Domani ancora

Succede che scrivi un racconto e vinci un concorso letterario. Succede che quella sera, alla premiazione, parli con un editore che ti dice “sei brava, mi piace come scrivi, ma ti vedrei meglio con un romanzo storico piuttosto che con una storia ambientata ai giorni nostri”.

E’ un piccolo tarlo, quel commento, e come tutti i tarli lavora a poco a poco. Senza far rumore. Inizia a creare nella mia mente personaggi e connessioni ed eventi, e a poco a poco quei personaggi diventano prepotenti, reclamano spazio, si fanno sentire. Pretendono che gli dia vita. Che racconti le loro storie. Infestano i miei sogni notturni e quelli ad occhi aperti, mi lanciano messaggi subliminali attraverso libri, fotografie, luoghi. Mi fanno incontrare persone e ascoltare altri racconti straordinariamente attinenti. Fino a che sono costretta a dargli retta.

E niente, è finita che ho scritto un libro.

Oscillo tra volerlo urlare ai quattro venti e pensare di tenerlo nascosto. Perchè quando scrivi, volente o nolente, metti a nudo la tua anima. Con le ferite, le cicatrici e tutto il resto. Per questo nei cinque anni che ho impiegato a scrivere questo romanzo ho provato a ribellarmi, a fingere di dimenticarmi di quel file sul desktop.

Ma alla fine ho dovuto fare i conti con me stessa. Che poi è quello che fanno i personaggi di Domani ancora. Fanno i conti con loro stessi, perchè vorrebbero scegliere, decidere cosa essere e cosa fare del proprio futuro, ma i tempi – siamo negli anni Trenta del Novecento – non sono propizi per la libertà di pensiero e di opinione. E fare esercizio di libero arbitrio può essere controproducente quando addirittura non pericoloso. Ma qual è la cosa giusta da fare? Restare fedeli a se stessi, mettendo anche in pericolo la famiglia, oppure fare scelte più ragionevoli e proteggere i propri cari?

C’è Nina, che solo perchè è donna ed è di origine nobile sembra destinata ad un futuro già scritto. Ma quel futuro da quieta maestrina conformista le sta stretto. C’è suo fratello Josto, che lavora in banca ma ne detesta ogni minuto, e culla il sogno di diventare pilota d’aereo. E la sorella minore Bianca, l’artista di casa, che proprio non riesce a calarsi in una vita fatta di scuola e compiti e faccende domestiche. C’è Guido, il giovane medico di umile origine, che ha fatto mille sacrifici per arrivare ad avere ricchezza e successo, e adesso vive la vita sempre con il piede sull’acceleratore. Incurante dei cuori che spezza lungostrada. E Gemma, la bellissima e sfrontata Gemma, che quando vuole qualcosa non accetta un no come risposta.

Ci sono esseri umani che provano a scegliere per se stessi e a volte sbagliano. Perchè è quello che fanno gli esseri umani. Sbagliano e provano a rimediare, sperando che sia un domani in cui credere, ancora.

Scrivere questa storia è stato per me una continua fonte di emozioni: mi ha fatto ridere e piangere, provare momenti di sconforto e attimi di esaltazione. Mi ha aiutato, come una medicina, in quelli che posso definire gli anni più difficili della mia vita, e spero che regali emozioni e speranza anche a voi.