Zombie, urla e ragnatele

Le mie figlie adorano mostri, zombie e storie un po’ spaventose, e quando si avvicina Halloween sono sempre in fermento per i travestimenti paurosi. Quest’anno ad esempio la nana grande si è vestita da ballerina zombie, un soggetto di sua invenzione

La nana n. 2 invece ha optato per un travestimento da Mercoledì Addams, usando il costume che avevo realizzato per la sorella in occasione della festa dei suoi sei anni che era stata proprio una festa del terrore. Quell’anno io mi ero vestita da Morticia, con grande sorpresa degli altri adulti presenti e mio sommo divertimento.

Trovo che le feste del terrore abbiano un vero effetto liberatorio per i bambini, e al di là del divertimento che deriva dal travestirsi siano uno strumento utilissimo per affrontare le loro paure ed esorcizzarle, magari ridicolizzandole. Attenzione! non intendo ridicolizzare i bambini o sminuirne le paure, che dal loro punto di vista sono davvero reali e spaventose, quanto piuttosto far emergere il lato comico di ciò che li intimorisce, riportandolo ad una dimensione per loro più gestibile. Ricordate ad esempio Ferdinando, il mostro della polvere? Ne avevo parlato qui.
E’ proprio questo lo spirito che ho trovato nel libro Zombie, Urla e Ragnatele, che alle mie figlie è piaciuto moltissimo.  Qualche settimana fa sono stata contatta da Francesca, una delle fondatrici di Timbuktu, un piccola azienda che crea prodotti digitali d’eccellenza che, in collaborazione con la De Agostini, ha creato una collana di libri per bambini dal nome significativo: Missione paura.
Una mini collana volta proprio ad affrontare le più comuni paure dei nostri figli attraverso attività divertenti e creative, da fare magari insieme a mamma e papà.
Ho accettato con gioia di fare una recensione di Zombie, Urla e Ragnatele perché credo fortemente nel potere taumaturgico dei libri; dopo aver ricevuto il volume a casa sono stata ancora più contenta della scelta, conquistata dalla grafica accattivante e dai contenuti.
 
Il protagonista del libro è Oscar, un bambino abilissimo nell’organizzare feste terrificanti, che spiega ai piccoli lettori come mettere in piedi un evento spaventoso di sicuro successo. Attraverso consigli divertentissimi, che spaziano dalla preparazione degli inviti – rigorosamente spruzzati di sangue – a come allestire un buffet a prova di zombie affamato- mitici i tramezzini a forma di bara – Oscar guida i bambini attraverso le loro piccole grandi paure, esorcizzandole per mezzo della comicità.
Il libro ha anche una versione interattiva, gratuita per chi possiede l’edizione cartacea: scaricando infatti l’app free iStorie è possibile continuare a giocare con Oscar e i suoi amici grazie alla realtà aumentata.
Davvero una bella idea per un regalo di Natale!

Una Mammadilettante e l’educazione sessuale

Scena: domenica sera ad Hove Haven, gruppetto di bambini invitati dalla nana grande per giochi e pizza. Tre femmine ed un maschio tra gli otto e i dieci anni. Mentre affetto spicchi grondanti sugo e mozzarella, verso bicchieri di aranciata e porgo tovaglioli di carta, ascolto i loro discorsi senza partecipare.

