Miss perfettina

È da un po’ che penso a questo post, perché ultimamente sono successe alcune cose: ad esempio, ho disconnesso l’account di facebook per un mesetto. Varie le ragioni, e sicuramente una è che mi irritava un certo curiosare maligno nella mia esistenza, trarre conclusioni e sussurrare dietro le spalle. È chiaro che se uno scrive su un social, condivide le sue foto, o peggio apre un blog personale, si espone al giudizio del pubblico. 
Scrivere è come girare nudi per casa e poi lamentarsi che il vicino suona continuamente il campanello. A te dà fastidio ma in fondo è colpa tua. Sei tu che gli hai detto: passa pure quando vuoi! Lui è curioso e ti vuole cogliere sul fatto. Vedere se usi le pantofole o cammini scalza, se hai la camicia da notte sexy oppure porti il pigiamone con gli orsetti. Quindi un certo curiosare e trarre conclusioni è da mettere in conto. 
Un altro fatto recente è una lunga chiacchierata con un amico, tutta incentrata sul mio “essere perfettina”. Sull’immagine di me che emerge dal blog e dai social che, in base alle sue affermazioni, è quella di una che vorrebbe essere – o almeno presentarsi – come una super donna. Mamma devota, lavoratrice, cuoca, creativa e quant’altro. Senza dimenticare la mogliettina premurosa e la donna-donna. Quella che dopo che ha messo le mani nella terra per sistemare il giardino si rifà la manicure, infila le scarpe col plateau ed esce di casa.
Mai una sbavatura, mai una parolaccia. Mai che un mio post sia “oggi sono incazzata col mondo”. Sembra che questo sia un pessimo marketing di se stessi, perché i perfettini risultano odiosi ai più e si amano solo tra loro. Facendo a gara a chi è più perfetto. Questa discussione mi ha fatta un po’ sorridere e un po’ incazzare. Che poi io scriverei adirare, irritare, seccare o infastidire. Magari inviperire o al limite imbufalire. In casi estremi perdere le staffe. Incazzare no.
Però non è che se una le parolacce non le scrive vuol dire che non le pensa, che proprio non son nelle sue corde. Io le penso, come tutti, e ne dico. Come tutti.
Quando scrivo però cerco di limitarmi, e il punto sta proprio in questo. Che quando si scrive, pur mettendosi a nudo, non si apre la porta al vicino che suona. Gli si dice di aspettare un secondo mentre ti butti qualcosa addosso e ti rendi presentabile. Io, almeno, sono abituata così, non so voi…
E quindi no, dal palco dei social o del blog in genere non lancio strali contro chicchessia, anche se ammetto che talvolta mi è capitato. Evito di raccontare le mie disgrazie e i miei problemi, che pure ho, come tutti. Perché non trovo che rendere pubbliche certe cose aiuti a porvi rimedio. Anzi. Se ho voglia di parlare dei miei problemi non lo faccio su facebook ma mi metto il rossetto rosso, le scarpe col tacco dodici, e mi ritaglio una serata tra ragazze. Bevo un po’ di più di quanto dovrei, cioè comunque pochissimo perché tanto non reggo l’alcol, e magari posto un selfie spiritoso. E ‘fanculo a chi mi vuole male. Soprattutto a chi mormora che certo ho le gambe troppo lunghe e le gonne troppo corte per essere davvero una brava madre. Magari sono una pessima madre e una bruttissima persona, ma questo non ha niente a che vedere con la lunghezza dei miei orli.

Ho le mie malinconie, le mie serate no. Gli attacchi di pianto e i momenti in cui vorrei prendere a calci il muro, e mi ferma solo il pensiero di quanto mi chiederebbe il muratore per riparare l’intonaco. Perché quello è un lavoro che ancora non so fare, ma conto di imparare.
Sono ben lontana dalla perfezione, e da molto tempo ho scoperto che arrivarci non è neppure un mio obiettivo. Ma questo non comporta che metta in piazza le mie umane miserie, anche perché ritengo che siano simili a quelle del resto del mondo. Dunque, poco interessanti.

Spesso parlo dei miei fallimenti come educatrice, del disordine che regna sovrano a casa mia, del mio lavoro impiegatizio che non è certo invidiabile, pur essendo fortunata ad averne uno. Ma cerco di farlo con tono leggero perché ad autocompatirsi non ci si guadagna niente. Mi sono sempre pentita quando dai miei post ho lasciato emergere le difficoltà del momento che stavo attraversando e mi sono riproposta di non farlo più. Anche perché le persone mormorano sempre. Mormorano se hai litigato con tuo marito, mormorano se hai il rossetto rosso e le gambe lunghe: meglio farle mormorare per la seconda causa che per la prima. La prima te la gestisci per conto tuo, chè mia nonna diceva sempre quella cosa dei panni sporchi che si lavano in casa.

Quindi perfettina sì, ma solo in apparenza. Le imperfezioni ci sono tutte; non per niente il mio nick è Mammadilettante: una mamma – una donna – dilettante e fallibile in tutto ciò che fa, nondimeno entusiasta e desiderosa di provare. Solo provando e sbagliando si migliora, e a me va di migliorare. Proprio tanto. Mi va di riempire questa mia vita di mille cose significative per me e le mie figlie, anche se questo dovesse sfinirmi, perché di vita ne abbiamo una sola. Il tempo vola, ma noi ne siamo i piloti.

Questo mio modo di essere disturba qualcuno? Not my business.

E adesso scusate, devo andare a fare una torta a sette piani, cantando le mie canzoni heavy metal preferite, mentre mi trucco gli occhi e faccio il bagno al gatto. Quindi, occhio ai peli di gatto nella torta!

7 pensieri riguardo “Miss perfettina”

  1. Io dico sempre che l'importante e' essere sempre in buoni rapporti con le persone a cui tieni e che tengono a te poi gli altri dicano pure quello che vogliono!Senza contare che su Facebook esistono tanti modi per far vedere quello che posti solo a chi vuoi tu!:)

  2. @Luca, credo che un po' di selezione, in effetti, potrebbe essere opportuna!@Dany: amen, sorella!@Ele: non sai quanto ti ho pensata, dopo i discorsi di ieri! Un bacio, a lunedì 🙂

  3. Su facebook Non so, ma dal blog a me arriva una immagine di donna a tutto tondo, non di "perfettine".Ovvio che non si può (e a mio parere non si deve) postare o pubblicare tutto quello che si fa o si pensa in24 ore…ognuno rende pubblico solo un pezzettino della sua vita e qualunque persona intelligente, leggendo, lo sa!Se non lo capisce non è intelligente. Ed è un problema suo, non tuo!

  4. Ciao Giovanna, io penso che hai ragione, ma non credo sia necessario porsi il problema nemmeno… è normale che in un blog uno abbia voglia di trasmettere quel che di meglio c'è… sennò che cosa possiamo trarre noi lettori?… non credo che siano le proprie insicurezze e debolezze quelle che possano offrire qualcosa di costruttivo in un luogo pubblico come questo ma ogni sforzo, per piccolo che sia, per superarli. penso sia ovvio che questi mezzi possano solo far vedere una piccola parte delle persone che siamo, e sicuramente riflette di più le nostre aspirazioni hce quello che siamo veramnete, con tutte le nostre complessità e contraddizioni, ma questo mi sembra ovvio, e credo che solo in questo senso un blog possa essere uno strumento di crescita sia per chi lo scrive che per chi lo segue. Tienimi d'aparte un pezzeto della torta a sette piani!… la mangio volentieri!, anche se ti scappa qualche pelo di gatto! Un abbraccio, Adriana.

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