Come farsi ascoltare dai figli senza urlare

Immaginate lo scenario. È sera. le mie figlie guardano la televisione ma la cena fuma ormai nei piatti, e io dalla cucina chiamo inutilmente più e più volte il gregge a raccolta, con tono crescente. “Stiamo spegnendo….” è la risposta più frequente alle mie incitazioni. Solo che poi questi spegnimenti durano anche dieci minuti, manco si trattasse di spegnere un altoforno… e intanto il risotto s’è attaccato al tegame. Seguono scene con urla belluine, e io che intimo l’immediata comparsa in cucina minacciando sequestri del mezzo televisivo fino a data da destinarsi. Loro che fanno serenamente lo gnorri. Nei miei film mentali in cui sogno di essere una madre perfetta immagino sempre di rivolgermi alle nane con voce soave, non perdere mai le staffe nemmeno davanti a monellerie da cartellino rosso e ottenere figlie obbedienti solo con l’autorevolezza che promana da ogni poro della mia persona; nella maggioranza dei casi il film si trasforma in un horror in cui parlo con la voce da posseduta dal demonio, minaccio punizioni bibliche a bambine urlanti e mio marito mi asperge di acqua santa per tamponare la situazione. Tuttavia io continuo nella mia ricerca della perfetta formula per farsi ascoltare dai figli senza dover alzare la voce, minacciare o ripetere la stessa richiesta quattrocento volte. Se tutto ciò vi suona familiare, capirete perchè non ho esitato a iscrivermi al webinar di Power of Moms dal titolo How to get your kids listen without nagging, reminding or yelling. 

Noto duo criminale. Ph. by Alberto Uccheddu, don’t copy or use without permission

Vi racconto com’è andata. Prima di tutto: cos’è un webinar? Un seminario che si svolge attraverso il web: indossi gli auricolari, ti connetti alla conference room virtuale e ascolti, pregando che l’accento americano non sia tanto forte da impedirti di comprendere ciò che viene detto. Se hai domande, le poni attraverso l’apposita chat.

È stata un’ora e venti utile? Direi proprio di sì, mi ha fornito alcuni spunti interessanti che voglio condividere con voi, cercando di sintetizzare al massimo (lo sapete, non è il mio forte).

  1. I nostri figli hanno, fin da piccolissimi, una loro libera volontà, e sentono il bisogno vitale di esercitarla, di sentire che hanno il controllo sulla loro vita.
  2. Possiamo utilizzare questo bisogno naturale ponendo nelle loro mani il potere di scegliere come comportarsi, provando ad indirizzarli al comportamento da noi desiderato senza minacciare punizioni, gridare o ripetere ossessivamente la nostra richiesta. Come?
  3. Sostituendo alla minaccia delle punizioni la spiegazione delle conseguenze del comportamento prescelto.

Lo so che detto così sembra solo una supercazzola lessicale per mascherare le minacce e i ricatti: “o fai come dice mamma o la conseguenza sarà che ti punisco”. Ma non lo è. È invece un prezioso cambio di prospettiva, che funziona a tutte le età (a partire da quando un bambino è abbastanza grande da comprendere il legame causa-effetto) ma che mi sta dando soddisfazioni soprattutto con la nana grande. Non mi ero mai resa conto di quanto desiderasse essere autonoma e padrona della sua vita… e adesso si sente molto di più così.

Proviamo?

Prima di tutto, è inutile sbraitare sul momento: si parla della questione quando NON sta avvenendo il comportamento che ci disturba. Può sembrare controintuitivo, ma quando gli animi si sono scaldati noi genitori siamo i primi a non essere costruttivi, e aspettarci che lo siano i nostri figli è quantomeno ingenuo. A freddo, quindi, solleviamo la questione dicendo una frase che non faccia mettere subito sulla difensiva gli irritabili virgulti, tipo “ho notato che non riusciamo ad accordarci sullo spegnimento della tv quando è pronta la cena”. Spieghiamo quali problemi ciò comporta (si fa tardi e si va a letto troppo tardi/la cena si fredda e non è più buona/non resta tempo per stare insieme dopocena/sono stanca come un cane e non ho più voglia di vedervi in giro per casa – ok, quest’ultima non ditela) e chiedete come mai sia così difficile spegnere quell’accidenti di tv in tempi ragionevoli (non con questo tono, che è quello che a me verrebbe spontaneo). Otterrete spiegazioni bizzarre ma talvolta perfino ragionevoli, che potrebbero indurvi a riconsiderare la questione. Se invece restate saldi nei vostri propositi (averle a tavola entro un paio di minuti dalla chiamata, a tv spenta), spiegate alle soavi fanciulle che non potete costringerle a spegnere la tv a tappo (no, non potete, la costrizione fisica non vale come metodo educativo…) nè volete andare lì, spegnere dal pulsante della tv e poi mettere per sicurezza il telecomando sulla mensola più alta (non che io l’abbia fatto, eh…) perchè sarebbe un atto di prepotenza verso di loro che non intendete compiere (ripeto: non intendete compierlo). Tuttavia, poichè arrivare a tavola puntuali è un fatto per voi indispensabile (quindi spiegate in modo chiaro qual è il comportamento che vorreste), loro possono scegliere di non farlo ma… segue spiegazione delle conseguenze. Che potrebbero essere: dovrete trovare un momento diverso dal pre-cena per vedere la tv, così saremo sicuri che non si crea questo problema. Non suona come una punizione, vero? È piuttosto la perdita di un privilegio che abbiamo concesso fino a quel momento. E il ragazzo può scegliere quale comportamento preferisce adottare: guardare la tv in un altro momento della giornata, oppure spegnere subito quando è pronta la cena.

