Duemilasedici

Qualcuno mi ha dato per dispersa. E forse un po’ lo sono, almeno per quanto riguarda il web, perché non mi si vede quasi più su facebook e instagram. Io che sono tanto costante, formichina della vita, in questa situazione mi sono tirata indietro. Nella vita reale, invece, ci sono eccome e non mi tiro indietro davanti a progetti, idee, novità. Da incastrare nella routine del quotidiano con quei giochi di prestigio che noi donne sappiamo fare tanto bene, conservando il sorriso per i nostri figli a costo di perderci la salute.

Autunno cagliaritano

 

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I wish, il tag dei desideri

Che arrivo sempre in ritardo, e non sono mai “sul pezzo”, ormai lo sapete. Rincorro le cose da fare arrancando come il Bianconiglio di Alice, probabilmente con i medesimi risultati, ovvero creare ulteriore caos e non concludere nulla. E quindi non vi stupirete se vi dico che settimane fa la mia amica Giulia, ovvero Mamma avvocato, mi ha invitata a un simpatico gioco e io non ho provveduto a darmi da fare fino ad oggi.
E chiedo scusa a lei e all’ideatrice del gioco se vado subito avanti a rovinarlo, partecipando in ritardo e non rispettando affatto il regolamento. Se continuate a leggere capirete perché.

Il gioco è apparentemente semplice, e consiste nel rispondere a queste domande:

Cosa faresti se ti trovassi tra le mani la lampada magica? Chiederesti qualcosa per te stesso? Per qualcun altro? C’è qualcosa che desideri davvero tantissimo oppure ti devi fermare a pensarci?

“Si possono esprimere tre desideri. Solo tre? Tre sono maledettamente pochi, accidenti!”. Questo ho pensato quando ho letto il post principale che ha dato il via a tutta la catena.
Perciò prima di dare il mio modesto contributo ho dovuto riflettere a lungo e cercare di individuare una scala di priorità in quel groviglio di desideri e sogni che sta depositato in un angolo della mia mente.

Subito dopo ho pensato però che la realizzazione di alcuni di questi desideri non è purtroppo nelle mie mani, bensì in quelle del destino o, per chi ci crede, di un’entità superiore deputata a prendersi cura di noi. La nostra salute e quella dei nostri cari, ad esempio, dipendono solo in parte dalle nostre azioni. Quindi nisba, depennati tutti i desideri di questa tipologia dalla mia wishlist. Non credo che il genio della lampada possa realizzare richieste di questo tipo. Oppure sì?
Sarebbe un po’ come chiedere di poter volare, che è uno dei miei sogni notturni ricorrenti.

Quindi, cosa ci mettiamo in questa lista?
Tre sogni grandi, grandissimi che, ahimè, non si possono dire. Questi tre sogni me li tengo stretti stretti e, anche se almeno uno di essi è ormai il segreto di pulcinella, non li rivelo. Ho sempre l’impressione che gridarli ai quattro venti li sciupi, li sminuisca e in ultima analisi li bruci. Un po’ come quando in periodo elettorale si rivela troppo presto il nome del candidato.
Questi tre sogni sono voci prepotenti dentro di me, che mi chiedono ogni giorno di lavorare, costruire, mettere da parte una briciola utile alla loro realizzazione. Sono mani che mi tirano per la giacca, in direzioni a volte diverse e a volte concordanti. Non sono sogni, sono progetti, e li realizzerò, foss’anche l’ultima cosa che faccio.
Perché dopo averci pensato a lungo ho capito che al genio della lampada io non ci credo.
Credo invece nel trasformare ogni momento della mia giornata in qualcosa di produttivo che mi avvicini un passetto di più alla realizzazione di questi sogni. Credo nel respirare progetti, nel mangiare progetti, nel modellare progetti a mani nude. Non conosco altre vie se non quelle dell’estrema dedizione, della meticolosità, del non stancarsi mai. Neanche quando fa male.
Dell’essere piccole formiche pronte a superare ostacoli apparentemente insormontabili per andare dove voglio andare.
Nihil difficile volenti!
Per tutto il resto che non dipende da me mi affido al destino.
Io i miei sogni li realizzo così, e finché non li stringo tra le mani li custodisco come perle al sicuro dentro la conchiglia. Preziosi e fragili. Chissà che a breve non ve ne possa svelare almeno uno…

