La nostra estate

Da marzo… all’estate. E va be’, si fa quel che si può. Come ogni anno  in questo periodo faccio il proposito di essere più costante, e poi non lo mantengo mai. Vediamo se stavolta, invece, riuscirò nel mio intento.

Per cominciare vi racconto che cosa abbiamo fatto quest’estate, prima di rituffarmi nelle incombenze dell’autunno: il 13 settembre le ragazze (non le chiamo più nane… la grande è più alta di mia mamma ormai, e la genitrice potrebbe seriamente offendersi se la paragonassi ad un nanetto!) ricominciano la scuola!

L’anno scolastico si è concluso con ottimi risultati per entrambe, in un crescendo di impegni, tra la scuola e lo sport (saggi di danza e ginnastica artistica), che ci  ha portati alla fine di giugno abbastanza stremati.

All’inizio dell’estate le ragazze hanno frequentato il centro estivo collegato alla loro scuola, che ha sede al mare. Lì ha lavorato per tutta l’estate anche mio marito, come responsabile delle attività sportive, per cui la mattina loro partivano, abbronzati e dotati di costume da bagno, per la spiaggia, mentre io mi avviavo mestamente in ufficio. Dopo 3 mesi di duro lavoro ho conquistato una fantastica abbronzatura da videoterminalista!

dicono che in spiaggia mancava un divano…

A giugno, però, io ho compiuto un passo avanti nelle mie avventure equestri, acquisendo una cavalla in affido. Si tratta di un tipo di gestione in cui si condividono le spese di pensione, veterinario etc con il proprietario di un cavallo, ottenendo in cambio la possibilità di montarlo in esclusiva. Diciamo che è un passetto in avanti verso il sogno di avere un cavallo mio. La scelta è caduta sulla bella Paperina, un sella italiano di nove anni. Con lei sto crescendo molto come amazzone, e mi illudo di credere che anche lei, insieme a me, stia crescendo un pochino, consolidando quanto aveva già appreso in precedenza.

È una cavalla straordinaria, dolcissima e disponibile.

Lucida lucida, dopo una bella doccia!

A luglio, le ragazze sono partite per due settimane in colonia a Marilleva, insieme anche ad una terza amica. Mentre Anita aveva già fatto alcune esperienze senza genitori e altri parenti stretti, per Carolina si trattava della prima prova fuori casa, ed è stato un successo: il fatto che mi abbia chiamato circa 3 volte in 15 giorni credo denoti che non ero in cima ai suoi pensieri!

Pronte per partire, agli imbarchi in aeroporto

Sono state entrambe entusiaste dell’esperienza, e penso che la ripeteremo ogni anno.

Rientrate dalla colonia, si sono divise per una decina di giorni, perchè Anita è partita per il campo scout nella zona di Capo Comino, mentre Carolina si è goduta un po’ di giorni da figlia unica, cosa che non le capita praticamente mai!

Pronta per andare… super carica

Anche il campo scout è stata una bella esperienza, ma su questo non avevamo dubbi perchè Anita è entrata negli scout ormai tre anni fa, ed è intenzionata a proseguire. La sua squadriglia, i Fenicotteri, quest’anno ha anche vinto il campo, accumulando il maggior numero di punti nei giochi proposti e nella diverse prove che si devono affrontare, dalla pulizia del proprio angolo alla cucina, passando per una notte da soli, separati dal resto del gruppo, con una minimale attrezzatura a disposizione.

pronti per l’ammaina bandiera alla fine del campo

Agosto è stato un mese difficile, a causa anche di seri problemi di salute di un membro della famiglia, che piano piano si stanno risolvendo. A Ferragosto sono finalmente iniziate le mie ferie, che ho passato tra il maneggio e il mare. Insieme a me ha iniziato a montare anche Carolina, che si è innamorata di una pony del maneggio, Venere.

doccetta dopo il lavoro…

Dopo due settimane, evidentemente annoiata, ho pensato di rovinare i giorni di libertà con un incidente equestre, non grave ma che mi ha lasciata con una mobilità ridotta che ancora non è tornata a posto…

Non mi sono però fatta spaventare dai dolori, e ho voluto che la nostra tradizionale vacanza a Carloforte non venisse cancellata.

Pronti in traghetto, anche con Lucrezia, nostra ospite

Quei pochi giorni su quella che io chiamo “l’isoletta felice” sono per me la vera vacanza, quella in cui mi rilasso appieno e rinunciarci sarebbe stato molto triste. Anche le ragazze la aspettano con ansia.

In quei giorni abbiamo fatto mare, mare e ancora mare.