Vietato far discendere conseguenze per i figli che riguardano beni primari (non puoi dire: se non spegni la tv vai a letto senza cena) oppure spropositate rispetto alla gravità del comportamento (non vedrai più la tv per tutto l’anno), scollegate rispetto al comportamento (se non spegni la tv non userai più il telefonino) o umilianti (in ginocchio sui ceci!).

Una volta spiegati i comportamenti possibili e le relative conseguenze, ci assicuriamo che i ragazzi abbiano capito. Facendoci ripetere i termini dell’accordo: qual è il comportamento atteso, quali sono le opzioni e quali le relative conseguenze. A quel punto l’accordo è siglato e il potere decisionale resta nelle mani del bambino.

Ho usato questo metodo più volte da quando ho seguito il webinar e posso dire che: in linea di massima un bambino se viene responsabilizzato tende spontaneamente a preferire il comportamento più ragionevole, che si suppone sia quello desiderato dal genitore. Talvolta il figlio sceglierà un comportamento diverso, che però potrebbe rivelarsi non così negativo come pensavamo. A me è accaduto anche questo, e ho dovuto riconsiderare le mie posizioni.

Vista la lunghezza biblica di questo post, se l’argomento vi interessa lasciatemi osservazioni e domande di approfondimento nei commenti, e preparerò un secondo articolo in cui vi racconterò di tutto ciò che può andare storto nell’applicazione di questo metodo e di come talvolta confrontarsi coi figli può far crescere e migliorare anche i genitori.

Sempre, in realtà…

N.B. questo metodo è stato elaborato dall’americana Amy McCready, una parenting coach di grande successo. Io mi limito a tradurre per voi le basi del sistema e a raccontarvi la mia esperienza

Vita imperfetta pt.10: quei pomeriggi

Quei pomeriggi che non vanno esattamente come avevi programmato, e sono una tragedia per una maniaca del controllo come me. Hai voglia a farti il tuo schemino mentale, con orari e relative attività… il destino aspetta che abbia finito di compilartelo, il tuo bello schemino, e poi si diverte a scombinartelo sistematicamente. Meticolosamente, direi.
Sarà che oggi è lunedì, ma tu c’hai la casa uno specchio che wow, non ti capita mai, e già ti pregusti un pomeriggio di lavori in giardino, mentre la nana grande, insieme a due compagni scout, deve preparare un progetto per acquisire una nuova specialità.
Allestisci tutto in giardino, nel punto più fresco: tavolo, carta, cartone, colori, colle e tutto ciò che può tornare utile, e già te li immagini che lavorano alacremente e in armonia. Con la casa che rimane perfetta.
Beh perfetta proprio no, perché dopo pranzo alla nana piccola viene una irrefrenabile voglia di dipingere con gli acquerelli, e non si può mica dirle di no! O si può? Ogni tanto mi viene il dubbio che magari se guardassero mezz’ora di tv non crollerebbe il mondo…

Comunque, nei tuoi programmi mentali certo non hai preventivato che la tua amica e vicina di casa Annalisa, poco prima dell’arrivo dei bambini, entri a casa tua con un cucciolo in braccio. Minuscolo, bellissimo come solo i cuccioli molto piccoli sanno essere. Buttato da qualche simpaticone all’interno della parte di giardino che abbiamo in comune: il cancello ha le sbarre larghe e quel simpaticone deve aver pensato che, dove mangiano tre cani (uno mio e due di Annalisa) possono mangiare in quattro. Semplice, no?
Che patato! esclamiamo quasi in coro nel vederlo, con quella pancia da cucciolo, l’odore da cucciolo, le movenze da cucciolo.

Peccato che sia, appunto, un cucciolo, che purtroppo né io né lei possiamo tenere.

E’ però splendido e dolcissimo, e le bambine sono galvanizzate.
Così i nostri due ospiti scout arrivano nel mezzo di questo caos di bambine che si sdilinquiscono di fronte alla tenerezza di Patato (non ci è venuto niente di meglio, per apostrofarlo), e anche i due “colleghi” della nana grande si uniscono ai gridolini di apprezzamento, alle coccole e ai pucci-pucci, mentre il volume di tutto ciò diventa sempre più intollerabile.

