Auguri, Carolina

Due giorni fa è stato il compleanno della nana piccola. Urge trovare un nuovo soprannome, visto che tanto piccola non lo è più.

La mia pulce è ormai una bimba di quarta elementare!

A volte mi sembra che l’infanzia delle mie figlie mi stia sfuggendo tra le dita: le vedo ogni giorno più grandi e più mature, riflessive e responsabili, e se da un lato ringrazio il cielo per la fortuna di avere due bambine così “brave”, dall’altro guardo con nostalgia i tempi in cui erano due cuccioli coccolosi che non sapevano allacciarsi le scarpe.

Per questo, quando il giorno successivo al festeggiamento l’ho accompagnata in un bel negozio di giocattoli perché decidesse come investire i regali ricevuti sotto forma di bustine, sono stata molto felice di vederla scegliere una bellissima bambola. L’abbiamo battezzata col nome di Anna, lo stesso della cuginetta nata due giorni prima di Natale.
Vederla cullare la bambola, preparare il lettino e sussurrarle parole dolci mi ha toccato il cuore.


Ecco, le mie figlie le vorrei sempre così, a metà strada tra piccole e grandi, se solo si potesse fermare il tempo…

Il video di Natale

All’inizio di dicembre io e le bimbe abbiamo allestito l’albero di Natale, secondo le nostre tradizioni familiari: musiche ad hoc in sottofondo e una buona dose di stupidera!

albero-di-natale

Quest’anno le fanciulle hanno richiesto una palette di rosa, verde chiaro e oro, per cui ne è venuto fuori un albero tutto color pastello, a mio giudizio un po’ smorto ma comunque carino. E poi, come si suol dire, il Natale è dei bambini, per cui lascio che siano loro a disporre e spadroneggiare in materia.

Abbiamo pensato di girare un piccolo video, assolutamente amatoriale, per immortalare tutta l’operazione e per augurarvi di trascorrere questo Natale insieme alle persone che vi vogliono bene davvero. Abbiamo bisogno, nella nostra vita, di più persone che fanno il tifo per noi, pronte a sostenerci in tutte le nostre piccole grandi follie.

Contro l’insonnia, beviti una tisana!

Ieri notte, intorno all’1,30, superando il mio precedente record personale di idiozia, con una sola tisana bollente sono riuscita ad ustionarmi: tutta la mano destra, il polso sinistro, il fianco e il piede sinistro. Diciamo che con un’accurata gestione delle risorse idriche a disposizione ho ottenuto la massima superficie ustionabile possibile con soli 250 ml di tisana. Un genio!
Ho passato la notte con il ghiaccio sulla mano, e ho dormito credo meno di due ore in tutto. Oggi in ufficio con mani doloranti e rigide, sigh!

O logos deloi oti. Ovvero che cosa ho imparato da questa rovente esperienza (vai con la prima lista del 2015!):

  • La tisana è buonissima ma non mi aiuta contro l’insonnia, soprattutto perchè l’ho rovesciata tutta sul divano e la mia persona;
  • Non si gira per casa, all’ora delle streghe, con tazza piattino cucchiaino libro cellulare in mano, pretendendo di arrivare a sedersi sul divano indenni;
  • Da brava figlia di medico, non avevo in casa pomate per le ustioni, garze ed altri accessori utili per una medicazione. In compenso però ho un sacco di farmaci per il cane e il gatto. Sia mai che gli venga la tosse…
  • Devo iniziare ad usare pigiamoni di pile, calzettoni di lana e pantofole a forma di animali di peluche: un abbigliamento più pesante mi avrebbe protetta meglio dalla bruciatura. Invece mi ostino ad usare pigiami leggeri e sobrie ballerine, con i risultati che avete visto;
  • Mio marito non ha sicuramente problemi di insonnia, infatti non si è accorto assolutamente di nulla. Mi sono alzata 5 volte, con altrettante accensioni di luci, ho trafficato in cucina per scaldare l’acqua, imprecato a voce alta al momento dell’ustione, girato per la stanza piagnucolando in cerca di biancheria asciutta, messo a bagno nell’acqua ghiacciata le parti doloranti e trascorso il resto della notte a rigirarmi nel letto senza trovare pace. Beato lui!
  • Stanotte se non riesco a dormire mi prendo una bibita fresca. Alla peggio mi viene una congestione!
E voi, avete escogitato come me qualcosa di strabiliante per chiudere in bellezza le vacanze di Natale?

