Vita imperfetta pt. 2. Le frolle montate

E’ l’ora del the. Due giovani signore eleganti sorseggiano il liquido ambrato chiacchierando amabilmente a bassa voce, mentre il quinto movimento della Pastorale di Beethoven spande le sue note nell’aria, perfetto sottofondo musicale per un calmo pomeriggio di chiacchiere. La tavola è apparecchiata con gusto sofisticato. La padrona di casa ha scattato delle graziose immagini di essa, che condivide sui social.

Le due amiche sbocconcellano appena i deliziosi pasticcini preparati dalla padrona di casa, mentre il gruppetto di bimbe siede a cerchio sul tappeto, impegnato in un tranquillo gioco di società che le terrà occupate per almeno un paio d’ore.

No dai, non ce la posso fare, mi viene troppo da ridere! Se questa è l’immagine che vi si presenta alla mente nel guardare le mie foto delle frolle montate, sappiate che è SBAGLIATA.

Ecco a voi quindi, per la rubrica “Vita imperfetta”, la parte 2°, che potremmo intitolare Frolle montate.

L’azione ha luogo durante un sabato di ordinaria follia, come tanti. Un sabato in cui non avrei dovuto lavorare ma sono stata cooptata last minute causa malattia di un collega. Un sabato, quindi, che per me è iniziato dopo le 14.
Immaginate la musichetta di Benny Hill come sottofondo musicale, che a casa mia funziona molto meglio di Beethoven. Con questo sottofondo corro come una forsennata da una parte all’altra della cucina, perchè ho finito di pranzare alle 14,30 e tra meno di un’ora devo uscire per portare la nana grande a scout. E in quel lasso di tempo voglio assolutamente fare i biscottini che ho promesso alla mia amica. Quindi evito di cambiarmi e metto un grembiulone sopra i vestiti che avevo in ufficio:
kilt scozzese, golfino nero e stringate col tacco. Un outfit comodissimo per cucinare! Ho i tacchi da stamattina alle 7, ma pazienza.
Ci vuole un selfie, subito.

Alle 15 sto infornando la prima teglia di frolle: 10 minuti e via la seconda. Che però tarda a cuocere, e io devo uscire…Vabbè, ho una strategia: spengo il forno e lascio la teglia dentro, dovrebbe cuocere per un’altra decina di minuti mentre l’interno è ancora caldo. Speriamo non si brucino!

 Tolgo il grembiule per infilarmi il cappotto e il mio sguardo cade su una patacca non meglio identificata che campeggia al centro della gonna rossa: come accidenti ho fatto a macchiarmi sotto il grembiule e non sopra?! Sono una professionista!

Pazienza, non ho tempo per cambiarmi. Indosso il cappotto, chiamo le nane a raccolta e partiamo in direzione oratorio, dove arriviamo sul filo di lana. Lascio quindi la nana grande e, per mano alla nana piccola, vado a prendere la mia nipotina che passerà il pomeriggio con noi. Il mio pensiero ritorna però continuamente ai poveri pasticcini, che certo saranno ormai carbonizzati.
Recupero la nipotina e con le due bimbe mi dirigo a casa, dove con gioia verifico che la cottura dei biscottini è andata a buon fine. Miracolo!

Le cuginette iniziano a giocare saltando la corda nel centro del salotto e mettendo in pericolo i miei soprammobili. Annotazione mentale: una casa zen, senza oggetti in esposizione, è molto più childproof della mia. Devo rivedere i miei gusti in fatto di arredamento.
Abbandono i soprammobili al loro destino e ritorno nelle cucine, dove il grembiule mi aspetta. Devo ancora glassare i biscottini a forma di S.
Scaldo il cioccolato a bagnomaria e quand’è fuso lo spalmo con una spatolina di silicone su ogni dolcetto.

