Dieci piccole cose

L’altro giorno la nana “piccola ma ormai non più tanto piccola” era molto preoccupata per l’esito di una verifica scolastica. D’istinto mi è venuto da dirle: “Guarda che mamma ti ama allo stesso modo, che tu prenda 10 oppure 2 non cambia assolutamente niente” e immediatamente l’ho vista illuminarsi e cambiare totalmente umore. Questo mi ha fatto riflettere su quanto una nostra frase possa rassicurare, incoraggiare, dare il senso del nostro amore oppure viceversa gettare un bambino nell’ansia e perfino nella disperazione.

Ho pensato di fare una lista di 10 piccole cose, apparentemente banali, che le mie figlie amano sentirsi dire da me, per non dimenticarmi MAI di ripetergliele all’infinito.

  1. Ti amo moltissimo, non c’è cosa terribile che tu possa fare che mi farebbe cambiare idea
  2. Mi piace molto passare del tempo insieme/ho voglia di passare del tempo con te
  3. Sono orgogliosa di essere la tua mamma, non vorrei nessun’altra figlia
  4. Sarai sempre il mio cucciolo, anche quandò io sarò una vecchietta e tu una signora grande
  5. Grazie
  6. Grazie per avermi raccontato il tuo segreto/problema
  7. Grazie per avermi ascoltata
  8. Anche io, alla tua età… (segue racconto di esperienza simile)
  9. Da piccola eri la bambina più simpatica del mondo (segue racconto divertente di strafalcioni, monellerie etc)
  10. Puoi sempre contare su di me

Avete altre frasi da suggerire?

Come farsi ascoltare dai figli senza urlare

Immaginate lo scenario. È sera. le mie figlie guardano la televisione ma la cena fuma ormai nei piatti, e io dalla cucina chiamo inutilmente più e più volte il gregge a raccolta, con tono crescente. “Stiamo spegnendo….” è la risposta più frequente alle mie incitazioni. Solo che poi questi spegnimenti durano anche dieci minuti, manco si trattasse di spegnere un altoforno… e intanto il risotto s’è attaccato al tegame. Seguono scene con urla belluine, e io che intimo l’immediata comparsa in cucina minacciando sequestri del mezzo televisivo fino a data da destinarsi. Loro che fanno serenamente lo gnorri. Nei miei film mentali in cui sogno di essere una madre perfetta immagino sempre di rivolgermi alle nane con voce soave, non perdere mai le staffe nemmeno davanti a monellerie da cartellino rosso e ottenere figlie obbedienti solo con l’autorevolezza che promana da ogni poro della mia persona; nella maggioranza dei casi il film si trasforma in un horror in cui parlo con la voce da posseduta dal demonio, minaccio punizioni bibliche a bambine urlanti e mio marito mi asperge di acqua santa per tamponare la situazione. Tuttavia io continuo nella mia ricerca della perfetta formula per farsi ascoltare dai figli senza dover alzare la voce, minacciare o ripetere la stessa richiesta quattrocento volte. Se tutto ciò vi suona familiare, capirete perchè non ho esitato a iscrivermi al webinar di Power of Moms dal titolo How to get your kids listen without nagging, reminding or yelling. 

Noto duo criminale. Ph. by Alberto Uccheddu, don’t copy or use without permission

Vi racconto com’è andata. Prima di tutto: cos’è un webinar? Un seminario che si svolge attraverso il web: indossi gli auricolari, ti connetti alla conference room virtuale e ascolti, pregando che l’accento americano non sia tanto forte da impedirti di comprendere ciò che viene detto. Se hai domande, le poni attraverso l’apposita chat.

È stata un’ora e venti utile? Direi proprio di sì, mi ha fornito alcuni spunti interessanti che voglio condividere con voi, cercando di sintetizzare al massimo (lo sapete, non è il mio forte).

  1. I nostri figli hanno, fin da piccolissimi, una loro libera volontà, e sentono il bisogno vitale di esercitarla, di sentire che hanno il controllo sulla loro vita.
  2. Possiamo utilizzare questo bisogno naturale ponendo nelle loro mani il potere di scegliere come comportarsi, provando ad indirizzarli al comportamento da noi desiderato senza minacciare punizioni, gridare o ripetere ossessivamente la nostra richiesta. Come?
  3. Sostituendo alla minaccia delle punizioni la spiegazione delle conseguenze del comportamento prescelto.

Lo so che detto così sembra solo una supercazzola lessicale per mascherare le minacce e i ricatti: “o fai come dice mamma o la conseguenza sarà che ti punisco”. Ma non lo è. È invece un prezioso cambio di prospettiva, che funziona a tutte le età (a partire da quando un bambino è abbastanza grande da comprendere il legame causa-effetto) ma che mi sta dando soddisfazioni soprattutto con la nana grande. Non mi ero mai resa conto di quanto desiderasse essere autonoma e padrona della sua vita… e adesso si sente molto di più così.