Stralci di Natale

Ci siamo. Mettiamo su il sorriso d’ordinanza perché le ore sono contate.
Tra 24 ore starò finendo di preparare per la cena di famiglia, cercando come al solito di apparecchiare mentre mescolo la besciamella, mando un messaggio d’auguri ad un’amica, riattacco un bottone alla camicia del marito, compongo frutta e foglie per il centrotavola. In contemporanea e coi modesti risultati che potete immaginare. Ho una strana idea del multitasking, che applico in maniera molto personale.
Dunque, sapendo già che domani non riuscirò a connettermi, provvedo adesso a farvi i miei auguri di un sereno Natale in compagnia dei vostri cari, e vi lascio con la poesia di Umberto Saba e con qualche stralcio fotografico del nostro:

A Gesù Bambino
La notte è scesa, 
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato che tutte le creature
sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fà che il Tuo dono 
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda nel Tuo nome
Christmas tree, 2014 edition

la nostra cometa del presepe, di rame e a sbalzo

la mia pallina dell’albero personalizzata

borsine di tela per libri o spesa, fatte dalla nana piccola con la sua compagna per tutti i maestri. Qui quella per la teacher

i nostri Christmas cookies, pronti per la cottura
Merry Christmas

Zombie, urla e ragnatele

Le mie figlie adorano mostri, zombie e storie un po’ spaventose, e quando si avvicina Halloween sono sempre in fermento per i travestimenti paurosi. Quest’anno ad esempio la nana grande si è vestita da ballerina zombie, un soggetto di sua invenzione

La nana n. 2 invece ha optato per un travestimento da Mercoledì Addams, usando il costume che avevo realizzato per la sorella in occasione della festa dei suoi sei anni che era stata proprio una festa del terrore. Quell’anno io mi ero vestita da Morticia, con grande sorpresa degli altri adulti presenti e mio sommo divertimento.

Trovo che le feste del terrore abbiano un vero effetto liberatorio per i bambini, e al di là del divertimento che deriva dal travestirsi siano uno strumento utilissimo per affrontare le loro paure ed esorcizzarle, magari ridicolizzandole. Attenzione! non intendo ridicolizzare i bambini o sminuirne le paure, che dal loro punto di vista sono davvero reali e spaventose, quanto piuttosto far emergere il lato comico di ciò che li intimorisce, riportandolo ad una dimensione per loro più gestibile. Ricordate ad esempio Ferdinando, il mostro della polvere? Ne avevo parlato qui.
E’ proprio questo lo spirito che ho trovato nel libro Zombie, Urla e Ragnatele, che alle mie figlie è piaciuto moltissimo.  Qualche settimana fa sono stata contatta da Francesca, una delle fondatrici di Timbuktu, un piccola azienda che crea prodotti digitali d’eccellenza che, in collaborazione con la De Agostini, ha creato una collana di libri per bambini dal nome significativo: Missione paura.
Una mini collana volta proprio ad affrontare le più comuni paure dei nostri figli attraverso attività divertenti e creative, da fare magari insieme a mamma e papà.
Ho accettato con gioia di fare una recensione di Zombie, Urla e Ragnatele perché credo fortemente nel potere taumaturgico dei libri; dopo aver ricevuto il volume a casa sono stata ancora più contenta della scelta, conquistata dalla grafica accattivante e dai contenuti.
 
