Perché mi piace l’equitazione. Un augurio per l’anno nuovo

Recentemente ho ripreso ad andare a cavallo; i miei contatti su facebook e instagram lo sanno bene, perché ho spammato foto e filmati ovunque, tediando a morte amici parenti e conoscenti. Capitemi, è l’entusiasmo di chi torna in sella dopo molti, molti anni. E ci torna, per di più, insieme a sua figlia, per iniziare una nuova esperienza da condividere (ne ho parlato qui).
“Come ho potuto farne a meno per tutti questi anni?” ho continuato a chiedermi le prime volte che infilavo nuovamente i piedi nelle staffe, guardando il mondo dall’alto e da dietro la testa di un cavallo: la mia prospettiva preferita in assoluto. Ho fatto che mi ero come disintossicata da una droga potentissima che ti fa sentire in contatto con la parte primitiva di ciascuno di noi. Una sensazione mai provata in nessun’altra situazione, che ho descritto anche qui nel blog.

1991, sulle colline del Sussex

 Ho accostato questa sensazione alla felicità pura e semplice, come tale fatta di attimi che bruciano subito ma lasciano il segno.
Gli aspetti positivi dell’andare a cavallo sono innumerevoli e conosciuti a tutti: dalla simbiosi che si viene a creare con un animale nobilissimo, alla bellezza di stare immersi nella natura, passando per i benefici effetti su alcuni gruppi muscolari che non vengono stimolati praticamente da nessun altro sport.

1993, in concorso. Qui sono caduta!

Ma il punto, per me, non è esattamente questo. Il punto è che quando sono in sella mi sento invincibile. Quando sono in sella mi sento sicura di me e non conosco la paura. E magari dovrei ma è stato così fin dalla prima volta a 10 anni e credo che non ci sia rimedio, ormai. Ed è bellissimo.
Per questo non mi spaventano le cadute ma le metto in conto come parte del pacchetto. Ho avuto, negli anni, la mia bella dose di lividi, ematomi ed escoriazioni, ovviamente. E una volta mi sono fatta male seriamente.
Quando sono in sella, sono la persona che vorrei essere sempre. Per questo il mio istruttore mi prende in giro e dice che salto gli ostacoli con un sorriso da un’orecchio all’altro. Anche quando sono gli ostacoli bassissimi nei quali mi sto cimentando adesso, dopo tanta astinenza.

29/06/1993: esame per la patente A2. Sono diventata cavaliere federale!

Dice che sono un’incosciente e ha ragione.
Ma io sono sempre molto responsabile. Penso, penso, penso sempre troppo. Valuto pondero misuro e approfondisco, con un’incredibile capacità di tormentarmi per proteggere gli altri.

Quando sono lì che galoppo, invece, la mente è sgombra e il cuore leggero. L’augurio che mi faccio per il 2015 è di riuscire ad essere sempre così.

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