Detto tutto ciò, se il genio della lampada proprio non avesse nulla da fare e mi potesse cortesemente fare avere quei deliziosi stivali che ho visto l’altro giorno, io lo ricambierei con la mia eterna stima e l’imperituro riconoscimento della sua esistenza, facendo pubblica ammenda per le mie mancanze.
Non si aspetti, però, che io passi il tempo a strofinare la lampada, dal momento che la mia allergia ai lavori domestici è nota in cinque continenti ed è una malattia che non ho alcuna intenzione di curare. Si metta l’anima in pace.

Ghirlanda fuoriporta di foglie acquarellate

L’altro giorno, aspettando un po’ di ospiti che dovevano venire a casa a mangiare una fettina di torta per il mio compleanno, ho realizzato in fretta e furia questa ghirlanda, tanto semplice da realizzare quanto d’effetto.

E’ un piccolo progetto che si può realizzare coinvolgendo i bambini: si divertiranno un mondo a pasticciare con gli acquerelli!
L’idea mi è venuta curiosando in questo blog americano di decorazione, poi l’ho modificata a mio uso e consumo (cioè, non avevo in casa nessun vecchio libro da sacrificare anche perché per una bibliofila come me strappare le pagine di un libro è praticamente un sacrilegio!)
OCCORRENTE:
Un cartoncino per acquerello 60×90 cm: non prendetelo di una grammatura troppo grossa altrimenti tagliarlo sarà faticosissimo (e non potrete farlo fare ai bimbi);
Un set di acquerelli;
Un pennello grande;
Una base per ghirlande in polistirolo;
Nastro a piacere (1 mt);
Colla a caldo;
Forbici o taglierina;
Procedimento:
Abbiamo scelto una palette di colori che ci piaceva: dal viola al verde passando per l’azzurro, che è il colore predominante ad Hove Haven, poi la nana n. 2 ha dipinto con gli acquerelli tutto il foglio, partendo dal viola e aggiungendo il blu fino a sfumare nell’azzurro. All’azzurro ha poi aggiunto il verde, creando un bellissimo viridian, e poi ha sfumato fino al verde vero e proprio.

Abbiamo steso il nostro “lenzuolino” ad asciugare in giardino, con tanto di mollette, e una volta pronto abbiamo fatto lo stesso lavoro dall’altro lato, avendo cura che dietro il viola ci fosse il viola e non il verde, e lo stesso per gli altri colori.
Poi abbiamo tagliato il cartoncino in tante strisce da circa 3 cm di larghezza (ne sono uscite appunto 30)

E ogni striscia è stata divisa verticalmente in 6 pezzi da 10 cm, tutto ad occhio.

Ad ogni rettangolo poi abbiamo dato una forma lanceolata, facendo una punta da una parte e lasciando la base piatta dall’altra, anche in questo caso tutto rigorosamente ad occhio

Infine abbiamo incollato le foglie sulla base di polistirolo. Non ho fotografato questi ultimi passaggi perché non pensavo di dedicarvi un post, ma nel tutorial da cui ho preso l’idea si vede molto bene come procedere.
Si tratta in ogni caso di incollare le foglie a raggiera, seguendo le gradazioni di colore

Lo strato successivo deve andare a sovrapporsi in parte al precedente, in modo da coprire la base delle foglie. Abbiamo avuto cura inoltre di coprire bene i lati ma non il retro della ghirlanda, perché altrimenti non saremmo riuscite ad appenderla.
Per terminarla abbiamo creato un fiocco con il nastro quadrettato, e un piccolo cappio per sospenderla al gancetto che c’è sulla porta d’ingresso.
Ed eccola qua

Vi piace? Credo che per un po’ la terremo sulla nostra porta, in attesa di ispirazioni di sapore più estivo. Sto già pensando a qualcosa con le conchiglie…

Carnevale 2015. Domatrice di leoni: the making of.

