Torta con la panna

Tornata da una stancante visita medica dall’esito non proprio roseo, avevo l’esigenza di distrarmi e staccare il cervello. Questo per me significa, in alternativa, lavori di pittura o impastare.
Oggi ho impastato.

La torta che vi propongo è il frutto delle mie antiche scorribande sul forum della Cucina Italiana, una delle prime community che ho frequentato quando, sposina, avevo deciso di migliorare le mie abilità culinarie. In quel forum incontrai una persona deliziosa, Alda Muratore, che oggi purtroppo non è più tra noi, ma che ha lasciato in eredità alcune ricette eccellenti, tra le quali quella della torta con la panna al posto del burro o dell’olio di semi. Oltre ad essere un’ottima cuoca Alda aveva un occhio di riguardo per la praticità della gestione domestica, e infatti aveva specificato che questa torta può essere surgelata, eventualmente già sporzionata, senza perdere la sua bontà. Ecco quindi un’ulteriore idea per le merende dei nostri nanetti.
Potete trovare questa ricetta, e anche altre deliziose proposte, in Maniacooks, il gruppo facebook che ho creato con alcune amiche per dare libero sfogo ai nostri deliri a tema culinario.

Ingredienti : 250 gr di zucchero, 250 gr di farina, 250 ml di panna fresca, 4 uova, mezza bustina di lievito, buccia grattugiata di limone a piacimento, 100 gr di gocce di cioccolato.  
Gli ingredienti sono molto semplici e la torta può costituire una buona base per eventuali variazioni; io questa volta l’ho fatta a ciambella, ma nella ricetta originale era previsto l’uso di una teglia rettangolare di c.a. 30×35.
Gli ingredienti vengono impastati a mano o messi nel robot in quest’ordine: prima le uova con lo zucchero, mescolando bene ma senza montarle, poi metà della farina, la panna, l’altra metà della farina insieme al lievito e alla buccia di limone, infine il cioccolato. Una volta amalgamato l’impasto si inforna per 20-30 minuti a temperatura media (nel mio forno, 20′ a 180° oppure 30′ a 160).
Per una perfetta riuscita della ricetta è fondamentale leccare accuratamente le fruste del robot, onde testare l’avvenuta miscelazione degli ingredienti…
La sera siamo andati a cena da amici e io l’ho portata, già affettata, adagiata su un piatto di portata con un fondo di crema inglese. E’ stata molto apprezzata

Settembre, tempo di nuovi inizi.

Non c’è dubbio.

Sono una mamma dilettante. Anzi, una mammadilettante. Quelle due nane che mi girano per casa,seppur volute, pianificate, attese, sono arrivate senza manuale d’istruzioni. Prima che nascessero ho fatto ad esempio qualche prova di tenuta in braccio, con un polpo di 4 kg che doveva simulare un neonato: molle, come se fosse disossato e dotato di più braccia e gambe di un adulto, ma niente. Proprio non è la stessa cosa. Finchè non provi non sai com’è avere un figlio.

E anche se in poco tempo impari l’ABC delle cose pratiche da fare – come si cambia un pannolino arginando l’esondazione, come si prepara un biberon di latte senza ustionare gravemente il pupo, come si fa fare il ruttino (ma perché tutti dicono “ruttino”? siamo sinceri, nemmeno un camionista riesce ad emettere simili tonalità cavernose) – resta ancora tutto il magico universo educativo da scoprire. E lì sono cavoli amari.

In quasi 6 anni di mammità ho scoperto che:

  1. Non esistono regole precise: quello che vale per un bambino, o funziona in una famiglia, può essere un disastro in un’altra;
  2. In compenso tutti sono super esperti e vogliono darti dei consigli, alcuni dei quali vorrei raccogliere in un libro che sarebbe un best seller della comicità involontaria;
  3. Se sei al primo figlio, automaticamente sei un’inetta come madre e non puoi esprimere un’opinione su cosa sia meglio per lui. Taci e ascolta chi ci è già passato (vedi punto 2);

Ma a parte questi piccoli dettagli, che ti fanno mancare la terra sotto i piedi proprio quando più avresti bisogno d’aiuto, ho scoperto anche che:

  1. I bambini sono i datori di lavoro più indulgenti del mondo: fai 1.000 errori, e loro ti perdoneranno sempre;
  2. Poiché non esistono regole universali per la gestione dei nani, procedere a tentativi prima o poi dà i risultati sperati;
  3. Tu cresci i tuoi figli, e loro crescono te. In altre parole, aspettati di non essere più la stessa persona di prima dell’era-bambini. Banale ma tremendamente vero.

Venendo al lato serio della questione, in questi 6 anni ci sono state lacrime, momenti di sconforto, e qualche volta la sensazione di non sapere bene dove stessi andando. Ho scoperto che l’arma migliore a mia disposizione per affrontare la complicata vita della mamma che lavora è l’autoironia: prendersi troppo sul serio non può che portarti ad essere ipercritico con te stesso. E quindi sempre insoddisfatto.

Farsi due risate, invece, prendersi in giro, fa apparire immediatamente tutto sotto un’altra prospettiva, molto più rosea.

L’autorionia quindi è la promessa che vi faccio: non sono per niente una mamma perfetta, né una donna senza difetti che ha scoperto la quadratura del cerchio, e non cercherò di presentarmi così. Sono una control freak disordinata, anche se queste due parole in una stessa frase cozzano un pochino. Vorrei essere tante cose, e avere il tempo di dedicarmi alle passioni creative che per me sono uno sfogo imprescindibile: cucina, cucito e decorazione occupano i miei minuti liberi e sono un fantastico modo per stare con le mie nanette, trasformandosi così in strumento educativo.

Ah, naturalmente, anche in queste passioni sono una volenterosa dilettante… Poteva essere diversamente?