Mi avanza giusto un pochino di cioccolato fuso… quasi quasi una leccatina alla spatola…
aaaaahhhhhh! Era ustionante!
Con la lingua penzoloni ingurgito cubetti di ghiaccio rischiando di fare la fine di Rezzonico nella puntata “La lingua ghiacciata”. Le bambine ridono a crepapelle di me.
Termino un po’ come viene il lavoro di glassatura, poi mi dedico ad apparecchiare; ho poco tempo perché la mia amica e le sue due bambine stanno per arrivare.
Tovaglia ricamata della bisnonna e porcellane d’epoca, quelle sì. C’è però la zuccheriera da riempire. Prendo il barattolone dello zucchero e, siccome sono maledettamente pigra e un po’ di fretta – combinazione letale – cerco di riempire la zuccheriera rovesciando lo zucchero dal barattolo anziché usare un cucchiaio. Dopo 30 secondi il tavolo della cucina è pieno di zucchero, il barattolo da 1 kg è quasi vuoto e in compenso nella zuccheriera ce n’è pochissimo. Ottimo lavoro!
Ripulisco alla meglio mentre il cane lecca i granelli di zucchero caduti sul pavimento, e in quell’attimo suona il campanello. E’ arrivata. Quella che mio marito definisce “la tua fidanzata”, certo con una punta di gelosia.
Ora mi siederò con lei in salotto e passerò un paio d’ore di chiacchiere. La visione di noi due intente a sorseggiare il the in un’atmosfera ovattata si fa timidamente strada nella mia mente, mentre il quinto movimento della Pastorale mi riecheggia nelle orecchie. Somma goduria.
Peccato che io abbia la gonna macchiata e lei sia venuta di corsa da casa con i pantaloni che aveva, infilandoli come capita negli stivali. Dai, siamo bellissime lo stesso! io poi non mi sono più guardata allo specchio da prima di andare in ufficio stamane, devo essere uno splendore… Sono solo dettagli.
Le bambine iniziano a giocare e sì, si siedono a cerchio sul tappeto; per ben dieci minuti consecutivi. Un tempo insufficiente a garantirci un po’ di pace, ma certo sufficiente per raccogliere peli di cane e di gatto a volontà.
Poi corrono per tutta la casa urlando e sbocconcellando biscotti in giro che nemmeno Hansel e Gretel. Fortuna che il cane mi fa da aspirabriciole…
Alla fine, il the coi pasticcini ce lo prendiamo. Indifferenti al caos, grazie ad una sorta di sordità selettiva che ti permette di sentire quello che ti dice l’interlocutore che hai di fronte e non le urla delle bambine che giocano. Prendiamo quattro tazze di the a testa e mangiamo dolcetti come se fossimo digiune dalla mezzanotte: a fine serata ne resta una mezza dozzina. Ridiamo come matte e parliamo di tutto ciò che sta tra gli smalti per unghie e il senso della vita, come uscire vive dai compiti dei figli e cosa vorremmo essere da grandi.
Quando loro vanno via preparo questo post. E mi accorgo che, alla fin fine, il segreto è solo uno: fare foto con un campo molto stretto. Così riprendi i dolcetti e le porcellane e non il delirio che c’è tutto intorno. E la tua vita sembrerà perfetta. E questo è proprio quello che succede con il blog e i social network: che offri agli altri un’immagine della tua esistenza ripresa a campo strettissimo, lasciando volutamente tutto il resto fuori.

Se siete stati così bravi da arrivare fino alla fine del post vi premio… con la ricetta dei biscotti.

FROLLE MONTATE (sabato io ne ho fatto mezza dose)

500 gr di farina,
350 gr di burro,
180 gr di zucchero al velo,
2 uova
aroma vaniglia 1 fialetta
sale q.b.

