La nostra estate

Da febbraio… all’estate. E va be’, si fa quel che si può. Come ogni anno  in questo periodo faccio il proposito di essere più costante, e poi non lo mantengo mai. Vediamo se stavolta, invece, riuscirò nel mio intento.

Per cominciare vi racconto che cosa abbiamo fatto quest’estate, prima di rituffarmi nelle incombenze dell’autunno: mercoledì prossimo le ragazze (non le chiamo più nane… la grande è più alta di mia mamma ormai, e la genitrice potrebbe seriamente offendersi se la paragonassi ad un nanetto!) ricominciano la scuola!

L’anno scolastico si è concluso con ottimi risultati per entrambe, in un crescendo di impegni, tra la scuola e lo sport (saggi di danza e ginnastica artistica), che ci  ha portati alla fine di giugno abbastanza stremati.

All’inizio dell’estate le ragazze hanno frequentato il centro estivo collegato alla loro scuola, che ha sede al mare. Lì ha lavorato per tutta l’estate anche mio marito, come responsabile delle attività sportive, per cui la mattina loro partivano, abbronzati e dotati di costume da bagno, per la spiaggia, mentre io mi avviavo mestamente in ufficio. Dopo 3 mesi di duro lavoro ho conquistato una fantastica abbronzatura da videoterminalista!

dicono che in spiaggia mancava un divano…

A giugno, però, io ho compiuto un passo avanti nelle mie avventure equestri, acquisendo una cavalla in affido. Si tratta di un tipo di gestione in cui si condividono le spese di pensione, veterinario etc con il proprietario di un cavallo, ottenendo in cambio la possibilità di montarlo in esclusiva. Diciamo che è un passetto in avanti verso il sogno di avere un cavallo mio. La scelta è caduta sulla bella Paperina, un sella italiano di nove anni. Con lei sto crescendo molto come amazzone, e mi illudo di credere che anche lei, insieme a me, stia crescendo un pochino, consolidando quanto aveva già appreso in precedenza.

È una cavalla straordinaria, dolcissima e disponibile.

Lucida lucida, dopo una bella doccia!

A luglio, le ragazze sono partite per due settimane in colonia a Marilleva, insieme anche ad una terza amica. Mentre Anita aveva già fatto alcune esperienze senza genitori e altri parenti stretti, per Carolina si trattava della prima prova fuori casa, ed è stato un successo: il fatto che mi abbia chiamato circa 3 volte in 15 giorni credo denoti che non ero in cima ai suoi pensieri!

Pronte per partire, agli imbarchi in aeroporto

Sono state entrambe entusiaste dell’esperienza, e penso che la ripeteremo ogni anno.

Rientrate dalla colonia, si sono divise per una decina di giorni, perchè Anita è partita per il campo scout nella zona di Capo Comino, mentre Carolina si è goduta un po’ di giorni da figlia unica, cosa che non le capita praticamente mai!

Pronta per andare… super carica

Anche il campo scout è stata una bella esperienza, ma su questo non avevamo dubbi perchè Anita è entrata negli scout ormai tre anni fa, ed è intenzionata a proseguire. La sua squadriglia, i Fenicotteri, quest’anno ha anche vinto il campo, accumulando il maggior numero di punti nei giochi proposti e nella diverse prove che si devono affrontare, dalla pulizia del proprio angolo alla cucina, passando per una notte da soli, separati dal resto del gruppo, con una minimale attrezzatura a disposizione.

pronti per l’ammaina bandiera alla fine del campo

Agosto è stato un mese difficile, a causa anche di seri problemi di salute di un membro della famiglia, che piano piano si stanno risolvendo. A Ferragosto sono finalmente iniziate le mie ferie, che ho passato tra il maneggio e il mare. Insieme a me ha iniziato a montare anche Carolina, che si è innamorata di una pony del maneggio, Venere.

doccetta dopo il lavoro…

Dopo due settimane, evidentemente annoiata, ho pensato di rovinare i giorni di libertà con un incidente equestre, non grave ma che mi ha lasciata con una mobilità ridotta che ancora non è tornata a posto…

Non mi sono però fatta spaventare dai dolori, e ho voluto che la nostra tradizionale vacanza a Carloforte non venisse cancellata.