Lei è così: controcorrente, ribelle, complicata. Ad alto tasso di sfida per i genitori.
I suoi percorsi mentali sono diversi dai miei, diversi da quelli della maggior parte delle sue coetanee.
Lei impegna le mie energie mentali come poche altre cose, per cercare di capirla e di essere in sintonia col suo modo di essere. Lei mi fa arrabbiare moltissimo, a volte. Lei mi fa disperare perché certi giorni mi sembra di non riuscire ad arrivare al suo cuore. Lei mi fa sciogliere e intenerire e mi fa a pezzetti con uno sguardo.
Lei, che è così com’è, poteva quindi scegliere un costume di carnevale “normale”? Principessa fatina indiana piratessa o quello che è? No, non poteva.
Quest’anno mi è toccato cucire un costume da domatrice di leoni. Lo posso dire che ho sudato freddo? Perché questa illimitata fiducia delle nane nelle mie doti di sarta, senza dubbio lusinghiera, è anche decisamente eccessiva. Cioè, come si fa a cucire una giacca? Da dove si comincia?
Si comincia da una maglia qualunque presa dall’armadio, da usare come modello. E poi si prova a rifarla uguale, creando un cartamodello. Beh, uguale è una parola grossa, diciamo simile. Simile è già un ottimo risultato, oltre ogni aspettativa. E quindi se voi pensavate che fosse in arrivo un tutorial con tutti i crismi resterete deluse, perché proprio non sono in grado. Ogni volta che io spiego come si realizza un capo d’abbigliamento, da qualche parte nel mondo una vera sarta muore di crepacuore. Fulminata.
Io banalmente ho esaminato con cura i diversi pezzi di cui era fatta una felpa che per forma e taglia mi pareva idonea, e poi li ho disegnati sulla carta. Ho appoggiato questo wannabe cartamodello sul mio vellutino e dopo aver fatto alcuni gesti scaramantici e propiziatori ho tagliato. Una volta ottenuti i pezzi ho cucito, preda del terrore che mi venisse molto più piccola dell’originale e che mia figlia non potesse nemmeno infilarsela. Invece, per un colpo di fortuna, mi sono solo uscite delle simpatiche maniche a sbuffo tipo Biancaneve, che poi ho coperto con le spalline nere.
A quel punto ho tirato un sospiro di sollievo: il difficile era fatto.
Per le code posteriori ho disegnato a mano libera sul feltro nero una forma quasi triangolare, con un breve prolungamento su un lato in modo che la coda si innestasse sul davanti della giacca, abbracciando in parte il busto. In realtà somiglia molto alla pinna di uno squalo!
Ho ripetuto questa forma un’altra volta sul feltro e poi due sul velluto rosso.

Ho cucito le due stoffe dritto contro dritto, le ho rivoltate e ho ottenuto le code, che poi ho cucito alla giacca, sempre dritto contro dritto.

La struttura della giacca era pronta.
Poi è iniziata la parte autenticamente creativa: decorarla.
Sul davanti ho applicato un trapezio di feltro nero, su cui ho cucito una passamaneria dorata, con la quale ho profilato anche tutto il punto vita e le code della giacca: un lavoro lunghissimo e ingrato, da fare a punti minuscoli, che mi ha portata ad usare oltre 6 mt di passamaneria. Non finiva più!!

Per il colletto ho creato con il feltro due strisce orizzontali con un angolo leggermente stondato e le ho cucite internamente al bordo: una specie di colletto alla coreana.

Nel retro della giacca, dove si innestano le due code, ho cucito due bottoni dorati

Su ciascuna manica invece ho applicato un triangolo nero su cui ho fatto una greca, uno scarabocchio, un ghirigoro con la passamaneria. Credo che ghirigoro sia il termine tecnico.

Da sotto il bordo della manica e da sotto la parte corta anteriore del davanti ho fatto sporgere un bordo di pizzo arricciato, come se la nostra domatrice indossasse una camicia di pizzo sotto la giacca. La femminilità prima di tutto!

Infine ho fatto le spalline: due rettangoli di feltro, con un lato corto curvilineo, con una passamaneria a frange che ho biecamente incollato perché non ne potevo più di cucire bordini. E anche la spallina è stata applicata sulla giacca con una goccia di colla. Sul davanti della giacca abbiamo infine applicato un piccolo papillon di feltro, agganciato ad una spilla da balia e quindi rimovibile.