Montare a schiuma, a mano o nel robot, il burro e zucchero unitamente all’aroma. Aggiungere un uovo alla volta e poi il sale. Quando l’impasto è ben schiumoso incorporare poco a poco la farina con una spatola, badando a che il tutto non si trasformi in una massa gommosa. Con la sac a poche, bocchetta grande a stella, formare delle serpentine o delle roselline sulla carta da forno, poi infornare a 180° per 10 minuti; togliere non appena i bordi iniziano a dorarsi. Il centro del biscotto deve rimanere quasi bianco.
A piacere procedere ad intingere nel cioccolato fuso, oppure a decorare con mezza ciliegia candita, codette di zucchero, smarties o quello che la fantasia vi suggerisce.

Le ricette del Mercatino di Natale: Crema Gianduia da spalmare

Prima che sia troppo tardi per pensare di prepararla per le Feste, vi voglio lasciare la ricetta della Crema Gianduia da spalmare: una sorta di Nutella che per me è molto, molto più buona!
La ricetta non è farina, anzi Nutella, del mio sacco: tramandatami anni fa dalla mia amica Marzia, (qui il suo blog, purtroppo non aggiornato), che considero una vera maga della cucina.
Ve la trascrivo quindi come mi è stata data da lei, segnalandovi un paio di piccole varianti che ho introdotto.

Ingredienti:

400 gr di cioccolato bianco
200 gr di cioccolato fondente, almeno al 75% di cacao
200 gr di nocciole tostate e pelate, ridotte in farina
200 gr di olio di riso
100 gr di cacao amaro in polvere

A bagnomaria, sciogliere il cioccolato bianco e fondente. Consiglio di non lesinare sulla qualità del cioccolato che acquistate, pena risultati scadenti quando lo farete fondere. Mescolate bene, pulendo i bordi del tegame con una spatola di silicone.
Mentre il cioccolato si scioglie, polverizzate le nocciole nel frullatore. Qui io ho inserito una variante alla ricetta di Marzia, aggiungendo 4 cucchiai rasi di zucchero: oltre a conferire alla preparazione finale un sapore meno amaro e dunque più gradito ai bambini, evita che le nocciole frullate creino un impasto e restino agglomerate.
Quando il cioccolato sarà perfettamente sciolto, aggiungere a poco a poco la farina di nocciole, sempre mescolando, poi il cacao amaro setacciato. Altra variante, adottata sempre nell’ottica di una crema dal gusto meno fondente, seppure neanche lontanamente dolce e stucchevole come la crema di nocciole commerciale: solo 50 gr di cacao amaro contro i 100 suggeriti nella ricetta.
Aggiungere infine l’olio di riso. E’ in questo olio che sta la vera differenza con i prodotti da supermercato, che utilizzano il famigerato olio di palma, un prodotto dalle bassissime qualità nutrizionali, ricco di grassi nocivi, e che per di più sta conducendo alla deforestazione di alcune zone tropicali per far posto alle piantagioni di palme da olio, con gravi danni alle specie animali che nelle foreste tropicali trovano il proprio habitat naturale. Un prodotto che andrebbe evitato a tutti i costi, per questo quando compro io controllo maniacalmente le etichette di biscotti e prodotti dolciari in genere, che spesso lo contengono.
L’olio di riso invece è un olio nobile, ricco di proprietà nutritive, ed essendo poco saporito si presta bene ad essere usato nella preparazione dei dolci, dei quali non altera il gusto.
Quando avrete aggiunto l’olio, la vostra crema si presenterà molto liquida: niente paura, perchè una volta raffreddata si addenserà. Anzi, per gustarla al meglio è consigliabile intiepidirla per qualche secondo al microonde o a bagnomaria, in modo che ritorni fluida. L’assenza di schifezze chimiche infatti fa sì che da fredda tenda ad assumere una consistenza quasi solida. Per questo è preferibile invasettarla ancora calda. Io poi rovescio i vasetti chiusi, in modo da creare il sottovuoto, ma questa crema spalmabile si conserva comunque per un anno. O almeno, così afferma la mia amica… io non ho mai avuto modo di verificare, perchè ogni volta che la preparo si volatilizza in pochi giorni! Dei cinque vasetti che non ho venduto sabato scorso, al momento me ne sono rimasti due, e non è passata nemmeno una settimana dal mercatino!
Avevo intenzione di utilizzare i vasetti come segnaposto sulla tavola di Natale, quindi credo che durante il weekend dovrò prepararla di nuovo!

