La giara di Gesturi

Durante il ponte di Ognissanti abbiamo organizzato una gita in giornata alla Giara di Gesturi, un parco della Sardegna che ricade nei comuni di Tuili, Setzu, Genoni, e appunto Gesturi. Si tratta di un altipiano dalle caratteristiche geografiche e ambientali molto particolari perchè, normalmente abbastanza arido, presenta degli avvallamenti simili a grandi catini naturali, detti “pauli”, che nei periodi di pioggia si riempiono d’acqua e vegetazione acquatica, creando come dei laghetti.

Intorno a queste zone secche si trovano poi ampie aree ricoperte di belle sughere, ma la particolarità per cui la Giara è conosciuta – e meta di tantissime gite scolastiche! – sono indubbiamente i cavallini selvatici che la popolano.

Un gruppo di cavallini ci ha accolti quasi all’entrata del parco, e per la delizia delle bambine ci è venuto letteralmente incontro!

 

Diciamo che questi cavallini, seppure selvatici, erano ampiamente abituati alle intrusioni umane, e si sono mostrati ben contenti di vederci: con continui colpetti di musi vellutati richiamavano la nostra attenzione, forse richiedendo cibo, forse desiderosi solo di coccole, che non gli abbiamo fatto mancare.

Mi chiedo però come avrebbe reagiato un’altra famiglia, meno abituata di noi alle effusioni equine, venendo accerchiata da un gruppo di cavalli invadenti!

La nostra cagnetta, Mela, era alquanto interdetta di fronte a questi compagni che si sono aggiunti alla nostra passeggiata, percorrendo un lungo tratto insieme a noi.

Ci siamo divertiti allora a scattare un po’ di foto con loro e a loro. Questo grigio è lo stallone, che se ne stava sempre un po’ in disparte, a sorvegliare il suo piccolo gruppo di femmine, alcune delle quali visibilmente gravide.

Ci siamo poi addentrati nella foresta di querce da sughero, dove abbiamo incrociato altri rappresentanti della razza equina meno socievoli (cioè non ci hanno degnato di uno sguardo!)

e abbiamo fatto un po’ gli scemi in mezzo agli alberi

Siamo poi arrivati fino al Nuraghe Taro, di cui per la verità si vedono ben pochi resti.

Infine abbiamo concluso con un bel pic nic sui tavolini di pietra che il parco mette a disposizione degli ospiti: inutile dire che eravamo gli unici visitatori e che abbiamo incontrato solo gente con zoccoli e criniera!

Al momento di andare via dal parco i nostri amici a quattro zampe ci hanno cortesemente accompagnato fino all’auto, varcando i cancelli della riserva (è dovuto venir fuori il custode per riportarli al sicuro!) e infilando perfino la testa dentro il finestrino, con grande divertimento delle bambine!

Ci siamo divertiti tantissimo ed è veramente una destinazione che vi consiglio, anche senza percorso guidato, perchè merita sia per il panorama che per gli animali che popolano il parco! Inoltre essendo un percorso quasi totalmente in piano, non particolarmente accidentato, può essere affrontato anche con bambini molto piccoli, addirittura in passeggino. Lo sconsiglierei solo a chi… ha paura dei cavalli. Ma decisamente non è il nostro caso.

 

 

Quote of the week. Week two. La Cresima e le decorazioni

La settimana scorsa mi sarebbe tanto servito un po’ di tempo libero in più, per preparare con calma e con amore una bella festa per mia figlia, ormai giunta al fatidico momento della Cresima. Ma pare che ci sia una specie di legge di Murphy in base alla quale se tu aneli ad avere tempo libero (ah! ah!)  improvvisamente le nonne che avrebbero dovuto darti una mano si dileguano, le riunioni al lavoro si moltiplicano, e sorgono imprevisti di ogni genere. Tipo che la tua gatta cade da un albero e si ritrova con un dente semidivelto e proiettato verso l’esterno, in versione vampiro prognato, che farebbe anche parecchio ridere se non pensassi che poverina, sicuramente deve darle fastidio, e quindi tra le mille cose da fare inserisci anche un’andata dal veterinario per procedere ad anestesia + estrazione.