A completare l’insieme un mini cappellino gentilmente offerto dalla mia amica-vicina di casa. Era decorato per Halloween, con un delizioso pipistrellino viola e un giro di strass sulla veletta di tulle: io ho scucito tutto e ho messo un nastro rosso, un fiocchetto nero e ho riapplicato la veletta ma in modo diverso da com’era originariamente. Il tutto è stato poi fissato ad un cerchietto nero semplice.

Ed eccola qui, la mia domatrice di leoni immaginari, pronta a farsi valere sulla pista

Che dite, è venuto bene? Lei era molto soddisfatta, stamattina le brillavano gli occhi e questo è per me il riconoscimento più grande.
La sorellina, invece, si è vestita di nuovo da Elsa, con l’abitino del suo compleanno.

Sei anni, con Elsa

Stavolta ce la posso fare. Stavolta riesco a risparmiarvi il post di compleanno strappalacrime in cui mi lamento del tempo che passa, dei figli che ti sfuggono tra le mani e ti diventano adulti in un lampo. Stavolta non lo dico che tra poco la mia “nana piccola” non potrò più chiamarla così, mentre vorrei poterlo fare per sempre. E non dico neppure che lei è la “mini-me”. Non solo per l’aspetto mostruosamente simile al mio (AAA cercasi geni paterni… dove si sono nascosti?). Non solo per il carattere che richiama il mio in modo impressionante, cosicché basta un mezzo sguardo per capirci, senza bisogno di parole. E non dirò nemmeno quanto sono orgogliosa e intenerita dalla sua sensibilità fuori dal comune, e quanto mi preoccupa il sapere che questa dote le porterà nella vita qualche sofferenza in più.
No, stavolta giuro che tutte queste cose non le dico!
Stavolta faccio solo un post sulla sua festicciola di compleanno. Ecco.
Una festa piccola piccola in cui ha voluto pochissime amiche con sé, per giocare insieme alle principesse del ghiaccio. Pardon, regine. Perché le seienni oggi sono tutte pazze per Elsa, la protagonista di Frozen, e la mia non fa eccezione.
Nelle settimane precedenti quindi ho provveduto a realizzare un costume da Elsa per lei e per due delle sue amichette, mettendo a frutto le mie scarse doti di sarta (e infatti i vestiti hanno richiesto numerose modifiche e revisioni!). Se qualcuna fosse interessata ad un tutorial, nonostante le mie pubbliche affermazioni di incompetenza, sono disponibile a mostrarvi come NON si realizza un bel costume da Elsa.
Ecco, comunque, il risultato finale del mio lavoro.

la prima prova dell’abito completo

prove di trucco e parrucco

Nei giorni precedenti la festa ho fatto trovare alla mia piccola principessa una lettera della sua beniamina, che le faceva gli auguri e le rivelava alcuni segreti della felicità: non arrendersi mai davanti alle difficoltà ma affrontarle con coraggio e un pizzico di autoironia, e saper esprimere le proprie emozioni senza tenerle dentro, poiché reprimerle può essere molto dannoso. Lo so, quest’ultimo consiglio dovrei seguirlo io per prima…

lettura dei consigli di Elsa

 Sempre in tema di sorprese, mi sono di nascosto cucita un costume da Elsa della mia misura, e il giorno della festicciola sono sparita per un po’, ricomparendo a trasformazione avvenuta: la faccia allibita di mia figlia ha ampiamente ricompensato le ore di cucito notturno!

pensavo di andare in ufficio vestita così, che ne dite?

Mamma, ma tu sei matta!

Anche la tavola è stata preparata seguendo il tema di Frozen: cristalli di ghiaccio e alberi innevati, declinati in azzurro, bianco e argento.

Alzatina con Cupcakes di diversi gusti, guarniti da cake toppers a tema.
Una molletta – fiocco di neve sul bicchiere porta posate riprende ancora il motivo della festa
Festone di cristalli di ghiaccio, nastri d’argento e paper pom pom 

Anche il cibo è stato “frozenizzato”: così semplici biscotti al burro (la ricetta l’ho postata qui), ricoperti di pasta di zucchero e decorazioni, si sono trasformati nella foresta incantata di Arendelle e in una tempesta di neve

Per concludere sulla parte decorativa, vi lascio l’immagine della ghirlanda che ho creato per la festeggiata:

i fiocchi di neve sulla tenda sono adesivi rimovibili

E siccome ci piace strafare, per la mia amica Elisa – santa donna che si presta alle mie pazzie! – ho cucito un vestito last minute da Anna, che lei ha poi decorato sul corpetto usando i colori acrilici: il risultato complessivo è stato eccellente!

well done Elisa!
potevamo forse astenerci da un selfie?
peccato sia un po’ sfuocato, ma nella bolgia della festa era il massimo che potevamo ottenere!