Il protagonista del libro è Oscar, un bambino abilissimo nell’organizzare feste terrificanti, che spiega ai piccoli lettori come mettere in piedi un evento spaventoso di sicuro successo. Attraverso consigli divertentissimi, che spaziano dalla preparazione degli inviti – rigorosamente spruzzati di sangue – a come allestire un buffet a prova di zombie affamato- mitici i tramezzini a forma di bara – Oscar guida i bambini attraverso le loro piccole grandi paure, esorcizzandole per mezzo della comicità.
Il libro ha anche una versione interattiva, gratuita per chi possiede l’edizione cartacea: scaricando infatti l’app free iStorie è possibile continuare a giocare con Oscar e i suoi amici grazie alla realtà aumentata.
Davvero una bella idea per un regalo di Natale!

Ma Babbo Natale esiste?

Ma Babbo Natale esiste? Prima o poi la domanda arriva. E subito parte l’arrampicata sugli specchi.
Genitori che balbettano frasi incoerenti, all’affannosa ricerca di una risposta sensata, sudando freddo davanti alle domande incalzanti dei figli.
Perché noi vorremmo che al vecchio rossovestito loro ci credessero il più a lungo possibile. Non si dice forse che il Natale è dei bambini? Loro ne sanno cogliere tutta la magia e l’incanto, e con il loro entusiasmo sanno trascinare anche gli adulti più riottosi e impermeabili. Tipo me ultimamente. Mi sono praticamente trasformata nel Grinch, e se potessi salterei a piè pari l’ultima parte dell’anno. Ma siccome non si può, e siccome il Natale è dei bambini, via con alberi presepi decorazioni e biscotti, fino a toglier loro la voglia per i prossimi dodici mesi. Ma ad un certo punto, ad un’età che può essere molto variabile, la domanda arriva. La nana grande ad esempio ci ha creduto fino all’anno scorso, 8 anni compiuti. Questo sarà il suo primo Natale in cui sarà consapevole che i doni sotto l’albero li lasciano mamma e papà. Il dubbio che fosse così però lo aveva da tempo. Crescendo aveva iniziato a chiedermi come fosse possibile che Babbo Natale facesse il giro del mondo in una sola notte; come poteva caricare sulla slitta i doni per tutti, ma proprio tutti, i bambini del mondo. E poi, non era strano che conoscesse i desideri di tutti alla perfezione? Non ultima, si poneva la spinosa questione della sua collaborazione commerciale con Gesù Bambino, sulla quale le mie risposte erano state quanto mai vaghe. Insomma, i doni li portava il Bambinello oppure il vecchio panzone?

La mia risposta è stata sempre la stessa: Tu ci credi? Se tu ci credi, allora esiste. Babbo Natale smette di esistere quando tu smetti di credere in lui, e allora non si torna più indietro.
Un pezzetto di infanzia che se ne va per sempre. Per questo alla nana n.2, che in questi giorni pone le sue domande, io rispondo ancora e sempre così. Ci arriverà da sola, così come ci è arrivata la sorella, alla quale è stato fatto divieto di rivelare il segreto. E’ vero che spesso sono compagni più grandi a spiattellare la verità, con quel pizzico di crudeltà che i bambini sanno avere gli uni con gli altri. Ma quando è accaduto alla mia figlia maggiore lei me lo ha raccontato concludendo: si sbaglia, Babbo Natale esiste eccome!
Credere in lui è un vero e proprio atto di fede, e a me piace che sia così. In fondo voglio un po’ crederci pure io, che questo benevolo signore si prenda la briga di esaudire i miei desideri. Per questo ieri ho scritto la mia letterina e l’ho messa insieme a quelle delle bambine tra i rami e le lucine dell’albero, sperando che un folletto passi a ritirarla mentre sono distratta. Niente oggetti per me, ché davvero non mi manca nulla, ma cose immateriali che non hanno prezzo e che forse solo per magia posso sperare di ricevere.

P.S. Ho disattivato per un po’ il mio account di facebook, per una serie di motivi che non sto a spiegarvi, ma conto di tornare. E, come vedete, sono sempre qui e sugli altri social.