Anita medita se tuffarsi

L’ho detto che siamo andati molto al mare?

il mio angolo di paradiso, Cala Fico
Punta nera
Guidi

Come sempre, Mela è venuta con noi.

La sera uscivamo in piazza per un aperitivo o un gelato, e ho avuto la fortuna di poter passare due giorni con la mia carissima amica Eli, che ha passato sull’isoletta il weekend.

aperitivi ad alto tasso di stupidera

Siamo tornati a Cagliari la domenica, con il tempo che virava al brutto e tanti ricordi nuovi di zecca da custodire gelosamente.

Pronti per riprendere con la routine autunnale, ma decisi ad attaccarci fino all’ultimo agli scampoli di questa lunga estate.

 

Duemilasedici

Qualcuno mi ha dato per dispersa. E forse un po’ lo sono, almeno per quanto riguarda il web, perché non mi si vede quasi più su facebook e instagram. Io che sono tanto costante, formichina della vita, in questa situazione mi sono tirata indietro. Nella vita reale, invece, ci sono eccome e non mi tiro indietro davanti a progetti, idee, novità. Da incastrare nella routine del quotidiano con quei giochi di prestigio che noi donne sappiamo fare tanto bene, conservando il sorriso per i nostri figli a costo di perderci la salute.

Autunno cagliaritano

 

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Racconti del weekend: Luigia Pallavicini e la vita imperfetta

Sabato mattina sono caduta da cavallo.

Ed è da sabato che mia mamma insiste nel recitarmi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, l’Ode di Foscolo dedicata all’amica disarcionata durante una galoppata in spiaggia. La poveretta, nota per la sua bellezza, fu trascinata per un tratto dal cavallo imbizzarrito (forse con un piede incastrato in una staffa?) e terminò la folle corsa con il volto deturpato, non si sa se temporaneamente o per sempre. Sono certa che mi capirete se vi dico che a questo punto ho fatto gli scongiuri, con tutto un repertorio di gesti apotropaici di grandissima finezza degni dei salotti più eleganti, come appunto quello della Pallavicini. Foscolo consola l’amica e allo stesso tempo la rimprovera per aver scelto di dedicarsi ad “occupazioni maschili” quali l’andare a cavallo. Ecco, mia mamma non le chiama esattamente occupazioni maschili, ma disapprova su tutto il fronte la reviviscenza di questa mia antica passione. Cioè, in parole povere, mi fa una testa così perché smetta di montare e soprattutto perché faccia smettere di montare le nane, prospettandomi gravissimi incidenti, paralisi, suture al volto e altre amenità. Direi che qui gli scongiuri possono starci una seconda volta…

Ora, per amor della precisione e della statistica, nei miei anni di pratica equestre costante sono caduta alcune decine di volte, nelle maniere più assurde ed impensabili, e mi sono fatta veramente male (da ospedale) una volta sola. Durante la caduta mi è volato via il cap e ho sbattuto violentemente la nuca e la schiena; trauma cranico che mi ha portato per alcuni mesi dei problemi di equilibrio (non fate battute sul fatto che sia tuttora squilibrata…sarebbe fin troppo banale) e scheggiatura del coccige, seccante e dolorosa. Chi pratica con costanza un qualsiasi sport mi confermerà che sono cose che capitano: fratture, contusioni, strappi muscolari etc sono all’ordine del giorno. Estremizzando, potrei spalmarmi per terra inciampando anche mentre corro semplicemente attorno all’isolato…
Comunque, sabato mattina sono al circolo, in sella, tutta contenta per i miei modesti ma costanti progressi. Ho un cavallo col quale non siamo troppo in sintonia, ma lezione dopo lezione le cose stanno andando meglio. Diciamo che mi do anche un po’ di arie e mi sento la Penelope Leprevost de noantri, mentre agli ordini del mio istruttore “inquadro” e “trattengo” e “controllo” e poi “mando” e infine “seguo” per “togliere le gambe” al momento giusto. Sto andando alla grande!!
Pensi che stai andando alla grande e decidi di cimentarti in un ostacolo un po’ più alto dei tuoi soliti, abbassando un po’ la guardia perchè, hey, hai il controllo della situazione; ed è proprio allora che lui ne approfitta per fregarti. Lui, quel sauro così carino con gli occhi languidi e il naso di velluto.

