Consumi critici. Che attrezzatura serve davvero per il bambino?

Vi ripropongo il mio articolo in tema di consumi critici, uscito su di un altro sito tempo fa. Spero possa esservi utile e aspetto i vostri commenti!

Mio caro bebè, quanto mi costi! I genitori di oggi sono giustamente spaventati dai costi legati all’avere un figlio e anche dalla mole degli oggetti che un bebè pur piccolissimo porta inevitabilmente con sé. Ovetto, carrozzina, fasciatoio, culla, lettino, seggiolone e seggiolini vari, solo per citare gli accessori più comuni e indispensabili… Ma servono davvero tutti questi oggetti? E davvero aiutano a facilitare la nostra vita col bambino? Lo avete già capito: sono del parere che la maggior parte di essi non sia affatto indispensabile, o che, quantomeno, si possa risparmiare parecchio quando si decide di acquistarli.
Vogliamo iniziare, ad esempio, dal fasciatoio? Monumento in plastica e metallo, campeggia nelle nostre stanze da bagno, costringendoci a gimkane tra la vasca e il lavandino; oppure, nella versione cassettiera in legno con vaschetta, diventa complemento d’arredo nelle camerette nuove di zecca. Il fasciatoio svolge due funzioni: permettere di cambiare il bebè e di fargli il bagnetto. E dove altro si potrebbe cambiare il pannolino al vostro cucciolo? Scatenate la fantasia, qualsiasi piano può andare bene! Un letto, un tavolo, una larga mensola, un mobile, opportunamente attrezzati, possono diventare un comodo fasciatoio, integrato nell’abitazione senza rubare spazio. Nella mia prima casa, ad esempio, io ho utilizzato il piano della lavatrice, che nel bagno era comodamente posizionata di fronte al lavandino e di fianco alla vasca. Ho realizzato un morbidissimo cuscino quadrato, dotato di fodere di cotone intercambiabili, che forniva la necessaria imbottitura per un piano altrimenti rigido e scomodo. Una mensola al di sopra del piano della lavatrice accoglieva tutti i prodotti necessari al cambio, pannolini, crema, salviette, detergenti. Nella casa in cui ci siamo in seguito trasferiti, il ruolo del fasciatoio è stato svolto in un primo periodo da un letto per gli ospiti, sul quale provvedevo a stendere una cerata con un lato di morbida spugna, e in un secondo momento da una normale cassettiera in legno, con piano sufficientemente grande, sempre coperta da un cuscino imbottito. Per avere tutti i prodotti ordinatamente a portata di mano ho predisposto uno di quei graziosi porta tutto di stoffa, dotati di molte tasche, che si appendono al muro. Per fare il bagno ho preferito sempre utilizzare una vaschetta con piedi richiudibili, che tenevo dentro la vasca da bagno e tiravo fuori solo al momento delle abluzioni, in modo che non mi rubasse spazio.
I primi mesi il bambino passa la maggior parte del tempo sdraiato, ed ecco che le case produttrici ci bombardano con la necessità di disporre di un arsenale di mezzi di trasporto per neonati: bisognerebbe avere un garage degno di un collezionista d’auto d’epoca per alloggiare tutti questi strumenti!
Veniamo ad esempio alla carrozzina, al passeggino e alla culla. Metto insieme questi 3 oggetti perché in parte svolgono le stesse funzioni. Oggi esistono bellissimi passeggini omologati per l’uso dalla nascita, che permettono di trasportare il bambino fin dai primi giorni. Non solo, sono anche molto più leggeri di quelli tradizionali. Se la mia prima figlia ha viaggiato su una carrozzina che pesava 13 kg scarica, la seconda ha usato un passeggino che ne pesava 5. E la mia schiena ha detto grazie! Al secondo giro, quindi, la carrozzina è rimasta perennemente in casa e ha preso il posto della romantica ma ingombrante culla di vimini, consentendomi di spostare la piccina da una stanza all’altra e di farla partecipare maggiormente alla vita di famiglia.
Se non vi piace l’idea di usare la carrozzina per far dormire il bambino, non è indispensabile comunque avere una culla: il lettino, con le sbarre o pieghevole, potrà andare benissimo da subito. Tuttavia i neonati gradiscono molto la sensazione di contenimento fisico che deriva dallo stare “raccolti” nella culla, come se fossero tra le braccia della mamma; pertanto è possibile ridurre l’ampiezza del letto o con gli appositi riduttori, oppure con altri piccoli trucchi a costo zero. Una coperta arrotolata ripiegata ad U risolverà il problema, così come anche il cuscino da allattamento, che potrete togliere dal lettino al momento dell’utilizzo.
