Vita imperfetta pt. 2. Le frolle montate

E’ l’ora del the. Due giovani signore eleganti sorseggiano il liquido ambrato chiacchierando amabilmente a bassa voce, mentre il quinto movimento della Pastorale di Beethoven spande le sue note nell’aria, perfetto sottofondo musicale per un calmo pomeriggio di chiacchiere. La tavola è apparecchiata con gusto sofisticato. La padrona di casa ha scattato delle graziose immagini di essa, che condivide sui social.

Le due amiche sbocconcellano appena i deliziosi pasticcini preparati dalla padrona di casa, mentre il gruppetto di bimbe siede a cerchio sul tappeto, impegnato in un tranquillo gioco di società che le terrà occupate per almeno un paio d’ore.

No dai, non ce la posso fare, mi viene troppo da ridere! Se questa è l’immagine che vi si presenta alla mente nel guardare le mie foto delle frolle montate, sappiate che è SBAGLIATA.

Ecco a voi quindi, per la rubrica “Vita imperfetta”, la parte 2°, che potremmo intitolare Frolle montate.

L’azione ha luogo durante un sabato di ordinaria follia, come tanti. Un sabato in cui non avrei dovuto lavorare ma sono stata cooptata last minute causa malattia di un collega. Un sabato, quindi, che per me è iniziato dopo le 14.
Immaginate la musichetta di Benny Hill come sottofondo musicale, che a casa mia funziona molto meglio di Beethoven. Con questo sottofondo corro come una forsennata da una parte all’altra della cucina, perchè ho finito di pranzare alle 14,30 e tra meno di un’ora devo uscire per portare la nana grande a scout. E in quel lasso di tempo voglio assolutamente fare i biscottini che ho promesso alla mia amica. Quindi evito di cambiarmi e metto un grembiulone sopra i vestiti che avevo in ufficio:
kilt scozzese, golfino nero e stringate col tacco. Un outfit comodissimo per cucinare! Ho i tacchi da stamattina alle 7, ma pazienza.
Ci vuole un selfie, subito.

Alle 15 sto infornando la prima teglia di frolle: 10 minuti e via la seconda. Che però tarda a cuocere, e io devo uscire…Vabbè, ho una strategia: spengo il forno e lascio la teglia dentro, dovrebbe cuocere per un’altra decina di minuti mentre l’interno è ancora caldo. Speriamo non si brucino!

 Tolgo il grembiule per infilarmi il cappotto e il mio sguardo cade su una patacca non meglio identificata che campeggia al centro della gonna rossa: come accidenti ho fatto a macchiarmi sotto il grembiule e non sopra?! Sono una professionista!

Pazienza, non ho tempo per cambiarmi. Indosso il cappotto, chiamo le nane a raccolta e partiamo in direzione oratorio, dove arriviamo sul filo di lana. Lascio quindi la nana grande e, per mano alla nana piccola, vado a prendere la mia nipotina che passerà il pomeriggio con noi. Il mio pensiero ritorna però continuamente ai poveri pasticcini, che certo saranno ormai carbonizzati.
Recupero la nipotina e con le due bimbe mi dirigo a casa, dove con gioia verifico che la cottura dei biscottini è andata a buon fine. Miracolo!

Le cuginette iniziano a giocare saltando la corda nel centro del salotto e mettendo in pericolo i miei soprammobili. Annotazione mentale: una casa zen, senza oggetti in esposizione, è molto più childproof della mia. Devo rivedere i miei gusti in fatto di arredamento.
Abbandono i soprammobili al loro destino e ritorno nelle cucine, dove il grembiule mi aspetta. Devo ancora glassare i biscottini a forma di S.
Scaldo il cioccolato a bagnomaria e quand’è fuso lo spalmo con una spatolina di silicone su ogni dolcetto.

