Vita imperfetta pt.7: la vacanza in montagna

Ah, le vacanze sulla neve! Quel freddo pungente che arrossa le guance, il silenzio delle piste rotto solo dal sibilo degli sci, le baite iper riscaldate dove consumare luculliani spuntini a base di torte composte per il 90% da frutta secca e cioccolate bollenti con panna sopra, sotto e dentro, abbondantemente zuccherate. Roba da picco glicemico istantaneo, giustificata però dalle fatiche sportive che precedono e seguono.
Il tutto, naturalmente, documentato in tempo reale su Instagram e almeno un altro social, perché si sa che se un fatto non è condiviso su Instagram non è accaduto per davvero.

proviamo a calzare gli sci per la prima volta

Certo, questa sarebbe la versione normale e patinata della vacanza in montagna. La mia, invece, è molto meno perfetta. Sono giunta alla conclusione che la prossima volta, prima di metter piede sulla scaletta dell’aereo, sottoporrò la mia famiglia ad un check up completo: prelievi, urinocoltura, tac, risonanza, test allergici, visita medico-sportiva e vaccinazione antirabbica. Può sempre tornare utile.
Esagerata?
E’ solo perché non sapete.
Si parte di giovedì mattina: mio marito c’ha una faccia strana che non mi piace per niente ma vabbè, che ci vuoi fare? Ci dovevo pensare 13 anni fa. Dopo il volo e il percorso in auto giungiamo non senza intoppi al paesello del Veneto che costituisce la nostra meta. Di che intoppi parlo? Niente, niente, le bambine si alternano a correre in bagno, ma che volete che sia? Ah, un virus gastrointestinale senza febbre? Può essere. Anzi, è. Fa niente, sarà di quelli che durano 24 ore, ce la possiamo fare. Domani saremo in forma smagliante e sfrecceremo sulla neve. Sì sì.
Per fortuna a destinazione ci attende il nostro carissimo amico Ale, ansioso di portarci sulle piste e insegnare a me e alle nane a sciare. Ho detto sulle piste? Mi devo correggere: al pronto soccorso di Belluno. Perchè ad un certo punto il colorito di mio marito è sempre più verde e non si può far finta di nulla.
E niente, è che volevamo provare la sanità del nord-est, vedere se davvero funziona così bene rispetto a quella del meridione… Tenetevelo almeno un paio di giorni, mio marito, così proviamo bene anche le degenze. D’altro canto l’ospedale di Belluno pare un hotel, tutto lucido pulito e funzionante. Funzionante!

Quini con questi cosi nei piedi ora che si fa?

I successivi due giorni vedono una Mammadilettante fare su e giù per il Veneto, nane al seguito, aiutata da Alessandro: se non fosse ateo dovrebbero farlo santo subito. Con lui siamo andate sulle piste,

prove tragicomiche di equilibrio sugli sci

a fare passeggiate nei boschi,

bellissimo, emozionante bucaneve!

a vedere i cavalli,

pensavate che non li avremmo stanati pure qui? illusi!

 e sullo skilift.

Il tutto, naturalmente, intervallato da frequenti corse al bagno, anche in situazioni precarie e di fortuna, perchè il virus gastrointestinale senza febbre NON era di quelli che durano 24 ore. Credo che abbiamo consumato tutte le scorte di fermenti lattici disponibili nelle farmacie del Veneto.

E’ stato Ale a tenermi le bambine, impegnandole in interminabili partite a Mario Kart con la wii, quando io la sera andavo al San Martino di Belluno a trovare il malatino, e sempre lui a cucinare per noi fantastiche paste in bianco che facevano concorrenza a quelle dell’ospedale. E io che sognavo polenta e cervo…illusa!

In queste serate un po’ strane sono anche riuscita a fargli riprendere in mano la chitarra, che non strimpellava da una decina d’anni, ed è stato molto divertente: lui suonava canzoni che non ricordava, io cantavo senza averle mai provate prima. Cose che si fanno solo quando si ha un’estrema confidenza con qualcuno. No, anche se i filmati ci sono non ve li faccio vedere; mi è rimasto un piccolissimo brandello di dignità. Non abbastanza grande da impedirmi di cantare con lui, non così piccolo da consentirmi di divulgare la mia performance.

Soltanto la domenica, ultimo giorno di permanenza in Veneto, la famiglia si è riunita e siamo riusciti ad andare tutti insieme sulle piste, così anche io ho potuto provare qualche discesa.

Ah, la cioccolata poi l’abbiamo presa comunque, alla faccia del virus!

doppia panna, grazie.

E voi, avete racconti fantozziani delle vostre vacanze da condividere?

7 pensieri riguardo “Vita imperfetta pt.7: la vacanza in montagna”

  1. Credo che virus o non virus, le vacanze sulla neve siano sempre un pò fantozziane, anche solo per gli adulti. Io amo sciare ma se penso alla fatica di scarponi, sci, giacche , guanti, maglioni, seggiovie e tutto il resto, con bambini al seguito, non so come me la caverei. Rimane sempre il fatto che la montagna d'inverno ha una magia che va assolutamente provata.

  2. Cara Giovanna,quando i miei bambini erano piccoli li portavamo a sciare con il bob qui vicino, non hanno mai avuto la passione per la neve, e nemmeno noi quindi era tutto più ridimensionato, ma che fatica!!! La mia vera vacanza era tornare a casa, preferibilmente con loro a scuola :DGrazie per il tuo commento al mio post, davvero una giusta riflessione!Un bacione!Laura

  3. @Stefania: piacere di conoscerti! Spero davvero di tornare presto in Veneto… tutti contemporaneamente in salute!@Piky: concordo, poi io avevo sciato solo un'altra volta, dieci anni prima…quindi avevo pure quest'aggravante@Laura: Grazie a te per essere passata da qui! Penso che non avendo la neve "a casa" per noi questo tipo di vacanza risulti più complessa e faticosa, come giustamente dici, mentre magari i nostri figli sono tutti più o meno amici del mare@Silvia, il giorno dopo il rientro avevo orario pieno in ufficio e mi aggiravo per le stanze come uno zombie, distrutta!

  4. Noi, più che vacanze sulla neve, facciamo weekend o giornate sulla neve e di solito, a parte la fatica, sono bellissime!Invece, al mare, sfioriamo il tragico, quando non ci annoiamo.Forse è solo questione di abitudine!Comunque, da quando c'è il nano, vacanza non è più sinonimo di riposo!

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