Cinque anni, sotto Natale

Me lo ricordo bene, quel Natale del 2008. Io col mio vestito in maglia, taglia XL, e le battute sull’aver mangiato troppo panettone. Io che scarto calzine, carillon, cuffiette; perché tu c’eri, ormai eri parte della famiglia. Solo due mattine dopo, infatti, entravo in ospedale per conoscerti. Ansia ed entusiasmo mi si attorcigliavano dentro ed io, lo ammetto, ero un tantino irritabile. Quel tanto che basta per dire al futuro papà, una volta parcheggiata l’auto, che non avevo nessuna intenzione di scendere. Proprio non me la sentivo di affrontare la lunga trafila del travaglio, la paura della sala parto, e davanti al suo ribadire l’ovvio, e cioè che una volta iniziate le doglie non si torna più indietro, io non volevo comunque saperne. Ci mancava poco che passassi al posto di guida e me ne tornassi a casa. Facendo finta di non sentire quelle contrazioni a tre minuti l’una dall’altra.

dicembre 2008: pronta per conoscere Carolina

Fortuna che qualcosa mi ha fatto cambiare idea, perché quattro ore dopo ti tenevo tra le braccia, piccola e rosea e urlante, e piangevo e ridevo come già per tua sorella. Perché vedere tua figlia per la prima volta è una scarica di adrenalina che non si può descrivere, è un momento così meraviglioso da dare assuefazione, una droga pensata dalla natura. Vorresti riviverlo altre mille volte, per sentire ancora e ancora che sei parte di quel miracolo capace di dare per sempre un significato superiore alla tua vita. E’ l’attimo in cui il cerchio si chiude e tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto, il momento dell’ebbrezza e della pace dei sensi, indissolubilmente intrecciate.
Tutto con te è stato diverso, ogni mio gesto sicuro e non inquinato dai dubbi e dai timori che ho avuto nel maneggiare tua sorella. Ma quegli stessi gesti sono stati anche attraversati da un velo di malinconia, in una inconscia consapevolezza che, molto probabilmente, li stavo compiendo per l’ultima volta.  Ho cercato di imprimerli per bene nella mia memoria, di assaporarne ogni istante: l’ultimo cordone ombelicale da far cicatrizzare, le ultime coliche, le ultime notti insonni. Perfino quelle mi sono goduta, tenendoti sul mio petto per lunghe ore serene, mentre il resto della casa dormiva e io e te imparavamo a conoscerci e riconoscerci.
Sei stata una bambina più facile, lo ammetto. O forse sono stata più brava io, chissà. Una bambina allegra, sorridente, con uno spiccato senso dell’umorismo. Ed è meglio che mi fermi, prima di cadere in una celebrazione roboante di tutte le tue doti, accecata dall’amore materno.
Tu, così sensibile, mi mostri ogni giorno il tuo cuore grande e il tuo desiderio di mediare e vedere tutti contenti. Ho molto da imparare da te.
In queste vacanze di Natale, ormai trascorse, hai compiuto cinque anni: cinque anni di tenerezza e coccole, di nanne avviluppate come una cosa sola, della tua irrefrenabile voglia di scoprire, conoscere, provare. Ti amo cucciolo mio.

Questo era un post dovuto. Il 27 dicembre abbiamo festeggiato il compleanno della piccola di casa, ormai non tanto piccola.

Le ricette del Mercatino di Natale: Crema Gianduia da spalmare

Prima che sia troppo tardi per pensare di prepararla per le Feste, vi voglio lasciare la ricetta della Crema Gianduia da spalmare: una sorta di Nutella che per me è molto, molto più buona!
La ricetta non è farina, anzi Nutella, del mio sacco: tramandatami anni fa dalla mia amica Marzia, (qui il suo blog, purtroppo non aggiornato), che considero una vera maga della cucina.
Ve la trascrivo quindi come mi è stata data da lei, segnalandovi un paio di piccole varianti che ho introdotto.