Mi avanza giusto un pochino di cioccolato fuso… quasi quasi una leccatina alla spatola…
aaaaahhhhhh! Era ustionante!
Con la lingua penzoloni ingurgito cubetti di ghiaccio rischiando di fare la fine di Rezzonico nella puntata “La lingua ghiacciata”. Le bambine ridono a crepapelle di me.
Termino un po’ come viene il lavoro di glassatura, poi mi dedico ad apparecchiare; ho poco tempo perché la mia amica e le sue due bambine stanno per arrivare.
Tovaglia ricamata della bisnonna e porcellane d’epoca, quelle sì. C’è però la zuccheriera da riempire. Prendo il barattolone dello zucchero e, siccome sono maledettamente pigra e un po’ di fretta – combinazione letale – cerco di riempire la zuccheriera rovesciando lo zucchero dal barattolo anziché usare un cucchiaio. Dopo 30 secondi il tavolo della cucina è pieno di zucchero, il barattolo da 1 kg è quasi vuoto e in compenso nella zuccheriera ce n’è pochissimo. Ottimo lavoro!
Ripulisco alla meglio mentre il cane lecca i granelli di zucchero caduti sul pavimento, e in quell’attimo suona il campanello. E’ arrivata. Quella che mio marito definisce “la tua fidanzata”, certo con una punta di gelosia.
Ora mi siederò con lei in salotto e passerò un paio d’ore di chiacchiere. La visione di noi due intente a sorseggiare il the in un’atmosfera ovattata si fa timidamente strada nella mia mente, mentre il quinto movimento della Pastorale mi riecheggia nelle orecchie. Somma goduria.
Peccato che io abbia la gonna macchiata e lei sia venuta di corsa da casa con i pantaloni che aveva, infilandoli come capita negli stivali. Dai, siamo bellissime lo stesso! io poi non mi sono più guardata allo specchio da prima di andare in ufficio stamane, devo essere uno splendore… Sono solo dettagli.
Le bambine iniziano a giocare e sì, si siedono a cerchio sul tappeto; per ben dieci minuti consecutivi. Un tempo insufficiente a garantirci un po’ di pace, ma certo sufficiente per raccogliere peli di cane e di gatto a volontà.
Poi corrono per tutta la casa urlando e sbocconcellando biscotti in giro che nemmeno Hansel e Gretel. Fortuna che il cane mi fa da aspirabriciole…
Alla fine, il the coi pasticcini ce lo prendiamo. Indifferenti al caos, grazie ad una sorta di sordità selettiva che ti permette di sentire quello che ti dice l’interlocutore che hai di fronte e non le urla delle bambine che giocano. Prendiamo quattro tazze di the a testa e mangiamo dolcetti come se fossimo digiune dalla mezzanotte: a fine serata ne resta una mezza dozzina. Ridiamo come matte e parliamo di tutto ciò che sta tra gli smalti per unghie e il senso della vita, come uscire vive dai compiti dei figli e cosa vorremmo essere da grandi.
Quando loro vanno via preparo questo post. E mi accorgo che, alla fin fine, il segreto è solo uno: fare foto con un campo molto stretto. Così riprendi i dolcetti e le porcellane e non il delirio che c’è tutto intorno. E la tua vita sembrerà perfetta. E questo è proprio quello che succede con il blog e i social network: che offri agli altri un’immagine della tua esistenza ripresa a campo strettissimo, lasciando volutamente tutto il resto fuori.

Se siete stati così bravi da arrivare fino alla fine del post vi premio… con la ricetta dei biscotti.

FROLLE MONTATE (sabato io ne ho fatto mezza dose)

500 gr di farina,
350 gr di burro,
180 gr di zucchero al velo,
2 uova
aroma vaniglia 1 fialetta
sale q.b.

Montare a schiuma, a mano o nel robot, il burro e zucchero unitamente all’aroma. Aggiungere un uovo alla volta e poi il sale. Quando l’impasto è ben schiumoso incorporare poco a poco la farina con una spatola, badando a che il tutto non si trasformi in una massa gommosa. Con la sac a poche, bocchetta grande a stella, formare delle serpentine o delle roselline sulla carta da forno, poi infornare a 180° per 10 minuti; togliere non appena i bordi iniziano a dorarsi. Il centro del biscotto deve rimanere quasi bianco.
A piacere procedere ad intingere nel cioccolato fuso, oppure a decorare con mezza ciliegia candita, codette di zucchero, smarties o quello che la fantasia vi suggerisce.