Inizialmente mi sono sentita frustrata, arrabbiata e divorata dai sensi di colpa; poi sono dovuta comunque scendere a patti con il poco tempo a disposizione, e allora mi sono consolata pensando che anzichè le grandi cose che avevo in mente di organizzare per lei ho potuto fare solo piccole cose, ma con molto amore. Cose molto pensate e scelte e predisposte con cura nei piccolissimi ritagli di tempo concessi da questa settimana che mi ha fatta sentire un criceto sulla ruota. Ecco la frase che ha ispirato quindi la mia settimana:

“Fai piccole cose con molto amore”.

Come questo piccolo tavolo allestito per la confettata, tutto sul bianco e menta, con i sacchettini e il piccolo cartello realizzati da me.

Come la decorazione che ho appeso al muro sopra la mia scrivania, fatta di ventagli di carta, anch’essi fatti da me.

Come la tavola, sempre sul bianco e menta, apparecchiata per tempo e con cura, per dare un festoso benvenuto ai nostri ospiti.

Sono felice di essere riuscita a fare almeno queste piccole cose, e non penserò con malumore a tutte quelle che avrei voluto fare e che sono rimaste sulla mia lista, inevase.

Eccole qui, le due sorelle, pronte per andare in Chiesa e per la successiva festa. E’ stata una grande emozione da convidere insieme, tutta la famiglia.

La nostra nuova vita senza televisione. Quasi

Sì, avete capito bene. Quasi senza televisione.
Era da un po’ che volevamo farlo, e ad agosto abbiamo dato un taglio (dopo un’indigestione per finire tutte le serie che avevamo in sospeso!). All’abbonamento a Sky e ai suoi bellissimi programmi, serie tv e documentari, selezionati e guardati on demand. Programmi di sport di altissimo livello e notiziari e approfondimenti ottimi e ben fatti. Il digitale terrestre non l’abbiamo mai avuto e dunque, venuta meno Sky, sono spariti anche i canali della tv generalista, che peraltro ammetto che non guardavamo mai. Per tacere della tv locale, questa sconosciuta.
E dunque il televisore giace spento in salotto, come l’orrendo soprammobile che è. Fosse per me, in quella nicchia della libreria appenderei piuttosto un bel quadro!

Mi rendo conto che è una decisione un po’ controcorrente, che suscita curiosità e stupore; spesso mi vengono poste delle domande sulle motivazioni che ci hanno spinto a farlo, e ho pensato di condividere qui con voi i quesiti più frequenti e le nostre risposte.

Perchè l’avete fatto?
Perchè eravamo stanchi dell’automatismo “dopocena=guardiamo qualcosa in tv” e volevamo dare spazio ad altre attività;
Perchè volevamo che anche le ragazze rivolgessero l’attenzione di più alla lettura, al disegno, ad attività creative e senza schermi, visto che già dispongono di telefono e tablet. Non ultimo, perchè per questioni di salute volevamo anticipare l’orario dell’andata a letto, che a causa della tv stava diventando sempre più tardo. 

Come vi trovate?
Benissimo, per ora. Io in realtà non sono mai stata “dipendente” dalla tv e nelle serate in cui mio marito non era in casa raramente la guardavo, preferendo di gran lunga leggere o scrivere. Quindi non è stato un grande cambiamento per me. Le ragazze hanno accesso ad Amazon Prime Video che ha alcune belle serie e film per ragazzi, e possono guardare qualcosa di selezionato; la qualità di quei programmi è mediamente molto alta e finora non hanno avuto motivo di lamentarsene, e nemmeno noi.
Capitolo partite/eventi sportivi: mio marito li segue un po’ per radio, e un po’ rinuncia. Prima ne guardava veramente tanti, dal campionato estone di pallacorda (scherzo) al torneo mondiale di freccette (purtroppo non scherzo), passando per le maggiori partite dei campionati italiani ed europei, NBA, ciclismo… insomma, forse lui è quello che ha avuto l’impatto maggiore da questa scelta, ma ne è stato anche il promotore, e per il momento incassa bene. Quando inizierà a sparire di casa in orari strani mi preoccuperò non che abbia una relazione ma che sia a casa di qualcuno a guardare una partita, preda di una crisi d’astinenza da tv!

