Carnevale 2015. Domatrice di leoni: the making of.

Lei è così: controcorrente, ribelle, complicata. Ad alto tasso di sfida per i genitori.
I suoi percorsi mentali sono diversi dai miei, diversi da quelli della maggior parte delle sue coetanee.
Lei impegna le mie energie mentali come poche altre cose, per cercare di capirla e di essere in sintonia col suo modo di essere. Lei mi fa arrabbiare moltissimo, a volte. Lei mi fa disperare perché certi giorni mi sembra di non riuscire ad arrivare al suo cuore. Lei mi fa sciogliere e intenerire e mi fa a pezzetti con uno sguardo.
Lei, che è così com’è, poteva quindi scegliere un costume di carnevale “normale”? Principessa fatina indiana piratessa o quello che è? No, non poteva.
Quest’anno mi è toccato cucire un costume da domatrice di leoni. Lo posso dire che ho sudato freddo? Perché questa illimitata fiducia delle nane nelle mie doti di sarta, senza dubbio lusinghiera, è anche decisamente eccessiva. Cioè, come si fa a cucire una giacca? Da dove si comincia?
Si comincia da una maglia qualunque presa dall’armadio, da usare come modello. E poi si prova a rifarla uguale, creando un cartamodello. Beh, uguale è una parola grossa, diciamo simile. Simile è già un ottimo risultato, oltre ogni aspettativa. E quindi se voi pensavate che fosse in arrivo un tutorial con tutti i crismi resterete deluse, perché proprio non sono in grado. Ogni volta che io spiego come si realizza un capo d’abbigliamento, da qualche parte nel mondo una vera sarta muore di crepacuore. Fulminata.
Io banalmente ho esaminato con cura i diversi pezzi di cui era fatta una felpa che per forma e taglia mi pareva idonea, e poi li ho disegnati sulla carta. Ho appoggiato questo wannabe cartamodello sul mio vellutino e dopo aver fatto alcuni gesti scaramantici e propiziatori ho tagliato. Una volta ottenuti i pezzi ho cucito, preda del terrore che mi venisse molto più piccola dell’originale e che mia figlia non potesse nemmeno infilarsela. Invece, per un colpo di fortuna, mi sono solo uscite delle simpatiche maniche a sbuffo tipo Biancaneve, che poi ho coperto con le spalline nere.
A quel punto ho tirato un sospiro di sollievo: il difficile era fatto.
Per le code posteriori ho disegnato a mano libera sul feltro nero una forma quasi triangolare, con un breve prolungamento su un lato in modo che la coda si innestasse sul davanti della giacca, abbracciando in parte il busto. In realtà somiglia molto alla pinna di uno squalo!
Ho ripetuto questa forma un’altra volta sul feltro e poi due sul velluto rosso.

Ho cucito le due stoffe dritto contro dritto, le ho rivoltate e ho ottenuto le code, che poi ho cucito alla giacca, sempre dritto contro dritto.

La struttura della giacca era pronta.
Poi è iniziata la parte autenticamente creativa: decorarla.
Sul davanti ho applicato un trapezio di feltro nero, su cui ho cucito una passamaneria dorata, con la quale ho profilato anche tutto il punto vita e le code della giacca: un lavoro lunghissimo e ingrato, da fare a punti minuscoli, che mi ha portata ad usare oltre 6 mt di passamaneria. Non finiva più!!

Per il colletto ho creato con il feltro due strisce orizzontali con un angolo leggermente stondato e le ho cucite internamente al bordo: una specie di colletto alla coreana.

Nel retro della giacca, dove si innestano le due code, ho cucito due bottoni dorati

Su ciascuna manica invece ho applicato un triangolo nero su cui ho fatto una greca, uno scarabocchio, un ghirigoro con la passamaneria. Credo che ghirigoro sia il termine tecnico.

Da sotto il bordo della manica e da sotto la parte corta anteriore del davanti ho fatto sporgere un bordo di pizzo arricciato, come se la nostra domatrice indossasse una camicia di pizzo sotto la giacca. La femminilità prima di tutto!

Infine ho fatto le spalline: due rettangoli di feltro, con un lato corto curvilineo, con una passamaneria a frange che ho biecamente incollato perché non ne potevo più di cucire bordini. E anche la spallina è stata applicata sulla giacca con una goccia di colla. Sul davanti della giacca abbiamo infine applicato un piccolo papillon di feltro, agganciato ad una spilla da balia e quindi rimovibile.

A completare l’insieme un mini cappellino gentilmente offerto dalla mia amica-vicina di casa. Era decorato per Halloween, con un delizioso pipistrellino viola e un giro di strass sulla veletta di tulle: io ho scucito tutto e ho messo un nastro rosso, un fiocchetto nero e ho riapplicato la veletta ma in modo diverso da com’era originariamente. Il tutto è stato poi fissato ad un cerchietto nero semplice.

Ed eccola qui, la mia domatrice di leoni immaginari, pronta a farsi valere sulla pista

Che dite, è venuto bene? Lei era molto soddisfatta, stamattina le brillavano gli occhi e questo è per me il riconoscimento più grande.
La sorellina, invece, si è vestita di nuovo da Elsa, con l’abitino del suo compleanno.

5 pensieri riguardo “Carnevale 2015. Domatrice di leoni: the making of.”

  1. Buongiorno, ho visto il suo capolavoro, dopo ore di navigazione in internet, alla ricerca di un costume da domatore di circo, per mia figlia di 7 anni, per uno spettacolo che dovrà fare a metà maggio. Ma è possibile comprare un vestito simile da qualche parte? Un negozio H&M l’ha pubblicizzato, ma non risulta disponibile! Abito a Bologna
    Grazie
    Pier Luigi

    1. Buongiorno Pierluigi,
      mi dispiace infinitamente aver visto il suo commento soltanto adesso, avendo fatto una doppia migrazione del blog nel corso dell’anno mi era sfuggito che fosse rimasto in moderazione…
      Se mai le potessi essere d’aiuto adesso mi faccia sapere.

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