Libri letti (e riletti) quest’estate. 1

Da lettrice forte quale sono, ho pensato di raccontarvi alcuni dei libri che ho letto quest’estate. E siccome sono appunto tantini… ecco una prima parte. I tre volumi che seguono sono in realtà una rilettura: da quando ho scoperto questo autore, quando avevo una decina d’anni, non manco mai di rimettere mano ai suoi libri. Perchè i racconti di James Herriot, veterinario dello Yorkshire (Inghilterra settentrionale) a partire dagli anni ’30, sono adatti anche ad un ragazzino, scritti come sono con una delicatezza, senso dell’umorismo e liricità che non conosce limiti minimi d’età.

Herriot, pur avendo iniziato a scrivere dopo i 50 anni, ha una produzione abbastanza vasta, tutta incentrata attorno allo stesso tema: la sua attività di veterinario. Tuttavia trovo che i migliori siano quelli di cui vi parlo oggi, che incidentalmente sono anche i primi pubblicati.

I suoi racconti non sono mai noiosi, anche quando descrive la faticosa manovra per ruotare il piede di un vitello che proprio non vuole saperne di nascere, o quando indugia sulla tubercolosi delle vacche, sulle ferite dei cani o la castrazione dei gatti. Herriot ci strappa più di una risata quando racconta del suo rapporto con il bislacco socio Sigfried, aristocratico playboy dalla memoria corta e il suo pazzo fratello Tristan, studente tanto svogliato quanto geniale, animato da una genuina passione per gli scherzi pesanti. Ci fa sorridere quando rievoca il goffo corteggiamento ad Helen, la bellezza della contea, che inaspettatamente sceglie di sposare proprio lui, squattrinato maldestro veterinario giunto nello Yorkshire dopo una laurea in Scozia.

In Creature grandi e piccole, Herriot rievoca i primi tempi della professione, l’incontro con i rudi coltivatori dello Yorkshire, dotati di un grande cuore, i piccoli successi nella professione e le cantonate dovute all’inesperienza. E ci porta attraverso il primo incontro con Helen, fino al matrimonio, culminato in un viaggio di nozze nella contea, a somministrare test tubercolinici alle pecore per conto del tenutissimo Ministero. Esilarante l’episodio dell’invito alla cena danzante e la descrizione dell’antiquato abito da ballo indossato da James per l’occasione.

In Beato fra le bestie James Herriot è uno sposo novello, che impara ad apprezzare le gioie del matrimonio: ritornare a casa a notte fonda, dopo essere stato sdraiato sul pavimento di una vaccheria frustata dal vento a far partorire una riottosa bovina, e accoccolarsi accanto alla moglie addormentata, riscaldandosi al calore di lei.

L’Europa è però spazzata da ben altri venti, quelli della guerra: quando il secondo conflitto mondiale infuria, James e il suo socio Sigfried si arruolano volontari nella RAF: in Cose sagge e meravigliose Herriot torna indietro con la memoria ai più esilaranti o commoventi episodi della sua professione di veterinario, mentre si sottopone al durissimo addestramento, a tratti tragicomico, per diventare un pilota e volare sui Tiger Moth.

Se, come me, amate gli animali e le atmosfere della campagna inglese vi incantano, non potete lasciarvi sfuggire queste piccole perle di letteratura.

Zombie, urla e ragnatele

Le mie figlie adorano mostri, zombie e storie un po’ spaventose, e quando si avvicina Halloween sono sempre in fermento per i travestimenti paurosi. Quest’anno ad esempio la nana grande si è vestita da ballerina zombie, un soggetto di sua invenzione

La nana n. 2 invece ha optato per un travestimento da Mercoledì Addams, usando il costume che avevo realizzato per la sorella in occasione della festa dei suoi sei anni che era stata proprio una festa del terrore. Quell’anno io mi ero vestita da Morticia, con grande sorpresa degli altri adulti presenti e mio sommo divertimento.