Quanto durerà questo digiuno televisivo?
Non ci siamo posti limiti. Al momento stiamo bene così. Io non sento minimamente la mancanza della tv, le bambine un po’ di più ma non tanto da chiederci di ripristinarla, per cui attenderemo. Può darsi che rinnoviamo il nostro ultradecennale abbonamento Sky, che ne facciamo uno a Netflix… vedremo.

E voi, come vi ponete di fronte alla televisione?
Vi sentite dipendenti dallo schermo oppure ne guardate pochissima?

Se avete altre curiosità su questa nostra scelta un po’ controcorrente chiedete pure!

P.S.

Di televisione mi sono occupata, nel 2014, per il maggiore quotidiano della Sardegna, L’Unione Sarda. Se vi va di rileggere i miei articoli sull’argomento cliccate qui.

Del delirio degli accompagnamenti e delle contromisure

Non so voi, ma io a settembre vengo presa dall’angoscia degli accompagnamenti.

Col passare del tempo mi sono resa conto che quello che mi pesa non è la scuola della ragazze, no. Non sono nemmeno i compiti: le lunghe ore spese a ciondolare tra gli Assiri e il funzionamento del frigorifero – che poi ti confondi e finisci per credere che Assurbanipal avesse inventato il Freon 12 – non mi pesano più di tanto. E nemmeno i due lavori tra i quali mi barcameno alla meglio, sacrificando le ore di sonno. Uno è il lavoro “alimentare”, quello che serve a portare la pagnotta a casa, l’altro quello che mi piace, dunque ben vengano entrambi, e pazienza se si dorme poco.

Sono gli accompagnamenti. I maledetti accompagnamenti.

E prendi, porta a scuola, riprendi, porta a danza, a scout, a ginnastica, al compleanno, al catechismo, al corso di uncinetto acrobatico e a quello di meditazione subacquea… naturalmente le due fanciulle hanno cura, perfidamente, di avere impegni diversi in punti opposti della città ma in orari coincidenti… non so se tutto ciò suona familiare a qualcuno di voi: a fine giornata mi pare di aver passato un sacco di tempo con le mie figlie, indubbiamente, ma in auto, in mezzo al traffico, con la costante sensazione di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Non è certo una sensazione gratificante e non penso che sia “tempo di qualità”, come dicono gli esperti di relazioni genitori-figli.

Ho esternato a mio marito la mia angoscia da accompagnamenti e lui ha suggerito una contromisura: un paio d’ore alla settimana in cui ciascuno di noi fa qualcosa di speciale con una delle figlie, con calma e senza fretta, possibilmente senza telefono e mezzi di trasporto.

Ieri abbiamo provato ad iniziare questa sorta di one-to-one, e mentre padre e figlia maggiore sono usciti per una biciclettata di 14km (peraltro funestata dalla pioggia), io e Carolina ci siamo dedicate a cominciare la realizzazione – non ridete! – di una casetta per le fate da mettere in giardino. Se mi seguite su Instagram avrete visto un’anteprima del nostro capolavoro, e quando sarà terminato gli dedicherò un apposito post per mostrarvi tutti i passaggi del procedimento. Abbiamo lavorato con calma, ascoltando musica e chiacchierando, e sono stati dei momenti veramente preziosi. Organizziamo spesso delle belle cose da fare tutti insieme, specie durante il finesettimana; quasi mai invece stiamo con una sola delle figlie, e mi sono resa conto di quanto invece sia importante lasciare spazio individualmente a ciascuna di esse, lasciar uscire la loro voce e i loro pensieri più intimi, che magari in presenza di altri membri della famiglia verrebbero un po’ travolti dal caos che si genera sempre quando siamo tutti insieme.

Solo una sbirciatina alla casetta in progress!

Spero proprio che riusciremo a portare avanti questa buona abitudine!

Ricomincia la scuola!