Arriva sotto l’ostacolo e improvvisamente scarta, passando radente al piliere dell’ostacolo. E tu, che avevi allentato le gambe, pronta per saltare, salti. Ma da sola. O meglio rotoli miseramente per terra. E già che ci sei, quel piliere azzurro dell’ostacolo te lo agganci con la spalla destra e te lo porti dietro, stretto stretto a te come un orsacchiotto. Rotoli sulla sabbia infilandoti tra i 400 kg di cavallo e l’ostacolo, riparandoti il viso dalla fatidica zoccolata che tua mamma sono vent’anni che aspetta per potertela rinfacciare. E invece niente zoccolata perché il bestione, felice di essersi liberato di quell’amazzone schiappa che si dà pure arie, se ne va sgroppando come un puledro, risalendo verso le scuderie. Ci vogliono dieci minuti per riprenderlo e intanto io faccio la conta dei danni: spalla dolorante (ma poi passerà in serata), pantaloni strappati e ginocchio sanguinolento. Come abbia fatto a scorticarmi il ginocchio sinistro cadendo sul lato destro del corpo rimane un mistero.
Fortunatamente non sono così dolorante da non poter tornare in sella, perciò è la prima cosa che faccio non appena mi riportano il fuggiasco, sudato marcio per la sgroppata in libertà. Siamo proprio un bel binomio: lui fradicio, io col ginocchio fuori dai pantaloni e la schiena piena di sabbia! Peccato che non ci sia stato nessuno per farci una foto…

E mentre io rimontavo in sella, la dignità sotto i tacchi degli stivali, il mio istruttore mi urlava:
-Oh Giò, lo sai perché ti sei fatta male? Perché sei tutta ossa, non hai manco un po’ di polpa per proteggerti! E adesso torna sull’ostacolo, così scassiamo anche l’altro ginocchio! –
Che dire? La Penelope Leprevost che era in me si è suicidata impiccandosi alla porta di un box, ed è rimasta solo la povera Mammadilettante, amazzone scarsa con modesti margini di miglioramento.

Considero valore

Confesso che sono un po’ allergica a certe feste: Festa della Donna, San Valentino, e pure Festa della Mamma e del Papà. Tra l’altro la mimosa mi mette tristezza: deliziosa quand’è sull’albero, appena staccata tende miseramente ad appassire. Ma noi donne non siamo forti e resistenti ad ogni fatica?
Ieri quindi ho passato con le mie figlie una domenica normale che niente aveva a che vedere con la Festa della Donna, ma che è stata al tempo stesso speciale.
Siamo state impegnate quasi tutto il giorno con un evento organizzato dal circolo ippico che frequentiamo, una sorta di gara interna che dovrebbe servire da allenamento per le gare future, ora che la bella stagione sta arrivando e finalmente i campi non saranno più orridi pantani.
E’ stato bello rifare un percorso dopo vent’anni e concluderlo con un netto. Evitare di insabbiarmi la schiena cadendo fantozzianamente davanti a tutti, visto che in campo prova ho collezionato tre rifiuti che mi stavano per proiettare da sola oltre l’ostacolo. Ricordarsi la successione dei nove che dovevo superare anziché farli a casaccio, magari pure nel verso opposto a quello previsto e, alla fin fine, superare il timore di non essere all’altezza. Perfino davanti ad ostacoli bassissimi.
Qualunque sfida, in fondo, è con se stessi.
E a proposito di sfide con se stessi è stato bello vedere mia figlia, che all’ultima lezione aveva affrontato la sua prima caduta, riprovare a saltare dando buona prova di sé.

una sistemata alla lunghezza delle staffe e via!
Da metà sera in poi siamo tornate alla nostra routine domenicale, fatta di compiti da concludere per le nanette e, ahimè, calzini da appaiare e piegare per me. E mentre eravamo lì, silenziosamente dedite ai nostri piccoli doveri, la nana grande, la mia amazzone, la mia guerriera, il mio cinghialetto (per la sua indole scorbutica), è venuta a portarmi la poesia che doveva preparare per stamane.
La consegna era: componi una poesia ispirandoti a Valore di Erri De Luca, evidenziando alcune cose che per te hanno valore nella vita.
Ecco quello che ne è venuto fuori.
Considero Valore
Considero valore la sorgente,
la montagna, l’erba e il terreno.
Considero valore il cielo e le stelle,
come angeli custodi.
Considero valore la leggerezza
di un cavallo imbizzarrito (portate pazienza, siamo monotematiche…)
Considero valore il sapere
e le sensazioni
trasmesse da un libro.
Considero valore l’immaginazione
che ci fa sognare a occhi aperti.
Considero valore un abbraccio
da una persona col cuore
di pietra.
Considero valore una persona
che è sempre stata fedele
a te.
Considero valore il lavoro
che ci permette di vivere
Leggendo le sue righe mi sono un po’ commossa, e allora ho pensato che se questi sono i valori con cui crescerà, allora la donna che diventerà domani sarà una donna speciale: complessa e multisfaccettata e capace di essere molte cose insieme. E questo è l’augurio che faccio a lei, a me, a noi.