Se proprio volete comprare tutto, ma proprio tutto quello che ho incluso in questa lista, potreste in primo luogo rivolgervi ai negozi di usato per bambini: culle e carrozzine infatti vengono usate per così poco tempo da restare praticamente nuove, e quindi poter essere comprate a prezzi assolutamente ragionevoli in condizioni ottime. Se l’idea di un oggetto usato da persone che non conoscete vi lascia perplesse, sappiate che ogni accessorio viene accuratamente pulito, igienizzato e sterilizzato prima di essere messo in vendita. Un discorso un po’ a parte meritano i seggiolini auto, dal momento che con l’utilizzo e la consunzione possono perdere in sicurezza: di conseguenza mi sento di dire che in questo caso sia meglio acquistare il nuovo. Sempre, naturalmente, che non possiate beneficiare di un amico, un fratello che presti quanto vi serve e garantisca sull’affidabilità dell’oggetto in questione. Se proprio dovete acquistare, fatelo con intelligenza: sui siti di e-commerce potrete trovare rivenditori sicuri che praticano prezzi molto bassi e forniscono prodotti in linea con le norme di sicurezza UE. Oggi, inoltre, esistono seggiolini evolutivi, utilizzabili dalla nascita in poi, che con poche regolazioni seguono la crescita del bambino fino ai 22 kg, evitando di dover ricomprare il seggiolino più o meno ogni anno.
Che dire poi del seggiolone? La scelta del seggiolone è legata a mio avviso al tipo di svezzamento che vogliamo realizzare: se decidiamo di iniziare a 4 mesi, con un neonato che ancora non regge la schiena autonomamente, dovremo dotarci di un modello con schienale alto, possibilmente reclinabile e imbottito. Qualcosa di simile ad un infant seat, o dondolino, o sdraietta che dir si voglia. E allora, perché non somministrare le prime merende proprio sul dondolino? Dai 6-7 mesi del bambino poi è possibile scegliere tra più opzioni: una buona scelta, ad esempio, può essere quella di acquistare una di quelle belle sedie evolutive in legno (ve ne sono sia di prodotte in Italia che all’estero), che accompagnano il bambino fino all’età adulta ed essendo prodotte con materiali naturali sono più rispettose dell’ambiente ed esteticamente più gradevoli. Un’altra soluzione intelligente può essere di dotarsi di uno di quei rialzi da sedia con schienale e vassoietto amovibile: si adattano ad ogni sedia, sono regolabili in altezza, e quando uscite per andare al ristorante possono venire con voi. In questo modo l’ingombro del seggiolone risulta minimo, in entrambi i casi quello di una normale sedia, e vi è l’enorme vantaggio di poter mettere il bambino a tavola col resto della famiglia.
Possiamo andare ancora avanti, ad esempio citando lo sterilizzatore, di cui esistono numerose versioni. Io trovo molto comoda quella da microonde, che occupa poco spazio ed utilizza il vapore come mezzo. Ma non disprezzo nemmeno un bel pentolone di acqua bollente, che uccide ogni germe. Finito l’uso, la pentola ritroverà la sua normale funzione. Questo discorso può essere applicato alla maggior parte degli articoli di puericultura disponibili sul mercato: posate in silicone (?), seggiolini in plastica per tenere fermo il bambino durante il bagno, termometri per la temperatura della vasca e così via. Un post a parte meritano i giocattoli e gli strumenti educativi, mentre dei pannolini ho già parlato in un precedente articolo. La mia idea è che la maggior parte degli accessori di puericultura pesante e leggera siano superflui, comodamente sostituibili da oggetti che già possediamo nelle nostre case. Se questo non è possibile, possiamo comunque richiederli in prestito ad amici o parenti, ed in alternativa acquistarli usati in tutta sicurezza. L’importante è osservare le pubblicità e ascoltare i consigli che ci vengono offerti con atteggiamento critico e mettere,  nella gestione dei nostri figli, un po’ di sana creatività!