E il cartellone? Il progetto da terminare per poter acquisire la nuova specialità? Dimenticato.
Il cucciolo – mai visto uno così calmo e paziente – passa di braccio in braccio, accoccolandosi e dispensando bacetti a tutti i bambini in egual misura.
Bambini che entrano ed escono continuamente da casa, mentre io debolmente chiedo di stare attenti con le porte, perché c’è il gatto nuovo, che ancora non si è ambientato, e non possiamo assolutamente correre il rischio che esca in giardino e si perda.
E la situazione di avere un cucciolo che NON deve entrare in casa (perché fa pipì ogni dieci minuti e tu, lo ricordiamo, una volta tanto hai la casa uno specchio), e un gatto che invece NON deve uscire, mentre quattro bambini entrano ed escono continuamente da tre porte diverse che danno sul giardino, è potenzialmente esplosiva. Lo sapete, vero?
Infatti esplode. Il volume delle urla sale per un momento e il tono diventa disperato perché Zucchino, il gatto-nuovo-che-non-deve-uscire-perché-non-si-è-ancora-ambientato è uscito in giardino. E tutti i bambini lo inseguono strillando con l’idea di riprenderlo.

Zucchino nel suo nascondiglio preferito: l’armadio della nana grande

Non so voi, ma io se fossi un gatto molto timido e quattro bambini urlanti mi inseguissero farei di tutto, ma proprio di tutto, per non farmi prendere. E infatti…
In quel momento così delicato suona il campanello: è Federica, la bambina che ogni tanto passa a casa per giocare con le nane. Campionessa di tempismo.
Ora i bambini inseguitori sono cinque, e Zucchino si è acquattato sotto le piante, da dove con mille moine, voci melense e rumore di bacetti, riesco a riprenderlo e riportarlo dentro. Pericolo scampato.
Il lavoro riprende con numerose interruzioni dovute al cucciolo, quello di cane, che offre una distrazione non da poco. Mentre lo tengo un pochino in braccio, e lui mi si addormenta addosso, tenero come un neonato, inizio a notare dei piccoli animaletti saltellanti in mezzo al pelo… LE PULCI!
Come ho fatto a non pensare che un cucciolo trovatello sarebbe stato pieno di pulci? Vai di antiparassitario naturale per tutti i quadrupedi!
Ve l’ho detto che nel frattempo i quattro bambini diventati cinque continuano ad entrare ed uscire da casa per un pennarello, un po’ di gelato, una pipì urgente, o anche solo per vedere il mitico soppalco della stanza delle nane? E i miei pavimenti, specchi, vetri e tappeti immacolati sembra che siano stati puliti un mese fa. Il passaggio degli Unni ha lasciato meno danni, ne sono certa.
Depressione incipiente.
In compenso, alla fine della serata, sopra il tavolo sul quale il lavoro per gli scout si è svolto giacciono: un deodorante, due giochi elettronici, una confezione di cereali con metà del contenuto sparso ovunque, svariate coppette di gelato vuote, un forziere dei pirati di plastica azzurra e il materiale usato per il lavoro.
E i quattro bambini diventati cinque stanno festeggiando la fine del progetto cantando il Gloria sulla melodia di We will rock you. Con battimani e percussioni annesse. Che è una canzone che io amo, e tuttavia questa versione non mi convince troppo.
Solo alle 20 i tre ospiti vanno via e restiamo io, le nane, i due cani, Mela e Patato, i due gatti, la tartaruga che ha rischiato di venire calpestata numerose volte dalla ciurma di bambini, immersi nel caos. Tocca dare una parvenza di normalità alla casa e al giardino, poichè la mia geniale idea di farli lavorare fuori (al fresco, e così mi rimane la casa in ordine) ha sortito l’effetto di incasinare sia dentro che fuori.
Poi le imprescindibili docce e infine, dopo aver dato la pappa al cucciolo e averlo consegnato per la notte ad Annalisa, abbiamo bevuto un bicchiere di latte e ci siamo cacciate nel letto, incapaci di intendere e di volere più oltre, ma con l’idea che forse certe volte sarebbe meglio non fare programmi e accettare le cose come vengono.

A proposito, qualcuno vuole adottare Patato?

Vita imperfetta pt.5: La lumaca. O chiocciola che dir si voglia

 Perchè in tema di accessori per capelli non mi batte nessuna.

Questa è una bella favola.
C’era una volta una mamma che aveva un lavoro part time e faceva una vita normale. Anziché fare quarantaquattro cose contemporaneamente e tutte terribilmente male, ne faceva solo due/tre per volta, e riusciva a farle malino, sentendosi tanto brava e gratificata. “Malino” era infatti il massimo cui potesse aspirare, ma questo lo comprese solo anni dopo, quando iniziò a lavorare a tempo pieno e vide che le sue modestissime capacità di incastratrice di impegni, riordinatrice di casa, accompagnatrice a visite pediatriche e veterinarie, scuole feste e sport, cuoca e creativa, venivano messe a dura prova.
Ad ogni modo, in quella fase della sua esistenza la Mammadilettante riteneva di essere sufficientemente brava, una Mamma-non-dilettante. Dopo aver portato a piedi l’unica figlia all’asilo proprio dietro casa ella era solita sedere nel minuscolo giardino, sulla panchina a ridosso della fontanella, per cucire alla luce del sole autunnale. Cane gatto pesci e tartaruga le facevano allegra compagnia: il suo mondo era un posto gioioso e bucolico, popolato di animaletti amichevoli. Magari troppo amichevoli. Ma lei ancora non lo sapeva.