Pronti in traghetto, anche con Lucrezia, nostra ospite

Quei pochi giorni su quella che io chiamo “l’isoletta felice” sono per me la vera vacanza, quella in cui mi rilasso appieno e rinunciarci sarebbe stato molto triste. Anche le ragazze la aspettano con ansia.

In quei giorni abbiamo fatto mare, mare e ancora mare.

Anita medita se tuffarsi

L’ho detto che siamo andati molto al mare?

il mio angolo di paradiso, Cala Fico
Punta nera
Guidi

Come sempre, Mela è venuta con noi.

La sera uscivamo in piazza per un aperitivo o un gelato, e ho avuto la fortuna di poter passare due giorni con la mia carissima amica Eli, che ha passato sull’isoletta il weekend.

aperitivi ad alto tasso di stupidera

Siamo tornati a Cagliari la domenica, con il tempo che virava al brutto e tanti ricordi nuovi di zecca da custodire gelosamente.

Pronti per riprendere con la routine autunnale, ma decisi ad attaccarci fino all’ultimo agli scampoli di questa lunga estate.

 

Duemilasedici

Qualcuno mi ha dato per dispersa. E forse un po’ lo sono, almeno per quanto riguarda il web, perché non mi si vede quasi più su facebook e instagram. Io che sono tanto costante, formichina della vita, in questa situazione mi sono tirata indietro. Nella vita reale, invece, ci sono eccome e non mi tiro indietro davanti a progetti, idee, novità. Da incastrare nella routine del quotidiano con quei giochi di prestigio che noi donne sappiamo fare tanto bene, conservando il sorriso per i nostri figli a costo di perderci la salute.

Autunno cagliaritano

 

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E’ agosto

E’ iniziato agosto, e anche le mie agognate ferie stanno per arrivare.
Che poi, io non sono capace a stare ferma, ad applicare il concetto che ferie = riposo. Mi piace un po’ di dolce far niente. Circa cinque minuti. Poi inizio a scalpitare con idee e progetti e cose da fare. Organizzati in liste.

Quindi, beccatevi la mia to-do-list delle ferie.

  • Scrivere, scrivere, scrivere. Più importante in assoluto.
  • Leggere, leggere, leggere. Che è quanto di più vicino al non far niente io riesca a concepire.
  • Ridipingere i muri del giardino in prossimità del gazebo e finire di arredare quell’angolo.
  • Fare qualche cena con amici nell’angolo gazebo rimesso a nuovo.
  • Sistemare cucina, corridoio e lavanderia, dopo che gli operai avranno finito.
  • Restaurare il piano del tavolo da pranzo e la piattaia di cucina.
  • Finire il progetto con il driftwood e le conchiglie (c’è un attrezzo che mi serve e non trovo da nessuna parte!)
  • Ricominciare a guidare la moto, con l’obiettivo di prendere la patente il prossimo autunno.
  • Iniziare a contrattare con mio marito su quale moto acquistare (naturalmente io lo so già quale voglio).
  • Imparare ad usare bene la sua canoa.
  • Organizzare almeno una gita in barca in un posto dove non sono ancora stata. Possibilmente barca a vela e possibilmente con pernottamento a bordo. Ho già un paio di idee…
  • Portare le bambine ad un parco acquatico, come ogni anno.
  • Organizzare un’escursione a cavallo con Anita, con discesa in spiaggia all’alba. Giuro che me lo ha chiesto lei!
  • Convincere mio marito che è indispensabile che impari anche lui almeno le basi dello stare in sella. 
  • Incontrare un paio di amiche blogger (hey, lo so che siete là che leggete!).
  • Imparare a dormire e a mettere in pausa il cervello. Ok, questa non è fattibile, già lo so.
  • Smettere di aggiungere voci a questa lista, altrimenti non mi bastano tre anni di ferie…

Ma soprattutto, più di ogni altra cosa, il mio proposito per queste ferie è di scegliere di essere felice, ogni mattina. La felicità è una scelta, non lo sapete?