Ancora in tema di libri per bambini

Quando ho pubblicato il mio precedente articolo sui più bei libri per bambini qui sul blog ma anche su facebook è nata una piacevole discussione con altre mamme, nel corso della quale ci siamo scambiate idee e pareri in tema di letteratura per bambini.

Ho notato che una collana di libri gettonatissima è quella del Battello a Vapore, in particolare la Serie Arcobaleno: dei nostri preferiti di questa serie vorrei parlarvi oggi.

Mamma nastrino. Papà Luna.
Di Emanuela Nava
Due libri in uno, perchè una storia inizia nella prima pagina, un’altra nell’ultima, e si incontrano nel mezzo. La pagina centrale ha un grande disegno che si può guardare in entrambi i versi, e che fa da legame tra le due storie, una dedicata al rapporto tra la mamma e il suo bambino, l’altra al legame padre figlio. Due storie poetiche, che possono essere utili per spiegare ai nostri figli che mamma e papà, anche quando non sono fisicamente presenti, pensano sempre a loro.

Supermamma.
Di Anna Lavatelli
Questo, lo ammetto, l’ho comparto per vanità: quale mamma non vorrebbe avere poteri da supereroina? Mi è capitato più volte di dire alla nana grande, che si stupiva di essere stata colta in flagrante durante una monelleria, e mi chiedeva ingenuamente
“Ma come hai fatto ad accorgertene?”
“Non lo sai che le mamme hanno dei superpoteri? Io mi accorgo se tu fai cose vietate anche quando non sono lì con te”.
Ecco, questo libro racconta di come i nostri figli ci vedono: le più belle, le più intelligenti, le più capaci e straordinarie in ogni occasione. E anche, all’occorrenza, le più severe, capaci di infliggere non dei castighi, ma dei super-castighi.
Un libro per quando come madri vi sentite delle inette.

La maestra ha perso la pazienza!
Di Erminia dell’Oro.
Un giorno la maestra perde la pazienza. La perde come se fosse un fazzoletto smarrito, e non avendone più, decide di non raccontare più storie ai suoi piccoli alunni, che sono stati troppo, troppo chiassosi. I bambini, preoccupati, si mettono a cercare ovunque la pazienza della maestra, senza successo. Mogi mogi tornano in classe ed è proprio allora, quando si siedono mestamente e silenziosamente ai loro banchi, che la maestra ritrova la sua pazienza come per magia.
Un libro utile per insegnare ai nostri figli a vedere il punto di vista degli altri e a rispettarlo

Il paiolo di Artemisia
Di Roberto Pavanello
Dulcis in fundo,  il mio preferito. Perchè è un libro che tratta, in modo ironico e delicato, il tema della diversità del singolo rispetto al gruppo cui appartiene, del pregiudizio e del senso di solitudine di chi si sente diverso. Ma non solo, mi piace anche perchè affida le sorti della storia al magico potere terapeutico del buon cibo, di ciò che viene cucinato con amore per gli altri. Perchè cucinando con il cuore riusciamo perfino a far diventare buone le streghe più inacidite!

Sull’obesità infantile non si scherza! Una chocaholic alle prese con l’educazione alimentare.

Negli ultimi giorni i quotidiani e i siti web italiani hanno ripreso la notizia dell’ultimo numero di Lancet, rivista medica di peso internazionale, dedicato al tema dell’obesità (qui l’articolo di Repubblica in merito).
Non è una novità; siamo troppo grassi, ma mi colpisce constatare come il problema si stia pian piano spostando verso le fasce più giovani della popolazione, che un tempo erano immuni dall’eccesso di peso. Eppure, oggi sembriamo molto più attenti di 50 anni fa a che cosa abbiamo nel piatto, badiamo alle calorie e ai diversi metodi di cottura. Alcuni puristi scappano a gambe levate solo a sentire la parola “burro”. Chi si concede una fettina alla milanese lo ammette sottovoce come se confessasse un peccato mortale. 
Il discorso sull’obesità infantile è sicuramente ampio, perché non ha a che vedere solo ed esclusivamente con l’alimentazione, ma si trasforma in una questione educativa e di organizzazione familiare. Oggi in generale si cucina poco in famiglia: siamo sempre di corsa e anche io, che pure amo molto passare del tempo davanti ai fornelli, certe volte sono così stanca e di fretta che vorrei una bacchetta magica che mettesse in tavola pranzo e cena. Questo ci porta a mangiare male, facendo ricorso ai cibi preconfezionati che non sono troppo sani e sono spesso ipercalorici. A ciò possiamo aggiungere che il tempo da dedicare all’attività fisica è minimo, per cui la maggioranza di noi passa dall’auto alla scrivania all’auto al divano, con poche eccezioni. E il discorso non è diverso per i nostri figli: l’equazione cibo spazzatura+vita sedentaria porta sempre allo stesso risultato, ovvero l’obesità.
Lungi da me volervi esortare tutti all’ortoressia… chi mi conosce sa perché spesso il mio nick sia chocaholic, quindi non potrei mai predicare ciò che io per prima non sono in grado di mettere in pratica! Mangiare è uno dei grandi piaceri della vita, e non deve diventare una mera incombenza.
Nella foto: la mia bavarese ai marron glacè, fatta per il pranzo di S. Stefano
Per trovare un giusto compromesso, e non cadere nella trappola della cattiva alimentazione, nei miei 6 anni di mammità ho messo a punto alcuni piccoli trucchi che  vi riporto, sperando che anche voi ne abbiate da suggerire.