Ingredienti:

400 gr di cioccolato bianco
200 gr di cioccolato fondente, almeno al 75% di cacao
200 gr di nocciole tostate e pelate, ridotte in farina
200 gr di olio di riso
100 gr di cacao amaro in polvere

A bagnomaria, sciogliere il cioccolato bianco e fondente. Consiglio di non lesinare sulla qualità del cioccolato che acquistate, pena risultati scadenti quando lo farete fondere. Mescolate bene, pulendo i bordi del tegame con una spatola di silicone.
Mentre il cioccolato si scioglie, polverizzate le nocciole nel frullatore. Qui io ho inserito una variante alla ricetta di Marzia, aggiungendo 4 cucchiai rasi di zucchero: oltre a conferire alla preparazione finale un sapore meno amaro e dunque più gradito ai bambini, evita che le nocciole frullate creino un impasto e restino agglomerate.
Quando il cioccolato sarà perfettamente sciolto, aggiungere a poco a poco la farina di nocciole, sempre mescolando, poi il cacao amaro setacciato. Altra variante, adottata sempre nell’ottica di una crema dal gusto meno fondente, seppure neanche lontanamente dolce e stucchevole come la crema di nocciole commerciale: solo 50 gr di cacao amaro contro i 100 suggeriti nella ricetta.
Aggiungere infine l’olio di riso. E’ in questo olio che sta la vera differenza con i prodotti da supermercato, che utilizzano il famigerato olio di palma, un prodotto dalle bassissime qualità nutrizionali, ricco di grassi nocivi, e che per di più sta conducendo alla deforestazione di alcune zone tropicali per far posto alle piantagioni di palme da olio, con gravi danni alle specie animali che nelle foreste tropicali trovano il proprio habitat naturale. Un prodotto che andrebbe evitato a tutti i costi, per questo quando compro io controllo maniacalmente le etichette di biscotti e prodotti dolciari in genere, che spesso lo contengono.
L’olio di riso invece è un olio nobile, ricco di proprietà nutritive, ed essendo poco saporito si presta bene ad essere usato nella preparazione dei dolci, dei quali non altera il gusto.
Quando avrete aggiunto l’olio, la vostra crema si presenterà molto liquida: niente paura, perchè una volta raffreddata si addenserà. Anzi, per gustarla al meglio è consigliabile intiepidirla per qualche secondo al microonde o a bagnomaria, in modo che ritorni fluida. L’assenza di schifezze chimiche infatti fa sì che da fredda tenda ad assumere una consistenza quasi solida. Per questo è preferibile invasettarla ancora calda. Io poi rovescio i vasetti chiusi, in modo da creare il sottovuoto, ma questa crema spalmabile si conserva comunque per un anno. O almeno, così afferma la mia amica… io non ho mai avuto modo di verificare, perchè ogni volta che la preparo si volatilizza in pochi giorni! Dei cinque vasetti che non ho venduto sabato scorso, al momento me ne sono rimasti due, e non è passata nemmeno una settimana dal mercatino!
Avevo intenzione di utilizzare i vasetti come segnaposto sulla tavola di Natale, quindi credo che durante il weekend dovrò prepararla di nuovo!