In una di quelle idilliache mattine di sole la Mamma-non-dilettante si attardò nei suoi lavori creativi e rimase in giardino fino al momento di recuperare la nanetta dall’asilo, godendo dei colori di quella parete di vite americana che l’autunno stava lentamente trasformando in un trionfo tutto rosso e oro.
Mise da parte in fretta il lavoro e percorse le strade del suo quartiere, dove era solita incontrare dei simpatici vecchietti con i quali volentieri scambiava qualche commento sul tempo e sulla vita. Notò che le persone la guardavano in modo strano ma non vi badò, convinta com’era di essere perfettamente in ordine. Come sempre. C’era forse un velo di presunzione in questa granitica certezza? Può essere. Ma lei ancora non lo sapeva.
Anche all’asilo le maestre la osservavano in volto con espressione concentrata, quasi a volerle carpire un qualche segreto. Ma lei non vi prestò attenzione.
Solo una volta recuperata la dolce figliola e percorso a ritroso il breve tratto asilo-casa, Mamma-non-dilettante comprese il perchè di tanti sguardi attenti. Fu proprio la creatura a svelarle il mistero, chiedendole: “mamma, cog’è quetto?” e indicando la sua testa con estremo interesse.
E fu così che la perfetta Mamma-affatto-dilettante scoprì che tutti la fissavano non per la sua sfolgorante bellezza, non per le sue garbate conversazioni, non per il suo abbigliamento ricercato, ma perché sulla cima della testa ospitava una gigantesca lumaca, provvista di guscio, che dai rampicanti aveva trovato più conveniente passare ai suoi capelli. Un accessorio davvero fashion, niente a che vedere coi soliti cerchietti, mollette e forcine di vario tipo.
Staccò l’amichevole animaletto, lo rimise accanto alla fontana, e corse a farsi uno shampoo, prendendo nota mentalmente che prima di uscire di casa è meglio guardarsi SEMPRE allo specchio, anziché confidare nella propria perfezione

Vita imperfetta pt. 2. Le frolle montate

E’ l’ora del the. Due giovani signore eleganti sorseggiano il liquido ambrato chiacchierando amabilmente a bassa voce, mentre il quinto movimento della Pastorale di Beethoven spande le sue note nell’aria, perfetto sottofondo musicale per un calmo pomeriggio di chiacchiere. La tavola è apparecchiata con gusto sofisticato. La padrona di casa ha scattato delle graziose immagini di essa, che condivide sui social.

Le due amiche sbocconcellano appena i deliziosi pasticcini preparati dalla padrona di casa, mentre il gruppetto di bimbe siede a cerchio sul tappeto, impegnato in un tranquillo gioco di società che le terrà occupate per almeno un paio d’ore.

No dai, non ce la posso fare, mi viene troppo da ridere! Se questa è l’immagine che vi si presenta alla mente nel guardare le mie foto delle frolle montate, sappiate che è SBAGLIATA.

Ecco a voi quindi, per la rubrica “Vita imperfetta”, la parte 2°, che potremmo intitolare Frolle montate.

L’azione ha luogo durante un sabato di ordinaria follia, come tanti. Un sabato in cui non avrei dovuto lavorare ma sono stata cooptata last minute causa malattia di un collega. Un sabato, quindi, che per me è iniziato dopo le 14.
Immaginate la musichetta di Benny Hill come sottofondo musicale, che a casa mia funziona molto meglio di Beethoven. Con questo sottofondo corro come una forsennata da una parte all’altra della cucina, perchè ho finito di pranzare alle 14,30 e tra meno di un’ora devo uscire per portare la nana grande a scout. E in quel lasso di tempo voglio assolutamente fare i biscottini che ho promesso alla mia amica. Quindi evito di cambiarmi e metto un grembiulone sopra i vestiti che avevo in ufficio:
kilt scozzese, golfino nero e stringate col tacco. Un outfit comodissimo per cucinare! Ho i tacchi da stamattina alle 7, ma pazienza.
Ci vuole un selfie, subito.

Alle 15 sto infornando la prima teglia di frolle: 10 minuti e via la seconda. Che però tarda a cuocere, e io devo uscire…Vabbè, ho una strategia: spengo il forno e lascio la teglia dentro, dovrebbe cuocere per un’altra decina di minuti mentre l’interno è ancora caldo. Speriamo non si brucino!

 Tolgo il grembiule per infilarmi il cappotto e il mio sguardo cade su una patacca non meglio identificata che campeggia al centro della gonna rossa: come accidenti ho fatto a macchiarmi sotto il grembiule e non sopra?! Sono una professionista!

Pazienza, non ho tempo per cambiarmi. Indosso il cappotto, chiamo le nane a raccolta e partiamo in direzione oratorio, dove arriviamo sul filo di lana. Lascio quindi la nana grande e, per mano alla nana piccola, vado a prendere la mia nipotina che passerà il pomeriggio con noi. Il mio pensiero ritorna però continuamente ai poveri pasticcini, che certo saranno ormai carbonizzati.
Recupero la nipotina e con le due bimbe mi dirigo a casa, dove con gioia verifico che la cottura dei biscottini è andata a buon fine. Miracolo!