E’ arrivata primavera: torta di carote

Per festeggiare insieme il primo giorno di primavera, vi offro una fetta della torta di carote cucinata due sere fa, una delizia per gli occhi e il palato!

La ricetta l’ho presa dal blog di Tea, un sito davvero adorabile, come sembra essere lei. Tra l’altro la sua casa tutta shabby mi fa impazzire: ah, quei soffitti a travi e mattoni a vista! Mi perseguitano la notte…

Ecco la ricetta originale; per la mia proverbiale disorganizzazione ho dovuto fare un paio di variazioni che vi evidenzierò:

  • 300 g di zucchero
  • 3 uova
  • 300 d’olio di semi di girasole – Io ho messo olio di arachide
  • 300 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di zenzero
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1/4 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 300 g di carote grattugiate – io ne ho messo 200 gr
  • 100 g di noci – io ho utilizzato mandorle

Ho mescolato insieme nel robot gli ingredienti umidi e poi quelli secchi, aggiungendo per ultime le carote grattugiate e metà delle mandorle sminuzzate.
Una volta nel forno a 170°, però, ho dovuto attendere ben di più dei 25 minuti richiesti dalla ricetta: la torta è risultata pronta dopo un’ora abbondante di cottura! Forse dipende dal mio forno, in ogni caso consiglio sempre di fare la prova stecchino e di regolarsi di conseguenze.

Per la glassa ho utilizzato due cucchiaiate di formaggio morbido tipo Philadelphia, lavorato con zucchero al velo, aroma vaniglia e un goccio di latte: accostamento perfetto! Infine ho posizionato al centro della torta l’altra metà delle mandorle, lasciata intera.

Con il the del pomeriggio, o il latte del mattino, è davvero soffice e delicata!
Buon appetito, e buon primo giorno di primavera!

Risotto salsiccia e caprino

Ci sono quelle volte che hai in mente una ricetta, e tutto sembra remare contro.
Non ricordi più dove l’avessi appuntata; poi scopri che ti mancano metà degli ingredienti, vai alla bottega sotto casa e di quella metà ovviamente non trovi nemmeno un terzo… insomma, alla fine sei costretta a fare qualcosa che non è completamente diverso ma non è nemmeno quello che avevi in programma.
Ecco quello che ho prodotto ieri dopo vana ricerca di ingredienti per un’altra ricetta che spero di poter postare quando la realizzerò.
Risotto salsiccia e caprino.
per 4 persone: 400 gr di salsiccia fresca, 1/2 bicchiere di vino biano, 1/2 cipolla, 1lt di brodo, grana padano a piacere, 1 fetta da c.a. 100 gr di caprino non stagionato, 8 pugni (non lo peso mai, scusate!) di riso – io prediligo un Carnaroli di produzione locale, che acquistiamo con un gruppo d’acquisto solidale di cui magari vi parlerò in un separato post,  
Portare il brodo ad ebollizione, e nel frattempo, in separato tegame, far imbiondire la cipolla in una noce di burro. Aggiungere alla cipolla la salsiccia privata della pelle e sbriciolata e lasciar rosolare. Sfumare con il vino e proseguire la cottura abbassando la fiamma.
Quando il brodo giunge ad ebollizione versare il riso e lasciar bollire per 7-8 minuti; quindi scolare con una schiumaruola ed aggiungere alla salsiccia, proseguendo a cuocere tutto insieme e aggiugendo il brodo un mestolo per volta al bisogno. Pochi minuti prima della fine della cottura spezzettare il caprino sul risotto e mescolare fino a completo scioglimento del formaggio. Mantecare prima di servire in tavola.
Un primo robusto, che può essere seguito solo da un bel piatto di verdure, semza necessità di proporre un secondo di carne.