Proviamo?

Prima di tutto, è inutile sbraitare sul momento: si parla della questione quando NON sta avvenendo il comportamento che ci disturba. Può sembrare controintuitivo, ma quando gli animi si sono scaldati noi genitori siamo i primi a non essere costruttivi, e aspettarci che lo siano i nostri figli è quantomeno ingenuo. A freddo, quindi, solleviamo la questione dicendo una frase che non faccia mettere subito sulla difensiva gli irritabili virgulti, tipo “ho notato che non riusciamo ad accordarci sullo spegnimento della tv quando è pronta la cena”. Spieghiamo quali problemi ciò comporta (si fa tardi e si va a letto troppo tardi/la cena si fredda e non è più buona/non resta tempo per stare insieme dopocena/sono stanca come un cane e non ho più voglia di vedervi in giro per casa – ok, quest’ultima non ditela) e chiedete come mai sia così difficile spegnere quell’accidenti di tv in tempi ragionevoli (non con questo tono, che è quello che a me verrebbe spontaneo). Otterrete spiegazioni bizzarre ma talvolta perfino ragionevoli, che potrebbero indurvi a riconsiderare la questione. Se invece restate saldi nei vostri propositi (averle a tavola entro un paio di minuti dalla chiamata, a tv spenta), spiegate alle soavi fanciulle che non potete costringerle a spegnere la tv a tappo (no, non potete, la costrizione fisica non vale come metodo educativo…) nè volete andare lì, spegnere dal pulsante della tv e poi mettere per sicurezza il telecomando sulla mensola più alta (non che io l’abbia fatto, eh…) perchè sarebbe un atto di prepotenza verso di loro che non intendete compiere (ripeto: non intendete compierlo). Tuttavia, poichè arrivare a tavola puntuali è un fatto per voi indispensabile (quindi spiegate in modo chiaro qual è il comportamento che vorreste), loro possono scegliere di non farlo ma… segue spiegazione delle conseguenze. Che potrebbero essere: dovrete trovare un momento diverso dal pre-cena per vedere la tv, così saremo sicuri che non si crea questo problema. Non suona come una punizione, vero? È piuttosto la perdita di un privilegio che abbiamo concesso fino a quel momento. E il ragazzo può scegliere quale comportamento preferisce adottare: guardare la tv in un altro momento della giornata, oppure spegnere subito quando è pronta la cena.

Vietato far discendere conseguenze per i figli che riguardano beni primari (non puoi dire: se non spegni la tv vai a letto senza cena) oppure spropositate rispetto alla gravità del comportamento (non vedrai più la tv per tutto l’anno), scollegate rispetto al comportamento (se non spegni la tv non userai più il telefonino) o umilianti (in ginocchio sui ceci!).

Una volta spiegati i comportamenti possibili e le relative conseguenze, ci assicuriamo che i ragazzi abbiano capito. Facendoci ripetere i termini dell’accordo: qual è il comportamento atteso, quali sono le opzioni e quali le relative conseguenze. A quel punto l’accordo è siglato e il potere decisionale resta nelle mani del bambino.

Ho usato questo metodo più volte da quando ho seguito il webinar e posso dire che: in linea di massima un bambino se viene responsabilizzato tende spontaneamente a preferire il comportamento più ragionevole, che si suppone sia quello desiderato dal genitore. Talvolta il figlio sceglierà un comportamento diverso, che però potrebbe rivelarsi non così negativo come pensavamo. A me è accaduto anche questo, e ho dovuto riconsiderare le mie posizioni.

Vista la lunghezza biblica di questo post, se l’argomento vi interessa lasciatemi osservazioni e domande di approfondimento nei commenti, e preparerò un secondo articolo in cui vi racconterò di tutto ciò che può andare storto nell’applicazione di questo metodo e di come talvolta confrontarsi coi figli può far crescere e migliorare anche i genitori.

Sempre, in realtà…

N.B. questo metodo è stato elaborato dall’americana Amy McCready, una parenting coach di grande successo. Io mi limito a tradurre per voi le basi del sistema e a raccontarvi la mia esperienza

Intervallo. Orroli

Ventiquattr’ore senza figlie, cane, gatti, tartarughe. Elimina quel piccolo esercito di creature che richiedono le tue attenzioni, e ventiquattr’ore ti sembreranno una settimana. Durante la quale una gita è capace di trasformarsi in un viaggio.

La nostra destinazione a Orroli è stata Sa Pardina, Bed & Breakfast di recente apertura di proprietà di Paolo, un ragazzo pieno di entusiasmo che ci ha accolti con simpatia e, cosa che non guasta, facendoci trovare la grande stufa di maiolica accesa, a contrastare il freddo inconsueto di questi giorni!

La sala comune (dalla pagina Fb del b&b)

Leggi tutto “Intervallo. Orroli”