Anche per noi è arrivato il primo giorno di scuola! Quest’anno le ragazze frequentano la terza media e la quinta elementare, e pensare che entrambe concluderanno un ciclo di studi mi ricorda quanto voli il tempo!

pronte per andare!

Sarà sicuramente un anno molto impegnativo, specie per Anita: lo sport, gli scout, la Cresima, prove Invalsi ed esame finale. Poi a seguire verranno il saggio di danza e l’esame per entrare nella sezione Cambridge del Liceo Classico della nostra città, dove due materie vengono fatte in inglese da insegnanti di lingua madre. E’ un esame difficile, per il quale occorrerà prepararsi bene fin dall’inizio dell’anno. E noi ci siamo, siamo pronte per affrontare tutto ciò.

Rose rosse e ciambellone

Come da tradizione, la sera prima ho spignattato per preparare una bella colazione, la “colazione speciale del primo giorno di scuola”. Un ciambellone marmorizzato al cioccolato e dei soffici pancakes hanno fatto la loro comparsa sulla nostra tavola. Tavola che ho allestito sui toni del rosso e beige, apparecchiando con cura. E’ stato stancante perchè avevo finito in ufficio alle 20.30, e mi sarebbe piaciuto andare a letto presto… ma l’ho fatto davvero con il cuore.

Per la cronaca: verso le 22 sono uscita in giardino, già in camicia da notte, e mi sono incuneata nell’angolo più buio, dove le ultime rose rosse rampicanti si nascondevano, per tagliarne un paio da mettere in un vasetto sulla tavola. Ho immaginato la faccia di chi mi avrà visto dalla strada, in quelle condizioni!

posto tavola con tovaglia stropicciata

Sempre nel rispetto della tradizione familiare, ho preparato per ciascuna un bigliettino, che quest’anno ho decorato con disegni e frasi d’ispirazione fatti (maldestramente ma con amore) da me. Il senso di queste letterine è di augurare loro un sereno anno scolastico, ricordandogli che i genitori ci sono e ci saranno sempre: nelle difficoltà e nei momenti belli, quando saranno stanche e di cattivo umore e quando vorranno parlare di fidanzamenti e amicizie.

lettura dei bigliettini

“You are capable of amazing things”, recitava il bigliettino di Carolina.

“Unicorns are awesome. You are awesome. Therefore you are a unicorn” era invece il testo su quello per Anita. E dietro, le nostre parole d’amore per loro.

Sono così fiera delle bambine che sono e delle ragazze che stanno diventando, e sono sicura che insieme vivremo un anno scolastico pieno di soddisfazioni!

La nostra estate

Da marzo… all’estate. E va be’, si fa quel che si può. Come ogni anno  in questo periodo faccio il proposito di essere più costante, e poi non lo mantengo mai. Vediamo se stavolta, invece, riuscirò nel mio intento.

Per cominciare vi racconto che cosa abbiamo fatto quest’estate, prima di rituffarmi nelle incombenze dell’autunno: il 13 settembre le ragazze (non le chiamo più nane… la grande è più alta di mia mamma ormai, e la genitrice potrebbe seriamente offendersi se la paragonassi ad un nanetto!) ricominciano la scuola!

L’anno scolastico si è concluso con ottimi risultati per entrambe, in un crescendo di impegni, tra la scuola e lo sport (saggi di danza e ginnastica artistica), che ci  ha portati alla fine di giugno abbastanza stremati.

All’inizio dell’estate le ragazze hanno frequentato il centro estivo collegato alla loro scuola, che ha sede al mare. Lì ha lavorato per tutta l’estate anche mio marito, come responsabile delle attività sportive, per cui la mattina loro partivano, abbronzati e dotati di costume da bagno, per la spiaggia, mentre io mi avviavo mestamente in ufficio. Dopo 3 mesi di duro lavoro ho conquistato una fantastica abbronzatura da videoterminalista!

dicono che in spiaggia mancava un divano…

A giugno, però, io ho compiuto un passo avanti nelle mie avventure equestri, acquisendo una cavalla in affido. Si tratta di un tipo di gestione in cui si condividono le spese di pensione, veterinario etc con il proprietario di un cavallo, ottenendo in cambio la possibilità di montarlo in esclusiva. Diciamo che è un passetto in avanti verso il sogno di avere un cavallo mio. La scelta è caduta sulla bella Paperina, un sella italiano di nove anni. Con lei sto crescendo molto come amazzone, e mi illudo di credere che anche lei, insieme a me, stia crescendo un pochino, consolidando quanto aveva già appreso in precedenza.