Parlano della gravidanza, del parto. Hanno opinioni molto diverse in merito. “Il bambino esce dalla pancia della mamma!” dice il maschietto dall’alto dei suoi dieci anni. Risatine delle femmine; sguardi di traverso. L’ho capito, l’hanno bollato come quello che ne sa meno di loro. 
E loro, le saputelle, quanto ne sanno veramente? E’ da un po’ che la nana grande ha iniziato a farmi domande specifiche su tutto ciò che c’è prima della nascita, ed è giusto che sia così.
Le mie spiegazioni, più poetiche che fisiologiche, sul bambino che si sviluppa a poco a poco nella pancia della mamma – prima è grande come un fagiolino, poi come un micino, infine come un bambolotto – e quando è pronto viene fuori, non le bastano più. 
Sì, ma come ci è entrato nella pancia della mamma? Bella domanda.
E’ arrivato uno dei momenti per me più temuti di tutta la mia carriera di madre: spiegare a mia figlia la sessualità. Un argomento sul quale sono per natura molto pudica, e che trovo difficile affrontare. Non è solo questione di spiegare come funziona il corpo umano. Quello, tutto sommato, è il meno. Come si fa a spiegare come funzionano i sentimenti e l’attrazione fisica? Come si insegna il rispetto per il proprio corpo, per quello degli altri, l’importanza di saper coniugare azioni e sentimenti, di non farsi influenzare dalle pressioni del gruppo, di capire quando è bene allontanarsi dalle situazioni sgradevoli, di saper chiedere aiuto se necessario?
Ci sono una montagna di aspetti che vorrei affrontare insieme a lei, per aiutarla a crescere serena e consapevole dei propri desideri e del proprio valore; un qualcosa che mi pare vada perdendosi a causa di una mal intesa conquista, da parte delle donne, della stessa libertà sessuale concessa da sempre agli uomini. Mi terrorizzano le immagini delle baby prostitute, spesso spalleggiate dalle mamme per conquistare una borsa firmata; mi tolgono il sonno le notizie delle tredicenni che offrono prestazioni sessuali ai coetanei nei bagni della scuola, per una ricarica telefonica o anche solo per sentirsi accettate e diventare più popolari. Queste sono le donne libere e moderne?
Come madre di femmine, nell’affrontare il tema dell’educazione sessuale sento il dovere non solo di spiegare alle mie figlie parole come pubertà, concepimento, gravidanza, parto, ma anche e soprattutto di inculcare loro una consapevolezza di sè e dell’impatto che le proprie azioni possono avere sulla propria vita anche nella sfera del sesso e dei sentimenti. 
Intanto, per rispondere alle domande della nana n.1 e iniziare insieme questo viaggio in un mondo da grande, ho fatto quello che faccio sempre: comprare un libro. E’ sempre tra i libri che trovo conforto e ispirazione, un aiuto concreto per affrontare i piccoli grandi temi della mammità.
La mia scelta è caduta su questo:  Programma di educazione sessuale 7-10 anni
Un libro molto ben fatto sia per le illustrazioni, chiare e inequivocabili anche se delicate, che per le spiegazioni, semplici ma complete. Un libro che si sofferma a lungo anche sugli aspetti di tipo morale e sentimentale che mi stanno a cuore, e che non tralascia nemmeno di affrontare i problemi spinosi della pedofilia, dell’esibizionismo, delle molestie.
Mettere la testa sotto la sabbia sarebbe inutile: le statistiche ci dicono che purtroppo le probabilità che i nostri figli vivano almeno una volta nella vita un episodio in grado di turbarli sono molto alte. Meglio allora dare loro gli strumenti per comprendere cosa sta accadendo e venirne fuori il prima possibile, con l’aiuto degli adulti in cui ripongono la loro fiducia.
A questo proposito per i bambini dell’età della nana n. 2, cinque anni e dintorni, segnalo l’utilissimo e-book Qui non si tocca, messo a punto dal Consiglio d’Europa per spiegare ai più piccoli, con una favola allegra e colorata, che ci sono parti del corpo che meritano maggiore rispetto e protezione di altre, e riconoscere quindi gli abusi.

E voi avete già affrontato le domande imbarazzanti dei vostri figli in merito alla sessualità? Come avete gestito la cosa?

Home Decor e libri

Se mi chiedessero di definire qual è il mio stile in tema di decorazione e arredamento sarei in leggera difficoltà. Cresciuta in una casa arredata con pezzi antichi di pregio, ai quali i bambini dovevano prestare molta attenzione, ho sempre guardato ai cottage inglesi come la giusta espressione di uno stile che fosse antico ma confortevole: tavoli dallo spesso piano di legno, sedie allegramente scricchiolanti, letti con coltri simili a nuvole, piatti spaiati in bella mostra e tessuti quadrettati mescolati a quelli a fiori.
Quando è stato il momento di arredare il mio nido, niente di ciò che trovavo nei negozi di antiquariato e nei mercatini della mia città mi soddisfaceva appieno: pezzi troppo pomposi, troppo cari, senza carattere.
Insomma, per farvela breve, io e mio marito siamo partiti per una fiera dell’antiquariato nel sud dell’Inghilterra, e i mobili che ci piacevano siamo andati a sceglierceli “alla fonte”!
Se vi state chiedendo se siamo dei ricchi signori che abitano un’immensa villa dalle pareti affrescate, rassicuratevi: in quella fiera i pezzi antichi ai quali abbiamo rivolto la nostra attenzione, anche sommando il costo della spedizione fino alla nostra soleggiata isoletta, ci sono costati infinitamente meno che varcare la soglia di un antiquario!
Negli ultimi anni poi ho sviluppato una passione per i paesaggi, le case e l’arredamento della Provenza; ed ecco che in casa nostra hanno fatto ingresso tavolo, sedie e scrittoio in stile provenzale, che ho rimesso a nuovo io ridipingendoli di un bianco shabby.
Unendo tutto ciò, ne viene fuori uno stile che non è country, non è francese, non è shabby chic, o meglio non è soltanto uno di questi ma l’insieme di tutti e tre: è il mio stile, che ovviamente non ha un nome.
Per capire un po’ di più cosa attrae la mia attenzione, vi consiglio un paio di libri che mi piacciono moltissimo e che, diversi tra loro per impostazione e contenuti, mi sono grande fonte d’ispirazione.

Il primo si intitola Perfect English Cottage, un libro il cui nome dice tutto su quale sia il cuore dell’opera: esempi di cottage veri, realmente abitati, con i loro pregi e difetti ed uno stile tutto particolare, bucolico, idilliaco, fatto di accostamenti talvolta così stridenti… da essere perfetti.

Il secondo, invece, è The French Country House, un libro con un’impostazione completamente differente, nel quale troverete immagini di bellissime magioni storiche francesi, immerse nella campagna ma non per questo meno grandiose. Case eleganti e ricche come musei, certamente non alla portata del lettore comune, ma comunque ricche di spunti che possono essere applicati nelle nostre scelte di decorazione.

Se siete alla ricerca di idee, o avete anche solo voglia di sognare, vi consiglio entrambi i libri!