Racconti del weekend: Luigia Pallavicini e la vita imperfetta

Sabato mattina sono caduta da cavallo.

Ed è da sabato che mia mamma insiste nel recitarmi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, l’Ode di Foscolo dedicata all’amica disarcionata durante una galoppata in spiaggia. La poveretta, nota per la sua bellezza, fu trascinata per un tratto dal cavallo imbizzarrito (forse con un piede incastrato in una staffa?) e terminò la folle corsa con il volto deturpato, non si sa se temporaneamente o per sempre. Sono certa che mi capirete se vi dico che a questo punto ho fatto gli scongiuri, con tutto un repertorio di gesti apotropaici di grandissima finezza degni dei salotti più eleganti, come appunto quello della Pallavicini. Foscolo consola l’amica e allo stesso tempo la rimprovera per aver scelto di dedicarsi ad “occupazioni maschili” quali l’andare a cavallo. Ecco, mia mamma non le chiama esattamente occupazioni maschili, ma disapprova su tutto il fronte la reviviscenza di questa mia antica passione. Cioè, in parole povere, mi fa una testa così perché smetta di montare e soprattutto perché faccia smettere di montare le nane, prospettandomi gravissimi incidenti, paralisi, suture al volto e altre amenità. Direi che qui gli scongiuri possono starci una seconda volta…

Ora, per amor della precisione e della statistica, nei miei anni di pratica equestre costante sono caduta alcune decine di volte, nelle maniere più assurde ed impensabili, e mi sono fatta veramente male (da ospedale) una volta sola. Durante la caduta mi è volato via il cap e ho sbattuto violentemente la nuca e la schiena; trauma cranico che mi ha portato per alcuni mesi dei problemi di equilibrio (non fate battute sul fatto che sia tuttora squilibrata…sarebbe fin troppo banale) e scheggiatura del coccige, seccante e dolorosa. Chi pratica con costanza un qualsiasi sport mi confermerà che sono cose che capitano: fratture, contusioni, strappi muscolari etc sono all’ordine del giorno. Estremizzando, potrei spalmarmi per terra inciampando anche mentre corro semplicemente attorno all’isolato…
Comunque, sabato mattina sono al circolo, in sella, tutta contenta per i miei modesti ma costanti progressi. Ho un cavallo col quale non siamo troppo in sintonia, ma lezione dopo lezione le cose stanno andando meglio. Diciamo che mi do anche un po’ di arie e mi sento la Penelope Leprevost de noantri, mentre agli ordini del mio istruttore “inquadro” e “trattengo” e “controllo” e poi “mando” e infine “seguo” per “togliere le gambe” al momento giusto. Sto andando alla grande!!
Pensi che stai andando alla grande e decidi di cimentarti in un ostacolo un po’ più alto dei tuoi soliti, abbassando un po’ la guardia perchè, hey, hai il controllo della situazione; ed è proprio allora che lui ne approfitta per fregarti. Lui, quel sauro così carino con gli occhi languidi e il naso di velluto.

Arriva sotto l’ostacolo e improvvisamente scarta, passando radente al piliere dell’ostacolo. E tu, che avevi allentato le gambe, pronta per saltare, salti. Ma da sola. O meglio rotoli miseramente per terra. E già che ci sei, quel piliere azzurro dell’ostacolo te lo agganci con la spalla destra e te lo porti dietro, stretto stretto a te come un orsacchiotto. Rotoli sulla sabbia infilandoti tra i 400 kg di cavallo e l’ostacolo, riparandoti il viso dalla fatidica zoccolata che tua mamma sono vent’anni che aspetta per potertela rinfacciare. E invece niente zoccolata perché il bestione, felice di essersi liberato di quell’amazzone schiappa che si dà pure arie, se ne va sgroppando come un puledro, risalendo verso le scuderie. Ci vogliono dieci minuti per riprenderlo e intanto io faccio la conta dei danni: spalla dolorante (ma poi passerà in serata), pantaloni strappati e ginocchio sanguinolento. Come abbia fatto a scorticarmi il ginocchio sinistro cadendo sul lato destro del corpo rimane un mistero.
Fortunatamente non sono così dolorante da non poter tornare in sella, perciò è la prima cosa che faccio non appena mi riportano il fuggiasco, sudato marcio per la sgroppata in libertà. Siamo proprio un bel binomio: lui fradicio, io col ginocchio fuori dai pantaloni e la schiena piena di sabbia! Peccato che non ci sia stato nessuno per farci una foto…