Sei anni, con Elsa

Stavolta ce la posso fare. Stavolta riesco a risparmiarvi il post di compleanno strappalacrime in cui mi lamento del tempo che passa, dei figli che ti sfuggono tra le mani e ti diventano adulti in un lampo. Stavolta non lo dico che tra poco la mia “nana piccola” non potrò più chiamarla così, mentre vorrei poterlo fare per sempre. E non dico neppure che lei è la “mini-me”. Non solo per l’aspetto mostruosamente simile al mio (AAA cercasi geni paterni… dove si sono nascosti?). Non solo per il carattere che richiama il mio in modo impressionante, cosicché basta un mezzo sguardo per capirci, senza bisogno di parole. E non dirò nemmeno quanto sono orgogliosa e intenerita dalla sua sensibilità fuori dal comune, e quanto mi preoccupa il sapere che questa dote le porterà nella vita qualche sofferenza in più.
No, stavolta giuro che tutte queste cose non le dico!
Stavolta faccio solo un post sulla sua festicciola di compleanno. Ecco.
Una festa piccola piccola in cui ha voluto pochissime amiche con sé, per giocare insieme alle principesse del ghiaccio. Pardon, regine. Perché le seienni oggi sono tutte pazze per Elsa, la protagonista di Frozen, e la mia non fa eccezione.
Nelle settimane precedenti quindi ho provveduto a realizzare un costume da Elsa per lei e per due delle sue amichette, mettendo a frutto le mie scarse doti di sarta (e infatti i vestiti hanno richiesto numerose modifiche e revisioni!). Se qualcuna fosse interessata ad un tutorial, nonostante le mie pubbliche affermazioni di incompetenza, sono disponibile a mostrarvi come NON si realizza un bel costume da Elsa.
Ecco, comunque, il risultato finale del mio lavoro.

la prima prova dell’abito completo

prove di trucco e parrucco

Nei giorni precedenti la festa ho fatto trovare alla mia piccola principessa una lettera della sua beniamina, che le faceva gli auguri e le rivelava alcuni segreti della felicità: non arrendersi mai davanti alle difficoltà ma affrontarle con coraggio e un pizzico di autoironia, e saper esprimere le proprie emozioni senza tenerle dentro, poiché reprimerle può essere molto dannoso. Lo so, quest’ultimo consiglio dovrei seguirlo io per prima…

lettura dei consigli di Elsa

 Sempre in tema di sorprese, mi sono di nascosto cucita un costume da Elsa della mia misura, e il giorno della festicciola sono sparita per un po’, ricomparendo a trasformazione avvenuta: la faccia allibita di mia figlia ha ampiamente ricompensato le ore di cucito notturno!

pensavo di andare in ufficio vestita così, che ne dite?

Mamma, ma tu sei matta!

Anche la tavola è stata preparata seguendo il tema di Frozen: cristalli di ghiaccio e alberi innevati, declinati in azzurro, bianco e argento.

Alzatina con Cupcakes di diversi gusti, guarniti da cake toppers a tema.
Una molletta – fiocco di neve sul bicchiere porta posate riprende ancora il motivo della festa
Festone di cristalli di ghiaccio, nastri d’argento e paper pom pom 

Anche il cibo è stato “frozenizzato”: così semplici biscotti al burro (la ricetta l’ho postata qui), ricoperti di pasta di zucchero e decorazioni, si sono trasformati nella foresta incantata di Arendelle e in una tempesta di neve

Per concludere sulla parte decorativa, vi lascio l’immagine della ghirlanda che ho creato per la festeggiata:

i fiocchi di neve sulla tenda sono adesivi rimovibili

E siccome ci piace strafare, per la mia amica Elisa – santa donna che si presta alle mie pazzie! – ho cucito un vestito last minute da Anna, che lei ha poi decorato sul corpetto usando i colori acrilici: il risultato complessivo è stato eccellente!

well done Elisa!
potevamo forse astenerci da un selfie?
peccato sia un po’ sfuocato, ma nella bolgia della festa era il massimo che potevamo ottenere!

Ed ecco il momento delle candeline. Lo so, la torta mi è venuta bruttissima, oltre che le doti da sarta devo migliorare quelle da cake designer. Avendo preparato tutto la mattina della festa ho avuto 10 minuti da dedicare alla decorazione della torta, e non ho saputo fare di meglio!