Personaggi

A guardarlo da fuori, con lo spirito del documentarista di National Geographic, l’ambiente del maneggio è un piccolo mondo perfetto e completo. Tutti i tipi umani vi sono rappresentati, e io mi diverto moltissimo ad osservarli con spirito critico.
Ad esempio c’è Claudio, settantenne che mi fa un perfetto baciamano e mi saluta sempre con un “riverisco, signora” che mi fa ridere sotto i baffi (che spero di non avere). Claudio che, seduto in tribuna, si intrattiene con la nana piccola in discorsi che paiono interessargli moltissimo, mentre io e la nana grande montiamo. Un vero gentiluomo, anche con le donnine piccole piccole! Claudio e il suo accento del nord, Claudio e i suoi tre cavalli TRE di proprietà, tre animali magnifici e fieri con nomi altrettanto altisonanti. Peccato che Claudio sia irrimediabilmente una schiappa, e peccato che non se ne renda conto. Peccato che abbia il potere di innervosire anche l’animale più mite e riesca a farsi buttare giù ogni volta che monta. A suo merito sia messo agli atti che si rialza con aplomb inglese e rimonta in sella come niente fosse: è abituato!
Poi c’è Enrica, che è la perfetta incarnazione della ragazzina viziata. Arriva in ritardo per una serie di ragioni che tutti devono assolutamente comprendere e condividere. Tipo che ieri ha fatto tardi in discoteca quindi è ovvio che non riesca ad alzarsi. Sale in sella con il muso, scende con il broncio. Passa davanti alla tribuna e chiede di fare silenzio perché non riesce a concentrarsi. Tutti gli altri che stanno montando in quel momento invece sì. Fa un movimento di maneggio e tu devi fermarti e cederle il passo, non importa che lei ti stia inopinatamente tagliando la strada. Pasticcia in un salto e si lamenta del sole negli occhi, del sottopancia regolato male, del campo pesante. Mi ricorda quegli allenatori di calcio che danno sempre la colpa all’arbitro per le sconfitte.
E c’è anche Serena, che fa la maestra. Ha gli occhi dolci quando parla dei suoi bambini, ma poi in sella è una furia. “Oggi mi hanno fatta disperare”, mormora indossando i guanti, e mentre si siede puoi vedere la scarica di elettricità che scende lungo la sua spina dorsale fino alla paletta della sella. Non ce n’è più per nessuno. Serena è la compagna con cui lavoro meglio, perché la sua decisione e la sua bravura mi spronano ad essere all’altezza. L’istruttore ci guarda galoppare e incitarci a vicenda e ci dice che siamo due atteggiate. “Siete carine lo stesso anche quando non vi date tutte queste arie!”, ci ha urlato l’altro giorno. E noi ridevamo.
C’è Carla, che si fa spostare gli elementi dell’ostacolo sempre più in alto, perché ormai è entrata nel tunnel e le ci vorrebbe un centro di disintossicazione. Carla che commenta ogni salto e si sgrida da sola a voce alta, con estrema severità.
E a proposito di essere nel tunnel, c’è pure Ludovica, che ha solo otto anni e frusta il cavallo come una dannata. Ludovica va fermata, perché vorrebbe fare tutto, anche quello che non è ancora in grado di fare. E applica gli aiuti un po’ a modo suo. Tutta bastone e niente carota.
Infine – ma i personaggi sarebbero molti di più – c’è Aldo, che per pagarsi le lezioni tiene pulite le scuderie e governa i cavalli. Aldo che ha il fisico da fantino e monta con tutto lo spirito di rivalsa che la sua condizione gli ispira. Con Aldo ho fatto una delle mie proverbiali gaffes, che mia figlia ogni tanto mi ricorda, deridendomi. Spero che lui mi abbia perdonata.
Il maneggio è un universo molto trasversale: persone diversissime tra loro si trovano a dividere uno spazio di lavoro ognuna col suo bagaglio di esperienze, abilità e difetti caratteriali. Ad accomunarle c’è solo la passione per una disciplina un po’ particolare, passione che aiuta a sfumare differenze in altri contesti insuperabili. E’ una bella scuola di vita, per me e per mia figlia. Che ieri ha fatto i suoi primi tempi di galoppo e ha saltato la sua prima crocettina, urlando di gioia.
“Tua figlia è un’incosciente”, mi ha detto l’istruttore ridendo, “non ha dato il minimo segno di paura o esitazione! Vabbè, ma è figlia tua…”. E forse non si è reso conto del complimento che mi ha fatto.