E mentre io rimontavo in sella, la dignità sotto i tacchi degli stivali, il mio istruttore mi urlava:
-Oh Giò, lo sai perché ti sei fatta male? Perché sei tutta ossa, non hai manco un po’ di polpa per proteggerti! E adesso torna sull’ostacolo, così scassiamo anche l’altro ginocchio! –
Che dire? La Penelope Leprevost che era in me si è suicidata impiccandosi alla porta di un box, ed è rimasta solo la povera Mammadilettante, amazzone scarsa con modesti margini di miglioramento.

Vita imperfetta pt.7: la vacanza in montagna

Ah, le vacanze sulla neve! Quel freddo pungente che arrossa le guance, il silenzio delle piste rotto solo dal sibilo degli sci, le baite iper riscaldate dove consumare luculliani spuntini a base di torte composte per il 90% da frutta secca e cioccolate bollenti con panna sopra, sotto e dentro, abbondantemente zuccherate. Roba da picco glicemico istantaneo, giustificata però dalle fatiche sportive che precedono e seguono.
Il tutto, naturalmente, documentato in tempo reale su Instagram e almeno un altro social, perché si sa che se un fatto non è condiviso su Instagram non è accaduto per davvero.

proviamo a calzare gli sci per la prima volta

Certo, questa sarebbe la versione normale e patinata della vacanza in montagna. La mia, invece, è molto meno perfetta. Sono giunta alla conclusione che la prossima volta, prima di metter piede sulla scaletta dell’aereo, sottoporrò la mia famiglia ad un check up completo: prelievi, urinocoltura, tac, risonanza, test allergici, visita medico-sportiva e vaccinazione antirabbica. Può sempre tornare utile.
Esagerata?
E’ solo perché non sapete.
Si parte di giovedì mattina: mio marito c’ha una faccia strana che non mi piace per niente ma vabbè, che ci vuoi fare? Ci dovevo pensare 13 anni fa. Dopo il volo e il percorso in auto giungiamo non senza intoppi al paesello del Veneto che costituisce la nostra meta. Di che intoppi parlo? Niente, niente, le bambine si alternano a correre in bagno, ma che volete che sia? Ah, un virus gastrointestinale senza febbre? Può essere. Anzi, è. Fa niente, sarà di quelli che durano 24 ore, ce la possiamo fare. Domani saremo in forma smagliante e sfrecceremo sulla neve. Sì sì.
Per fortuna a destinazione ci attende il nostro carissimo amico Ale, ansioso di portarci sulle piste e insegnare a me e alle nane a sciare. Ho detto sulle piste? Mi devo correggere: al pronto soccorso di Belluno. Perchè ad un certo punto il colorito di mio marito è sempre più verde e non si può far finta di nulla.
E niente, è che volevamo provare la sanità del nord-est, vedere se davvero funziona così bene rispetto a quella del meridione… Tenetevelo almeno un paio di giorni, mio marito, così proviamo bene anche le degenze. D’altro canto l’ospedale di Belluno pare un hotel, tutto lucido pulito e funzionante. Funzionante!

Quini con questi cosi nei piedi ora che si fa?

I successivi due giorni vedono una Mammadilettante fare su e giù per il Veneto, nane al seguito, aiutata da Alessandro: se non fosse ateo dovrebbero farlo santo subito. Con lui siamo andate sulle piste,

prove tragicomiche di equilibrio sugli sci

a fare passeggiate nei boschi,

bellissimo, emozionante bucaneve!

a vedere i cavalli,

pensavate che non li avremmo stanati pure qui? illusi!

 e sullo skilift.

Il tutto, naturalmente, intervallato da frequenti corse al bagno, anche in situazioni precarie e di fortuna, perchè il virus gastrointestinale senza febbre NON era di quelli che durano 24 ore. Credo che abbiamo consumato tutte le scorte di fermenti lattici disponibili nelle farmacie del Veneto.