Le cuginette iniziano a giocare saltando la corda nel centro del salotto e mettendo in pericolo i miei soprammobili. Annotazione mentale: una casa zen, senza oggetti in esposizione, è molto più childproof della mia. Devo rivedere i miei gusti in fatto di arredamento.
Abbandono i soprammobili al loro destino e ritorno nelle cucine, dove il grembiule mi aspetta. Devo ancora glassare i biscottini a forma di S.
Scaldo il cioccolato a bagnomaria e quand’è fuso lo spalmo con una spatolina di silicone su ogni dolcetto.

Mi avanza giusto un pochino di cioccolato fuso… quasi quasi una leccatina alla spatola…
aaaaahhhhhh! Era ustionante!
Con la lingua penzoloni ingurgito cubetti di ghiaccio rischiando di fare la fine di Rezzonico nella puntata “La lingua ghiacciata”. Le bambine ridono a crepapelle di me.
Termino un po’ come viene il lavoro di glassatura, poi mi dedico ad apparecchiare; ho poco tempo perché la mia amica e le sue due bambine stanno per arrivare.
Tovaglia ricamata della bisnonna e porcellane d’epoca, quelle sì. C’è però la zuccheriera da riempire. Prendo il barattolone dello zucchero e, siccome sono maledettamente pigra e un po’ di fretta – combinazione letale – cerco di riempire la zuccheriera rovesciando lo zucchero dal barattolo anziché usare un cucchiaio. Dopo 30 secondi il tavolo della cucina è pieno di zucchero, il barattolo da 1 kg è quasi vuoto e in compenso nella zuccheriera ce n’è pochissimo. Ottimo lavoro!
Ripulisco alla meglio mentre il cane lecca i granelli di zucchero caduti sul pavimento, e in quell’attimo suona il campanello. E’ arrivata. Quella che mio marito definisce “la tua fidanzata”, certo con una punta di gelosia.
Ora mi siederò con lei in salotto e passerò un paio d’ore di chiacchiere. La visione di noi due intente a sorseggiare il the in un’atmosfera ovattata si fa timidamente strada nella mia mente, mentre il quinto movimento della Pastorale mi riecheggia nelle orecchie. Somma goduria.
Peccato che io abbia la gonna macchiata e lei sia venuta di corsa da casa con i pantaloni che aveva, infilandoli come capita negli stivali. Dai, siamo bellissime lo stesso! io poi non mi sono più guardata allo specchio da prima di andare in ufficio stamane, devo essere uno splendore… Sono solo dettagli.
Le bambine iniziano a giocare e sì, si siedono a cerchio sul tappeto; per ben dieci minuti consecutivi. Un tempo insufficiente a garantirci un po’ di pace, ma certo sufficiente per raccogliere peli di cane e di gatto a volontà.
Poi corrono per tutta la casa urlando e sbocconcellando biscotti in giro che nemmeno Hansel e Gretel. Fortuna che il cane mi fa da aspirabriciole…
Alla fine, il the coi pasticcini ce lo prendiamo. Indifferenti al caos, grazie ad una sorta di sordità selettiva che ti permette di sentire quello che ti dice l’interlocutore che hai di fronte e non le urla delle bambine che giocano. Prendiamo quattro tazze di the a testa e mangiamo dolcetti come se fossimo digiune dalla mezzanotte: a fine serata ne resta una mezza dozzina. Ridiamo come matte e parliamo di tutto ciò che sta tra gli smalti per unghie e il senso della vita, come uscire vive dai compiti dei figli e cosa vorremmo essere da grandi.
Quando loro vanno via preparo questo post. E mi accorgo che, alla fin fine, il segreto è solo uno: fare foto con un campo molto stretto. Così riprendi i dolcetti e le porcellane e non il delirio che c’è tutto intorno. E la tua vita sembrerà perfetta. E questo è proprio quello che succede con il blog e i social network: che offri agli altri un’immagine della tua esistenza ripresa a campo strettissimo, lasciando volutamente tutto il resto fuori.

Se siete stati così bravi da arrivare fino alla fine del post vi premio… con la ricetta dei biscotti.

FROLLE MONTATE (sabato io ne ho fatto mezza dose)

500 gr di farina,
350 gr di burro,
180 gr di zucchero al velo,
2 uova
aroma vaniglia 1 fialetta
sale q.b.

Montare a schiuma, a mano o nel robot, il burro e zucchero unitamente all’aroma. Aggiungere un uovo alla volta e poi il sale. Quando l’impasto è ben schiumoso incorporare poco a poco la farina con una spatola, badando a che il tutto non si trasformi in una massa gommosa. Con la sac a poche, bocchetta grande a stella, formare delle serpentine o delle roselline sulla carta da forno, poi infornare a 180° per 10 minuti; togliere non appena i bordi iniziano a dorarsi. Il centro del biscotto deve rimanere quasi bianco.
A piacere procedere ad intingere nel cioccolato fuso, oppure a decorare con mezza ciliegia candita, codette di zucchero, smarties o quello che la fantasia vi suggerisce.