Trovo che le feste del terrore abbiano un vero effetto liberatorio per i bambini, e al di là del divertimento che deriva dal travestirsi siano uno strumento utilissimo per affrontare le loro paure ed esorcizzarle, magari ridicolizzandole. Attenzione! non intendo ridicolizzare i bambini o sminuirne le paure, che dal loro punto di vista sono davvero reali e spaventose, quanto piuttosto far emergere il lato comico di ciò che li intimorisce, riportandolo ad una dimensione per loro più gestibile. Ricordate ad esempio Ferdinando, il mostro della polvere? Ne avevo parlato qui.
E’ proprio questo lo spirito che ho trovato nel libro Zombie, Urla e Ragnatele, che alle mie figlie è piaciuto moltissimo.  Qualche settimana fa sono stata contatta da Francesca, una delle fondatrici di Timbuktu, un piccola azienda che crea prodotti digitali d’eccellenza che, in collaborazione con la De Agostini, ha creato una collana di libri per bambini dal nome significativo: Missione paura.
Una mini collana volta proprio ad affrontare le più comuni paure dei nostri figli attraverso attività divertenti e creative, da fare magari insieme a mamma e papà.
Ho accettato con gioia di fare una recensione di Zombie, Urla e Ragnatele perché credo fortemente nel potere taumaturgico dei libri; dopo aver ricevuto il volume a casa sono stata ancora più contenta della scelta, conquistata dalla grafica accattivante e dai contenuti.
 
Il protagonista del libro è Oscar, un bambino abilissimo nell’organizzare feste terrificanti, che spiega ai piccoli lettori come mettere in piedi un evento spaventoso di sicuro successo. Attraverso consigli divertentissimi, che spaziano dalla preparazione degli inviti – rigorosamente spruzzati di sangue – a come allestire un buffet a prova di zombie affamato- mitici i tramezzini a forma di bara – Oscar guida i bambini attraverso le loro piccole grandi paure, esorcizzandole per mezzo della comicità.
Il libro ha anche una versione interattiva, gratuita per chi possiede l’edizione cartacea: scaricando infatti l’app free iStorie è possibile continuare a giocare con Oscar e i suoi amici grazie alla realtà aumentata.
Davvero una bella idea per un regalo di Natale!

Una Mammadilettante e l’educazione sessuale

Scena: domenica sera ad Hove Haven, gruppetto di bambini invitati dalla nana grande per giochi e pizza. Tre femmine ed un maschio tra gli otto e i dieci anni. Mentre affetto spicchi grondanti sugo e mozzarella, verso bicchieri di aranciata e porgo tovaglioli di carta, ascolto i loro discorsi senza partecipare.

Parlano della gravidanza, del parto. Hanno opinioni molto diverse in merito. “Il bambino esce dalla pancia della mamma!” dice il maschietto dall’alto dei suoi dieci anni. Risatine delle femmine; sguardi di traverso. L’ho capito, l’hanno bollato come quello che ne sa meno di loro. 
E loro, le saputelle, quanto ne sanno veramente? E’ da un po’ che la nana grande ha iniziato a farmi domande specifiche su tutto ciò che c’è prima della nascita, ed è giusto che sia così.
Le mie spiegazioni, più poetiche che fisiologiche, sul bambino che si sviluppa a poco a poco nella pancia della mamma – prima è grande come un fagiolino, poi come un micino, infine come un bambolotto – e quando è pronto viene fuori, non le bastano più. 
Sì, ma come ci è entrato nella pancia della mamma? Bella domanda.
E’ arrivato uno dei momenti per me più temuti di tutta la mia carriera di madre: spiegare a mia figlia la sessualità. Un argomento sul quale sono per natura molto pudica, e che trovo difficile affrontare. Non è solo questione di spiegare come funziona il corpo umano. Quello, tutto sommato, è il meno. Come si fa a spiegare come funzionano i sentimenti e l’attrazione fisica? Come si insegna il rispetto per il proprio corpo, per quello degli altri, l’importanza di saper coniugare azioni e sentimenti, di non farsi influenzare dalle pressioni del gruppo, di capire quando è bene allontanarsi dalle situazioni sgradevoli, di saper chiedere aiuto se necessario?
Ci sono una montagna di aspetti che vorrei affrontare insieme a lei, per aiutarla a crescere serena e consapevole dei propri desideri e del proprio valore; un qualcosa che mi pare vada perdendosi a causa di una mal intesa conquista, da parte delle donne, della stessa libertà sessuale concessa da sempre agli uomini. Mi terrorizzano le immagini delle baby prostitute, spesso spalleggiate dalle mamme per conquistare una borsa firmata; mi tolgono il sonno le notizie delle tredicenni che offrono prestazioni sessuali ai coetanei nei bagni della scuola, per una ricarica telefonica o anche solo per sentirsi accettate e diventare più popolari. Queste sono le donne libere e moderne?
Come madre di femmine, nell’affrontare il tema dell’educazione sessuale sento il dovere non solo di spiegare alle mie figlie parole come pubertà, concepimento, gravidanza, parto, ma anche e soprattutto di inculcare loro una consapevolezza di sè e dell’impatto che le proprie azioni possono avere sulla propria vita anche nella sfera del sesso e dei sentimenti. 
Intanto, per rispondere alle domande della nana n.1 e iniziare insieme questo viaggio in un mondo da grande, ho fatto quello che faccio sempre: comprare un libro. E’ sempre tra i libri che trovo conforto e ispirazione, un aiuto concreto per affrontare i piccoli grandi temi della mammità.
La mia scelta è caduta su questo:  Programma di educazione sessuale 7-10 anni
Un libro molto ben fatto sia per le illustrazioni, chiare e inequivocabili anche se delicate, che per le spiegazioni, semplici ma complete. Un libro che si sofferma a lungo anche sugli aspetti di tipo morale e sentimentale che mi stanno a cuore, e che non tralascia nemmeno di affrontare i problemi spinosi della pedofilia, dell’esibizionismo, delle molestie.
Mettere la testa sotto la sabbia sarebbe inutile: le statistiche ci dicono che purtroppo le probabilità che i nostri figli vivano almeno una volta nella vita un episodio in grado di turbarli sono molto alte. Meglio allora dare loro gli strumenti per comprendere cosa sta accadendo e venirne fuori il prima possibile, con l’aiuto degli adulti in cui ripongono la loro fiducia.
A questo proposito per i bambini dell’età della nana n. 2, cinque anni e dintorni, segnalo l’utilissimo e-book Qui non si tocca, messo a punto dal Consiglio d’Europa per spiegare ai più piccoli, con una favola allegra e colorata, che ci sono parti del corpo che meritano maggiore rispetto e protezione di altre, e riconoscere quindi gli abusi.