È una cavalla straordinaria, dolcissima e disponibile.

Lucida lucida, dopo una bella doccia!

A luglio, le ragazze sono partite per due settimane in colonia a Marilleva, insieme anche ad una terza amica. Mentre Anita aveva già fatto alcune esperienze senza genitori e altri parenti stretti, per Carolina si trattava della prima prova fuori casa, ed è stato un successo: il fatto che mi abbia chiamato circa 3 volte in 15 giorni credo denoti che non ero in cima ai suoi pensieri!

Pronte per partire, agli imbarchi in aeroporto

Sono state entrambe entusiaste dell’esperienza, e penso che la ripeteremo ogni anno.

Rientrate dalla colonia, si sono divise per una decina di giorni, perchè Anita è partita per il campo scout nella zona di Capo Comino, mentre Carolina si è goduta un po’ di giorni da figlia unica, cosa che non le capita praticamente mai!

Pronta per andare… super carica

Anche il campo scout è stata una bella esperienza, ma su questo non avevamo dubbi perchè Anita è entrata negli scout ormai tre anni fa, ed è intenzionata a proseguire. La sua squadriglia, i Fenicotteri, quest’anno ha anche vinto il campo, accumulando il maggior numero di punti nei giochi proposti e nella diverse prove che si devono affrontare, dalla pulizia del proprio angolo alla cucina, passando per una notte da soli, separati dal resto del gruppo, con una minimale attrezzatura a disposizione.

pronti per l’ammaina bandiera alla fine del campo

Agosto è stato un mese difficile, a causa anche di seri problemi di salute di un membro della famiglia, che piano piano si stanno risolvendo. A Ferragosto sono finalmente iniziate le mie ferie, che ho passato tra il maneggio e il mare. Insieme a me ha iniziato a montare anche Carolina, che si è innamorata di una pony del maneggio, Venere.

doccetta dopo il lavoro…

Dopo due settimane, evidentemente annoiata, ho pensato di rovinare i giorni di libertà con un incidente equestre, non grave ma che mi ha lasciata con una mobilità ridotta che ancora non è tornata a posto…

Non mi sono però fatta spaventare dai dolori, e ho voluto che la nostra tradizionale vacanza a Carloforte non venisse cancellata.

Pronti in traghetto, anche con Lucrezia, nostra ospite

Quei pochi giorni su quella che io chiamo “l’isoletta felice” sono per me la vera vacanza, quella in cui mi rilasso appieno e rinunciarci sarebbe stato molto triste. Anche le ragazze la aspettano con ansia.

In quei giorni abbiamo fatto mare, mare e ancora mare.

Anita medita se tuffarsi

L’ho detto che siamo andati molto al mare?

il mio angolo di paradiso, Cala Fico
Punta nera
Guidi

Come sempre, Mela è venuta con noi.

La sera uscivamo in piazza per un aperitivo o un gelato, e ho avuto la fortuna di poter passare due giorni con la mia carissima amica Eli, che ha passato sull’isoletta il weekend.

aperitivi ad alto tasso di stupidera

Siamo tornati a Cagliari la domenica, con il tempo che virava al brutto e tanti ricordi nuovi di zecca da custodire gelosamente.

Pronti per riprendere con la routine autunnale, ma decisi ad attaccarci fino all’ultimo agli scampoli di questa lunga estate.

 

Un letto chiacchierato

“Mamma, ti devo parlare, stasera andiamo nel letto delle confidenze?” Mi ha detto la nana grande stamattina.

Mi sono bloccata con una scarpa sì e una no, in quel momento di grande caos mattutino che precede l’uscita per andare a scuola e in ufficio. “È una cosa grave? Me ne vuoi parlare ora?” ho risposto io, correndo da una parte all’altra della casa.