Dulcis in fundo, vi svelo qual è stato il regalo di compleanno della mamma: gli orecchini!
Desiderava da molto farsi bucare le orecchie, così la mattina del suo compleanno l’ho portata, senza preavvisarla. Mi piace fare sorprese! E adoro riceverle.

motivata ma anche terrorizzata!
i nuovi brillantini… celesti, per essere adatti al vestito da Elsa!

Auguri, cucciolo mio

Ciambellone semplicissimo per il the

Volete un ciambellone semplice semplice, veloce da fare e di sicura riuscita?
Ecco
una ricetta testata qualche giorno fa, quando ero alla ricerca di una
nuova torta da aggiungere al mio mini elenco dei “dolci velocissimi”, quelli da
fare in cinque minuti e da dare alle bambine per la merenda del mattino a scuola e del pomeriggio a casa. 
E’ una ricetta che mi ha dato grande soddisfazione: che goduria inzuppare queste fette tenerissime nel the bollente!
Ve la ripropongo direttamente dal sito
da cui l’ho presa, il bel blog di cucina “Labna”, che vi invito a
visitare per vedere dosi e modalità di preparazione, e scoprire tante ricette interessanti, non solo della tradizione italiana. E vedere anche qualche
foto migliore della mia!!

E adesso… mettete il bollitore sul fuoco e tirate fuori la scatola dei the, per accompagnare questo dolce soffice e delicato, in una parola perfetto!

Piattaia di recupero per la cucina

N.B. pupazzetti di vario tipo aggiunti dalle nane a scopo decorativo…

Oggi vi mostro il primo lavoro di restauro del 2013, che è andato a finire su una parete della mia cucina: una vecchia alzata di credenza che ho acquistato ad un prezzo simbolico e completamente rimesso a posto. Questo lavoro mi ha fatta penare non poco e il risultato è tutt’altro che perfetto; ma si integra bene con la mia cucina country e il colpo d’occhio non è male. Se tra qualche tempo troverò una soluzione migliore, rimpiazzerò questa senza troppi rimpianti, ma per il momento me la godo per la sua praticità.

Come dicevo, è stato un lavoro più complesso del previsto; in primo luogo perchè il mobile mi è stato consegnato pesantemente danneggiato: un lato era completamente spaccato, e dopo diversi tentativi e consulti ho dovuto segare via una parte dei piedi, che peraltro avrebbero avuto solo una funzione decorativa in quanto l’alzata era da appendere al muro e non da poggiare ad una base di credenza.

In secondo luogo, la tavola che costituiva la schiena era a dir poco marcia e si sfaldava solo a toccarla: schioda leviga sostituisci il legno era una fase che non avevo preventivato.

Terzo, la vernice non voleva proprio saperne di prendere: sverniciare, levigare e dare un primer non pareva sufficiente…. ho dovuto dare 5 mani di vernice per ottenere un risultato dignitoso!

Una volta terminato il restauro ed appesa l’ho riempita con quel caos organizzato che è un po’ la mia firma: barattoli etichettati, libri di cucina, vassoi e qualche altro oggetto utile da tenere a portata di mano.

Ecco un dettaglio dei barattoli, in fila sul ripiano più alto

Ed infine il dettaglio delle etichette, che ho fatto realizzare da un amico di mio marito che ha uno studio di grafica (sono stampate su una carta apposita che può andare anche in lavastoviglie), portandogli il disegno di come dovevano essere, linea per linea, sfumatura per sfumatura… mi ha presa in giro per un pomeriggio per la maniacalità!
Però, abbiate pazienza, potevano le mie etichette non essere del giusto punto di azzurro, e con il giusto font un po’ vintage??

Choc chip cookies

E’ da anni che cerco di rifare in casa quei meravigliosi cookies con pezzetti di cioccolato che compro sempre a Brighton, da Ben’s Cookies, ma niente da fare: troppo molli, troppo croccanti, troppo “spatasciati”, troppo grossi… insomma, ogni volta c’è qualcosa che non mi convince.
Oggi, forse, sono riuscita nell’impresa di riprodurre un qualcosa che ha il sapore delle mie vacanze estive dai cieli velati, dei gabbiani che strillano sulle Lanes chiamando i turisti, del sacchetto di carta con il cookie dentro che diventava rovente e dovevi farlo saltare da una mano all’altra, mentre per la golosità già iniziavi ad addentare quell’impasto paradisiaco dalla temperatura… infernale.