Vita imperfetta. Part 1

C’è chi dice che ad Hove Haven conduciamo una vita perfetta. Che siamo sempre impeccabili e organizzati, con un sorriso radioso sul volto e ottime maniere. Lo dice, naturalmente, solo chi ad Hove Haven non ci è mai entrato se non attraverso la porta virtuale del blog e dei social.
Chi invece ci frequenta nella vita reale sa quanto poco perfettina sia la nostra giornata, e come siamo sempre all’inseguimento del compito dimenticato, la spesa non fatta, il vaccino saltato. Mi viene giusto in mente che forse Carolina doveva fare un richiamo…
Per questo, voglio inaugurare una sorta di rubrica con stralci di vita imperfetta, o meglio: ad alto tasso di normalità.

Va oggi in onda la parte 1°, che potremmo intitolare: Personalizza i tuoi compiti

Interno giorno, una domenica qualunque. Mammadilettante scorge sul pavimento della cucina, a partire dalla portafinestra che conduce al giardino, strane orme scure di forma indefinita, appartenenti di certo ad una strana creatura non meglio identificata. Incuriosita segue quella scia bruna che porta fuori dalla cucina, verso il corridoio e la stanza delle nane. Qui si interrompe dove i compiti di inglese giacciono sul pavimento abbandonati. Chiaro, no? I vostri figli dove tengono le schede una volta che hanno eseguito gli esercizi? Le mie nane per terra, sebbene fornite entrambe di scrivania sulla quale, oltre che lanciare calzini usati puzzolenti e fare braccialetti dell’amicizia spargendo perline in ogni dove, si potrebbero al limite anche fare e conservare i compiti.
Sulla scheda contenente gli esercizi sull’uso del present continuous riposa una cosa marron, della stessa sfumatura delle orme. Ad un primo sguardo della madre perplessa potrebbe essere un insetto, illecitamente penetrato in casa dal giardino. Un’osservazione più attenta produce un sospiro di sollievo: non è un insetto. Dev’essere un pezzetto di foglia secca. Sì. Il giardino ne è pieno e non si fa in tempo a raccoglierle che già il terreno ne è di nuovo ricoperto. Un soffio di vento ed entrano in casa.
Mammadilettante si china volenterosa per togliere la foglia dalla scheda e la scheda dal pavimento, e solo allora si accorge che no, non è un insetto e nemmeno una foglia secca. E’ cacca. Di cane. Odore inconfondibile. La genitrice disgustata rivede la sua scala delle preferenze, in favore dell’insetto che prima la schifava tanto. Insetto morto spiaccicato batte cacca di cane 100 a 0.
Si può scrivere cacca, oppure faccio brutta figura? Deiezione canina suona tanto fine! Al limite userei popò.
A quel punto scatta l’urlo disumano. Le mamme perfettine non alzano mai la voce, io invece sì. Urlo con la voce da posseduta dal demonio e la nana n.1 compare come niente fosse.
“Da dove arrivi?” Chiedo io.
“Dal giardino”
Un sospetto inizia a farsi strada nella mia mente.
“Stavi per caso raccogliendo le cacche di Mela?” Chiedo. E’ una delle piccole incombenze domestiche che le spettano, perchè cresca sapendo che avere il cane non porta solo allegria ma anche qualche piccola seccatura. Naturalmente si suppone che poi, entrando in casa, gli stivali di gomma vengano sostituiti dalle pantofole.
“Solleva un po’ quello stivale” dico io.
Eccolo lì, il blob. Il mostro marrone. La cacca. Un simpatico plateau di materiale organico, spesso un paio di centimetri, di cui lei non si è accorta. Santa innocenza. Ha girato per tutta la casa con quella roba saldamente ancorata alla suola, senza avere nessun fastidio. E mi ha “timbrato” tutto il pavimento.
“E adesso – soggiungo io, preoccupata per i compiti – come si fa per la scheda di inglese?”
Segue un attimo di silenzio.
“La metto in una cartellina trasparente, così la maestra la può correggere lo stesso!” annuncia lei trionfante.
“Brava, e dopo la passiamo all’insegnante di scienze per il suo laboratorio…”