Ho scoperto

Ho scoperto:
che la casa addobbata per Natale mi piace un sacco,
ma va bene anche se non tutti gli addobbi sono stati fatti con le mie manine sante;
che fare dei perfetti biscotti a forma di renna di Babbo Natale mi riempie di orgoglio,
ma mi piace di più quando li tagliano le nane, tutti storti.
Ho scoperto:
che si può arrivare al 12 dicembre senza aver comprato tutti i regali da almeno un mese,
e non è la fine del mondo.
Ho scoperto:
che se si aggiungono due invitati alla cena della Vigilia, e stiamo stretti nel tavolo,
però mangiamo più allegri;
che se le tagliatelle non le faccio io ma il sig. Giovanni Rana va bene uguale;
che il mio albero di Natale è bellissimo,
anche quando la gatta me lo smonta pezzo per pezzo.
Ho scoperto che non riesco a fare tutto.
Ho scoperto anche che alcune cose mi vengon bene, e altre meno.
Che a volte sono stanca,
altre sono nervosa.
Altre ancora, invece, semplicemente non mi va.
E non ho intenzione di mettermi in competizione con nessuno per fare vedere che la mia casa è più bella, più cozy, il mio menù natalizio più perfetto e i regali tutti intelligenti, azzeccati ed ecologici, se poi per fare tutto così bene devo innervosirmi con le mie nanette perchè esagero nel riempire la mia giornata. Preferisco sedermi a fare una partita a memory e lasciare una pila di calzini da appaiare.
Ho scoperto che sono moooolto imperfetta, e che va benissimo così.

Questo post lo dedico a tutte le amiche, reali e virtuali, che sentono il Natale come una prova severissima della loro bravura come mamme e padrone di casa, e finiscono per sentirsi inadeguate perchè non riescono a fare tutto ciò che vorrebbero.
Mollate pacchi e fiocchetti, fate una lista di priorità e ricordatevi di mettere, in cima alla lista, lo stare insieme in serenità: non c’è niente di più importante per rendere il vostro Natale speciale.

Relax, and enjoy imperfection

Il “Figlio di Nessuno”

Per oggi avevo in mente un post frivolo: è la settimana di Natale, e a casa mia fervono i preparativi. Che sia la casetta di panpepato da glassare o gli ultimi pacchetti da nascondere alle nanette, siamo super impegnati.
Un articolo letto poco fa, però, mi ha fatto fermare, impietrita. 
Perchè i Figli di Nessuno esistono anche alla fine del 2011, nella nostra civilissima Italia. Nel Paese dove tutti hanno una Mamma. 
Ecco, lui non ce l’ha. E’ solo, e gravemente ammalato, cosicchè rischia di restare per sempre sordo se non potrà, entro l’anno di vita, sostenere un intervento chirurgico per l’impianto di protesi acustiche permanenti. Che sono ovviamente costose, e quando non si ha una famiglia alle spalle, che ti protegge e ti sostiene, tutto diventa in salita. Ha nove mesi ma ne dimostra quattro, perchè la sua malattia ne ritarda lo sviluppo. E’ circondato dall’amore di un intero reparto che si prende cura di lui nel miglior modo possibile, ma non sa cosa sia una casa o l’abbraccio della mamma. Vive in un silenzio ovattato, percependo ben poco di ciò che lo circonda.
E’ l’ultimo degli ultimi. E’ come Gesù Bambino.
In questo Natale ormai davvero alle porte, fermiamoci un attimo a pensare ai piccoli, ai bisognosi, agli ultimi. Usciamo dalla nostra beata inconsapevolezza per guardare alla realtà del mondo che ci circonda, e attiviamoci per renderlo migliore.
Questo piccolo Gesù ha bisogno di noi: ha avuto una partenza davvero sfortunata, ma è in nostro potere rendere il suo cammino un po’ meno difficile.
Per tutte le informazioni su come rendersi utili, cliccate qui, dove potrete trovare il resoconto del medico volontario della Croce Rossa che sta seguendo il caso.
Un abbraccio

AGGIORNAMENTO DEL 21/12/2011
Dopo aver parlato con il tesoriere della ONLUS ho saputo che le “promesse di donazione” hanno raggiunto  la cifra necessaria all’impianto delle protesi cocleari. E’ un bel risultato, ma finchè le donazioni non saranno materialmente nel conto corrente, resteranno delle promesse. Invito quindi tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità ad effettuare il bonifico quanto prima. Qualora poi ci dovesse essere un esubero nelle donazioni, la cifra in più sarà utilizzata per la seconda necessità del bambino: un passeggino ad hoc per le sue esigenze, che sono, purtroppo, particolari.
Teniamo sempre gli occhi aperti…