La ricetta è nata da un collage di altre ricette scovate qua e là nella rete, modificando di volta in volta ingredienti e proporzioni per avvicinarmi al risultato desiderato, quindi ve la passo come se fosse una “mia” ricetta.

per c.a. 25 cookies:

125 gr di burro morbido; 100 gr di zucchero bianco; 50 gr di zucchero di canna, 2 uova medie; 180 gr di cornflakes polverizzati nel mixer; 200 gr di farina 00; 1 pizzico di sale, 1/2 bustina di lievito per dolci, una ounta di bicarbonato, 150 gr di cioccolato fondente, per metà grattugiato e per metà in pezzetti o gocce; 1 fialetta di estratto di vaniglia

Montare il burro e lo zucchero bianco e solo quando sarà spumoso aggiungere quello di canna; continuando a mescolare aggiungere le uova, la vaniglia e il sale, poi la farina miscelata con il bicarbonato e il lievito.
Quando l’impasto sarà omogeneo versare il fiocchi di mais polverizzati e il cioccolato grattugiato e da ultimo quello in gocce.

Formare delle palline da mettere sulla teglia rivestita di carta da forno molto ben distanziate; infatti in cottura la pallina si abbassa e si allarga progressivamente, assumendo la caratteristica forma a disco del cookie.

Sarà quindi necessario fare più infornate (200°, 10 minuti) per utilizzare tutto l’impasto.

E adesso, pronti per una merenda golosa!

Risotto salsiccia e caprino

Ci sono quelle volte che hai in mente una ricetta, e tutto sembra remare contro.
Non ricordi più dove l’avessi appuntata; poi scopri che ti mancano metà degli ingredienti, vai alla bottega sotto casa e di quella metà ovviamente non trovi nemmeno un terzo… insomma, alla fine sei costretta a fare qualcosa che non è completamente diverso ma non è nemmeno quello che avevi in programma.
Ecco quello che ho prodotto ieri dopo vana ricerca di ingredienti per un’altra ricetta che spero di poter postare quando la realizzerò.
Risotto salsiccia e caprino.
per 4 persone: 400 gr di salsiccia fresca, 1/2 bicchiere di vino biano, 1/2 cipolla, 1lt di brodo, grana padano a piacere, 1 fetta da c.a. 100 gr di caprino non stagionato, 8 pugni (non lo peso mai, scusate!) di riso – io prediligo un Carnaroli di produzione locale, che acquistiamo con un gruppo d’acquisto solidale di cui magari vi parlerò in un separato post,  
Portare il brodo ad ebollizione, e nel frattempo, in separato tegame, far imbiondire la cipolla in una noce di burro. Aggiungere alla cipolla la salsiccia privata della pelle e sbriciolata e lasciar rosolare. Sfumare con il vino e proseguire la cottura abbassando la fiamma.
Quando il brodo giunge ad ebollizione versare il riso e lasciar bollire per 7-8 minuti; quindi scolare con una schiumaruola ed aggiungere alla salsiccia, proseguendo a cuocere tutto insieme e aggiugendo il brodo un mestolo per volta al bisogno. Pochi minuti prima della fine della cottura spezzettare il caprino sul risotto e mescolare fino a completo scioglimento del formaggio. Mantecare prima di servire in tavola.
Un primo robusto, che può essere seguito solo da un bel piatto di verdure, semza necessità di proporre un secondo di carne. 