E voi avete già affrontato le domande imbarazzanti dei vostri figli in merito alla sessualità? Come avete gestito la cosa?

Home Decor e libri

Se mi chiedessero di definire qual è il mio stile in tema di decorazione e arredamento sarei in leggera difficoltà. Cresciuta in una casa arredata con pezzi antichi di pregio, ai quali i bambini dovevano prestare molta attenzione, ho sempre guardato ai cottage inglesi come la giusta espressione di uno stile che fosse antico ma confortevole: tavoli dallo spesso piano di legno, sedie allegramente scricchiolanti, letti con coltri simili a nuvole, piatti spaiati in bella mostra e tessuti quadrettati mescolati a quelli a fiori.
Quando è stato il momento di arredare il mio nido, niente di ciò che trovavo nei negozi di antiquariato e nei mercatini della mia città mi soddisfaceva appieno: pezzi troppo pomposi, troppo cari, senza carattere.
Insomma, per farvela breve, io e mio marito siamo partiti per una fiera dell’antiquariato nel sud dell’Inghilterra, e i mobili che ci piacevano siamo andati a sceglierceli “alla fonte”!
Se vi state chiedendo se siamo dei ricchi signori che abitano un’immensa villa dalle pareti affrescate, rassicuratevi: in quella fiera i pezzi antichi ai quali abbiamo rivolto la nostra attenzione, anche sommando il costo della spedizione fino alla nostra soleggiata isoletta, ci sono costati infinitamente meno che varcare la soglia di un antiquario!
Negli ultimi anni poi ho sviluppato una passione per i paesaggi, le case e l’arredamento della Provenza; ed ecco che in casa nostra hanno fatto ingresso tavolo, sedie e scrittoio in stile provenzale, che ho rimesso a nuovo io ridipingendoli di un bianco shabby.
Unendo tutto ciò, ne viene fuori uno stile che non è country, non è francese, non è shabby chic, o meglio non è soltanto uno di questi ma l’insieme di tutti e tre: è il mio stile, che ovviamente non ha un nome.
Per capire un po’ di più cosa attrae la mia attenzione, vi consiglio un paio di libri che mi piacciono moltissimo e che, diversi tra loro per impostazione e contenuti, mi sono grande fonte d’ispirazione.

Il primo si intitola Perfect English Cottage, un libro il cui nome dice tutto su quale sia il cuore dell’opera: esempi di cottage veri, realmente abitati, con i loro pregi e difetti ed uno stile tutto particolare, bucolico, idilliaco, fatto di accostamenti talvolta così stridenti… da essere perfetti.