E’ stato Ale a tenermi le bambine, impegnandole in interminabili partite a Mario Kart con la wii, quando io la sera andavo al San Martino di Belluno a trovare il malatino, e sempre lui a cucinare per noi fantastiche paste in bianco che facevano concorrenza a quelle dell’ospedale. E io che sognavo polenta e cervo…illusa!

In queste serate un po’ strane sono anche riuscita a fargli riprendere in mano la chitarra, che non strimpellava da una decina d’anni, ed è stato molto divertente: lui suonava canzoni che non ricordava, io cantavo senza averle mai provate prima. Cose che si fanno solo quando si ha un’estrema confidenza con qualcuno. No, anche se i filmati ci sono non ve li faccio vedere; mi è rimasto un piccolissimo brandello di dignità. Non abbastanza grande da impedirmi di cantare con lui, non così piccolo da consentirmi di divulgare la mia performance.

Soltanto la domenica, ultimo giorno di permanenza in Veneto, la famiglia si è riunita e siamo riusciti ad andare tutti insieme sulle piste, così anche io ho potuto provare qualche discesa.

Ah, la cioccolata poi l’abbiamo presa comunque, alla faccia del virus!

doppia panna, grazie.

E voi, avete racconti fantozziani delle vostre vacanze da condividere?

Considero valore

Confesso che sono un po’ allergica a certe feste: Festa della Donna, San Valentino, e pure Festa della Mamma e del Papà. Tra l’altro la mimosa mi mette tristezza: deliziosa quand’è sull’albero, appena staccata tende miseramente ad appassire. Ma noi donne non siamo forti e resistenti ad ogni fatica?
Ieri quindi ho passato con le mie figlie una domenica normale che niente aveva a che vedere con la Festa della Donna, ma che è stata al tempo stesso speciale.
Siamo state impegnate quasi tutto il giorno con un evento organizzato dal circolo ippico che frequentiamo, una sorta di gara interna che dovrebbe servire da allenamento per le gare future, ora che la bella stagione sta arrivando e finalmente i campi non saranno più orridi pantani.
E’ stato bello rifare un percorso dopo vent’anni e concluderlo con un netto. Evitare di insabbiarmi la schiena cadendo fantozzianamente davanti a tutti, visto che in campo prova ho collezionato tre rifiuti che mi stavano per proiettare da sola oltre l’ostacolo. Ricordarsi la successione dei nove che dovevo superare anziché farli a casaccio, magari pure nel verso opposto a quello previsto e, alla fin fine, superare il timore di non essere all’altezza. Perfino davanti ad ostacoli bassissimi.
Qualunque sfida, in fondo, è con se stessi.
E a proposito di sfide con se stessi è stato bello vedere mia figlia, che all’ultima lezione aveva affrontato la sua prima caduta, riprovare a saltare dando buona prova di sé.

una sistemata alla lunghezza delle staffe e via!
Da metà sera in poi siamo tornate alla nostra routine domenicale, fatta di compiti da concludere per le nanette e, ahimè, calzini da appaiare e piegare per me. E mentre eravamo lì, silenziosamente dedite ai nostri piccoli doveri, la nana grande, la mia amazzone, la mia guerriera, il mio cinghialetto (per la sua indole scorbutica), è venuta a portarmi la poesia che doveva preparare per stamane.
La consegna era: componi una poesia ispirandoti a Valore di Erri De Luca, evidenziando alcune cose che per te hanno valore nella vita.
Ecco quello che ne è venuto fuori.
Considero Valore
Considero valore la sorgente,
la montagna, l’erba e il terreno.
Considero valore il cielo e le stelle,
come angeli custodi.
Considero valore la leggerezza
di un cavallo imbizzarrito (portate pazienza, siamo monotematiche…)
Considero valore il sapere
e le sensazioni
trasmesse da un libro.
Considero valore l’immaginazione
che ci fa sognare a occhi aperti.
Considero valore un abbraccio
da una persona col cuore
di pietra.
Considero valore una persona
che è sempre stata fedele
a te.
Considero valore il lavoro
che ci permette di vivere
Leggendo le sue righe mi sono un po’ commossa, e allora ho pensato che se questi sono i valori con cui crescerà, allora la donna che diventerà domani sarà una donna speciale: complessa e multisfaccettata e capace di essere molte cose insieme. E questo è l’augurio che faccio a lei, a me, a noi.