Ed ecco il momento delle candeline. Lo so, la torta mi è venuta bruttissima, oltre che le doti da sarta devo migliorare quelle da cake designer. Avendo preparato tutto la mattina della festa ho avuto 10 minuti da dedicare alla decorazione della torta, e non ho saputo fare di meglio!

Dulcis in fundo, vi svelo qual è stato il regalo di compleanno della mamma: gli orecchini!
Desiderava da molto farsi bucare le orecchie, così la mattina del suo compleanno l’ho portata, senza preavvisarla. Mi piace fare sorprese! E adoro riceverle.

motivata ma anche terrorizzata!
i nuovi brillantini… celesti, per essere adatti al vestito da Elsa!

Auguri, cucciolo mio

Mammadilettante insieme a Muu Muu per AIL

Oggi un post serio. Perchè quando si parla di leucemie non si può non essere serissimi. Specie se ad essere ammalati sono i bambini.
La Cameo, casa che tutti conosciamo per i preparati per dolci (andiamo… alzi la mano chi non ha mai fatto un buon budino last minute, non avendo tempo per un dolce cucinato in casa!), in occasione del compleanno della linea di prodotti Muu Muu (sì, il budino al latte con le macchie!) ha deciso di sovvenzionare il funzionamento delle case-alloggio dell’Associazione Italiana Leucemie.
L’AIL infatti mette a disposizione dei bambini e ragazzi, che devono spostarsi nel territorio nazionale per sottoporsi a trattamenti per la leucemia, degli alloggi totalmente gratuiti che riproducono l’ambiente domestico per rendere la loro permanenza fuori casa il più confortevole possibile, nonchè psicologicamente lontana dall’idea di “ospedale”. Aree gioco e ambienti a misura di bambino, insieme all’animazione di volontari preparati e capaci, per sostenere i piccoli pazienti emotivamente oltre che da un punto di vista pratico.
E’ una causa nobilissima, questa scelta da Cameo, e il modo pensato per promuovere l’iniziativa è simpatico e accattivante. Oltre al cospicuo contributo fisso che Muu Muu devolverà a favore di AIL, infatti, tutti noi possiamo fare crescere questa cifra in poche mosse. Quante foto sceme condividiamo ogni giorno su facebook, instagram o twitter? Dai, ammettiamolo: non c’è niente di male, siamo tutti un po’ schiavi dei social. Foto dei piedi (ce l’ho), della colazione (ce l’ho), del nuovo look (ce l’ho), dell’uscita con le amiche (ce l’ho).
Proviamo invece a fare così:

Andrà bene qualunque foto condivisa su facebook, twitter o instagram, che serva per “fare gli auguri”a Muu Muu: basta che vi ricordiate di aggiungere l’hashtag #auguriMuuMuuXAIL, e per ogni immagine (o anche post senza foto) che contenga questo tag, Cameo devolverà 1€ in più all’AIL per migliorare le case alloggio. I post corredati di immagine verranno anche pubblicati nel social wall dell’iniziativa, che si aggiorna in tempo reale con i nuovi scatti.
Un gesto semplice e veloce per chi è solito postare e condividere, quindi perché non farlo?
Posso contare su di voi?
Trovate tutte le info sull’iniziativa qui.

Ma non è finita, perchè la campagna a favore dell’AIL avrà il suo punto più alto sabato prossimo a Desenzano del Garda
E qui entrano in scena le mamme (e i papà) blogger. Perchè siamo stati invitati, insieme ai nostri figli, ad un pomeriggio di gioco e di riflessione organizzato da Cameo insieme all’AIL, per conoscere meglio la realtà delle leucemie infantili e per entrare nel vivo del progetto di miglioramento delle case alloggio.
Il 22 quindi, io e le nane faremo una scappata a Desenzano, onorate di poter partecipare all’evento. Restate sintonizzati per gli aggiornamenti!