“No, preferisco aspettare stasera, nel letto delle confidenze”.

Anita, ritratta dallo zio Alberto Uccheddu. Don’t use or copy this photo without permission

Tutto è nato un giorno in cui una delle due aveva combinato una monelleria di quelle grosse. Così grossa da aver paura di rivelarla ai genitori, ma allo stesso tempo tanto grossa da avere proprio bisogno di scaricarsi la coscienza. E così oscillava tra la voglia di parlare e il timore di venire sgridata o, peggio, di perdere fiducia e addirittura amore da parte mia. Cosa impossibile, quest’ultima, ma vallo a spiegare a una seienne…

Leggi tutto “Un letto chiacchierato”

Come farsi ascoltare dai figli senza urlare

Immaginate lo scenario. È sera. le mie figlie guardano la televisione ma la cena fuma ormai nei piatti, e io dalla cucina chiamo inutilmente più e più volte il gregge a raccolta, con tono crescente. “Stiamo spegnendo….” è la risposta più frequente alle mie incitazioni. Solo che poi questi spegnimenti durano anche dieci minuti, manco si trattasse di spegnere un altoforno… e intanto il risotto s’è attaccato al tegame. Seguono scene con urla belluine, e io che intimo l’immediata comparsa in cucina minacciando sequestri del mezzo televisivo fino a data da destinarsi. Loro che fanno serenamente lo gnorri. Nei miei film mentali in cui sogno di essere una madre perfetta immagino sempre di rivolgermi alle nane con voce soave, non perdere mai le staffe nemmeno davanti a monellerie da cartellino rosso e ottenere figlie obbedienti solo con l’autorevolezza che promana da ogni poro della mia persona; nella maggioranza dei casi il film si trasforma in un horror in cui parlo con la voce da posseduta dal demonio, minaccio punizioni bibliche a bambine urlanti e mio marito mi asperge di acqua santa per tamponare la situazione. Tuttavia io continuo nella mia ricerca della perfetta formula per farsi ascoltare dai figli senza dover alzare la voce, minacciare o ripetere la stessa richiesta quattrocento volte. Se tutto ciò vi suona familiare, capirete perchè non ho esitato a iscrivermi al webinar di Power of Moms dal titolo How to get your kids listen without nagging, reminding or yelling. 

Noto duo criminale. Ph. by Alberto Uccheddu, don’t copy or use without permission

Vi racconto com’è andata. Prima di tutto: cos’è un webinar? Un seminario che si svolge attraverso il web: indossi gli auricolari, ti connetti alla conference room virtuale e ascolti, pregando che l’accento americano non sia tanto forte da impedirti di comprendere ciò che viene detto. Se hai domande, le poni attraverso l’apposita chat.

È stata un’ora e venti utile? Direi proprio di sì, mi ha fornito alcuni spunti interessanti che voglio condividere con voi, cercando di sintetizzare al massimo (lo sapete, non è il mio forte).

  1. I nostri figli hanno, fin da piccolissimi, una loro libera volontà, e sentono il bisogno vitale di esercitarla, di sentire che hanno il controllo sulla loro vita.
  2. Possiamo utilizzare questo bisogno naturale ponendo nelle loro mani il potere di scegliere come comportarsi, provando ad indirizzarli al comportamento da noi desiderato senza minacciare punizioni, gridare o ripetere ossessivamente la nostra richiesta. Come?
  3. Sostituendo alla minaccia delle punizioni la spiegazione delle conseguenze del comportamento prescelto.

Lo so che detto così sembra solo una supercazzola lessicale per mascherare le minacce e i ricatti: “o fai come dice mamma o la conseguenza sarà che ti punisco”. Ma non lo è. È invece un prezioso cambio di prospettiva, che funziona a tutte le età (a partire da quando un bambino è abbastanza grande da comprendere il legame causa-effetto) ma che mi sta dando soddisfazioni soprattutto con la nana grande. Non mi ero mai resa conto di quanto desiderasse essere autonoma e padrona della sua vita… e adesso si sente molto di più così.

Proviamo?