Charlotte al cioccolato

Un post dolce dolce per riconciliarmi con il tempo variabile come il mio umore. Con la malattia e l’immobilità. Che è vero che c’è chi sta peggio, ma certo, ma c’è anche chi non si trascina, come me, irrigidito dal mal di schiena e con mal di testa permanente.
Questo è il dessert che ho preparato qualche giorno fa per alcuni amici che sono venuti a casa per una pizza.
Come al solito, la ricetta nasce dall’adattamento di altre ricette; non so perchè ma sono incapace di seguire pedissequamente una ricetta, finisco sempre per fare delle modifiche in corsa fin dalla prima volta che la provo, come se non mi fidassi completamente di quello che il testo propone.
CHARLOTTE AL CIOCCOLATO
ingredienti: una confezione di savoiardi morbidi, un liquore leggero (io uso il Baileys), 4 tuorli, 125 gr di zucchero, 1 cucchiaio di farina, 1 cucchiaio di maizena o fecola di patate, 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere, 120 gr di cioccolato fondente, 1 foglio e 1/2 di colla di pesce, 250 ml di latte, 250 ml di panna fresca e 250 ml di panna montata per guarnire.
Si inizia tagliando a misura i savoiardi per disporli a forma di fiore sul fondo di uno stampo da budino foderato di carta forno. I savoiardi devono prima essere inzuppati nel liquore diluito in poco latte (così il dolce risulta gradito anche ai nani) Si procede riempiendo poi i buchi che restano tra un “petalo” del fiore e l’altro, utilizzando i ritagli di savoiardo. Poi si foderano coi i biscotti le pareti dello stampo, avendo cura di sovrapporre i biscotti per qualche mm, in modo che non restino fessure dalle quali la crema possa fuoriuscire.

fondo completo e pareti in progress
Una volta ultimata la calotta di biscotti si lascia per alcune ore in frigorifero in modo che le giunture tra un biscotto e l’altro si saldino perfettamente tra loro.
Si procede intanto a preparare la crema, mettendo a scaldare il latte sul fuoco. Nell’attesa, sbattere i tuorli con lo zucchero, aggiungere poi nell’ordine farina, fecola e cacao; poi temperare le uova con un mestolo di latte caldo in modo che non si strapazzino, e versare poi il resto del latte bollente a filo. Portare sul fuoco e far sobbollire per qualche minuto mescolando continuamente. Aggiungere infine, una volta spostato dal fornello, il cioccolato spezzettato e la colla di pesce bagnata e strizzata. Trasferire in una ciotola e lasciar raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo. 
Prima che la crema si solidifichi completamente versarla all’interno della calotta di biscotto e rimettere in frigo per almeno 2 ore. Subito prima di servire rovesciare su un piatto e guarnire con la panna montata – operazione nella quale io sono scarsissima! – e gocce di cioccolato, canditi o altro a piacere.

in fase di decorazione

Sugar cookies. Royal icing eventuale

Mai più farò i sugar cookies: sono una droga!
Quando li impasti, a causa del sale hanno un sapore strano, che non invoglia ai classici furti di pasta cruda. Poi li inforni, e lentamente un odore paradisiaco inizia a sprigionarsi, invadendo tutta la casa. Li sforni, e con la bava alla bocca attendi che siano freddi abbastanza da non scottare dita e lingua.
E poi inizi ad ingurgitare. Uno dopo l’altro, inesorabilmente…

Se volete commettere il mio stesso peccato, ecco la ricetta: facile, veloce e perfetta per aiutanti sotto il metro di statura.
90 gr di burro non salato ammorbidito, 100 gr di zucchero bianco, 1 uovo grande, 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia, 200 gr di farina, 1/2 cucchiaino di lievito, 1/2 cucchiaino di sale, un foglio di carta da forno.

Preriscaldare il forno a 180°. Battere a crema il burro con lo zucchero fino ad ottenere una mousse spumosa e bianca, poi aggiungere l’uovo e la vaniglia. A parte mescolare farina, lievito e sale, e dopo unire al composto di burro, lavorando delicatamente. Se l’impasto risulta troppo appiccicoso aggiungere altra farina. Fare la palla e mettere a riposo in frigo, impellicolato, per un’oretta. Infarinare la spianatoia, metterci sopra l’impasto e spolverare anche questo di farina; poi stenderlo ad uno spessore di 1/2 cm. Tagliare con le formine e mettere in cottura per 10/12 minuti, finchè i bordi non saranno lievemente dorati. Con questa quantità di pasta verranno circa due teglie (dunque due infornate). Far raffreddare completamente prima di decorare. Fonte: Nigella Lawson.