Casa&Décor and me

E’ che qualche volta i sogni si avverano. L’avevo detto, io, che questo 2014 sarebbe stato un anno bello bellissimo. Pieno di cambiamenti. Posso dire che fino a questo momento è stato davvero così, e nei prossimi mesi prevedo altre belle cose in arrivo. Ma non divaghiamo.

Cose belle e grandi nascono da piccoli gesti. Succede che su facebook la tua amica – Fra, ti posso definire così? – Francesca Meazza ti segnala una rivista nuova nuova, di quelle che a te piacciono da morire. E tu corri a comprarla. E ti piace così tanto quello che leggi che mandi un messaggio per complimentarti e inizi un dialogo con la deliziosa Manuela Longo, la responsabile della redazione, e finisce che poi sei lì che scrivi e costringi quel santo di tuo fratello a farti le foto per l’articolo. 
BAM! Praticamente dal niente. Qualche volta succede, e stavolta è successo a me e io non potrei esserne più felice.
Ecco la copertina del n. 2 di Casa&Décor, mese di aprile, sul quale trovate la mia rubrica, la prima di una serie che spero sarà lunghissima. Il mio auspicio è di poter crescere insieme a questa bella pubblicazione, ed alle persone che se ne occupano e che hanno saputo renderla così accattivante
e se volete dare un’occhiata alla mia rubrica… eccola qui, a pagina 96 (sì, ci sono anche le nanette!)
E’ proprio vero che Good things come to those who wait

DIY: Custodia per tablet o laptop

Oggi vi mostro cos’ho realizzato per il mio tablet + tastiera, stanca di riporlo nella sua custodia ufficiale, da cui sgusciava fuori di continuo con mia grande stizza.
Ho cercato un po’ di idee su Pinterest e i blog americani di cucito, e per un tutorial dettagliato vi rimando a questo che, sebbene in inglese, è corredato di un video comprensibilissimo grazie alle immagini. Io ho apportato poche modifiche che vi segnalerò.
Per prima cosa ho posizionato il tablet, agganciato alla tastiera per valutarne lo spessore massimo, sulla stoffa prescelta, che è molto simile a quella del tutorial originale. Nel mio caso, trattasi di residuo del tessuto usato da mia madre per confezionare un paralume!

Come potete notare la stoffa è doppia perché ho deciso di fare interno ed esterno dello stesso tessuto, e di sostituire lo strato interno di flanella previsto nel tutorial con un po’ di imbottitura per cuscini avanzata dal costume di carnevale da Sirenetta della nana piccola.

Ho poi richiuso ulteriormente la stoffa sul tablet, prendendo le misure del bordo superiore e laterale prima di tagliare. Tenete conto però che quando inserirete l’imbottitura creerete uno spessore ulteriore, per cui abbondate ai bordi laterali.

Qui la prova con l’imbottitura posizionata sulla stoffa.

Cucite dritto contro dritto prima su un lato, poi rimisurate per sicurezza e segnate con gli spilli dove deve andare la seconda cucitura laterale. E’ importante che la custodia del tablet sia stretta abbastanza da non farci ballare dentro il vostro preziosissimo strumento; tuttavia se cucirete troppo stretti non potrete inserirlo nella tasca, quindi meglio misurare due volte e cucire una sola, che sia quella giusta! Cucite dunque il secondo lato (il terzo lato da cucire manca perchè la stoffa è un’unica lunga striscia ripiegata, ma se usate due stoffe diverse avrete da cucire anche il fondo), lasciando libero quello che diventerà il bordo della chiusura superiore, che deve sporgere da sopra la tasca che avete creato di almeno 10 cm.

Rivoltate il tessuto al dritto, inserite l’imbottitura e cucite l’ultimo lato ripiegando verso l’interno i bordini del tessuto della pattina, tenendo la cucitura il più possibile vicino al bordo, in modo che la rifinitura risulti gradevole. Io ho scelto di fare il bordo leggermente a punta verso il centro anziché dritto, cosìcchè la mia custodia somiglia vagamente ad una busta per lettera.

Cucite un grosso bottone sulla punta della pattina e uno sulla tasca e fissate un cordoncino elastico al primo.