Il secondo, invece, è The French Country House, un libro con un’impostazione completamente differente, nel quale troverete immagini di bellissime magioni storiche francesi, immerse nella campagna ma non per questo meno grandiose. Case eleganti e ricche come musei, certamente non alla portata del lettore comune, ma comunque ricche di spunti che possono essere applicati nelle nostre scelte di decorazione.

Se siete alla ricerca di idee, o avete anche solo voglia di sognare, vi consiglio entrambi i libri!

Missione Compiti

Ricomincia la scuola, e come ogni anno ricomincia l’annosa questione compiti.
Alzi la mano chi non ha desiderato, almeno una volta, che i compiti a casa non esistessero. Adesso chi non ha perso la pazienza con il piccolo studente, almeno una volta. Chi non ha avuto la tentazione di dire: dai, lascia perdere, sono già le 19… ti scrivo una giustificazione. Almeno una volta.
Esasperato da un pomeriggio trascorso a ripetere: non distrarti, non interrompere l’esercizio, guarda che qui hai scritto male… e tutto il rosario di preghiere che le pazienti mamme snocciolano ai figli every bloody afternoon!
Tempo fa ho ricevuto in regalo questo libro, Missione compiti, di Gianluca Daffi, acutamente sottotitolato “Manuale di sopravvivenza per genitori”.
Leggendolo ho scoperto che nell’approccio ai compiti della nana grande facevo alcuni errori, e correggendoli ho trovato subito un grande beneficio.

Dall’organizzazione fisica dello spazio in cui si svolgono i compiti (ad es. il tavolo di cucina…mezzo sparecchiato), a quella operativa (come si legge il testo di un esercizio e come si comprende qual è il suo scopo?), ai consigli su come superare le più comuni difficoltà di apprendimento, tutti dispensati in chiave pratica, con un occhio a qualche “trucco del mestiere” per convincere i nostri figli a fare i compiti con autonomia e senza disperarsi.
Un libro utile, che ha come unica pecca di essere scritto in uno stile un po’ pesante che non aiuta la lettura notturna ma che, sfrondato dalle citazioni dotte, aiuta davvero i genitori ad orientarsi nelle ore del dopo scuola.

E voi, come vi rapportate ai compiti dei vostri figli? Come sempre, trucchi e consigli sono bene accetti!

Libri per bambini: La luna addormentata nel bosco

Conoscete i libri di Nicoletta Costa?
Sento un coro di sììììììì in sottofondo…

Modestamente, la luna si chiama come me. Ma, a differenza della sottoscritta, ha un sonno davvero pesante! 
L’uccellino Ugo, il suo segretario, tenta in tutti i modi di svegliarla perchè è giunta l’ora di lavorare, e ad un certo punto, dandole una spintina, la fa scivolare giù dal suo letto sulla nuvola. Giovanna la luna cade nel bosco, in mezzo agli alberi, e resta però addormentata. Trovare una soluzione per svegliarla sarà uno sforzo collettivo degli animaletti del bosco, giudati dal saggio signor Gufo e da Pino il folletto (anzi, come dice la nana piccola, Pinno).
Perchè vi consiglio questo libro? Non solo perchè è una storia tenera e divertente, una fiaba come quelle di una volta, con conigli suonatori di violino e folletti colti e intelligenti. E nemmeno tanto perchè le illustrazioni sono davvero accattivanti e coloratissime.  E’ che è una storia di collaborazione, di amicizia, di attenzione per chi ha bisogno d’aiuto. Una storia che ci mostra come il darsi la mano, e il darsi una mano, possano portare a superare i problemi, risolvere le situazioni critiche e ritrovarsi poi più in armonia di prima. Perfino con il lupo cattivo!
Una piccola lezione che arriva ai nostri figli senza troppi sforzi didattici, mentre si legge insieme un testo piacevole e ricco di dialoghi.

