 
Ma anche la piccola guerriera a volte ha bisogno della mamma tutta per sè. Per questo nell’ultimo anno ho cercato di costruirmi spazi e attività solo per noi due, come ad esempio l’equitazione, che per motivi di statura è ancora preclusa alla sorellina minore.
Avevo però promesso ad Anita che avremmo anche trascorso qualche giorno fuori io e lei da sole, e così la scorsa settimana siamo salite su un aereo dirette a Londra. Non ironizzate sulla monotonia delle mie destinazioni di viaggio, perchè questa volta la scelta l’ha fatta lei! 
Sono stati tre giorni splendidi, nei quali tutta l’organizzazione ha ruotato attorno ai suoi desideri, eccezion fatta per le due ore dedicate alla Tate Britain, dove finalmente ho potuto vedere i pittori romantici che attendevo di incontrare da una vita, e incantarmi nuovamente di fronte ai preraffaelliti che avevo già visto a Torino nel mese di giugno.
Caro Millais, io ti amo, sappilo
“Lui” è stato capace di dipingere questo capolavoro. Ci ho passato davanti mezz’ora almeno
Dunque, a parte quel paio d’ore in cui è stata costretta ad ascoltarmi blaterare di arte nella mia perfetta incompetenza, il resto del tempo è stato dedicato solo a lei.
Having a delicious Victoria Sandwich at the Tate cafè
Così abbiamo fatto un tour di Londra su uno dei mezzi anfibi utilizzati durante la sbarco in Normandia, capace di passare con un sonoro splash dalle strade trafficate al Tamigi. Per un’appassionata di storia del ‘900 è impressionante pensare che quello stesso mezzo, privo di tetto e sedili, abbia condotto sulle coste della Francia i soldati alleati durante l’ora più difficile della WWII
Il nostro mezzo anfibio, una Duck chiamata Miranda
Direttamente dall’ultimo 007-Skyfall, la sede dell’MI6, ovvero dei servizi segreti 
Abbiamo girato per i negozi e le strade già vestite a festa, come fossimo due amiche anzichè madre e figlia
Knightsbridge con le luci di Natale
Una delle splendide vetrine di Harrods, simile ad un Winter Wonderland
Abbiamo passeggiato per i Kew Gardens per una mattina intera, beandoci della perfetta bellezza autunnale degli scorci
C’è bisogno di aggiungere parole per illustrare questo splendore?
anche a Kew si prepara l’allestimento natalizio!
Perché mi viene da immaginare Lizzie Bennet che esce da qui? Troppa Austen nuoce alla salute!

Insieme abbiamo affrontato i 118 gradini che conducono alla Treetop Walk, una delle maggiori attrazioni dei Kew Gardens: una passeggiata a 18 metri d’altezza, in mezzo alle cime degli alberi, lunga 200 mt.
la passerella vista da terra
La skyline di Londra, dall’alto della Treetop Walk
My big girl, con il Big Ben sullo sfondo
Verso il terminal 4 di Stansted
Abbiamo avuto pochi giorni a disposizione, ma quei giorni sono stati utilissimi per farci sentire ancora più vicine e per marcare la distanza tra la figlia secondogenita, che è ancora al cento per cento una bimba, e la prima, che con i suoi nove anni si sta affacciando ad una fase diversa della vita, delicata e affascinante, nella quale spero di riuscire ad essere un punto di riferimento importante ma non invadente. Ho sempre guardato Anita come una specie di mistero da scoprire, nel suo essere così diversa da me, dal mio carattere e dal mio modo di pensare. Ho spesso avuto difficoltà a capirla e qualche volta perfino ad accettarla per com’è, ma sono convinta che abbiamo fatto grandi passi avanti verso la reciproca comprensione, in questa breve vacanza a due. 

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