Inserito il vostro tablet nel suo morbido sacco a pelo e portatelo ovunque senza timore degli urti!
C’è una sola controindicazione: vostro marito, in viaggio per lavoro, si rifiuterà categoricamente di portarsi dietro il tablet con la nuova custodia…

La nuova grafica del blog

L’avevo detto, che il 2014 sarebbe stato un anno di cambiamento. E le grandi cose cominciano da piccoli passi. Quindi, anche se, la grafica del blog è stata cambiata ormai da una settimana, penso che meriti ancora un post di presentazione. Il nuovo header è stato realizzato, come lo sfondo e i bottoni social, dalla bravissima Silvia del blog Mammabook,. Ho iniziato a frequentare Mammabook nel 2012, quando Silvia era in attesa del secondo bebè, e da allora la lettura dei suoi post è diventata per me un piacere irrinunciabile: Silvia è una grande creativa, capace di coinvolgere i suoi bimbi nella realizzazione dei suoi progetti, ed è sempre alla ricerca di nuove idee da sperimentare. Anzi, le idee lei non le cerca, le crea. Quando mi sono decisa ad acquistare il dominio mammadilettante.com, e a fare un restyling grafico, per me è stato spontaneo pensare a lei: ne avevo già ammirato i disegni, sia quelli mostrati nei post che quelli che lei stessa utilizza per i suoi header.
E Silvia è stata così carina da dirmi subito di sì, con entusiasmo e pazienza. Pazienza perché ha saputo ascoltare le mie indicazioni e provare a tradurle sulla carta, senza risparmiarsi: quella che vedete in testa al blog è solo una delle numerose prove che ha fatto per me. Disegnando e discutendo è così venuto fuori che i suoi gruppi di casette ricordavano incredibilmente il profilo della mia città, con le sue torri arroccate in cima alla collina. E quei panni stesi tra una torre ed un palazzo, non sono una piccola chicca per gli occhi? Li adoro. Che dire dello sfondo prescelto, infine? Che sono le parole di un mio racconto, uno scritto molto significativo che ha impresso una piccola grande svolta alla mia vita.
Vi invito allora ad andare a sbirciare nel blog di Silvia, vedrete che meraviglie!! Adesso Mammadilettante ha un aspetto che la rispecchia appieno

Ghirlanda primaverile

questa è la ghirlanda che la scorsa settimana ho realizzato in tutta fretta per adornare la porta d’ingresso in occasione della Comunione della nana grande.

L’ho creata interamente con materiali che avevo già in casa, per cui il suo costo è pari a zero.
Occorrente:

1 sagoma per ghirlande in polistirolo, repribile per c.a. 1€ nei negozi di hobbystica;
1 striscia lunga cm 150 di tessuto di organza di cotone lilla (o del colore che preferite), stretto una decina di cm;
1 striscia lunga 30 cm di plumetis di cotone, sempre lilla (i due tessuti sono ciò che mi è avanzato dal confezionamento di un abitino estivo d bambina);
fiori di stoffa,
nastri in tinta o a contrasto.

Avvolgere il tessuto più lungo intorno alla ghirlanda, sovrapponendo leggermente gli strati ed evitando che i bordi non rifiniti siano visibili con qualche sfilacciatura. Per far questo, puntate sul retro della ghirlanda con qualche spillo, in modo da tenere il tessuto nella posizione desiderata.
Attorno alla ghirlanda così rivestita, avvolgete un nastro di raso girandolo nel verso opposto a quello seguito per rivestire con la stoffa, in modo da creare un effetto di strati che si incrociano.
Con la striscia di tessuto più corta, create un fiocco, piegando e sovrapponendo il tessuto sempre in modo da non far vedere i bordi al vivo. Appuntatelo con due spilli nascosti sul centro della ghirlanda, in basso.

Create un mazzolino legando tra loro con un cordino dei fiori di stoffa, in tinta o a contrasto, anche diversi tra loro. Sempre con spilli nascosti, appuntatelo di lato, verso il centro superiore.
Infine con un pezzetto di nastro da 15 cm create un laccetto per appendere, usando sempre la tecnica degli spillini nascosti.

Voilà, 5 minuti di lavoro per un gradevole risultato! E quando vi stuferà, potrete smontarla e recuperare tutti i materiali.
Che ne dite, vi piace il risultato?