Per la Royal Icing: 2 albumi, zucchero al velo, polvere di meringa.
– Polvere di meringa? e dove la pesco? – ho pensato leggendo la ricetta. E’ solo una delle tante cose che nella nostra piccola città sono introvabili. Presto detto: ho acquistato alcune meringhe di produzione industriale e le ho polverizzate nel frullatore!
Non ho volutamente messo delle dosi specifiche per lo zucchero e la meringa, perchè molto dipende dalle dimensioni degli albumi. Il risultato finale, comunque, deve avere una consistenza simile a quella di una pomata, nè liquido nè così duro da non poterlo lavorare. Considerate che se aggiungete colorante liquido poi dovrete aggiungere altro zucchero per avere la glassa meno liquida. Mescolate il tutto a lungo nel mixer, fino alla consistenza desiderata. Fate prima i contorni delle figure; lasciate asciugare e poi riempite l’interno.

Vellutata di pomodoro e carota

Questa la nostra cena, una cremosa vellutata che si prepara in fretta e accontenta i palati di grandi e piccini.

Per 4 persone (2 adulti e 2 nani):
5 pomodori medi, 3 carote anch’esse medie, mezza cipolla, curry a piacere, 1/2 lt di brodo di verdura, grana grattugiato

Ho spennellato leggermento d’olio extravergine d’oliva i pomodori e li ho collocati in una ciotola capiente che ho messo a 480° nel micro-onde per cinque minuti. I pomodori sono pronti quando la pelle si spacca e viene via facilmente con l’uso di una forchetta. Mentre i pomodori cuocevano ho rosolato leggermente le carote tagliate grossolanamente e la mezza cipolla, poi ho aggiunto la polpa e il sugo dei pomodori arrostiti e ho continuato a far insaporire. Una volta che tutto è stato ben rosolato ho aggiunto il brodo, una cucchiaiata di curry in polvere, e coperto. Dopo una ventina di minuti ho spento la fiamma e ho poi passato le verdure al frullatore. Al momento di servire ho spolverato col grana  e accompagnato la zuppa a dei crostoni di pane.

Torta con la panna

Tornata da una stancante visita medica dall’esito non proprio roseo, avevo l’esigenza di distrarmi e staccare il cervello. Questo per me significa, in alternativa, lavori di pittura o impastare.
Oggi ho impastato.

La torta che vi propongo è il frutto delle mie antiche scorribande sul forum della Cucina Italiana, una delle prime community che ho frequentato quando, sposina, avevo deciso di migliorare le mie abilità culinarie. In quel forum incontrai una persona deliziosa, Alda Muratore, che oggi purtroppo non è più tra noi, ma che ha lasciato in eredità alcune ricette eccellenti, tra le quali quella della torta con la panna al posto del burro o dell’olio di semi. Oltre ad essere un’ottima cuoca Alda aveva un occhio di riguardo per la praticità della gestione domestica, e infatti aveva specificato che questa torta può essere surgelata, eventualmente già sporzionata, senza perdere la sua bontà. Ecco quindi un’ulteriore idea per le merende dei nostri nanetti.
Potete trovare questa ricetta, e anche altre deliziose proposte, in Maniacooks, il gruppo facebook che ho creato con alcune amiche per dare libero sfogo ai nostri deliri a tema culinario.

Ingredienti : 250 gr di zucchero, 250 gr di farina, 250 ml di panna fresca, 4 uova, mezza bustina di lievito, buccia grattugiata di limone a piacimento, 100 gr di gocce di cioccolato.  
Gli ingredienti sono molto semplici e la torta può costituire una buona base per eventuali variazioni; io questa volta l’ho fatta a ciambella, ma nella ricetta originale era previsto l’uso di una teglia rettangolare di c.a. 30×35.
Gli ingredienti vengono impastati a mano o messi nel robot in quest’ordine: prima le uova con lo zucchero, mescolando bene ma senza montarle, poi metà della farina, la panna, l’altra metà della farina insieme al lievito e alla buccia di limone, infine il cioccolato. Una volta amalgamato l’impasto si inforna per 20-30 minuti a temperatura media (nel mio forno, 20′ a 180° oppure 30′ a 160).
Per una perfetta riuscita della ricetta è fondamentale leccare accuratamente le fruste del robot, onde testare l’avvenuta miscelazione degli ingredienti…
La sera siamo andati a cena da amici e io l’ho portata, già affettata, adagiata su un piatto di portata con un fondo di crema inglese. E’ stata molto apprezzata