  1. Quando ho tempo e voglia di cucinare, cerco di farlo in abbondanza, e conservo per le giornate nere. Esempio: faccio le lasagne? 10 teglie da 4 porzioni. Una ce la mangiamo subito, le altre 9 vanno a soggiornare in freezer. Sugo? Minimo 1 lt per volta, e poi invasetto. Pesto? Tutto quello che la mia piantagione di basilico mi consente. Questo principio si può applicare a tantissime pietanze, molte delle quali restano buone anche dopo la surgelazione: panzerotti di pasta lievitata con ripieni vari, sformati di pasta, di verdure, quiche… basta liberare la fantasia.
  2. Se c’è qualcosa che non voglio che le mie figlie mangino (e vale anche per me) non lo compro. Averlo in casa è una tentazione troppo forte. Quindi, ad esempio, non compro bibite gassate. Mai, senza eccezioni se non in occasione delle feste di compleanno. Solo succhi e acqua. Il the fatto da me, caldo in inverno e freddo in estate. Per la scuola un brick di succo o meglio una borraccia d‘acqua fresca. Non compro nemmeno patatine e simili: io per prima, se inizio a mangiarne, non riesco a smettere. Quindi meglio non averne, se non quando offro un apertivo.
  3. Le merendine preconfezionate occupano un posto nella mia dispensa, ma solo come soluzione di emergenza. Per il resto cerco di evitarle: a me non piacciono, quindi non è un grosso sacrificio, ma alle mie figlie sì. Dunque tento di proporre alternative allettanti per la merenda di metà mattina e pomeriggio, diverse a seconda della stagione e del luogo: d’estate la frutta va per la maggiore, e si porta facilmente anche in spiaggia. D’inverno spesso un the con biscotti fatti in casa, una fetta di torta semplice con un bicchiere di latte, una fetta di pane con marmellata o miele e un succo.
  4. D’inverno, a causa degli orari d’ufficio, la mattina presto sono sempre un po’ di corsa. Non mi va però di infilare in borsa uno snack, e volendo dare una merenda che sia nutriente, io ho risolto così.
Adesso faccio outing. Lo faccio. Sì, sì, lo faccio. Inorridite pure.
Una mattina che non devo correre via compro tanti piccoli panini, li imbottisco con gli affettati, il formaggio, quello che le nanette richiedono, e poi ehm ehm, li metto, pure loro, in freezer. Ogni mattina ne tiro fuori uno e lo infilo nello zaino: all’ora della ricreazione è perfettamente scongelato. Forse non è un sistema molto ortodosso, ma mi evita di fare i panini col pane del giorno prima o dover cercare un forno aperto alle 7. So già che finirei per rinunciare…
  1. Costringo le povere nane sonnolente a fare colazione, lasciando la possibilità di variare il menù: dalla frutta fresca (la fragole con limone e zucchero dalla primavera sono nella top ten, d’estate pesche e zucchero di canna) al latte con biscotti o cereali, allo yogurt, e perfino al formaggio. Basta che mangino. In questo modo non saranno indotte a strafogarsi a metà mattina con cose poco sane.
Sul lato abitudini di vita, poi, si può fare molto. Non si tratta solo dell’avviamento allo sport, che a seconda di quale si sceglie può partire dall’età scolare o anche prescolare (il nuoto ad esempio è offerto anche ai neonati, mentre la danza, come propedeutica, parte dai 3 anni). Un paio d’ore di attività fisica alla settimana non possono essere l’unico movimento che concediamo ai nostri figli. È importante, a mio avviso, creare l’abitudine al movimento. Io ad esempio cerco di usare l’auto solo per andare al lavoro o fare una grossa spesa, per il resto circolo a piedi. Dai 18 mesi delle bambine ho abolito l’uso del passeggino, costringendole a camminare: all’inizio è stata un po’ dura perché volevano essere prese in braccio, ma allungando i percorsi giorno dopo giorno siamo arrivate in breve tempo all’autonomia. Adesso facciamo senza problemi passeggiate di un paio di km verso il centro città. Questo ci rende molto più libere e in parte sostituisce la palestra alla quale in questo momento non ho proprio il tempo di dedicarmi.
Se poi si tagliano i tempi davanti alla TV, a casa mia quasi costantemente spenta, i bambini sono portati a riscoprire la loro dimensione naturale, che è quella del dinamismo, dell’esplorazione e della scoperta. Se tutto ciò si può svolgere nel giardino di casa, in terrazzo o al parco, tanto meglio.
Un altro aspetto che io cerco di curare riguarda l’educazione alimentare in senso stretto: spiego alle mie figlie da dove vengono i cibi che mangiamo, come si coltivano, quali sono quelli di stagione e quali proprietà benefiche hanno per il nostro organismo. Insomma, tento di farle interessare a tutto quello che devono mangiare. A casa coltiviamo le aromatiche e abbiamo un albero da frutta, nella casa al mare anche pomodori, pere, e prugne. È bello per loro vedere come i vegetali crescono grazie alle nostre cure, e fantastico addentare un pomodoro staccato dalla pianta. Il preparare insieme da mangiare, cui ho fatto cenno in un precedente articolo che riproporrò a breve, aiuta ancora di più ad apprezzare i cibi fatti in casa, sani e di stagione.
E voi, come vi ponete nei confronti dell’educazione alimentare?
Io adesso ho una gran fame… quasi quasi mi prendo una merendina!