Il bambino in famiglia

Sono una mamma insicura, a volte. Cerco intorno a me dei modelli, dei riferimenti, e quasi mai sono soddisfatta di ciò che trovo. Ci dev’essere qualcosa di più, di diverso. Che mi dica se sto facendo bene, e mi indichi cosa potrei fare meglio.
Sento il bisogno di affrontare la mammità con un preciso progetto educativo, senza andare ad impronta sull’onda del momento, del sentimento, dell’urgenza. Inutile dire quanto ciò si scontri con la quotidianità: tipo quando sei di corsa e la nana ti piazza un capriccio che levati, e tu vorresti gestirlo nel migliore dei modi, trasformandolo in occasione di crescita per entrambe, affinchè ne tragga giovamento in eterno il vostro rapporto madre-figlia, e l’impulso delle 8,10 – ingresso a scuola ore 8,15 – è invece quello di trascinarla urlante per un braccio sbraitando: hai stufatooooo! 
Ecco, diciamo che mi accontenterei di una sana via di mezzo, consapevole che la perfezione non è di questo mondo. 
Un vero balsamo per il mio animo tormentato dai mille dubbi della mammità è stato, come già Educare alla libertà, il bellissimo Il bambino in famiglia di Maria Montessori, che raccoglie i testi di una serie di conferenze da lei tenute negli anni ’20, a mio avviso attualissime. 
In questo libro splendido la Montessori ci guida, con la ferma dolcezza che la contraddistingue, verso un nuovo modo di vedere il bambino fin dai primi istanti di vita: un essere capace di comunicare, che chiede solo di essere compreso. Maria Montessori ci porta a cambiare gli occhiali con cui guardiamo ai nostri figli, per indossare, una volta per tutte, gli stessi attraverso cui loro guardano il mondo. Solo così saremo in grado di comprenderli appieno ad amarli senza riserve, di un amore rispettoso e saggio.
Il punto d’arrivo del suo metodo educativo è la creazione di una Scuola dei genitori, nella quale i bambini possano crescere seguendo le proprie inclinazioni, autoeducandosi sotto la supervisione di una mamma-maestra capace di assecondarne i bisogni senza prevaricazione. Quante volte, infatti, siamo pronti ad imporre ai nostri figli dei comportamenti perchè li riteniamo il loro bene? Quante volte ne tarpiamo la creatività sotto una pretesa convinzione di ordine e metodo? Tante, troppe volte. E io per prima ho peccato, perchè per carattere sono una persona rigida. Ma se pensate che la scuola dei genitori sia un luogo caotico dove regna il chiasso e nulla può essere appreso, dove la maestra è relegata al ruolo di custode del gregge, che deve solo impedire che le sue pecorelle si facciano male, leggendo questo libro avrete delle grandi sorprese.
Che aspettate ad aggiungerlo alla vostra libreria?

I libri che vorrei

Ecco una lista dei libri che spero di trovare sotto l’albero: la condivido coi voi, magari potrebbe darvi qualche spunto per la vostra letterina…

il primo libro che vorrei è Genitori Slow: educare senza stress con la filosofia della lentezza, di Carl Honorè, lo stesso autore di E vinse la tartaruga, di cui vi ho parlato qualche post fa.

Poi mi piacerebbe La mia mamma sta con me, della bravissima mamma blogger Claudia Porta (se non la conoscete, fate un giro nella Casa nella prateria!)
Mi piacerebbe anche ampliare la mia modesta biblioteca montessoriana, con questa raccolta di scritti della grande educatrice: Il bambino in famiglia, un libro che va a completare Educare alla libertà, che a mio avviso è il primo volume utile per accostarsi alla filosofia montessoriana (ne ho parlato qui
.
Siccome mi piace da morire quando mio marito mi definisce “la regina della casa”, vorrei un libro che mi aiutasse a fare carriera e passare dallo status di semplice regina a quello di dea:How to be a domestic goddess, della meravigliosa Nigella Lawson, un libro interamente dedicato al baking, ovvero alla cottura in forno. Perchè, ammettiamolo, niente fa più casa che sentire un delizioso profumo che si sprigiona dal forno chiuso…
Per dedicarmi al meglio al mio piccolo giardino, infine, mi piacerebbe ricevere il libro Il giardino dei colori  di Gertrude Jekyll, colei che ha concepito per prima il giardinaggio come forma d’arte, creando alcuni dei più bei giardini d’Inghilterra.
E voi, avete dei desideri libreschi per Natale? Attendo suggerimenti!! 

Vivere con lentezza. Facciamo un gioco?

