Un letto chiacchierato

“Mamma, ti devo parlare, stasera andiamo nel letto delle confidenze?” Mi ha detto la nana grande stamattina.

Mi sono bloccata con una scarpa sì e una no, in quel momento di grande caos mattutino che precede l’uscita per andare a scuola e in ufficio. “È una cosa grave? Me ne vuoi parlare ora?” ho risposto io, correndo da una parte all’altra della casa.

“No, preferisco aspettare stasera, nel letto delle confidenze”.

Anita, ritratta dallo zio Alberto Uccheddu. Don’t use or copy this photo without permission

Tutto è nato un giorno in cui una delle due aveva combinato una monelleria di quelle grosse. Così grossa da aver paura di rivelarla ai genitori, ma allo stesso tempo tanto grossa da avere proprio bisogno di scaricarsi la coscienza. E così oscillava tra la voglia di parlare e il timore di venire sgridata o, peggio, di perdere fiducia e addirittura amore da parte mia. Cosa impossibile, quest’ultima, ma vallo a spiegare a una seienne…

E allora, pensa e ripensa a come fare per aiutarla a tirar fuori quel macigno, ho tirato fuori dal cilindro il letto delle confidenze. Che ora che ci penso è una specie di versione laica del confessionale, con il segreto ma senza la penitenza. Quindi quella che ritenevo essere una mia geniale pensata, su cui apporre con orgoglio il copyright, è probabilmente solo un retaggio della mia infanzia cattolico-praticante, rivisto e corretto.

Funziona così:

Qualsiasi cosa sia detta sul letto delle confidenze non uscirà dalla stanza. What happens in Vegas stays in Vegas.

  • È quindi un posto “sicuro” dove si può tirar fuori qualsiasi cosa sia accaduta, anche la più terribile, certi di venire accolti.
  • La mamma ascolta e basta, risponde e si esprime solo se viene richiesta di farlo.
  • Non vengono mai dati giudizi, sgridate, men che meno comminate punizioni.
  • Sul letto delle confidenze si riceveranno comunque, sempre, coccole e consolazione.

Ma non si potrebbero raccontare le stesse cose alla mamma (o al papà) sul divano del salotto, in cucina mentre si apparecchia la tavola, durante una passeggiata al parco? Senza dubbio sì, ma nella mia esperienza l’aver individuato un luogo specifico, riservato, dove si sta fermi e vicini, magari accoccolati sotto una coperta e con la luce soffusa, infonde un immediato senso di calma e rassicurazione. E induce a tirare fuori piccole e grandi preoccupazioni.

Così banale e semplice, come in realtà è, ha portato nella nostra famiglia una piccola rivoluzione.

Oggi io e le bambine lo usiamo per parlare di una nota presa a scuola, di un amore non corrisposto, per fare tutte le domande scomode (sesso, morte, malattie…); quando cresceranno spero che continui a servire loro per ricordarsi che la mamma ha sempre tempo di ascoltarle, perché ha voglia di essere parte della loro vita. Anche restando in silenzio, se è ciò che serve.

4 pensieri riguardo “Un letto chiacchierato”

  1. Una idea davvero geniale! Brava! Credo che instaurare questo tipo di dialogo già quando i figli sono piccoli equivalga a gettare ottime basi per il futuro. Complimenti.
    p.s. La foto è veramente splendida, sia per il soggetto radioso che per la tecnica e la luce. Complimenti allo zio!

    1. Grazie carissima per i complimenti alla foto! Li riporterò all’autore 🙂
      Per quanto riguarda la “mia” idea – che mi sto rendendo conto trova molte declinazioni simili nelle altre famiglie – io spero sempre che il dialogo possa essere la chiave di volta di un rapporto sano e proficuo con le mie figlie… vediamo se si riesce in questa impresa!

  2. Mi son reso conto di fare, anche se in maniera informale, la stessa cosa. A letto parliamo dei problemi e sbrogliamo le litigate…. cosi’ come cerco di rispondere alle domande “a diramazioni infinite” degli elementi vicini al pavimento della famiglia. Nessun argomento e’ evitato (anche perche’ il discorso sesso e’ ancora lontano all’orizzonte… o cosi’ mi piace credere) per cui si spazia da Hammurabi a Einstein, passando per Goebbels e Darwin. Sperando di non incasinargli troppo le testoline.

    1. Penso che non ci sia bisogno di etichette che formalizzino la cosa… l’importante è farlo e dare alle nostre figlie l’impressione di essere sempre accolte nelle loro piccole grandi questioni. Sei un super-babbo!

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