Miss perfettina

È da un po’ che penso a questo post, perché ultimamente sono successe alcune cose: ad esempio, ho disconnesso l’account di facebook per un mesetto. Varie le ragioni, e sicuramente una è che mi irritava un certo curiosare maligno nella mia esistenza, trarre conclusioni e sussurrare dietro le spalle. È chiaro che se uno scrive su un social, condivide le sue foto, o peggio apre un blog personale, si espone al giudizio del pubblico. 
Scrivere è come girare nudi per casa e poi lamentarsi che il vicino suona continuamente il campanello. A te dà fastidio ma in fondo è colpa tua. Sei tu che gli hai detto: passa pure quando vuoi! Lui è curioso e ti vuole cogliere sul fatto. Vedere se usi le pantofole o cammini scalza, se hai la camicia da notte sexy oppure porti il pigiamone con gli orsetti. Quindi un certo curiosare e trarre conclusioni è da mettere in conto. 
Un altro fatto recente è una lunga chiacchierata con un amico, tutta incentrata sul mio “essere perfettina”. Sull’immagine di me che emerge dal blog e dai social che, in base alle sue affermazioni, è quella di una che vorrebbe essere – o almeno presentarsi – come una super donna. Mamma devota, lavoratrice, cuoca, creativa e quant’altro. Senza dimenticare la mogliettina premurosa e la donna-donna. Quella che dopo che ha messo le mani nella terra per sistemare il giardino si rifà la manicure, infila le scarpe col plateau ed esce di casa.
Mai una sbavatura, mai una parolaccia. Mai che un mio post sia “oggi sono incazzata col mondo”. Sembra che questo sia un pessimo marketing di se stessi, perché i perfettini risultano odiosi ai più e si amano solo tra loro. Facendo a gara a chi è più perfetto. Questa discussione mi ha fatta un po’ sorridere e un po’ incazzare. Che poi io scriverei adirare, irritare, seccare o infastidire. Magari inviperire o al limite imbufalire. In casi estremi perdere le staffe. Incazzare no.
Però non è che se una le parolacce non le scrive vuol dire che non le pensa, che proprio non son nelle sue corde. Io le penso, come tutti, e ne dico. Come tutti.
Quando scrivo però cerco di limitarmi, e il punto sta proprio in questo. Che quando si scrive, pur mettendosi a nudo, non si apre la porta al vicino che suona. Gli si dice di aspettare un secondo mentre ti butti qualcosa addosso e ti rendi presentabile. Io, almeno, sono abituata così, non so voi…
E quindi no, dal palco dei social o del blog in genere non lancio strali contro chicchessia, anche se ammetto che talvolta mi è capitato. Evito di raccontare le mie disgrazie e i miei problemi, che pure ho, come tutti. Perché non trovo che rendere pubbliche certe cose aiuti a porvi rimedio. Anzi. Se ho voglia di parlare dei miei problemi non lo faccio su facebook ma mi metto il rossetto rosso, le scarpe col tacco dodici, e mi ritaglio una serata tra ragazze. Bevo un po’ di più di quanto dovrei, cioè comunque pochissimo perché tanto non reggo l’alcol, e magari posto un selfie spiritoso. E ‘fanculo a chi mi vuole male. Soprattutto a chi mormora che certo ho le gambe troppo lunghe e le gonne troppo corte per essere davvero una brava madre. Magari sono una pessima madre e una bruttissima persona, ma questo non ha niente a che vedere con la lunghezza dei miei orli.

Ho le mie malinconie, le mie serate no. Gli attacchi di pianto e i momenti in cui vorrei prendere a calci il muro, e mi ferma solo il pensiero di quanto mi chiederebbe il muratore per riparare l’intonaco. Perché quello è un lavoro che ancora non so fare, ma conto di imparare.
Sono ben lontana dalla perfezione, e da molto tempo ho scoperto che arrivarci non è neppure un mio obiettivo. Ma questo non comporta che metta in piazza le mie umane miserie, anche perché ritengo che siano simili a quelle del resto del mondo. Dunque, poco interessanti.

Spesso parlo dei miei fallimenti come educatrice, del disordine che regna sovrano a casa mia, del mio lavoro impiegatizio che non è certo invidiabile, pur essendo fortunata ad averne uno. Ma cerco di farlo con tono leggero perché ad autocompatirsi non ci si guadagna niente. Mi sono sempre pentita quando dai miei post ho lasciato emergere le difficoltà del momento che stavo attraversando e mi sono riproposta di non farlo più. Anche perché le persone mormorano sempre. Mormorano se hai litigato con tuo marito, mormorano se hai il rossetto rosso e le gambe lunghe: meglio farle mormorare per la seconda causa che per la prima. La prima te la gestisci per conto tuo, chè mia nonna diceva sempre quella cosa dei panni sporchi che si lavano in casa.

Quindi perfettina sì, ma solo in apparenza. Le imperfezioni ci sono tutte; non per niente il mio nick è Mammadilettante: una mamma – una donna – dilettante e fallibile in tutto ciò che fa, nondimeno entusiasta e desiderosa di provare. Solo provando e sbagliando si migliora, e a me va di migliorare. Proprio tanto. Mi va di riempire questa mia vita di mille cose significative per me e le mie figlie, anche se questo dovesse sfinirmi, perché di vita ne abbiamo una sola. Il tempo vola, ma noi ne siamo i piloti.

Questo mio modo di essere disturba qualcuno? Not my business.

E adesso scusate, devo andare a fare una torta a sette piani, cantando le mie canzoni heavy metal preferite, mentre mi trucco gli occhi e faccio il bagno al gatto. Quindi, occhio ai peli di gatto nella torta!

