Una vita di lettere

C’è una cartoleria vicino al mio ufficio. Grande, immensa, il paradiso per gli amanti della cancelleria. Ed è aperta durante la mia pausa pranzo, quindi è una delle mete predilette tra le 14 e le 15. L’ultima volta in cui ci sono passata, gironzolando tra le corsie ho visto che era appena arrivata una fornitura di carte da lettera di tutti i tipi: serie e spiritose, romantiche o infantili. E ho pensato a quante lettere ho scritto, e ricevuto, nella mia vita. Di quelle in cui si scrive a mano, scegliendo la penna giusta e sforzandosi di scrivere con una bella grafia. La mia, infatti, è piuttosto brutta; irregolare e disordinata, varia anche in funzione dell’umore, e per scrivere bene sono costretta a farlo più lentamente.
Ormai ne scrivo poche, di lettere di carta, complice il fatto che una chat o un messaggio, o al limite un’email, sono molto più rapide e pratiche. Risposte istantanee, tempi d’attesa azzerati, e per questo in teoria possibilità di scambi molto più intensi perché in tempo reale.
Ma è poi vero?
Frugando fra gli scaffali di quella cartoleria ho ricordato la cura con cui ero solita dispiegare il foglio davanti a me, sovrapporlo ad un foglio rigato che si intravvedeva in trasparenza in modo da non scrivere tutto storto, per poi scegliere la penna giusta per quella lettera. Penna che restava sospesa per qualche istante, in attesa che l’incipit giusto fiorisse nella mia mente. Ogni parola, ogni frase, era pensata e calibrata con un’attenzione che forse non sono più stata in grado di ricreare, scrivendo dal computer, vista la possibilità di infinite revisioni. Ripensamenti e limature che nel cartaceo non sono fattibili, se non a prezzo di ricominciare daccapo.
Quando scrivi una lettera di carta non puoi tornare indietro. Ed è questo il bello.
Forse è proprio per questo motivo che un mio amico scrittore fa la prima stesura dei suoi romanzi sempre scrivendo a mano, su larghi fogli bianchi che riempie con quella sua grafia minuta e spigolosa, che io studio avidamente quando ricevo da lui lettere o cartoline. Il tempo che dedica a vergare quella carta da lettere a grammatura pesante mi dà la misura del suo affetto per me, e mi onora. Tra le sue righe intravedo le pause dedicate a scegliere l’aggettivo perfetto per descrivermi il suo stato d’animo del momento, per non sbagliare la sfumatura di colore da imprimere a quella giornata.

Mentre nel negozio guardavo quelle confezioni di carta rosa a cuoricini, quei fogli grandi o piccoli, in tinta unita o fantasia, ho pensato che alle mie figlie auguro una vita di lettere. Di lettere di carta. Magari lettere arrabbiate, o sdolcinate oppure divertenti, ma comunque attese con trepidazione, controllando la cassetta ogni poche ore. Lettere scritte da loro, pure, di getto e poi strappate con rabbia, ridotte a coriandoli per essere sicure di non cambiare idea (quante volte l’ho fatto, per poi pentirmi di averle stracciate, e subito dopo pentirmi di essermi pentita? Quando si dice la coerenza). Oppure ripiegate su se stesse con cura, infilate in una bella busta su cui scrivere il destinatario con grandi svolazzi, per poi affidarle come un figlio al servizio postale, sperando che le tratti bene e le consegni in fretta.
Una vita di lettere, una vita di emozioni e di riflessioni. Di cura verso il prossimo e di attenzioni ricevute, chè oggi il tempo è senza dubbio il lusso più grande, e se qualcuno ce ne dedica un po’ dobbiamo imparare a dargli il giusto peso. Le email, i messaggi, le chat finiscono facilmente nell’oblio; le lettere di carta, tenute insieme da un nastrino, restano per sempre e raccontano una storia.
Così, un po’ per dare il buon esempio e un po’ per assecondare un mio desiderio, ieri notte ho messo, nero su bianco, tutto il mio amore per quelle due bambine che stanno per ricominciare la scuola. Due lettere scritte piano e nella mia migliore grafia, da leggere lunedì, mentre consumano la “speciale colazione del primo giorno di scuola”. E da ritrovare tra vent’anni per ricordarsi di una mamma troppo sentimentale che usava la sua Aurora da collezione per augurare buon anno scolastico.

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