Nove anni. Che sono pochissimi

Lei ha ancora le guance come due piccole pesche profumate, lisce e morbide. Affondo il viso nel suo collo infantile e mi domando per quanto ancora mi darà questa sensazione di bimba prima di trasformarsi in una ragazzina spigolosa. Mi afferro a quel profumo, al suo respirarmi addosso, al suo chiedermi di tenerla sulle ginocchia. Così, in silenzio, mentre lei ascolta il battito del mio cuore e io le bacio la cima della testa.

Nove anni. Che sono ancora pochissimi. Vero? Vero che ancora ci possiamo rannicchiare l’una contro l’altra sotto una coperta, a ridacchiare e fare una guerra di baci e di “ti voglio bene – io di più – no, io di più”?

La tenerezza ha i suoi occhi nocciola, il suo sorriso irregolare di denti ancora un po’ da latte, ma già un po’ da grande. Ha la sua saggezza di bambina sensibile che si mette nei panni degli altri, anche quando tu, che sei l’adulto, non sei capace di fare altrettanto. E ti vergogni di quanto lei sia più saggia di te. L’empatia ha le sue manine piccole, che scaldano borse dell’acqua calda, preparano tazze di the, aggiustano coperte e annodano braccialetti portafortuna quando qualcuno sta male, e accompagnano questi gesti con baci e sorrisi d’incoraggiamento. La determinazione ha le sue gambe flessuose, che ripetono le stesse figure della ginnastica dieci, cento e mille volte, finché il risultato non la soddisfa. E il giorno dopo di nuovo, daccapo. Per fare bene le cose.

Da te ho imparato ad essere formichina e da nove anni il mio mondo è completo grazie a te, cucciolo mio.