{Real Bloggers}: nuove tendine per il bagno

Conoscete l’iniziativa “Real bloggers”?
E’ una sorta di gioco tra blogger in cui mostriamo la nostra vita così com’è veramente. Questo è un tema che mi sta molto a cuore, infatti ne ho già parlato in un altro post precedente, nel quale mi sono accodata all’iniziativa di Rita, ovvero #quellochelabloggernondice. Addirittura, questo è stato l’argomento di uno dei miei primi post, e ci torno sopra volentieri perché penso che non se ne discuta mai abbastanza. Noi donne infatti abbiamo l’insana tendenza a cercare di fare tutto, di incastrare mille cose, di non ammettere debolezze… e questo ci porta a mostrare nei nostri blog magari solo la parte migliore della nostra vita. Niente di più sbagliato!
Ecco quindi il mio contributo a Real Blogger, che spero vi aiuti a vedermi come sono: una donna con pregi e difetti (soprattutto difetti!) che conduce una quotidiana battaglia contro sciatteria e disordine, tentando al contempo di ritagliare del tempo per le sue passioni creative.

Adoro le tende: cambiano letteralmente il volto di una stanza e in più sono facilissime da realizzare. Massima gratificazione con il minimo sforzo.
Così quando qualche tempo fa mi è stato regalato uno scampolo di pizzo color ocra/salmone ho subito pensato di farne delle tendine per il bagno delle bambine. E’ un bagno relativamente grande secondo gli standard attuali, dove predominano un look retrò e i colori della terra, per cui delle tendine di delicato pizzo color salmone mi sono parse subito un’idea adatta.
Il fatto è che come mio solito mi sono messa a realizzarle in un pomeriggio di ordinaria follia: la nana grande che studiava geografia con un compagno, la nana piccola alle prese con la suddivisione in sillabe, cane e gatto eternamente in mezzo ai piedi… ma se avessi deciso di aspettare un momento più opportuno forse non le avrei mai cucite!

Ho tentato, con scarso successo, di sottrarmi alle coccole del cane, Mela

Ho quindi organizzato il tavolo della cucina: di qua la mia macchina da cucire, di là libri e quaderni per seguire le bambine nei compiti. E il cesto del pane da sgranocchiare durante il lavoro…

Quindi dopo un po’ la mia cucina aveva questo aspetto…

Una volta terminate le cuciture, e giunto il momento di appendere le tendine, ho tirato fuori anche la cassetta degli attrezzi, molto real pure lei… notate il caos in cui teniamo viti chiodi etc!
Che poi, dopo un paio di prove, mi sono resa conto che le bacchette erano troppo lunghe, quindi senza scompormi troppo le ho semplicemente…segate, fino a ridurle della misura giusta! Non è un sistema molto ortodosso, ma ha funzionato!

Solo dopo queste operazioni mi sono spostata nel bagno, dove ho praticato dei forellini nella cornice della finestra (riuscendo nell’impresa di spezzare un gancetto dentro il legno, così da dover fare un secondo buchetto accanto al primo, poi nascosto fortunatamente dal tessuto), posizionato i ganci e infine appeso le tendine di pizzo

Ed ecco il risultato finale… le tendine appese alla finestra, accanto alla cornice in cui ho messo due foto antiche di famiglia ed una cartolina, anch’essa dei primi del ‘900, scritta da mio nonno alla sua madrina quand’era sotto le armi.


Se desiderate entrare a far parte della ciurma di Real Bloggers
potete farlo a partire dal prossimo post (tra un mese),
basterà scrivere a Francesca (novecento@iol.it) o a Diana (dolcedidi1976@virgilio.it)

Ecco le altre  Real Bloggers che hanno aderito all’iniziativa!

Diana : http://www.applepieshabbystyle.com/
Francesca: http://passionedeco-francesca.blogspot.com/
Anna: http://ultimissimedalforno.blogspot.it/
Eugenia: http://my-new-old-life.blogspot.it/
Elle: http://limonestracciatella.blogspot.it/
Mara: http://home-shabby-home.blogspot.it/
Manuela :http://www.myroseinitaly.com/
Gloria: http://www.villavillacolle.net/
Soribel : http://lullaby-coccinellalaboriosa.blogspot.it/
Manuela : http://pinkfrilly.blogspot.it/
Lisa : http://shabbypassion.blogspot.it/
Sofia: http://pensieriromantici.blogspot.it/
Marzia: http://curiositacreative.blogspot.it/
Giovanna: http://giovy75.blogspot.it/
Carla: http://www.vivreshabbychic.com/
Giovanna: http://www.mammadilettante.com/
Silvia: http://joyshabby.blogspot.it/
Gilda: http://wwwsweetsweethome.blogspot.it/
Grazia : http://www.erbaviola.com/
Gaia: http://www.alices-adventuresinwonderland.com/
Clara: http://cannellaemele.blogspot.it/
Anna: http://meravigliosofrenchchic.blogspot.com/

Potete inoltre trovare la raccolta delle nostre immagini anche su Pinterest,
nella cartella Real Bloggers   http://www.pinterest.com/francescameazza/real-bloggers/ !

Se volete potete anche partecipare da Instagram
usando gli hashtags
#realbloggers
#quellochelabloggernondice
#nonsonowonderwoman