Prima di tutto, è inutile sbraitare sul momento: si parla della questione quando NON sta avvenendo il comportamento che ci disturba. Può sembrare controintuitivo, ma quando gli animi si sono scaldati noi genitori siamo i primi a non essere costruttivi, e aspettarci che lo siano i nostri figli è quantomeno ingenuo. A freddo, quindi, solleviamo la questione dicendo una frase che non faccia mettere subito sulla difensiva gli irritabili virgulti, tipo “ho notato che non riusciamo ad accordarci sullo spegnimento della tv quando è pronta la cena”. Spieghiamo quali problemi ciò comporta (si fa tardi e si va a letto troppo tardi/la cena si fredda e non è più buona/non resta tempo per stare insieme dopocena/sono stanca come un cane e non ho più voglia di vedervi in giro per casa – ok, quest’ultima non ditela) e chiedete come mai sia così difficile spegnere quell’accidenti di tv in tempi ragionevoli (non con questo tono, che è quello che a me verrebbe spontaneo). Otterrete spiegazioni bizzarre ma talvolta perfino ragionevoli, che potrebbero indurvi a riconsiderare la questione. Se invece restate saldi nei vostri propositi (averle a tavola entro un paio di minuti dalla chiamata, a tv spenta), spiegate alle soavi fanciulle che non potete costringerle a spegnere la tv a tappo (no, non potete, la costrizione fisica non vale come metodo educativo…) nè volete andare lì, spegnere dal pulsante della tv e poi mettere per sicurezza il telecomando sulla mensola più alta (non che io l’abbia fatto, eh…) perchè sarebbe un atto di prepotenza verso di loro che non intendete compiere (ripeto: non intendete compierlo). Tuttavia, poichè arrivare a tavola puntuali è un fatto per voi indispensabile (quindi spiegate in modo chiaro qual è il comportamento che vorreste), loro possono scegliere di non farlo ma… segue spiegazione delle conseguenze. Che potrebbero essere: dovrete trovare un momento diverso dal pre-cena per vedere la tv, così saremo sicuri che non si crea questo problema. Non suona come una punizione, vero? È piuttosto la perdita di un privilegio che abbiamo concesso fino a quel momento. E il ragazzo può scegliere quale comportamento preferisce adottare: guardare la tv in un altro momento della giornata, oppure spegnere subito quando è pronta la cena.

Vietato far discendere conseguenze per i figli che riguardano beni primari (non puoi dire: se non spegni la tv vai a letto senza cena) oppure spropositate rispetto alla gravità del comportamento (non vedrai più la tv per tutto l’anno), scollegate rispetto al comportamento (se non spegni la tv non userai più il telefonino) o umilianti (in ginocchio sui ceci!).

Una volta spiegati i comportamenti possibili e le relative conseguenze, ci assicuriamo che i ragazzi abbiano capito. Facendoci ripetere i termini dell’accordo: qual è il comportamento atteso, quali sono le opzioni e quali le relative conseguenze. A quel punto l’accordo è siglato e il potere decisionale resta nelle mani del bambino.

Ho usato questo metodo più volte da quando ho seguito il webinar e posso dire che: in linea di massima un bambino se viene responsabilizzato tende spontaneamente a preferire il comportamento più ragionevole, che si suppone sia quello desiderato dal genitore. Talvolta il figlio sceglierà un comportamento diverso, che però potrebbe rivelarsi non così negativo come pensavamo. A me è accaduto anche questo, e ho dovuto riconsiderare le mie posizioni.

Vista la lunghezza biblica di questo post, se l’argomento vi interessa lasciatemi osservazioni e domande di approfondimento nei commenti, e preparerò un secondo articolo in cui vi racconterò di tutto ciò che può andare storto nell’applicazione di questo metodo e di come talvolta confrontarsi coi figli può far crescere e migliorare anche i genitori.