Personaggi

A guardarlo da fuori, con lo spirito del documentarista di National Geographic, l’ambiente del maneggio è un piccolo mondo perfetto e completo. Tutti i tipi umani vi sono rappresentati, e io mi diverto moltissimo ad osservarli con spirito critico.
Ad esempio c’è Claudio, settantenne che mi fa un perfetto baciamano e mi saluta sempre con un “riverisco, signora” che mi fa ridere sotto i baffi (che spero di non avere). Claudio che, seduto in tribuna, si intrattiene con la nana piccola in discorsi che paiono interessargli moltissimo, mentre io e la nana grande montiamo. Un vero gentiluomo, anche con le donnine piccole piccole! Claudio e il suo accento del nord, Claudio e i suoi tre cavalli TRE di proprietà, tre animali magnifici e fieri con nomi altrettanto altisonanti. Peccato che Claudio sia irrimediabilmente una schiappa, e peccato che non se ne renda conto. Peccato che abbia il potere di innervosire anche l’animale più mite e riesca a farsi buttare giù ogni volta che monta. A suo merito sia messo agli atti che si rialza con aplomb inglese e rimonta in sella come niente fosse: è abituato!
Poi c’è Enrica, che è la perfetta incarnazione della ragazzina viziata. Arriva in ritardo per una serie di ragioni che tutti devono assolutamente comprendere e condividere. Tipo che ieri ha fatto tardi in discoteca quindi è ovvio che non riesca ad alzarsi. Sale in sella con il muso, scende con il broncio. Passa davanti alla tribuna e chiede di fare silenzio perché non riesce a concentrarsi. Tutti gli altri che stanno montando in quel momento invece sì. Fa un movimento di maneggio e tu devi fermarti e cederle il passo, non importa che lei ti stia inopinatamente tagliando la strada. Pasticcia in un salto e si lamenta del sole negli occhi, del sottopancia regolato male, del campo pesante. Mi ricorda quegli allenatori di calcio che danno sempre la colpa all’arbitro per le sconfitte.
E c’è anche Serena, che fa la maestra. Ha gli occhi dolci quando parla dei suoi bambini, ma poi in sella è una furia. “Oggi mi hanno fatta disperare”, mormora indossando i guanti, e mentre si siede puoi vedere la scarica di elettricità che scende lungo la sua spina dorsale fino alla paletta della sella. Non ce n’è più per nessuno. Serena è la compagna con cui lavoro meglio, perché la sua decisione e la sua bravura mi spronano ad essere all’altezza. L’istruttore ci guarda galoppare e incitarci a vicenda e ci dice che siamo due atteggiate. “Siete carine lo stesso anche quando non vi date tutte queste arie!”, ci ha urlato l’altro giorno. E noi ridevamo.
C’è Carla, che si fa spostare gli elementi dell’ostacolo sempre più in alto, perché ormai è entrata nel tunnel e le ci vorrebbe un centro di disintossicazione. Carla che commenta ogni salto e si sgrida da sola a voce alta, con estrema severità.
E a proposito di essere nel tunnel, c’è pure Ludovica, che ha solo otto anni e frusta il cavallo come una dannata. Ludovica va fermata, perché vorrebbe fare tutto, anche quello che non è ancora in grado di fare. E applica gli aiuti un po’ a modo suo. Tutta bastone e niente carota.
Infine – ma i personaggi sarebbero molti di più – c’è Aldo, che per pagarsi le lezioni tiene pulite le scuderie e governa i cavalli. Aldo che ha il fisico da fantino e monta con tutto lo spirito di rivalsa che la sua condizione gli ispira. Con Aldo ho fatto una delle mie proverbiali gaffes, che mia figlia ogni tanto mi ricorda, deridendomi. Spero che lui mi abbia perdonata.
Il maneggio è un universo molto trasversale: persone diversissime tra loro si trovano a dividere uno spazio di lavoro ognuna col suo bagaglio di esperienze, abilità e difetti caratteriali. Ad accomunarle c’è solo la passione per una disciplina un po’ particolare, passione che aiuta a sfumare differenze in altri contesti insuperabili. E’ una bella scuola di vita, per me e per mia figlia. Che ieri ha fatto i suoi primi tempi di galoppo e ha saltato la sua prima crocettina, urlando di gioia.
“Tua figlia è un’incosciente”, mi ha detto l’istruttore ridendo, “non ha dato il minimo segno di paura o esitazione! Vabbè, ma è figlia tua…”. E forse non si è reso conto del complimento che mi ha fatto.