Settembre, tempo di nuovi inizi.

Non c’è dubbio.

Sono una mamma dilettante. Anzi, una mammadilettante. Quelle due nane che mi girano per casa,seppur volute, pianificate, attese, sono arrivate senza manuale d’istruzioni. Prima che nascessero ho fatto ad esempio qualche prova di tenuta in braccio, con un polpo di 4 kg che doveva simulare un neonato: molle, come se fosse disossato e dotato di più braccia e gambe di un adulto, ma niente. Proprio non è la stessa cosa. Finchè non provi non sai com’è avere un figlio.

E anche se in poco tempo impari l’ABC delle cose pratiche da fare – come si cambia un pannolino arginando l’esondazione, come si prepara un biberon di latte senza ustionare gravemente il pupo, come si fa fare il ruttino (ma perché tutti dicono “ruttino”? siamo sinceri, nemmeno un camionista riesce ad emettere simili tonalità cavernose) – resta ancora tutto il magico universo educativo da scoprire. E lì sono cavoli amari.

In quasi 6 anni di mammità ho scoperto che:

  1. Non esistono regole precise: quello che vale per un bambino, o funziona in una famiglia, può essere un disastro in un’altra;
  2. In compenso tutti sono super esperti e vogliono darti dei consigli, alcuni dei quali vorrei raccogliere in un libro che sarebbe un best seller della comicità involontaria;
  3. Se sei al primo figlio, automaticamente sei un’inetta come madre e non puoi esprimere un’opinione su cosa sia meglio per lui. Taci e ascolta chi ci è già passato (vedi punto 2);

Ma a parte questi piccoli dettagli, che ti fanno mancare la terra sotto i piedi proprio quando più avresti bisogno d’aiuto, ho scoperto anche che:

  1. I bambini sono i datori di lavoro più indulgenti del mondo: fai 1.000 errori, e loro ti perdoneranno sempre;
  2. Poiché non esistono regole universali per la gestione dei nani, procedere a tentativi prima o poi dà i risultati sperati;
  3. Tu cresci i tuoi figli, e loro crescono te. In altre parole, aspettati di non essere più la stessa persona di prima dell’era-bambini. Banale ma tremendamente vero.

Venendo al lato serio della questione, in questi 6 anni ci sono state lacrime, momenti di sconforto, e qualche volta la sensazione di non sapere bene dove stessi andando. Ho scoperto che l’arma migliore a mia disposizione per affrontare la complicata vita della mamma che lavora è l’autoironia: prendersi troppo sul serio non può che portarti ad essere ipercritico con te stesso. E quindi sempre insoddisfatto.

Farsi due risate, invece, prendersi in giro, fa apparire immediatamente tutto sotto un’altra prospettiva, molto più rosea.

L’autorionia quindi è la promessa che vi faccio: non sono per niente una mamma perfetta, né una donna senza difetti che ha scoperto la quadratura del cerchio, e non cercherò di presentarmi così. Sono una control freak disordinata, anche se queste due parole in una stessa frase cozzano un pochino. Vorrei essere tante cose, e avere il tempo di dedicarmi alle passioni creative che per me sono uno sfogo imprescindibile: cucina, cucito e decorazione occupano i miei minuti liberi e sono un fantastico modo per stare con le mie nanette, trasformandosi così in strumento educativo.

Ah, naturalmente, anche in queste passioni sono una volenterosa dilettante… Poteva essere diversamente?