Sempre, in realtà…

N.B. questo metodo è stato elaborato dall’americana Amy McCready, una parenting coach di grande successo. Io mi limito a tradurre per voi le basi del sistema e a raccontarvi la mia esperienza

Il video di Natale

All’inizio di dicembre io e le bimbe abbiamo allestito l’albero di Natale, secondo le nostre tradizioni familiari: musiche ad hoc in sottofondo e una buona dose di stupidera!

albero-di-natale

Quest’anno le fanciulle hanno richiesto una palette di rosa, verde chiaro e oro, per cui ne è venuto fuori un albero tutto color pastello, a mio giudizio un po’ smorto ma comunque carino. E poi, come si suol dire, il Natale è dei bambini, per cui lascio che siano loro a disporre e spadroneggiare in materia.

Abbiamo pensato di girare un piccolo video, assolutamente amatoriale, per immortalare tutta l’operazione e per augurarvi di trascorrere questo Natale insieme alle persone che vi vogliono bene davvero. Abbiamo bisogno, nella nostra vita, di più persone che fanno il tifo per noi, pronte a sostenerci in tutte le nostre piccole grandi follie.

Weekend gallurese

Un veloce foto-post per raccontarvi il mio weekend in Gallura.

Siamo partiti il sabato, tutti e quattro più Mela, il cane, che portiamo con noi ogniqualvolta sia possibile. E cerchiamo sempre di fare in modo che lo sia. Perchè lei è perfetta e la sua compagnia è sempre un piacere e mai un ostacolo al nostro divertimento.

La strada era lunga e abbiamo fatto una tappa alle cascate di Sos Molinos, fuori da Santu Lussurgiu.
Mi duole dire che questo cippo illeggibile costituiva tutta la segnaletica destinata ad aiutare i turisti a trovare il luogo… davvero non il massimo.

Alle cascate si arriva scendendo lungo una gola ripida e ombreggiata da vegetazione abbondante, che crea una temperatura fresca davvero piacevole in questo periodo.

Improvvisamente lo spettacolo delle cascate ti si apre davanti: un salto di oltre 30 metri, suddiviso tra cinque “gradini”, che ti lascia ammutolito con la sua bellezza.

Alcune persone stavano facendo il bagno nelle acque (gelide, a dire il vero) e ci siamo pentiti di non aver pensato di mettere il costume sotto i vestiti: abbiamo perso un’occasione unica!

Abbiamo consumato il nostro pranzo seduti sulle larghe pietre piatte che seguivano il corso d’acqua, giocando a far correre le barchette di carta stagnola per le rapide in miniatura create dalla corrente.

Mela ha apprezzato molto il fresco e l’acqua bassa in cui sguazzare senza pericoli. Diciamo che non è esattamente una cagnetta nuotatrice…

Al pomeriggio, arrivati al resort in cui avevamo prenotato, siamo stati felici di scoprire che ci avevano assegnato una casetta indipendente in cima alla collina, circondata dal verde in cui Mela si è divertita a fare lunghe sortite esplorative. Dopo un lauto aperitivo, servito a bordo piscina, ci siamo spostati per la cena.

Era da tanto che volevamo tornare al Muto di Gallura, un luogo in cui siamo stati per la prima volta dieci anni fa, sotto la neve di dicembre e naturalmente con i nostri cani.

E’ un posto che ha un solo difetto: si mangia troppo! Ho creduto di sentirmi male, ad un certo punto, e di stramazzare con la faccia nel piatto come quel personaggio del film Seven che muore per overdose da cibo. A notte inoltrata me ne sono andata via con una pancia pari almeno a quella dei cinque mesi di gravidanza…

La mattina dopo ci è toccato stare a mollo in piscina per smaltire la cena da diciassette portate.
(notare il bozzo attorno all’ombelico… tutta colpa di zuppa e ravioli galluresi!)

Il cielo era un po’ velato, e un delizioso venticello rendeva la temperatura perfetta. Così ho seguito il consiglio di mio marito, che mi sbeffeggia costantemente per il mio attaccamento morboso alle creme solari, e mi sono esposta al sole senza protezione.
Mal me ne incolse! Sono tornata alla base color aragosta, con un simpatico eritema sul petto che è in via di guarigione ora, a distanza di dieci giorni! Mai ascoltare i consigli dei mariti, specie se hanno una carnagione molto più scura della tua (no, non è nordafricano)!