Stamattina leggevo l’ultimo post del mio blog preferito, Enjoying the small things, e mi ha colpito una riflessione dell’autrice, la bravissima Kelle: a prescindere da quanto siamo effettivamente pieni di cose da fare, ci piace da morire dire che siamo “superimpegnati”: quante volte rispondiamo così a chi ci chiede come stiamo? A me, a dire il vero, capita spesso. Negli ultimi 2 anni, complice il cambio di lavoro che ha più che raddoppiato le mie ore di assenza da casa, spessissimo. Ma ammetto che anche prima, nonostante un part-time di 15 ore, mi capitava di frequente di dire quanto fossi piena di cose da fare. Busy. Con una hectic schedule, ovvero una giornata fitta fitta di impegni uno dopo l’altro.
Idem per le mie amiche – non me ne vogliano quelle che mi leggono – ma riprendendo in mano gli ultimi scambi di messaggi mi sono resa conto che la frase che a vicenda ci siamo dette di più è: “sono incasinata“. Con i bimbi, la casa, il lavoro, il cercare di ritagliarsi del tempo per sè e per la coppia. Il coltivare un hobby perchè siamo tutte un po’ creative. Il non abbruttirsi ripiegandosi sulla routine, il che ci spinge ad inzeppare le nostre giornate di settemila cose da fare, cosicchè viviamo come in una lavatrice. Che gira alla massima velocità e ci restituisce un’immagine mossa e sfuocata delle nostre giornate.
Questa è una vera e propria aberrazione: l’uomo non è fatto per questi ritmi. Guardate la natura selvaggia: qual è l’animale che si ammazza di lavoro? Nessuno, tutte le creature alternano giusti periodi di attività intensa ad altri di riposo, nei quali accumulare energie per le giornate a venire. 
E’ che la nostra società è bastarda, e premia chi si bulla di avere così tante cose da fare da essere costretto a sacrificare preziose ore di sonno per cancellare tutte le voci della lista. E’ che è più in alto, nella scala della considerazione sociale, chi si fa venire l’infarto per il superlavoro. Ma anche per il divertimento, perchè il motto è Work hard, play hard.
Ecco, io mi ribello a questo. Fermiamoci! Voglio vivere con lentezza, e faccio questo proposito per le giornate a venire: che siano meno piene di cose, e che quelle che verranno ammesse siano davvero importanti. Poche ma buone. Per assaporarle una ad una e dar loro il giusto valore, di cui spesso ci dimentichiamo. 
Un esempio, banale e illuminante, è la sacralità del ritrovarci tutti e 4, quando mio marito sta lavorando in casa, davanti ad una tazza di the fumante intorno alle 17. Che non sia un the al volo, con dei biscotti confezionati, ma una merenda su un tavolo ben apparecchiato e condita da chiacchiere e coccole. Per sentire che quello è un momento tutto nostro e irrinunciabile, da assaporare dalla prima all’ultima briciola. 
Vi invito a raccogliere la sfida della lentezza, e a pensare ad un’azione, anche piccola, che porterete avanti nelle prossime settimane per riappropriarvi del lento vivere: postatemi nei commenti i vostri suggerimenti.

E se ancora non conoscete lo Slow Movement, che si lega ovviamente al più noto Slow Food, vi consiglio caldamente di leggere un libro che io ho adorato: E vinse la tartaruga, di Carl Honorè, un libro che è l’elogio del vivere lentamente, e ci fa capire come ormai siamo tutti vittime della malattia del tempo, che ci spinge a fare, fare, fare, senza fermarci un secondo a riflettere su CHI siamo.

Una collaborazione e una recensione. Raising happy brothers and sisters

Su questo blog mi piace, ogni tanto, consigliarvi dei libri. Libri per bambini, ma anche libri SUI bambini.
Perchè i nani, purtroppo, arrivano senza il manuale d’istruzioni, e le dolenti note cominciano da subito. Che si tratti di capire come affrontare al meglio le colichette, oppure come gestire l’inserimento all’asilo, la nostra vita di genitori è piena di sfide ed alimenta costanti dubbi: staremo facendo a cosa giusta?
Nel mio tentare di rispondere a questa domanda ho iniziato a costruire una piccola biblioteca sulla mammità. Alcuni acquisti si sono rivelati davvero preziosi, e mi fa piacere condividerli con voi.
Oggi vi parlo di un volume che si intitola Raising happy brothers and sisters, di Jan Parker, interamente dedicato a come favorire la pacifica convivenza tra i bambini, quando gli equilibri del primogenito vengono sconvolti dall’arrivo di un neonato.

Questo libro, a mio avviso, ha quale unico difetto di essere scritto in inglese, il che lo rende non fruibile da tutti, per il resto lo trovo un volume perfetto, perché ha un approccio ampio e completo alla tematica, ed è ricco di suggerimenti pratici.
Si parte dalle primissime battute: il primo incontro con il nuovo arrivato. Non a caso, il capitolo si intitola “Mamma, adesso puoi rimandarla indietro” che, tra le altre cose, è esattamente ciò che disse mio fratello a mia mamma quando lei mi portò a casa dall’ospedale. Aggiungo anche che la frase che seguì fu questa: “è un legnetto? Posso segarla?” Mettendo subito in chiaro quale approccio avrebbe avuto nei miei confronti nelle settimane a venire.
I capitoli che io vi consiglio di non perdere, però, sono il 5° e il 6°, che si occupano del mondo delle emozioni, e ci invitano a guardare ai nostri figli con occhi nuovi. Ho già fatto un cenno a questa parte del libro in un precedente post che riguardava però solo la gestione della rabbia dei nostri figli. I due capitoli partono dal presupposto che i bambini sono tutti diversi, e così i loro pensieri ed emozioni. E’ importante non trattare i figli allo stesso modo ma saper calibrare in base alle età e ai diversi caratteri. I bambini sono tutti speciali, ognuno ha punti di forza e debolezze. Per questo, dare delle etichette è molto pericoloso. Avete presente la teoria della profezia che si autoavvera? Per i bambini vale moltissimo. Dite a vostro figlio che è “sempre disordinato”, oppure “costantemente sgarbato” e state certi che si comporterà in modo da non deludere le vostre aspettative, anche se queste sono negative.
I sentimenti che i piccoli provano sono tutti legittimi. Rabbia, gelosia, delusione, tristezza e perfino odio, sono naturali, specie da parte del primogenito verso il nuovo nato o il genitore. Farlo vergognare di detestare quel fratellino che piange tutto il giorno è profondamente sbagliato. Quante volte ci è capitato di pensare quanto fosse insopportabile il nostro capoufficio o il collega della stanza accanto? Perchè il sentimento di nostro figlio non dovrebbe essere altrettanto valido? L’amore reciproco lo dobbiamo costruire noi e insegnare loro a coltivarlo.
Mai fare confronti tra i figli. Nemmeno quelli più banali, del tipo “hai visto che tua sorella ha finito tutta la minestra e tu sei ancora a metà piatto”?. Io ad esempio devo lavorare proprio su questo, la nana grande non mangia quasi niente e i pasti con lei sono eterni, mentre frattanto la piccola spazzola via primo e secondo come una furia, seppur in porzioni ridotte. Cercare di incitare la sorella maggiore facendo leva sulla competizione viene spontaneo, ma mi rendo conto che è controproducente.
Il 4° capitolo è invece dedicato tutto alla gestione dei conflitti tra fratelli, e un punto fondamentale secondo me è questo: attenzione a non pensare sempre che quello che si comporta male è il fratello maggiore, che invece dovrebbe essere paziente col più piccolo. Essere i più piccoli non è sempre una scusante. Guardando alle mie figlie, ad esempio, mi rendo conto che la nana piccola spesso è un tormento verso la grande, perchè  le tocca tutti i giocattoli, li sposta dopo che lei li ha accuratamente posizionati, li chiede in prestito proprio mentre lei li sta utilizzando… insomma, ci sta che la faccia imbestialire! E se nessun comportamento sbagliato può giustificare una spinta o un pizzicotto, nondimeno la reazione di fastidio appare ai miei occhi giustificata. E’ qui che scatta la necessità dell’allenamento emotivo, su cui vi consiglierò presto un altro libro.
Il libro ci conduce per mano lungo tutto il percorso di costruzione di un rapporto felice tra fratelli, considerando le variabili possibili: diverse differenze d’età, bambini con disabilità, gemelli, divorzi e famiglie allargate, offrendo preziosi spunti concreti.
Da oggi, con questo post, inizio una collaborazione con Amazon Italia, recensendo alcuni libri per voi. La scelta dei volumi e le opinioni espresse nelle recensioni sono interamente mie; tuttavia, se qualcuno decidesse di acquistare il libro che consiglio passando per il link sul mio blog, io beneficerò di una piccola percentuale sulla vendita.